
La mia parrocchia non è
molto grande in quanto è un piccolo paese di campagna situato lontano dal
centro della città. Negli ultimi anni in ogni modo bisogna dire che ha fatto
radicali progressi ottenuti grazie alle
buone fasi fondate dai
parrocchiani degli anni passati. I sacerdoti che hanno vissuto qui a Candelù
hanno aiutato molto in tutto ciò, ed io ne voglio ricordare due in particolare,
che in fondo sono quelli che ho potuto conoscere.
Il primo è Don Antonio
Zordan giunto in parrocchia il 1° settembre del 1975. Era un uomo che per sé
non voleva nulla, tutto era dedicato ai parrocchiani. Amava il bell’ordine, la
pulizia, la sua parrocchia e i suoi parrocchiani. È stato grande e paziente
come un padre verso i propri neonati e alla fine trovò conforto e disponibilità
da tutti loro, perché aveva ottenuto fiducia e amore.
Don Antonio, ha sempre
cercato di promuovere di incitare e richiamare la parrocchia specialmente i
giovani, perché crescessero nella fede e nell’amore di Dio, in modo tale da
trasmettere in futuro tutto quello che avevano ricevuto, ai loro figli, ai loro
nipoti, portando avanti nel tempo l’amore di Dio.
Egli accoglieva tutti e li
aiutava, come un buon samaritano aiuta il pellegrino picchiato e derubato.
Vedeva in loro Dio, come lui stesso disse, “…ero forestiero e mi hai ospitato,
avevo fame e mi hai dato da mangiare, ero nudo e mi hai vestito, ero in carcere
e mi hai visitato, ero ammalato e mi hai curato…”
A volte pregava così tanto
da essere in filo diretto con Dio. Fece molto per la sua parrocchia:
ristrutturò la canonica e l’asilo, creò gli impianti sportivi, istallò delle
nuove campane, contribuì alla fondazione della Cassa Rurale ed Artigiana, si
impegnò per l’apertura di una farmacia e la costruzione di un nuovo cimitero,
ed infine lottava perché restassero le suore che ancor oggi sono presenti e attive
nel paese per mezzo della scuola materna.
Cercava in ogni modo di
riunire i giovani e portarli nella via del Signore. All’inizio si accontentava
di farli partecipare ai ritrovi settimanali di catechismo, poi introdusse
l’Azione Cattolica per i ragazzi e per i giovani.
L’Azione Cattolica Ragazzi,
detta A.C.R. raduna i fanciulli di età compresa tra i 5 e i 14 anni. Gli
animatori, che sono giovani persone che impiegano il loro tempo per gli altri,
si impegnano a rendere quell’ora di ritrovo, ogni volta più allegra e
divertente. Questo tempo viene dedicato prima ai canti e una breve preghiera,
poi ci si divide in gruppi di età e ogni gruppo crea e discute un argomento
diverso. Gli ultimi 15 minuti vengono dedicati al gioco.
L’A.C.R. è nata sia per la
necessità di espandere le conoscenze cristiane, sia per riunire i giovani,
farli convivere allegramente, dato che negli ultimi tempi i ragazzi vengono un
po’ trascurati dagli adutli. Poi c’è l’Azione Cattolica Giovanissimi, o meglio
l’A.G.G. di cui faccio parte. Comprende i giovani dai 15 ai 19 anni e in
quest’ora si fa di tutto. Si può parlare di attualità o di argomenti a nostra
scelta, si possono guardare film, si possono sfogare i propri problemi o dubbi.
Tutto dipende da noi. Ecco perché noi giovani partecipiamo, perché ci sentiamo
coinvolti.
Io ne posso far parte,
perché questi gruppi hanno ricominciato “a funzionare” grazie al nuovo parroco
arrivato al mio paese. Si chiama Don Tarcisio, ed è arrivato nel 1992 subito
dopo la sfortunata morte di Don Antonio.
All’inizio non era ben
voluto in quanto i parrocchiani non vedevano in lui un buon parroco che oltre a
celebrare le Messe si dedicava alla partecipazione della gente sulla comunità.
Poi però con il passare degli anni il sacerdote si è aperto, e ha cominciato a
muovere il paese.
Ha ristrutturato la Chiesa
dandole un nuovo aspetto artistico, ha rifatto funzionare i gruppi dell’Azione
Cattolica che con il passare del tempo si erano spenti e ha messo a
disposizione un po’ del suo denaro, e un po’ del suo spazio, su una piccola
sala giochi dove i giovani potevano andare a divertirsi.
Come vedete i sacerdoti
vissuti a Candelù hanno molto aiutato la comunità parrocchiale sia trasmettendo
la loro fede, sia con la loro pazienza, fiducia e voglia di realizzare.
Infine vorrei ricordare la
presenza di un oggetto di estremo valore sia spirituale, sia materiale di cui
la mia parrocchia è in possesso. Questo è l’ostensorio (arredo sacro per
esporre all’adorazione di fedeli l’ostia
consacrata)
in oro, la quale è conservato tutt’ora nella banca del paese.
Alcuni giovani, per non dire
la maggior parte, non ne sanno neppure l’esistenza, in quanto solo molti anni
fa si poteva prenderlo e portarlo in processione per adorarlo, ma poi non si è
più potuto fare, perché ogni volta si doveva accorrere alla scorta di polizia,
e stava diventando assai pericoloso per tutti. Si è deciso perciò di lasciarlo
al sicuro nella banca ma con l’errore di lasciarne lontano anche il ricordo.
Candelù così sta diventando
un paese sviluppato industrialmente, economicamente, e negli ultimi anni la
popolazione è molto aumentata, tutto grazie all’impegno dato dai cittadini. Di
conseguenza si può notare quanto la spiritualità, la fratellanza e la fede
possano contribuire nel benessere quotidiano di tutti noi cittadini-cattolici.
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