900 storie Tienanmen, è stato ucciso il sogno cinese

La manifestazione di piazza Tienanmen, Pechino, fu l'atto finale della protesta antigovernativa degli studenti cinesi scoppiata nel 1989 per chiedere l'introduzione di riforme democratiche nel paese. Le manifestazioni avevano avuto inizio a Shanghai, Pechino e in altre grandi città come pacifica commemorazione dell'appena scomparso Hu Yaobang, segretario del Partito comunista, di tendenze riformiste. Protrattesi per più giorni e animate da una grande partecipazione popolare, le manifestazioni si trasformarono in occasione di richiesta di riforme democratiche e di dimissioni da ogni incarico di governo dei "delfini" di Deng Xiaoping. Al rifiuto di sciogliere i raduni per la visita del premier sovietico Michail Gorbaciov, il governo guidato da Li Peng e Zhao Ziyang dichiarò la legge marziale (20 maggio) e inviò l'esercito a Pechino, nella centralissima piazza Tienanmen, per sgombrare i manifestanti.

Dopo giorni di tensione e incertezza, con parte delle forze armate schieratasi a difesa degli studenti accorsi nella piazza, il 3 giugno 1989 i militari aprirono il fuoco, uccidendo centinaia di dimostranti e ferendone 10.000. Seguirono migliaia di arresti e di processi, conclusi con esecuzioni sommarie, mentre per impedire la diffusione di notizie fu attuato un severissimo controllo sugli organi di stampa cinesi e proibito l'ingresso nel paese ai giornalisti stranieri. La brutalità della repressione provocò l'isolamento internazionale del regime cinese, con misure di embargo economico allentate e rimosse in seguito, con la "normalizzazione" della situazione interna da parte del regime di Deng.
Fotogallery: Manifestazione e repressione di piazza Tienanmen

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