Millennium

12 OTTOBRE 2001:  L’INIZIO DI UN’AVVENTURA

IL FILM DEL CAMPIONATO

 

a cura di  Branco Francesco

 


In principio ci fu Foglietta.Si proprio lui, il simbolo calcistico dell’Avis, il figlio del nostro amato presidente. Proprio a lui venne la brillante idea di tesserare Branco per un campionato che doveva iniziare in ottobre, il primo campionato “Città di Priverno” e “i tenema vince” (lo dobbiamo vincere)!!!Con quelle parole, inconsapevolmente iniziava l’avventura dell’Atletico, la nostra avventura. Si, perché nessuno di noi stava assolutamente pensando al torneo che stava per iniziare, erano i giorni degli ultimi bagni che l’estate poteva regalarci. All’improvviso si scatenava la caccia a l’uomo.

Lestingi capiva che le amate partitelle infrasettimanali per noi, reduci del pallone, sarebbero cessate di esistere con nefaste conseguenze sulla linea. Incominciava quindi a persuadere Branco  con la promessa di qualche zazzicchiata all’aperto nei primi giorni d’autunno. Branco non rimaneva insensibile alla promessa di una serata a base di chitarra e zazzicchie (salsicce), e lasciava cadere l’opzione dell’Avis, rimangiandosi la parola.

Lestingi con tempismo perfetto e con una bella faccia da culo, prima insisteva con Foglietta per la cessione di Branco (visto che quest’ultimo non voleva lasciare il compagno di mille cazzate) e successivamente all’insaputa dello stesso Francesco ingaggiava colui che sarebbe poi diventato il nostro capitano, Marco Andreocci!

Incominciava ad aleggiare sulla squadra  l’ombra grigia della CUPOLA.

Non possiamo comunque dimenticare un altro importante personaggio che ha dato vita al sogno, il poeta, il vate della musica Mauro Ciccio Folcarelli. Anche lui sfruttando i buoni rapporti esistenti col Foglietta dava un contributo decisivo per la cessione di Branco e per la nascita dell’Atletico. Già perché, dopo la clamorosa “sola” dataci da scinciateglio (Mariano,ma dov’è?), proprio il Folcarelli con il Lestingi consumavano la più atroce delle bastardate ai danni dell’amico Giovanni. Armati di astuzia e ingegno, ingannavano lo smutannato futuro presidente, nonché padre del gioiello dell’Avis, che si accingeva a sedersi a tavola per la cena. Colpito negli affetti più cari, e cioè nell’amore per la tavola, liquidava i nostri Robin Hood con 300000£, il capitale che serviva per la nascita dell’Atletico Foglietta, senza comprendere lui stesso il perché dell’insano gesto.

Avevamo tutto, una squadra che si stava perfezionando, un capitano, un vice capitano, una punta, quel Cavallin che Branco aveva portato in squadra, la panchina. Mancava un allenatore,un personaggio che si occupasse del lato economico più che tecnico del torneo. Ed eccolo il nostro Moggi, il mister De Marchis Gianluca detto gli’americano, colui che sarebbe diventato il quarto pilastro che sorreggeva la CUPOLA!!!

La squadra si era ormai completata, ma c’era da sciogliere il rebus Carfagna. C’era chi vedeva nel torneo la trasposizione delle nostre partite infrasettimanali e voleva portarlo in squadra; chi invece vedeva nel torneo un attività a scopo di lucro e lo rifiutava; chi in onore della sacra amicizia ce lo affidava.La svolta veniva in una serata di fine estate, quando in un faccia a faccia, Lestingi, mancando di coraggio, accettava ciò che non voleva accettare. Anche Carfagna era dei nostri e si sarebbe rivelato un arma di non poco conto a favore dell’Atletico.Ormai l’organigramma era completo, il presidentissimo lasciava tutto il potere in mano alla famigerata CUPOLA che aveva il volto di mister De Marchis, e con Genuesi e Garro, la squadra era ormai pronta ad affrontare le tempestose serate del centro “Arcobaleno”.

Erano le ore 21 del 12 ottobre 2000, e tutto cominciava. Sul campo contro Obino, una delle più blasonate squadre del torneo, scendevano a difendere i colori dell’Atletico, Lestingi E., Lestingi G., Andreocci, Branco e Cavallin, la CUPOLA aveva già allungato la mano sulle leve del potere!

La gara contro Obino, metteva in mostra soprattutto la grande difesa della squadra che poi affidava le sue speranze alla classe del Cavallo, finì 2 a 2, con la gioia del nostro spogliatoio.Alla gara successiva affrontammo l’Istit.Rom., con la stessa formazione finì 6 a 2 in nostro favore, dopo essere stati sotto di due gol, ormai cresceva la consapevolezza nei nostri mezzi, ma con la mancanza del Cavallo anche Sonnino Scalo diventava un avversario ostico. Sembrava fatta dopo il gol capolavoro di Branco che superando tre avversari metteva la palla in rete, ma quando ormai tutti attendevano il fischio finale, il nostro portiere preso da un raptus di follia, si impossessava della palla e incitato dal pubblico, iniziava una lunga corsa verso la porta avversari. Poteva diventare un eroe, ma è diventato per i più soltanto un deficiente. Fermato sulla trequarti, subivamo il gol del 2 a 2, e tutti a casa con una gran voglia di spaccargli le ossa.Dopo la vittoria (5-4) sull’Arte Bianca del duo Fanti-Peluria, con scambio di complimenti tra il primo e lo “ncozziteglio” Ciccio, ecco il momento più delicato. Ci aspettavano i due derby, che avrebbero potuto dirci dove potevamo arrivare. Ma presi da troppa onnipotenza perdevamo il confronto con Maccalè, proprio all’ultimo istante, dopo che Lestingi aveva siglato una doppietta e un autogol. Mentre nel confronto con l’Avis, non ci fu partita,  5 a 1. Uscivamo ridimensionati da questi due derby, e già i malumori che la cupola aveva alimentato, sfociarono in uno scontro all’interno dello spogliatoio. Genuesi lamentava una ingiusta preferenza per Ciccio, quest’ultimo si lamentava per la fiducia eccessiva data al capitano, mentre la più grande delle proteste si consumava con l’abbandono del timone da parte del nostro mister, che si lamentava di non aver potere e non capire niente di calcio. A peggiorare la poco brillante situazione vi era il caso Branco, che a causa della sua perenne scarsa forma fisica diveniva per tutti GODOT!

Nella partita successiva l’Atletico privo dell’influenzato Godot e soprattutto con la morte nel cuore per le dimissioni del mister, che aveva lasciato vuota la panchina, pareggiava con Autotrasporti Elisa. Si era raggiunto il punto più basso dell’intera stagione, stavamo affondando nella merda.

Con opera persuasiva Branco e Lestingi mettevano i cocci a posto, il mister tornava sulla sua panchina con potere maggiore e consapevole che dopotutto era solo un gioco, mentre Garro e Scinciateglio lasciavano la squadra e Ciccio criticava l’incompetenza del mister, sponsorizzando Zuccarotto per la panchina.

Ma il golpe non andava segno e l’Atletico con sofferta vittoria sul menomato Sonnino dava inizio alla riscossa!!!

Con più bassi che alti si andava avanti, il pareggio con la Sclerosi e la sconfitta con Ellegi ne sono la testimonianza.

Ma dopo aver sottratto nel mercato di riparazione Mandoli alle grinfie dell’Olivetti, eccoci per il girone di ritorno che ci vedeva esplodere proprio nei derby, con vittorie su Maccalè e Avis, in quest’ultima gara con un 7-4 da paura, con un maestoso Cavallin, con la roccia Andreocci e il cuore Lestingi a fermare ogni incursione avversaria e con soprattutto la tripletta di Branco (uno con pallonetto sul portiere in uscita).

Godot era tornato!!! L’atletico ricominciava a far paura!!!

Ormai era sicura la nostra partecipazione ai play-off in cui avremmo affrontato l’Ist.Romano dopo la vittoria e il pareggio nel ritorno.Ma avevamo altre soddisfazioni con la vittoria sull’Olivetti (6-0 dopo nemmeno dieci minuti di gara), con la vittoria sull’Edile Musilli, e nell’ultima partita vittoria sull’Ellegi. Stavano per iniziare i play-off e i preparativi erano sconcertanti. Contrariando Zeman, secondo il quale il calcio è troppo in farmacia, noi a questa preferivamo il Supermercato, nel quale acquistavamo prodotti ad alto potenziale dopante. Integratori a base di acqua e zucchero(sarà vero?), e strane pasticche al limone. De Marchis smessi i panni del mister per assumere quelli del piccolo chimico, vedeva in noi le proprie cavie da laboratorio, e lavorando sui prodotti acquistati, ci costringeva ad assumere strane sostanze, pena l’esclusione dalla gara.

Dopo queste assunzioni, la sfiga s’impadroniva dell’Atletico.

 Iniziavano i play-off, e, contro qualsiasi pronostico di Pierantonio Palluzzi, l’Atletico affrontava e superava in un doppio confronto mozzafiato l’Ist.Romano, con un 4-4 all’andata e un 6-5 al ritorno, pagando però un prezzo molto alto. Godot lasciava per sempre (per la gioia dei tanti) i campi di giuoco, mentre Mandoli perdeva i sensi in uno scontro con il portiere avversario. Successivamente Cavallin perdendo il controllo dell’auto mancava alla sfida decisiva con la Sclerosi, e spezzava così il sogno dei ragazzi di mister De Marchis!

Il resto è storia recente!

 I sacrifici del Visca portiere, i grandi tiri del nostro amato capitano,con palla sulla terrazza di Antonio e quelli di suo cugino zazzicchia, che solo contro il portiere avversario sparava in curva tra le risate della folla. Il colore violaceo del viso di Godot che annaspava sul campo di giuoco. Oppure la scarsa agilità di Genuesi, le incredibili verticalizzazioni di Ciccio, la testardaggine di Carfagna, sempre in panca. Le corse del nostro caro mister dopo l’ennesima seccatura per sostenere i suoi ragazzi, le imprecazioni a bordo campo dei nostri tifosi, le superbe parate del nostro portiere, le pagelle del nostro capitano,le fughe del Cavallo, le risse fuori e dentro il campo. Il coraggio di Mandoli rimasto in campo dopo lo svenimento, al contrario di  Fogliettino che non voleva entrarci. Ma l’atletico non è stato solo questo, è stato di più. E’ stato il punto di riferimento di un intera stagione di quasi tutti i giardini.

L’atletico è stato il divertimento più puro, non solo per noi ma anche per chi veniva in massa ad osservare le nostre performans di carattere calcistico, e non solo.

Come dimenticare infatti i ruggenti giorni della nostra squadra, trasformata in una carovana circense, un baraccone con nani ,ballerini e leoni sfiancati (Visca).

Gli struggenti mesi del circo gratuito, per i tanti che volevano divertirsi nei giorni di malato sole, di quell’inverno privernate, che non possiamo dimenticare.

 Anche qui infatti  (come in serie A) esigenze di calendario e soprattutto economiche (di Antonio) imponevano che lo spettacolo dovesse continuare.

E infatti lo spettacolo  che il nostro circo offriva,  non si fermava, nessuno di noi s’è mai risparmiato. Ne è la prova il nostro capitano, che dopo una giornata intensa passata a Cassino, scendeva stoicamente in campo per poi chiedere nell’intervallo della gara, acqua e zucchero per porre fine a quei maledetti giramenti di testa provocati dall’enorme fatica causata da un “duro” pomeriggio. E al cugino che gli chiedeva spiegazioni con orgoglio ribatteva: “Lassa sta cugì, so soddisfazioni”!

Ma il nostro non era nuovo a queste genialità.

Ai compagni di squadra che gli chiedevano come poteva entrare in campo, con in corpo litri di vino, buttati giù in compagnia del suo vecchio, rassicurava: “Dieci minuti, sudo, e sbrino”!

Il capitano, scelto dalla cupola non per motivi strettamente tecnici ma per rispetto all’anzianità, era solamente il portabandiera di un modo di intendere e vedere il calcio.

Un modo che possiamo ritrovare in Carfagna, il quale, all’arbitro che durante il rito prepartita dell’appello l’apostrofava come signor Carfagna,  rispondeva in perfetto italiano “signorino, prego”.

Oppure potremmo parlare di Lestingi che quando qualcuno di noi sbagliava un tiro, con il piglio del professore consigliava di abbassare il corpo, proprio lui che in un anno ha sbagliato il novanta per cento dei tiri.

E che dire di Fogliettino? Che in mancanza del nostro mister si dichiarava suo sostituto togliendosi spontaneamente dalla bagarre che si scatenava ogni vigilia di partita per un posto in squadra.

Mandoli che in un lunedì pomeriggio di metà aprile allarmava un intera squadra per una partita fantasma che invece era in programma non quel giorno alle otto, ma il giovedì alle nove.

Cavallin che dall’alto della sua classe, concepisce il calcio come semplice e puro divertimento, e, alla luce di questo, quindi non si debba pagare. Risparmiando così i soldi per la ricostruzione della Polo, che ha ceduto all’urto con il guard rail.

Branco che prima del terribile stop, aveva confidato al proprio capitano: “me fa male, il ginocchio sinistro e la caviglia sinistra”.Quest’ultima uscita incolume dalla gara, la stessa fortunata sorte non è toccata però al ginocchio.Infortunio che ha subito portato gli amici tutti ad un sincero incoraggiamento, “chisti so sei misi”(Foglietta), “si fatto come mi”(Nardelli), “pure Nardelli camminava, doppo sa operato”(Visca), per finire con la più bella, a chi chiedeva “quanti giorni deve sta fermo Branco?”, una voce amica, non identificata, rispondeva “giorni?vo di misi?” .

Lestingi Emiliano che dopo la grande fuga palla al piede, negli spogliatoi aveva il coraggio di affermare “ Però so giocato bè”.

Il mister che dopo una terribile corsa da Fossanova, dichiarava “meno male che mi date delle soddisfazioni voi”, le stesse che gli erano negate, per  la quinta seccatura in diritto romano, in ambito scolastico.

Molti altri aneddoti vi sono stati, che sfuggono all’attenzione del vostro narratore, ma che hanno acceso le serate del centro sportivo Arcobaleno. Per finire con l’ultima frase del capitano, alla vigilia del match decisivo. Frase presa in prestito dal candidato dell’Ulivo Francesco Rutelli, “Stasera vinciamo noi”!

Sia per lui che per Rutelli, ci sono stati solo schiaffi!!!