IL SOGNO S’INFRANGE SULLO SCOGLIO
SCLEROSI,CAVALLIN SUL GUARD-RAIL
L’ULTIMA FATICA
IL RACCONTO
SULLA SERA DELL’ELIMINAZIONE DAL TORNEO


a cura di Branco
Francesco
E’ FINITA.
Dopo mesi d’attese, speranze, rabbia, e quant’altro, il nostro
torneo è giunto alla conclusione.Una conclusione che non poteva essere più
infausta per i gialli di mister De Marchis, meglio conosciuto dal popolo
privernate come gli’americano (l’americano).
Erano le 21:15 del 17 maggio 2001, la
tensione accumulata era alle stelle, quella stessa tensione che sarebbe esplosa drammaticamente alla fine
della gara.
Dicevamo erano le
21:15 e si aspettava il gioiello della Atletico Foglietta, colui che avrebbe
potuto cambiare il corso dell’intera stagione, ma qualcosa nell’aria ci diceva
che non sarebbe arrivato. Poi il
volto
già bianco del mister, lo diventava ancora di più, dal labiale si poteva
scorgere una bestemmia, la mano che teneva il cellulare tremava, allora la
squadra capiva e comprendeva la drammaticità della situazione, CAVALLIN aveva
fatto il BOTTO!!!
Lestingi Giuseppe, l’anima
dell’Atletico Foglietta in questi play-off,dopo il crack di Branco, era il
primo a rendersi conto della situazione cominciava a ricorrere a espressioni
poco eleganti; subito il cugino Andreocci, il capitano e leader indiscusso
nello spogliatoio dell’Atletico, partecipe del dolore comune,(fisico e morale
per Cavallin, solo morale per noi),lo accompagnava , e poi via via tutti gli
altri, per uno spirito di gruppo e soprattutto un unità che ci invidiano tutte
le squadre del torneo, per un coro unanime di imprecazioni che è divenuto la
colonna sonora di questo percorso a ritroso nel nostro torneo. Avendo appreso
dell’indisponibilità fisica di Cavallin, dopo che per un anno si era constatata
la sua indisponibilità economica, si scatenava la caccia alla punta.Il mister
De Marchis con l’aiuto del capo-tifoso dell’atletico Di Giorgio Germano, sempre
presente nelle disfatte, si catapultava nel mitico e polveroso stadio S.Lorenzo
di Priverno, dove l’altra punta di diamante Mandoli era però indisposto, vista
la sua partecipazione alla partita del torneo Cesidio Fabrizio.
Nel frattempo la squadra attendeva con
impazienza l’esito della missione Americana.
Sugli spalti del centro sportivo
Arcobaleno incominciavano a serpeggiare dubbi, non del tutto infondati a mio
parere, dell’ennesima farsa Cavallin, ci si chiedeva se fosse un altro modo per
sfuggire ai prezzi alquanto alti di Antonio
D’Arcangeli che per ogni partita strappa un assegno da 65000£ a squadra. Ma i
dubbi rimanevano tali con buona pace di chi come Foglietta Giovanni credeva
alla buona fede del Cavallo, ma come ci insegna lo stesso, “il Cavallo non
perdona”, specialmente in campo economico.
Il triplice fischio finale della gara
Obino-Olivetti metteva l’Atletico davanti a un dilemma di amletiana memoria,
lottare o arrendersi senza dignità?La squadra sceglieva di lottare anche perché
si sa chi si ritira dalla lotta è un gran figlio di m………
Nel frattempo la truppa
laziale-americana tornata sconfitta dalla missione al S.Lorenzo, prima di
alzare bandiera bianca, giocava la carta Visca, l’ultima speranza dopo che
anche Fogliettino preferiva un party a base di droga e sesso al dio pallone.
L’asta, che sul ponte avrebbe dovuto far sventolare la bandiera bianca, veniva
abbassata;
Visca accettava
l’invito e veniva alzata al cielo l’ascia di guerra.
Erano le ore 21:35 quando la partita
aveva inizio e le 21:40 quando le speranze dell’atletico incominciavano a
prendere corpo.Due avvenimenti riportavano il sorriso sulle labbra dei
supporters dell’atletico: Lestingi su perfetta punizione ci portava in
vantaggio, ma soprattutto Visca con la mitica maglia numero3 di Branco, dopo
aver superato l’ultimo ostacolo rappresentato dalla stampella dello stesso,
varcava la linea che delimitava il campo di giuoco, come un gladiatore
incurante della ferocia dei leoni, armato di forza, caparbietà e ignoranza ecco in campo il nostro RE
LEONE!!!
Ma un altro RE LEONE spiegava al cielo
le sue ali, era lui Alex Luca Carfagna , che involatosi sulla destra superava
Reali e buttava la palla alle spalle del portiere per poi sfogare la sua rabbia
contro la rete metallica che delimita l’impianto. Si cominciava a sognare
veramente il passaggio del turno, mentre il mister tra un miscuglio di stress e
eccitamento continuava a gridare “deteme na sigaretta”!!!Ma l’urlo gli si
spezzava in gola per il momentaneo 2-1 siglato dagli sclerotici.
Si chiudeva in tal modo la prima
frazione di gioco.
I nostri sei eroi tornavano in campo, la
saracinesca Lestingi, il capitano Andreocci, il cuore Lestingi, bum-bum
Genuesi, Re Leone Visca e il bomber Carfagna , guidati con classe e passione da
mister De Marchis, che come Mosè apriva le acque per il passaggio alla fase
successiva della squadra eletta.
Il rigore calciato con giusta dose
di abilità,classe e potenza da Lestingi
portava l’atletico nuovamente sul doppio vantaggio che significava
supplementari, ma proprio lui, colui che il popolo giallo, ma non cinese, aveva
eletto come suo idolo, colui che nell’immaginario collettivo avrebbe regalato
il gol-qualificazione, proprio lui a trenta centimetri dalla porta sbagliava la
deviazione vincente, la deviazione da mezzo milione di lire, facendo spegnere
miseramente il pallone in fallo laterale. Giustificandosi ha poi affermato “le
sapevo che sbagliavo”, tra lo sconforto di chi era pronto a sputare il sangue
per questa squadra, tra lo sconforto di chi lo ha sputato il sangue per questa
squadra, tra lo sconforto di chi ha sputato più del sangue. Comunque come la
spietata legge del calcio vuole, la sclerosi su errore
difensivo di
capitan Andreocci si portava sul 3-2 e successivamente sfruttando un calcio di
punizione e l’enorme stanchezza dell’atletico sul 3-3, mentre Folcarelli in
diretta telefonica ascoltava inerme alla disfatta. Finiva così l’avventura
dell’Atletico, un avventura che ha lasciato sul campo un ginocchio (quello di
Branco), sulla strada una macchina (quella di Cavallin), e nelle casse di
Antonio più di 2 milioni dei nostri soldi.Ma non potevamo andarcene in
silenzio, e così alla fine della gara ancora lui Re Leone riscaldava gli animi
, gridando all’arbitro frasi incomprensibili e scagliando a terra una bottiglia
d’acqua con tale violenza che la stessa si è elevata al cielo per più di 2
metri. Da questa contestazione di Visca che poi esplicitamente ha mandato a
quel paese l’arbitro sempre con la sua aria da gladiatore sconfitto, si è
passati ad una contestazione allo stesso modo vivace di Pietro daddà Lestingi,
padre dei fratelli Lestingi. Lui, armato di sole parole contro l’ingiustizia
arbitrale e contro le ingiustizie del mondo, lui immedesimatosi in quell’eroe
che orgogliosamente portava sul petto, tale Ernesto Che Guevara, lanciava
accuse pesanti sull’operato degli arbitri.
E qui inizia ciò che non si vorrebbe mai
raccontare.
Il camerata E., portiere della sclerosi multipla, come un toro
alla vista del rosso di quella maglietta raffigurante il Che, si buttava alla
cieca nel mucchio, cercando di colpire invano e alle spalle gli avversari, come
un perfetto squadrista. Dopo aver placato questo accenno di rissa, la stessa
cambiava scenari ma non si spegneva, con lo stesso camerata che se la prendeva
con il figlio del Che, Pino il filosofo, minacciando poi di farlo fuori con la
lama di un coltello nel tempio della cultura privernate: la biblioteca. Nel
frattempo Andreocci da perfetto capitavo si erigeva a difensore della squadra
prendendo ‘ncanna (per la gola) E. e combattuto dalla voglia di prenderlo a
cazzotti in faccia e lasciarlo vivere, optava per la seconda opzione, con
dispiacere di chi come tutti i presenti voleva vedere scorrere il sangue!!!
E’ finita così con Visca che con un
tempismo degno del miglior Cavallin abbandonava tutti senza naturalmente pagare
il campo (altrimenti non si spiegherebbero le analogie con Cavallin), per poi
ritrovarlo ai giardini col suo amico Danilo la sassetta a scambiare quattro
chiacchiere. E’ finita con il nostro capo tifoso Germano Di Giorgio, che
raccontava dei suoi 400 Km con 20000£ di benzina. E’ finita con Pietro Lestingi
che prometteva che per quest’anno non avrebbe seguito più partite di calcetto,
ma dando appuntamento al prossimo anno (bella forza!!!). E’ finita con
Foglietta che prometteva che il prossimo torneo lo vinceremo insieme.
Quindi si sono spente le luci sui campi
di gioco, ma quanto ci sono costate tenerle accese.
P.S. - un ringraziamento al presidente onorario della
squadra,colui che finanziandoci ha dato vita non solo alle partite
dell’atletico ma anche alla riedizione speciale di questo giornale.
Un altro ringraziamento è invece a titolo strettamente personale.
Ebbene il nostro azionista assoluto della società, nonché sponsor, nonché
presidente onorario, s’è presentato alle gare dell’Atletico in una sola
circostanza, la più tragica per quanto riguarda la mia persona, il giorno
famoso del CRACK!!!
Forse era meglio se rimaneva a casa!!!