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La più nota citazione del Palio del Drappo
Verde di Verona i deve a Dante Alighieri ed
è qui riportata all'inizio della pagina. Nell'
Inferno il Poeta incontra il suo maestro Brunetto
Latini che dopo avergli raccomandato il suo
Tresor, si allontana di corsa per sfuggire alla
pioggia di fuoco; da qui la similitudine con i
protagonisti della corsa.
Il Palio nacque nella prima domenica di
quaresima del 1208, quando Ezzelino da Romano,
sconfitti i conti guelfi di San Bonifacio,
divenne signore di Verona. Per ricordare il
grande evento si stabilì che ogni anno venissero
disputati quattro palii: la corsa a piedi degli
uomini e delle donne e quella degli asini e dei
cavalli; un misto di nobile e plebeo,
cavalleresco e popolare come testimonia la corsa
degli asini, parodia di quella dei cavalli cui
partecipavano i nobili. Un cronista medievale, il
Della Corte, afferma che durante il Palio Verona"
montava in gran gloria, per l'accorrere di gran
cavalieri e gran dame anche da altre città".
Gli ambitissimi premi erano offerti dal comune:
12 braccia di panno scarlatto per gli
uomini, altrettanti di panno verde per le donne,
una pezza bianca di valessio per gli asini ed una
di velluto cremisino per i cavalli di razza.
Indirettamente i premi ci fanno capire quanto
l'arte della tessitura fosse sviluppata a Verona
già nel XIII secolo. Nel 1534, su richiesta di
San Bernardino da Siena, il Palio fu anticipato
al giovedì grasso; successivamente venne
disputato l'ultima domenica di carnevale. Il
primo percorso iniziava da porta Santa Croce (oggi
scomparsa, si apriva fra porta Nuova e l'Adige)
ed aveva la meta nei pressi di San Fermo. In
seguito l'arrivo fu posto davanti la chiesa di
Sant'Anastasia, mentre la partenza variava
secondo la categoria: i Santi Apostoli per le
donne (che quindi percorrevano poco meno di un
chilometro), Castelvecchio per gli uomini, la
chiesa di Santa Lucia (ora scomparsa, sorgeva nei
pressi dell'attuale ospedale militare) per gli
asini e porta Stupa per i cavalli. Era chiamata
porta Stupa (= chiusa) l'uscita sud della città
che per motivi di sicurezza veniva aperta solo di
rado; in seguito assunse il nome di porta Palio.
La partecipazione delle donne era cospicua nel
corso delle prime edizioni; poi, causa i salaci
commenti del pubblico maschile, le "femmine
honorate" furono sostituite da donne di
malaffare (si diceva così...), finchè nel 1637
la corsa femminile fu abolita e sostituita da una
gara per cavalle.
Il Palio era decisamente una cosa seria:
nel 1638 fu vinto dal baio del marchese
Malaspina, ma il conte Ottolini, giunto secondo
per un'incollatura, fece ricorso perchè il
regolamento prevedeva che il vincitore dovesse
superare il secondo per l'intera lunghezza del
corpo; dovette scomodarsi addirittura il
Magnifico Consiglio che, dopo due riunioni
tenutesi dopo la corsa, sancì la legittimità
della vittoria del Malaspina. Nel 1756 il Palio
fu spostato alla prima domenica di maggio per
sfruttare la concomitanza con la fiera di
Campofiore. L'ultimo fu disputato il 3 maggio del
1795; poi gli occupanti francesi, accampando come
scusa motivi di pubblica sicurezza, ne
decretarono la morte.
Un simpatico ricordo del Palio sopravvive
sulla facciata di palazzo Carlotti, al N° 2 di
corso Cavour; sotto una finestra, si legge questa
frase:" a.di 2 m.o 1710/il giorno del palio/sono
stato sargente/Giacometo di patulia/questo posto".
L'oscuro sergente Giacometto ci fa sapere che il
2 maggio 1710 in quel luogo svolgeva il suo
compito di controllore durante il Palio.
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