Nero Italiano
di Giampietro Stocco
Editore: Fratelli Frilli
Anno: 2003
Collana: Tascabili
Pagine: 235
Costo: 8,50 Euro
Pensate all'Italia fascista, però non cercate l'immagine nei ricordi delle vostre letture di storia, ma pensate ad un'Italia diversa, che non è entrata al fianco della Germania nazista nel Secondo Conflitto Mondiale, ma che, al pari della vicina Svizzera, ha evitato quella guerra giocando la carta della neutralità. Benito Mussolini non è stato ucciso a colpi di arma da fuoco, ma è morto per un'attacco cardiaco il 25 Aprile 1944 e il suo posto da condottiero del regime fascista è stato preso dal genero Galeazzo Ciano.
Al momento in cui vi parlo, ci troviamo nel 1976 e la dittatura fascista, a 54 anni dal suo avvento, è affannata e agonizzante. L'Italia è un paese soggetto ad un austerity permanente a causa delle ristrettezze energetiche indotte dal ferreo isolamento politico-economico che lo schiaccia tra le potenze occidentali ed il blocco Sovietico. Neanche i possedimenti coloniali sono in grado di lenire questa condizione cronica, essendo essi, per il nostro Paese, fonte di problemi più che di risorse. Difatti, il liso impero coloniale italiano è scosso da sanguinose rivolte che costringono il governo centrale a dislocare annualmente decine di migliaia di militari italiani per garantire l'ordine nelle terre di confine.
Vi prego, non prendetemi per pazzo, non sono fuori di me; vi sto solo anticipando come Giampietro Stocco, nel suo romanzo "Nero Italiano" edito dalla Fratelli Frilli Editori (2003, prezzo 8,50 Euro), si immagina sarebbe andata la nostra storia se l'Italia non fosse entrata al fianco dei Nazisti nella Seconda Guerra Mondiale.
Le vicende narrate nel romanzo di Stocco si svolgono a cavallo tra il 1976 ed il 1977 in un'Italia fascista guidata da un oramai vecchio e stanco Galeazzo Ciano a cui il ruolo e la carica di Duce pesano più che mai. E proprio una svolta politica che lo tiri fuori da questa oramai obsoleta e scomoda posizione di potere quella a cui sta pensando il vecchio Ciano quando appoggia la strategia proposta da un giovane politico deciso ed intraprendente, Maria De Carli. La De Carli, una volta nominata ministro degli esteri, attua un avvicinamento strategico-economico all'Unione Sovietica guidata da Breznev e, sul fronte interno, spinge per ottenere un'apertura del regime al confronto con le altre forze politiche.
Grazie alle importazioni dall'Unione Sovietica le ristrettezze energetiche terminano e, seguendo il programma proposto dalla De Carli, l'Italia sembra muoversi verso libere elezioni. Anche il sostegno del Re Umberto II di Savoia non si fa attendere, tanto che il Re d'Italia investe la De Carli della carica di Presidente del Consiglio dei Ministri di un Governo in cui, finalmente, rientrano alcuni dei partiti banditi dal regime fascista. Il meccanismo dell'uscita dal regime totalitario sembra oramai avviato, gli Italiani intravedono la fine di un regime durato troppo a lungo e guardano apparire all'orizzonte il ritorno delle libertà che 54 anni di dittatura avevano loro negato.
Tutto sembra andare per il meglio, ma anche in questa Italia alternativa, in questo nostro Paese che in un'altra dimensione spazio-temporale ha avuto un'evoluzione storica diversa, la politica non è limpida e i suoi giochi sono meno che mai lineari.
Giampietro Stocco, attingendo dalla nostra storia, imbastisce una trama fanta-politica intrigante, piena di azione e suspance, degna dei thriller che ci arrivano da oltreoceano. Dopo una partenza lenta, che deve la sua pesantezza al carattere eccessivamente descrittivo della narrazione, il suo romanzo si sviluppa ed accelera conducendoci attraverso un travolgente dipanarsi di vicende ed avvenimenti, punteggiati da numerosi colpi di scena.
Lo stile della scrittura ha un taglio giornalistico, coerente con il background dell'autore che è giornalista della Rai attualmente attivo nel TG regionale della Liguria. La prosa è diretta, senza fronzoli, adatta ad un romanzo di azione.
La struttura della storia si avvale di una buona integrazione tra le vicende fantastiche create dalla mente dell'autore e alcune verità storiche. Così anche in questa Italia fantastica troviamo il movimento studentesco, i movimenti di estrema sinistra, le bande armate e poi personaggi quali Papa Paolo VI e altri ispirati a politici realmente esistiti.
Tra l'altro, Giampietro Stocco ha ambientato il suo romanzo a Roma. Il lettore si troverà così a muoversi tra Città Universitaria, Stazione Termini e Piazza Venezia, seguendo i cortei studenteschi, o a nascondersi nelle stradine secondarie che si dipartono da via del Corso per sfuggire a pericolose situazioni di guerriglia urbana. Per alcuni episodi, la narrazione, così strettamente legata ai luoghi della capitale, si rivela particolarmente efficace per chi ha dimestichezza con quella città.
I personaggi, dal protagonista, il giornalista televisivo Marco Diletti, passando al politico Maria De Carli, fino ad arrivare a Galeazzo Ciano, sono delineati con tratto sicuro e caratterizzati con uno spessore psicologico adatto ad un romanzo d'azione. Alcune vicende sono al limite del credibile, ma risultano accettabili nel complesso della visione fanta-politica del romanzo.
Il finale è aperto a diverse considerazioni e questa è una buona cosa.
Concludo con un appunto che va fatto alla casa editrice Fratelli Frilli: non ho infatti digerito la scelta tipografica che vede la mancanza dell'"a capo" quando, nel discorso diretto, la parola passa da un interlocutore ad un altro e quando, nella narrazione, si presenta un cambiamento di scena.
Questa scelta, forse legata allo scopo di limitare il numero di pagine complessivo del libro, all'inizio induce il lettore in confusione e, nel seguito, una volta che egli abbia preso confidenza questa scelta stilistica, lo affatica in maniera ingiustificata. Una pecca auspicabilmente eliminabile in una seconda edizione.
L'incipit:
"La notte era fredda e piovosa. Sull'ampio spiazzo situato in cima alla grande scalinata, ai due lati dell'enorme lapide di bronzo, stavano immobili come statue i granatieri di guardia. Tanta marzialità era dovuta non al rispetto per una memoria ormai vecchia più di trenta anni, ma alla luce violentissima che tre potenti batterie di fari installate nei Fori di Cesare e di Augusto e su Palazzo Venezia proiettavano sull'intero monumento. Sulla vecchia Macchina da Scrivere illuminata a giorno non ci si poteva rilassare."
Una citazione dal testo:
La paura, cara vecchia amica. Ciano l'aveva conosciuta da ministro degli Esteri di Mussolini, ai tempi del Patto d'Acciaio con la Gemania. Temeva i tedeschi, sapeva che non ci si poteva fidare di loro. Così, disperando per la propria sorte, quando un anno dopo Hitler si accordò con Stalin, aveva scongiurato il Duce di aprire gli occhi. Aveva lottato, Galeazzo Ciano conte di Cortellazzo, si era guadagnato l'odio di Ribbentrop, il gelido ministro degli esteri del Fuhrer, ma era riuscito a comunicare un po' della sua paura anche al suocero.
Claudio Palmieri (in esclusiva per la rivista Progetto Babele), Ottobre 2003
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Pagina pubblicata il 5 Ottobre 2003