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Storia

Gli angeli di Sam

Sam, un bambino di nove anni, aveva sfiorato la morte per malattia e raccontò di essersi trovato fuori dal proprio corpo ad osservare dall'alto il medico mentre cercava di rianimarlo. Poi era salito verso l'alto, aveva attraversato una galleria buia e aveva incontrato un gruppo di angeli senza ali, molto luminosi, i quali sembravano volergli molto bene. Nel luogo vi era una splendida luce e lui ci sarebbe rimasto volentieri, se non fosse stato per un essere luminoso che gli aveva ordinato di tornare indietro e rientrare nel corpo.

(Moody Raymond A. "Luce oltre la vita", Mondadori, Milano 1979)

L'angelo di Karin

Karin Schubbriggs, una bambina svedese di dieci anni, era in gita con i genitori in bicicletta e li aveva distanziati un po', fermandosi poi in riva a un fiume per attenderli. Scorgendo una piccola canoa, volle salirci, ma nel farlo cadde in acqua. La corrente era piuttosto forte e Karin non sapeva nuotare. Suo padre cercò disperatamente di raggiungerla, mentre la piccola veniva trascinata via rapidamente. L'uomo allora si mise a pregare Dio di aiutarla. A quel punto accadde l'incredibile: Karin emerse dall'acqua e cominciò a nuotare in modo abile e sicuro, arrivando in pochi secondi alla sponda. "Ho sentito qualcuno accanto - raccontò in seguito -. Era invisibile, ma le sue mani erano forti e hanno fatto muovere le mie braccia e le mie gambe. Non ero io a nuotare: qualcun altro lo stava facendo al posto mio...".

(Giovetti Paola "Angeli", Ed. Mediterranee, Roma 1989)

L'angelo di Euphie

A narrare questa vicenda è una donna di nome Euphie Eallonardo.

Fu sconsiderato da parte mia voler fare una passeggiata prima dell'alba nel labirinto di viuzze alle spalle del terminal degli autobus, in una città pericolosa come Los Angeles. Ad un tratto mi resi conto di essermi perduta per i vicoli e, voltandomi, vidi tre uomini che mi seguivano cercando di non farsi notare. Tremando di paura, piegai la testa e chiesi a Dio di salvarmi. Risollevando lo sguardo vidi un quarto uomo che si avvicinava dall'oscurità e pensai di essere perduta. Aveva un'espressione severa sul volto, ma era bellissimo; non ci sono altre parole per definirlo. Istintivamente, corsi verso di lui.
"Mi sono persa e degli uomini mi stanno seguendo" gli dissi disperata, "ho paura". "Vieni" disse "ti porto al sicuro!".
"Io... non so cosa mi sarebbe successo se lei non fosse venuto...".
"Lo so io..." rispose, con voce profonda e sicura.
"Ho pregato che qualcuno mi venisse in aiuto appena prima di vederla". L'ombra di un sorriso gli apparve negli occhi e sulla bocca. Eravamo ormai vicini alla stazione. "Sei al sicuro adesso" mi tranquillizzò, prima di lasciarmi. "Non so come ringraziarla" dissi io con un certo fervore. Annuì soltanto con la testa: "Arrivederci Euphie".
Mentre mi incamminavo verso l'atrio mi fermai di scatto. Euphie! Aveva veramente usato il mio nome? Mi voltai e corsi fuori per chiedergli come faceva a saperlo. Troppo tardi. Era già svanito.

(da: Guidepost, Carmel, New York, marzo 1982)

L'angelo del soldato

Racconta un veterano.

Ero in guerra e ho visto chiaramente un aereo nemico puntare sull'edificio dove mi trovavo e aprire il fuoco... Ebbi paura, convinto com'ero che ci avrebbero uccisi tutti quanti. Non ho visto niente ma ho sentito una presenza meravigliosa, confortante, proprio vicino a me e una voce affettuosa che mi diceva: "Sono con te. La tua ora non è ancora giunta". Ho provato un tale benessere, una tale pace, che da quel giorno ho affrontato senza paura qualunque pericolo...

(Moody Raymond A. "Nuove ipotesi su: La vita oltre la vita", Mondadori, Milano 1984)

L'angelo di Elizabeth

Una donna di nome Elizabeth Klein racconta.

Mi trovavo a Los Angeles nel 1991, stavo guidando sull'autostrada, quando ho sentito una voce risuonare molto chiaramente nella mia testa: "Vai nella corsia di sinistra!" mi ha intimato. Non so perché ma ho ubbidito istantaneamente. Qualche secondo dopo c'è stata una brusca frenata e un tamponamento a catena. Possibile che fosse solo un presentimento?

(da: Guidepost)

L'angelo di George

George Ritchie, sbarcato in Francia in tempo di guerra come infermiere ausiliario dell'esercito americano, attendeva seduto su un camion di partire per una missione. A un certo punto una voce dal profondo del suo essere ordinò: "Scendi dal camion e va a scrivere una lettera a Margaret" (sua moglie). Era ridicolo. Ormai mancava pochissimo e i compagni attendevano sul camion. Ma la voce ripetè perentoria l'ordine e George, con una scusa, scese dal camion. Un altro soldato lo sostituì e dieci chilometri più avanti il camion esplose su una mina tedesca, disintegrandosi.
In questi casi ci si domanda dove fossero gli angeli delle vittime in questione. La risposta è la solita: la loro ora, evidentemente, era giunta.

(Jovanovic Pierre "Inchiesta sull'esistenza degli angeli custodi", Piemme 1995)

L'angelo di Mary

L'ex fotografa del Los Angeles Times, Mary Frampton, rammenta molto bene che, nel giugno del 1979, si trovava con suo marito su un veliero al largo delle isole di Santa Cruz per un reportage, quando sentì un rumore provenire dall'alto. "Mi resi conto che un paletto si era staccato dall'albero maestro e stava per cadermi addosso. Io però vedevo la scena come al rallentatore, immagine per immagine, senza veramente capire cosa stava succedendo. Mi sembrava di disporre di tutto il tempo che volevo per poter fare qualcosa e sfuggire al pericolo. Di colpo mi sono sentita tirare indietro da qualcuno... non capivo... non c'era nessuno dietro di me. Mio marito, il quale stava assistendo inerme alla scena, temeva il peggio... invece non accadde nulla perché ebbi tutto il tempo di uscirne senza alcun danno".

(Jovanovic Pierre, op. cit.)

L'angelo in attesa

Racconta una signora svizzera che, in una bella notte stellata, stava guardando dalla finestra, quando vide, proprio accanto alla casa dei vicini, un grande angelo, alto quasi la metà della casa stessa. La mattina dopo le fu raccontato che quella notte, in casa dei vicini, era nato un bambino, il quale però alle tre del mattino era mancato. Il racconto della donna confortò molto la sfortunata madre del piccolo.

(Jaffè Aniela "Sogni, profezie e apparizioni", Ed. Mediterranee, 1987)

L'angelo della Porta

Carmen d'Arcangelo ricorda perfettamente questa esperienza.

A vent'anni, nel corso di un'anestesia, entrai in coma e mi ritrovai proiettata in un tunnel buio, alla fine del quale potevo scorgere una luce fortissima, ma non abbagliante. Percorsi a fatica quel tratto, ma quando stavo per sbucare nella luce, vidi davanti a me un giovane bellissimo che se ne stava seduto con un vestito candido e lucente. Quando mi scorse chiese in tono di rimprovero che ci facessi lì così presto. Risposi che non lo sapevo, ma che mi piaceva molto e volevo restarci. Lui allora mi ordinò di tornare da dove ero venuta perché non era ancora la mia ora. Quel rifiuto mi fece soffrire terribilmente: l'idea di tornare indietro mi era insopportabile. Il coma durò tre giorni, che a me sembrarono momenti: mi sono svegliata singhiozzando per essere stata cacciata e per parecchio tempo continuai a desiderare di tornare in quel luogo meraviglioso.

("Gli angeli esistono!" da: Myto)

La scala degli angeli

Protagonista di quest'episodio fu un paziente affetto da tubercolosi polmonare, il quale, poco prima di spirare, gridò: "Guardate, gli angeli stanno scendendo le scale!".
Tutti i presenti si voltarono e su uno dei gradini videro, un istante più tardi, un bicchiere che parve esplodere senza alcuna ragione apparente, riempiendo la stanza di vetri.

(Osis & Haraldsson "Quello che videro nell'ora della morte", Armenia, Milano 1988)

Gli angeli di una bimba

La dottoressa Diane Komp rammenta la morte per leucemia di una sua piccola paziente di soli sette anni in presenza dei genitori. Qualche minuto prima di lasciarli, la piccola, aveva trovato la forza di mettersi a sedere nel letto, esclamando: "Gli angeli! Sono bellissimi! Mamma li vedi? Li senti cantare? Non ho mai sentito dei canti così belli!".

(Dal dossier "Vita dopo la morte", Life, marzo 1992)

L'angelo di Ralph

Ralph Wilkerson, vittima di un grave incidente sul lavoro, arriva vicinissimo alla morte ma, la mattina dopo, perfettamente cosciente, rivela all'infermiera: "Ho visto una luce intensissima nella camera e un angelo è rimasto con me tutta la notte". Guarirà completamente.

(Jovanovic Pierre, op. cit.)

Gli angeli di Nancy

Nancy Meier, ex indossatrice americana, racconta l'esperienza cui è sopravvissuta.

Ero su un albero e cercavo di potare un ramo quando caddi. Nel giro di due giorni le mie condizioni divennero disperate. Per tutto quel tempo continuai ad andare e venire dal tunnel all'uscita del quale vedevo una luce. La prima volta mi sembrò molto strano, perché vidi me stessa dal soffitto. Il mio corpo era disteso sul letto e mia madre seduta a fianco. Poi mi sono voltata, ho attraversato il tunnel ad una velocità incredibile e ho sentito un suono acutissimo. Giunta all'uscita ho incontrato tre esseri di luce. Pensai: "Ok, sono morta, ma dove sono gli angeli?". Mi risposero con il pensiero: "Con te non abbiamo il bisogno di sembrare angeli, tanto non ci credi!". Scoppiai a ridere, convinta com'ero che invece lo fossero. Era come un pensiero, una certezza che mi avevano trasmesso. Guardandoli, avevo l'impressione di un comitato di accoglienza. Non vedevo i loro visi ma percepivo la loro personalità, l'essenza del loro essere...

(Jovanovic Pierre, op. cit.)

L'angelo di Dean

Dean, 16 anni, arriva all'ospedale clinicamente morto. Il cuore si ferma per 24 ore, dopodiché inizia nuovamente a battere. Risvegliatosi, il ragazzo racconta al pediatra di aver vissuto un'esperienza indescrivibile. "Ad un tratto, dopo essermi inoltrato nel tunnel, intorno mi si sono accese delle luci. Mi è sembrato di viaggiare a velocità folle. Ad un certo punto mi sono accorto che c'era qualcuno accanto a me: un essere dai capelli dorati, alto più di 2 metri e con un lungo vestito bianco, stretto in vita da una semplice cintura. Non diceva niente, ma non avevo paura di lui perché sentivo la pace e l'amore che sprigionava".

(Jovanovic Pierre, op. cit.)

L'angelo della morte

Un uomo viene aggredito e picchiato brutalmente per strada e perde i sensi. Ricorda di essersi trovato in sala operatoria.

"Ad un certo punto ho sentito una presenza luminosa, una specie di forza che mi trascinava e ho pensato di essere morto. Poi il buio, il tempo senza più valore. Non provavo alcuna sensazione. A un tratto una luce si è accesa e la mia intera vita ha cominciato a passare in rassegna. Ogni pensiero, ogni parola, ogni gesto... Fu un'esperienza incredibile proprio perché dettagliatissima. Intanto percepivo la presenza di quella specie di potenza, ma senza mai vederla. Comunicavo con essa telepaticamente. Domandai chi fosse e chi fossi io. Rispose che era l'angelo della morte e aggiunse che la mia vita non era come avrebbe dovuto essere, ma che mi veniva concessa una seconda possibilità e quindi dovevo tornare indietro...".

(Rawlings Maurice "Beyond death's door", Bantan Books, NY 1979)

L'angelo sulla nuvola

 

Racconta il dottor H.C. Moolenburgh, medico e psicoterapeuta olandese: "Un giorno, quando ero ragazzo, mi sdraiai di fronte a casa con il naso voltato verso il cielo. Mentre il mio sguardo era fisso su una nuvola leggera che mi sembrava altissima, mi accorsi che sopra le sue gobbe si innalzava un angelo gigantesco. La testa era avvolta da un soffice manto, le ali erano semiaperte e coperte di piume, la figura indossava una veste lunga fino ai piedi. L'angelo era fermo e stava guardando tranquillamente il paesaggio circostante. Il cielo attorno a lui sembrava più vasto e più profondo del solito... poi l'immagine svanì lentamente".

(Moolenburgh H.C. "Un angelo sulla nostra strada", Hermes Ed., Roma)

(Esperienze tratte da "Angeli intorno a noi" di Giulietta Bandiera, Gr. Ed. Sirio, Milano)

Alessandro

Alessandro: " In macchina"

Voglio raccontarvi una cosa che mi è capitata e che mi ha dato molto da riflettere. Non era un buon periodo quello. Ero agitato, senza conoscerne il motivo (mentre di solito lo individuo). Avevo trascorso l'ultimo dell'anno con amici in una casa al mare, la mattina del 2 di gennaio stavo tornando a casa con la macchina. Non stavo viaggiando, stavo letteralmente "volando basso" tanto correvo.

All'avvicinarmi ad una curva che ero solito prendere molto forte, anche perché la conoscevo molto bene, mi risuonò una voce in testa, molto suadente, tranquilla. Con un tono pacato e sicuro, mi disse di non oltrepassare la curva perché mi sarebbe scoppiata una gomma.

Allora ho rallentato fino a quasi fermarmi e bum!! proprio nel centro della curva la gomma anteriore (in ottimo stato), senza preavviso è esplosa. Sono rimasto a chiedermi di chi fosse questa voce per molto tempo, senza avere più un contatto, ma so che c'è da qualche parte vicino a me. Sarà stato un contatto con un angelo?

 

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