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Il terzo uomo
di Graham Greene
Editore: Bompiani
Collana: I grandi tascabili - Best sellers
Anno: (1a ed. 1950) 2000
Pagine: 158
Costo: 6.20 Euro
Non credete a Graham Greene. Egli nella prefazione di questo libro dichiara che non si tratta di un libro da leggere, ma di un libro da vedere poiché esso è nato come soggetto cinematografico commissionato da Alexander Korda per un film da far girare a Carol Reed. Io invece ho letto questo romanzo con grande piacere e sono rimasto colpito dalla bravura di un autore che, nella mia incolmabile ignoranza, non avevo ancora mai avuto l'occasione di conoscere.
Greene ha uno stile pulito, una scrittura intelligente e mostra un'eccezionale efficacia descrittiva. Quest'ultima è particolarmente evidente in alcuni passaggi di questo breve romanzo in cui Greene riesce a trasmetterci delle vere e proprie vedute di ciò che sta descrivendo. Il senso delle frasi arriva direttamente alle parti che, nel nostro cervello, elaborano le immagini e che ci riproducono la scena come se la stessimo guardando con i nostri occhi. Se, in quest'ottica, rileggessimo la frase di Green citata in apertura, allora "Il terzo uomo" potrebbe essere realmente inteso come un "libro da vedere".
Siamo a Vienna, in inverno, dopo la fine del secondo conflitto mondiale. La capitale austriaca è una città occupata che porta le profonde ferite dei bombardamenti alleati. A queste evidenti cicatrici, si aggiunge la divisione della città in quattro distinti settori controllati dalle quattro potenze vincitrici, USA, Russia, Gran Bretagna e Francia. Le zone di pertinenza di ciascuna nazione sono gestite con stile differente che, nella zona americana, si evidenzia con l'invasione di gelaterie ad ogni angolo di strada mentre in quella sovietica si mostra con l'atmosfera cupa ed oppressiva delle strade deserte e scarsamente illuminate. L'ordine, nella Vienna dominata dai vincitori del secondo conflitto mondiale, è garantito dalla polizia militare che è guidata a turno da una delle quattro potenze.
E' in questa città ferita ed occupata che arriva Rollo Martins, il protagonista di questo giallo; inglese, scrittore di romanzetti western, Martins vi giunge dietro invito di un suo caro e vecchio amico: Harry Lime. Per Martins Lime è quasi un idolo, forse la persona che lui avrebbe voluto essere: laureato in medicina, uomo determinato, spiritoso, in poche parole un vincente. Martins ha accettato di buon grado l'invito a recarsi a Vienna, entusiasta di potersi riavvicinare al suo amico, ma, già all'arrivo all'aeroporto, egli capisce che qualcosa non è andato secondo gli accordi presi con Lime. Harry non è lì ad aspettarlo, e, come Martins scoprirà presto, egli ha avuto una più che buona ragione per mancare all'appuntamento: Harry Lime è morto.
Rollo Martins si trova così in una città a lui sconosciuta, senza un posto dove andare e con in tasca sole cinque inutili sterline in un luogo dove la moneta corrente sono dei buoni monetari. A parte Lime, a Vienna, lui non ha altri amici, ma, stranamente, nelle sue prime ore di permanenza a Vienna, più di una persona sembra essere interessata a lui. Così, quasi senza rendersene conto, Rollo si trova a prendere a cazzotti un certo Calloway, colonnello della polizia militare inglese, che, dopo un inizialmente amichevole colloquio in un bar, lo aveva invitato a riprendere l'aereo per tornare in Inghilterra e, poco più tardi, una volta liberatosi delle attenzioni del colonnello Calloway, si vede offrire un alloggio e del denaro da uno sconosciuto, un certo signor Crabbin.
L'intreccio da qui in avanti si fa sempre più complicato e nei successivi sviluppi emerge gradualmente la personalità inaspettatamente complessa del protagonista. Essa si riflette nelle due componenti del suo nome: Rollo, la parte superficiale e impulsiva, quella che, per intenderci, tira i cazzotti e lo spinge a voltarsi al passaggio di una bella donna e Martins, che è invece la parte speculativa, quella che riflette sugli eventi e, testarda, non si lascia ingannare dalle apparenze.
La trama de "Il terzo uomo" è ben ordita e si basa su una serie di menzogne che, come in una scatola cinese, vengono svelate una dopo l'altra tra inganni, omicidi e fughe da spy story con, alla base di tutta la trama, una sporca verità che offuscherà impietosa i migliori ricordi del protagonista.
L'atmosfera cupa della Vienna occupata e l'ambientazione prevalentemente notturna dell'azione caricano in giusta misura il mistero e la suspance. I colpi di scena sono ben studiati e rivelano l'idea cinematografica di base che infonde al romanzo un ritmo veloce ed avvincente.
Ne "Il terzo uomo" la maestria di Greene nel costruire la narrazione e l'intrigo è travolgente; l'ambientazione è ideale ed i personaggi sono caratterizzati perfettamente. Il risultato di tutto questo è un grande giallo che ha la forza di tenere il lettore avvinto fino all'ultima pagina.
L'incipit:
Non si può mai prevedere come gira il vento. Quando vidi Rollo Martins per la prima volta, scrissi di lui negli incartamenti della polizia: "In circostanze normali, un tipo allegro di buon diavolo. Beve un po' troppo e potrebbe, all'occorrenza, combinare guai. Quando passano le donne alza sempre gli occhi e fa sempre qualche osservazione, ma ho l'impressione, tuttavia, che preferisca lasciar correre e risparmiarsi delle preoccupazioni. Non è mai cresciuto veramente, e questa è forse la ragione della sua adorazione per Lime".
Una citazione dal testo:
"La natura umana si avvale spesso di certe contorte ragioni con le quali il cuore non ha niente a che fare. La coscienza di molti uomini meschini veniva tranquillizzata dal sentire che, in pratica, lavoravano per un qualche datore di lavoro: ai propri occhi, divennero ben presto rispettabili come degli impiegati qualsiasi. In fondo non erano che parte di un gruppo, e se colpa c'era, la responsabilità ricadeva sui capi. Il contrabbando, in certo senso, funziona come un regime totalitario."
Claudio Palmieri, Marzo 2003
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Pagina scritta il 19 Marzo 2003 e aggiornata il 20 Marzo 2003