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Spasmi senza posa evaporano
sfumando tra le cime,
nella notte lattescente,
tersa dalla Luna insonne dei morti.
Risalgo il filo della vita,
tessendo la trama di cento giorni
e mille labbra.
Respiro il mattino di porpora
e pesco nel lago del passato,
che tremola e vacilla,
livido di rimpianto,
tra i pioppi stinti
da nubi d'ambra.
Etereo ed eterno, mi dissolvo.
Quante volte morirņ ancora?