Bodhidherma parte per l’Oriente
Il piccolo Bodhidherma nacque nel sud dell’India
verso il sesto secolo dopo Gesù, nacque da un re e da una regina,
ciononostante fin da piccolo aveva i denti davanti molto sporgenti, ma i
genitori non gli fecero mettere l’apparecchio, perché lui aveva vergogna di
farsi vedere dai suoi compagni che lo prendevano in giro « bodhidherma
halapparecchio! Bodhidherma halapparecchio! ». E così si
tenne i denti storti.
Da
piccolissimo venne iniziato alla meditazione dhyana da un
grande maestro del suo tempo, il quale dopo averlo iniziato lo finì e gli
diede il diploma di Maestro con l’Encomio di Patriarca, benché quando avesse
16 anni si fosse fatto quei due buchi alle orecchie e si ostinasse a portare
due grossi orecchini come fosse un hippie.
Molti anni dopo, appena finita una sesshin chiese ad un
discepolo : « Quanti ne abbiamo ? », il discepolo
rispose : « Sesto secolo, Sensei » e lui senza dire niente partì
per la Cina, portando con sé il minimo indispensabile per un monaco, cioè
il kimono, kolomo, zafu, kesa, rasoio, schiuma da barba, orecchini di
ricambio, una spugna morbida e una dura, 3 paia di sandali, cappotto
CalvinKlein, la clochette che suonava lui stesso per annunciare se medesimo,
forbicine per le unghie e naturalmente il sutra dell’Hannya Shingyo
nella sua versione ridotta in 15000 volumi.
Siccome viaggiava leggero, decise di andare a piedi, cosa
che comunque in India già in quell’epoca era più sicuro che prendere l’aereo,
camminò per circa 3000chilometri, passò in Tibet, fece ciao ciao con la
manina ai tibetani che ricambiarono il saluto chiedendosi chi diavolo fosse
sto tipo coi denti storti e proseguì verso nord fino al tempio di Shaolin,
dove si fermò giusto il tempo di insegnare due o tre mosse di kung fu
che erano ancora sconosciute (nella fattispecie : « come spezzare
il setto nasale dell’avversario con un colpo d’orecchio », « come
disarmare il nemico mettendosi nudo », « come farsi atterrare pur
opponendo resistenza »). E proseguì. Trovò una grotta nella
montagna vicino al monastero e avendo voglia di svagarsi un po’, ci rimase
seduto dentro per 9 anni.
Proprio
nel momento in cui la pendola della grotta suonava il nono anno in punto, Ekla,
che si era appena fatto spezzare il setto nasale a Shaolin, mise il naso malridotto nella grotta
gridando « Ohhoooo?! C’è qualcuno?! » e Bodhidherma, guardandolo
con la coda dell’occhio si chiese che cacchio diceva, visto che non capiva un
tubo essendo Ekla cinese mentre lui di pura estrazione sanscrita con un
leggero accento del sud.
Così continuò a starsene seduto a gambe incrociate
guardando il muro, senza più degnarlo di uno sguardo. Ma Ekla, curioso per
natura, tornò il giorno seguente, proprio mentre la pendola suonava il decimo
anno in punto e Bodhidherma diceva « Devo decidermi a farla aggiustare
sta maledetta pendola, guarda come corre ! » e Ekla, che non aveva
capito un accidente disse « Come ? E’ un sutra indiano ? Figo ! »
e così tornò tutti i giorni successivi a sedersi con il suo maestro
indiano.
Un giorno che la neve si era accumulata all’ingresso della
grotta, Ekla scivolò cadendo rovinosamente, inventando nello stesso tempo lo
Snow Board e rompendosi un unghia e urlò così forte, ma così forte che
tutta la grotta risuonava come una cattedrale delle sue urla, Bodhidherma
si voltò di soprassalto gridando « Ma che cazzo gridi ! Ma per un
unghia ?! Ma daaai ! »
Irrimediabilmente disturbato dall’intruso si decise ad
andarsene, seguito però da Ekla, che ormai si era affezionato…
Ma prima di
partire Ekla mandò una lettera a casa per avvertire la mamma che
avrebbe lasciato il paese e scrivendo inoltre che cadendo si era addirittura
tagliato un dito. Aveva la tendenza a esagerare sempre, Ekla. Ma la
mamma, che si chiamava Ekkola, era peggio di lui, e raccontò a tutte
le sue amiche che suo figlio per seguire un Grande Maestro venuto dal sud si
era tagliato una mano, le amiche a loro volta raccontavano alle loro amiche
che quel figlio pirla di Ekkola si era addirittura tagliato l’avanbraccio, ma
no, ma che dici, il braccio intero fino alla spalla, ma ti
giuro !
Intanto
Ekla seguiva il nostro Bodhidherma, se Bodhi camminava Ekla camminava, se
Bodhi sedeva Ekla sedeva, se Bodhi parlava Ekla non capiva, se Bodhi andava
in bagno Ekla gli portava la carta di
riso igienica, insomma, il prototipo non ancora brevettato del discepolo
perfetto, e Bodhi continuava così il suo viaggio nella Cina.
Nello stesso tempo, l’imperatrice della Cina
ascoltò due serve del palazzo che raccontavano di un certo Maestro del sud
che andava in giro con uno strano tipo cinese senza braccia e senza gambe, e
le venne voglia di conoscere questo Maestro che aveva così grande fama e lo
disse all’Imperatore della Cina, molto devoto, il quale chiamò subito a corte
Bodhidherma e gli chiese « Chi sei ? ». Bodhidherma
rispose « Cosa ? Ma possibile che qua non si capisce
niente ? », l’imperatore si rivolse allora a Ekla chiedendogli
« che ha detto ? » e Ekla rispose « Non lo so »,
perché effettivamente neppure lui aveva imparato il sanscrito, ma la pretesa risposta
rimase oggetto di studio per i secoli a venire.
L’Imperatore però non aveva voglia di risolvere
koan e divenne giallo per la collera e travolgendo il gran ciambellano cercò
di mettere le mani addosso a quell’impertinente di un indiano coi denti
storti, il quale a sua volta diede prova del suo kung fu eseguendo
perfettamente la mossa « Come evitare la morte scappando veloce per
tutto il Palazzo ».
Si rincorsero per 9 anni.
Ormai stanchi e anche molto sudati, fecero giurin-giuretta
(che è uguale sia in India che in Cina) che non si sarebbero più bisticciati.
L’imperatore regalò a Bodhidharma una grotta e una buona
pendola svizzera, ma preso in disparte Ekla, gli chiese : « Ma
perché Bodhidherma è venuto dall’Occidente ? ».
Ekla non seppe rispondere.
Ma questa è un’altra storia.
(Bisogna
aggiungere che la biografia che ci è stata tramandata non coincide
perfettamente con quella qui riportata : infatti si dice che Bodhidherma
fosse stato chiamato dall’Imperatore prima di sedersi 9 anni nella grotta, e
che questi gli chiese diverse cose sui meriti e sulle pagode, ma non ci pare
verosimile, in quanto se ancora non aveva fatto zazen nella grotta con che
saggezza avrebbe potuto rispondere all’Imperatore ?)
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