C.S.I. 
Consorzio Suonatori Indipendenti 
 
Chi l'avrebbe mai detto, che a distanza di tanti anni, avrei scritto una pagina web sui CSI? Qualche mese fa, leggevo una monografia  dedicata ai Clash su un importante periodico musicale italiano; il redattore della monografia sottolineava (non è il solo) come i Clash siano stati i Beatles (o i Rolling Stones, fa lo stesso...) di una intera generazione. Io potrei dire la stessa cosa dei C.S.I., che sono stati per tanto, tantissimo tempo i miei Beatles, i miei Rolling Stones, i miei Clash (li ho recuprati tutti, dopo, molto dopo...).Anno di Grazia (si fa per dire...) 1995, Videomusic (ve la ricordate?) trasmetteva "In quiete", registrazione di un concerto acustico del Consorzio Suonatori Indipendenti, di cui non avevo mai sentito nulla prima. Avevo appena acceso la TV, la canzone era "Memorie di una testa tagliata". "Chi è che sa di che siamo capaci tutti, vanificato il limite ormai...". Sapevo poco di Jugoslavia, di Stati di Agitazione, di Stare bene o male, di palpitazioni tenui... avrei saputo tutto, a pochi anni di distanza... lo squarcio biografico che mi sono concesso finisce qui.
 
E' STATO UN TEMPO IL MONDO.... 
 
Tralascio volentieri l'epopea CCCP - Fedeli alla linea. Primo, perchè di recente è stata ripresa da molte riviste musicali italiane (da Blow Up-febbraio 2003 a Il Mucchio Extra - dicembre 2002). Secondo, perchè sembra ci sia una sorta di ostracismo intellettuale nei confronti della seconda incarnazione musicale di Ferretti e Zamboni. Sembra che parte della critica (e dei fans) non abbiano mai perdonato al gruppo l'esposizione post-T.R.E. (1° posto in classifica, tour con Jovanotti, Ferretti su MTV, i libri, i live, ecc.). Ricordo che gli articoli sulle testate specializzate, in quel periodo, riportavano titoli come "Tabula Rasa Mercificata", "Ferretti: genio o rompicoglioni?", e altre amenità varie. Le solite squallide storie di commercializzazione, sputtanamento, voglia di strafare, di far soldi (che, se sono gli altri a farli, sono sempre 'sterco del demonio...), raschiare il barile, megalomania, ecc.
 
 
 
 
 
 
 
 
...O forse perchè, rispetto al pur geniale (e irripetibile) punk-situazionismo dei CCCP (si sa che il nichilismo è insostenibile sì, ma leggero), i  CSI erano insostenibilmente pesanti. Soprattutto per una generazione alternativa le cui coordinate mitopoietiche, con le dovute differenze cronologiche, erano ancora quelle che i CCCP avevano indicato 10 anni prima: la mitologia americana, fatta non più di cantagiri impegnati, ma di gioventù soniche, intransigenze hardcore, slackerismi beckiani o pavimentati, nirvana suicidi, alici incatenate o giardini del suono vecchi di vent'anni a essere generosi. Al massimo qualche punkettino rancido spruzzato di reggae o ska e un po' di rabbia contro le macchine.
 
 
[DETTO A BASSA VOCE E TRA PARENTESI: 
Cosa poteva importare agli alternativi della "guerra dentro agli occhi" di Ferretti e compagni? Della Jugoslavia prima come un monito apocalittico in "Ko De Mondo", poi monolite kubrickiano in "Linea Gotica" (e tra l'altro fonte di polemiche con il Manifesto e le associazioni pro Balcani...),e infine della rinascita in Mongolia ("...kazzo, e perchè non la Giamaika o l'India? In Mongolia non se le fanno mika le kanne... e oh no, pure le menate e i mea culpa - visto ke anke noi ggiovani siamo kolti? - da veterokomunista andato a male...")?] 
AD ONTA DI OGNI STRENUA DECISIONE  
O VOTO CONTRARIO... 
 
Comunque siano andate le cose (così dovevano andare...), il patrimonio dei C.S.I. è contabilizzato in tre dischi in studio, due dischi dal vivo e una doppia raccolta di inediti. Il primo di questi lavori viene prodotto nel 1994 a Finistère, in Bretagna. Si intitola "Ko de Mondo", e contiene parecchie canzoni che sarebbero diventate veri classici del repertorio CSI. 
L'anno prima, al Museo Pecci di Prato, Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Francesco Magnelli e Gianni Maroccolo (i primi due transfughi dei CCCP, i secondi dai Litfiba) organizzano una serata dal nome "Le notti di Maciste" ("Sta com'è l'età del brutto, ed io sto sospeso e fisso ogni idea scarto che tutto pare ora a me prolisso", recita il volantino che presenta la serata...). A spartirsi il palco, due gruppi prodotti dai nostri: Ustmamò, elettropunk cantato in dialetto emiliano, e Disciplinatha, band sparita troppo presto dalle scene. A chiusura, i quattro, con l'accompagnamento di Alessandro Gerby alle percussioni e Patty Vasirani alla voce, si propongono come CSI e suonano versioni meno grezze di alcuni classici dei CCCP Fedeli alla Linea. Doveva essere un'uscita estemporanea, ma si sa come vanno queste cose... 
 
 
 
 
 
"Nei primi tempi, a dire il vero, ho litigato un casino con Maroccolo, perchè lui temeva di essere sfruttato a fini promozionali. Io avevo invece chiara l'idea del concerto: bisognava che i gruppi si scambiassero i musicisti tra loro, che uno potesse suonare con l'altro e viceversa, in modo tale da imporre l'identità dell'etichetta in generale anzichè quella dei singoli gruppi. Il nostro scopo, a differenza di Gianni che produceva molto più di noi ma lo faceva per 'conto terzi', era di tenere tutto 'in famiglia'. C'è voluto un po' per trovare la giusta misura, poi però la cosa ha funzionato: abbiamo fatto 15/20 giorni di prove, convincendo frattanto la Virgin a ricavare un disco da quello spettacolo" (Massimo Zamboni) 
 
 
"Maciste Contro Tutti" contiene parte della serata: tre brani degli Ustmamò, tre dei Disciplinatha, e poi Ferretti e soci che, per la prima volta, si ritrovano sotto la sigla C.S.I., Consorzio Suonatori Indipendenti. Vengono così immortalate su disco una Emilia Paranoica secca e nervosa con in coda Spara Juri, il medley da brivido Morire/Madre (dove la lode a Mishima e Majakovskij è sostituita dalla preghiera), Mozzill'o Re, Valium Tavor Serenase, e infine l'epica Maciste Contro Tutti.  
 
Non sono molte le band che possono vantare di avere una registrazione ufficiale del proprio 
battesimo del fuoco...
 
A tratti percepisco tra indistinto brusio  
particolari in chiaro 
di chiara luce splendidi 
dettagli minimali in primo piano 
... 
Non fare di me un idolo, lo brucerò 
Se divento un megafono mi incepperò 
Cosa fare non fare non lo so 
Quando dove perchè riguarda solo me 
Io so solo che tutto va ma non va 
(A Tratti) 
 
Ko De Mondo, dicevamo. Registrato a Finistère, in Bretagna, vede in formazione, oltre a Ferretti, Zamboni, Magnelli e Maroccolo, Alessandro Gerbi e Pino Gulli a percussioni e batterie, oltre a Ginevra Di Marco ai cori. Una presenza che in questa registrazione si affaccia timidamente, ma che finirà per avere un ruolo determinante nelle successive evoluzioni del gruppo, oltre a iniziare, più tardi, una promettente carriera solista 
 
A Tratti introduce il disco (e molti momenti live dei C.S.I.) come un manifesto programmatico. E' privato, parzialità che si fa sguardo partecipe sul mondo. Ne nasce anche un giudizio, non sempre conciliante o consolante. Il cuore del disco è senz'altro "Memorie di una testa tagliata". Ispirata al capo mozzato di un soldato bosniaco, diventa il punto di vista sul mondo 
 
Uno sguardo vuoto che si riempie di 'pochezze infinite', quelle di un mondo 'un tempo giovane e forte... adesso debole e vecchio' 
 
Neppure l'amore può essere una consolazione: 
 
Mi rubi il tempo, mi rubi l'energia 
Non ascolti il lamento, non ascolti il richiamo... 
Distruggi le mie felicità perchè sono da poco agli occhi tuoi 
Qualcuna la riempi, la gonfi a dismisura 
E io devo lasciarla che stava bene silenziosa e sola 
E gli occhi tuoi mi rubano la luce perchè tu possa splendere nei miei 
Allora non rimane niente e te ne vai 
("Intimisto")
 
 
E, tra monaci di clausura e 'cani disposti a decollarsi per un passo inerte, più in là', tra viandanti e perdenti in perenne viaggio, il disco si conclude con una preghiera sconsolata: 
 
 Muoiono i preti rinsecchiti e vecchi 
E muoiono i pastori senza mandrie 
Spaventati i guerrieri persi alla meta i viaggiatori 
La saggezza è impazzita non sa l'intelligenza 
La ragione è nel torto conscia l'ingenuità 
Ma non tacciono i canti e si muove la danza 
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è 
Chi è stato è stato e chi è stato non è 
("Fuochi nella notte di S. Giovanni") 
 
...eppure... 
 
 
 
 
ANCHE LA DISPERAZIONE IMPONE DEI DOVERI... 
 
Il disco successivo nasce come logica evoluzione di un percorso iniziato con il precedente. In un'intervista del 1993, Ferretti aveva dichiarato a proposito di "Memorie di una testa tagliata": 
 
"Nella carneficina jugoslava, il pensiero occidentale sprofonda nella crisi di tutta la sua storia e di tutta la sua cultura. La Jugoslavia è un girone dantesco... siamo noi stessi in guerra... è la fine delle speranze nei grandi piani religiosi e laici. Di fronte allo strazio della Jugoslavia nessuno ha nulla da dire che non sia già stato detto e non abbia mostrato la sua inutilità"(Ferretti) 
 
 
 
 
 
 
Registrato in Val d'Orcia, in Toscana, e pubblicato nel 1996, Linea Gotica è uno dei dischi più cupi che vi possa capitare di ascoltare. Eppure, è uno dei più belli di sempre, ingiustamente considerato retorico. In copertina, una vetrata medievale in frantumi da cui si intravede la biblioteca di Sarajevo in fiamme, sul retro una dedica a due partigiani, Germano Niccolini (il "Comandante Diavolo") e don Dossetti (il "Monaco Obbediente").  
 
Il riferimento alla Resistenza (presente anche nel titolo: la "Linea Gotica" era la linea di divisione tra la RSI e l'Italia invasa dagli alleati) non è un tentativo di riscatto, anzi, da questo punto di vista le parole di Ferretti non potevano essere più esplicite:  
"L'Europa che vuole contare, quella che fa i conti e con cui bisogna farli, in questo secolo con le leggi razziali e la conseguente distruzione della sua componente ebraica si è macchiata di un abominio che la guerra e la resistenza hanno potuto farci credere se non perdonato almeno fortemente scontato. La Jugoslavia è qui a ricordarci che non è vero". 
 
 
Tutto l'album si snoda attraverso un discorso che non è politico ma individuale e, paradossalmente, universale insieme. Dalle Cupe Vampe che innalzano roghi a Sarajevo alla confusione tra sogni e sintomi, bisogni di contatti umani frutto di innocenze remote che si esprimono solo tramite parole scortecciate, albe blu prive di speranza guardate con il coraggio della disperazione, l'ultima preghiera a Dio della discografia dei Csi che sembra una bestemmia ma invece...  
 
non sono scrupoloso al riguardo di dio 
è a nostra immagine e somiglianza 
non sono scrupoloso al riguardo di dio 
è a nostra immagine somiglia a noi 
(Millenni) 
 
l disco si conclude con una dedica a Pasolini ("Per come va il nostro mondo tutti quelli che denunciano ed evidenziano il degrado umano contribuiscono, malgrado loro, ad aumentarlo. E questo 'malgrado' è tutto ciò che resta alla nostra buona coscienza") e una a Tancredi, cavallo di Ferretti il cui amorevole ritratto è, forse, uno dei più belli e tragici insieme della condizione umana. 
 
 
 
 
 
 
 
...IN MEZZO... 
 
Tra i due album, due altri eventi discografici di rilievo. Innanzitutto una performance per il programma "Acoustica" di Videomusic, che diventa album e VHS nel 1995 col titolo di "In Quiete". Spiccano una versione di 'Memorie di una testa tagliata', con una coda di pianoforte da brivido, l'inedito 'Inquieto', dove Ginevra dà una prima prova delle sue immense capacità (l'equivalente de 'L'ora delle tentazioni' su 'Linea Gotica'), la ripresa di alcuni classici dei CCCP ('Io sto bene', 'And the radio plays') e la cover di 'Aria di Rivoluzione' di Battiato. 
 
La seconda iniziativa è più complessa, e vi  vede impegnati non solo i CSI, ma anche altri gruppi vecchi e nuovi del panorama rock italiano. "Materiale resistente" è non solo un disco formato da cover di brani 'storici' della resistenza al nazifascismo, ma anche un libro-documentario e un film girato da Davide Ferrario e Guido Chiesa per festeggiare i 25 anni della resistenza, il tutto patrocinato dal Comune di Correggio (apro una parentesi: non sarà stato anche questa assenza di timore nello 'sporcarsi' con le istituzioni a far declinare i CSI presso gli alternativi e molti critici?) 
Ci avevano dato alcuni di quei libri illeggibili sulla Resistenza che di solito fanno le amministrazioni comunali: la dimostrazione lampante di come la Resistenza non vada celebrata. Bisognava togliere la Resistenza di mano ai partigiani, alle istituzioni, ai partiti... Basta dire come è nata la canzone che ci hanno messo dentro i CSI... A marzo siamo andati una sera in studio senza sapere bene che fare, anche se in realtà avevamo una mezza idea di realizzare una cover di Bella Ciao, subito superata da quella di fare un collage di testi di canzoni della Resistenza con una musica inventata lì per lì." (Massimo Zamboni) 
 
Il tour di Linea Gotica attraversa tutta l'Italia. I CSI sono LA realtà di culto dell'Italia degli anni '90, tanto che si comincia a parlare di 'Nuovo rock italiano'. Categorie merceologiche a parte, è vero che in quegli anni la scena nazionale è ricca come non mai: da Torino gli Africa Unite propagandano da una decina d'anni il verbo reggae, a Napoli gli Almamegretta fondono elettronica e dub in maniera mirabile, a Milano Afterhours e La Crus declinano verbi poetici antitetici ma efficacissimi, mentre i Massimo Volume di Emidio Clementi coniugano rock e poesia come pochi altri. La compagine fiorentina dei CSI è al centro di questa scena, soprattutto per merito di Sonica, etichetta semi-indipendente (la distribuzione è affidata alla Polygram) che produce a spron battuto ogni tipo di musica: dal punk dei Santo Niente a cantautori come Marco Parente e Andrea Chimenti, fino alla collaborazione con l'artista Andrea Chiesi, che offrirà alcune delle proprie opere per delle copertine bellissime (se ne parla altrove, su queste stesse pagine). 
 
 
 
 
 
 
UNA QUESTIONE PRIVATA 
 
 
 
 
"Se dio esistesse, dovrebbe avere lo stesso sguardo sul mondo che ha Fenoglio". L'ho pensato la prima volta che ho letto "I centoventitré giorni della città di Alba" e "Una questione privata". Fatto sta che è per celebrare Fenoglio che, il 5 ottobre del 1996, nella Chiesa di San Domenico ad Alba, i CSI tengono un concerto in memoria dell'autore de "Il Partigiano Johnny". Nel 1998 verrà pubblicato in edizione limitata come CD, intitolato "La terra, la guerra, una questione privata". Impossibile rendere la magia che scaturisce da questa serata, inutile parlare delle impressioni suscitate da una 'Cupe Vampe' all'inizio scarnificata per poi esplodere in quello che sembra un vero e proprio bombardamento, o di una 'Annarella' mai così accorata. Se vi capita di trovare da qualche parte una copia di questo disco, fatela vostra senza esitare: non ve ne pentirete. 
 
 
"Le arcate gotiche, soddisfatte accolgono, amplificano e colorano le voci, i suoni, assegnando loro uno spazio sacro, spazio architettonico e mentale. L'emozione è materiale, palpabile, spesso consolante, per qualcuno dolorosa. Allarga i sorrisi, trema i cuori, riempie di lacrime gli occhi. E' intima, squisitamente individuale e insieme collettiva. Fa bene essere tanti e stretti, scalda. Gli applausi esplodono fragorosi, una necessità fisica subito controllata e sopita, incontenibile e timorosa, consapevole, d'istinto, di essere parte di qualcosa di sacro" (dalle note introduttive dell'album)
 
 
CIO' CHE DEVE ACCADERE ACCADE 
 
...Ed eccoci giunti alla fine, o quasi. In realtà, questa è forse la parte più difficile. Come spiegare il passaggio dalla Jugoslavia alla Mongolia? (E soprattutto, perchè spiegarlo?). E' un dato di fatto. Forse, è meglio lasciarsi affascinare da come Ferretti descrive la genesi del disco che uscirà nel settembre del 1997, Tabula Rasa Elettrificata, frutto, appunto del viaggio di Giovanni e Massimo in Mongolia. Ecco cosa lo stesso Ferretti dice a proposito del disco e delle intenzioni che lo hanno generato 
 
 
 
 
 
 
 
"Tabula Rasa Elettrificata è un disco dedicato alla Mongolia. Non è un disco esotico, ancor meno etnologico o popolaresco. Forse è l'unico disco rock nella storia dei CCCP/CSI. Della Mongolia c'è quello che già faceva parte di noi, ciò che è stato riconosciuto come nostra componente fondante. Molte conferme, una sicurezza lieve ma inappellabile nel lasciare perdere ciò che non ci riguarda. Tabula Rasa Elettrificata è il disco della nostra età di mezzo, un colpo d'occhio puro, un battito di cuore emozionato, non rovinato dalla vita, piuttosto aiutato a crescere, a cogliere la complessità del reale e la linearità del proprio percorso. L'uomo è molto meno di ciò che si pretende o molto di più di ciò che si è disposti ad accettare. Si possono accettare le sconfitte più brucianti, ma si deve scegliere il bene e non c'è altro modo di praticarlo nella quotidianità, nella banalità anche. "Buona Giornata". Credo, tra l'altro, che T.R.E. sia un gran disco d'amore, parola la più abusata e squalificata e insieme l'unica nuova, sferzante, continuamente reinventata. Come sia potuto accadere è difficile a dirsi, ma questa è la lettura più intrigante, più vera?"E non è facile. Mai"  
(Giovanni Ferretti)
Dei CSI primi in classifica, del tour con Jovanotti, delle polemiche ho già accennato in precedenza. Non mi ripeto, fatto sta che qualcosa si incrina non solo fuori, ma anche dentro il gruppo. 
I problemi con i C.S.I. venivano da molto lontano, ma il tour di T.R.E. è stato tremendo. Un mucchio di gente, 'tutti esauriti', pubblico sempre in delirio che non criticava mai. Se dalla vita vuoi fama e soldi, quella è la tua strada, quella canonica... ma non è la mia. Quando nessuno si incazza, io mi preoccupo. Il concerto davanti ad una folla osannante mi fa schifo. Io ho bisogno della critica, dello scontro. Se non disturbo, se non colpisco, mi sento malissimo, fuori dal mio mondo. Se faccio un concerto davanti a trenta persone che mi offendono, mi ringalluzzisco. Odio essere un cantante rock'n'roll, mi vergogno. Faccio musica da vent'anni e credo di conoscere bene il mondo musicale. Non sono un musicista, non mi piacciono i musicisti, non mi piace la musica. Vivo ai margini di questo mondo. Sono come quei cagnolini tenuti al guinzaglio. Il guinzaglio si allunga, si allunga ancora, ma alla fine qualcuno preme un pulsante e il guinzaglio si ferma. Ecco, io sono uno che non vuole avere guinzagli, che è portato a cercare nuove esperienze" (Giovanni Ferretti) 
 
Quel tour fu davvero duro, e non solo quello. Ti faccio un esempio: il tour con Jovanotti. Per carità, Lorenzo è una persona adorabile, ma io in quel momento volevo fare altro. Perchè dovevo suonare con lui? Che senso aveva? L'ho fatto solo per non dispiacere i CSI. Tre mesi buttati via ... in quel mese sono andato tre volte in ospedale per 'sovraccarico di lavoro'. Quelle cose lì non voglio più rifarle...." (Massimo Zamboni)
 
L'ultimo atto si consuma proprio lì dove il cuore del gruppo si era raggrumato per ben due dischi, quella Jugoslavia martoriata così ben descritta dalla scrittrice Biljana Srbljanovic (leggete il suo "Diario da Belgrado", e, se vi capita, andate a vedere a teatro la "Trilogia di Belgrado"...). I C.S.I. si recano a Mostar con l'idea di tenere due concerti (uno per ogni parte in cui la città è stata divisa dopo il crollo dello StariMost, il ponte di Mostar, nel lontano 1993).
 
L'esplosione dello Stari Most, 1993
 
 
 
 
CSI a Mostar
La guerra del Kosovo è cominciata anni fa. E' cominciata pulita, accettabile, in Slovenia, provincia inferiore dello stato di Germania. E' divampata in Croazia, protettorato della diplomazia vaticana, e ha massacrato e smembrato la Bosnia, terra di nessuno quindi proclamata, poi a forza costretta, musulmana. Povera Jugoslavia. Poveri Slavi del Sud. Miserevole Europa, miserevoli europei. Educati civili, sterili e igienici, destinati all'ingrasso, alle diete, alla produzione, al consuma  e crepa ma di nascosto, nella rassicurante pace totale. Non mi spaventa più la guerra, è vicina. Mi spaventa chi ha consegnato la Bosnia al massacro imponendo l'embargo delle armi a una popolazione aggredita. Vietato difendersi, a maggior gloria del pacifismo. Mi spaventano questi democratici moderni, tanto civili e perbene con la loro futile insensatezza. I serbi sono pessimi come tutte le parti in causa nella ex Jugoslavia. I croati, se possibile, sono peggio. I bosniaci, nel ruolo imposto-accettato di vittime sacrificali, addirittura insopportabili. Pessime quando non criminali le dirigenze politiche, sociali, religiose. [...] 
 
Questa è parte di una lettera, intitolata "Perchè sto con i Serbi" che Ferretti pubblica su "Il Manifesto" del 9 aprile 1999, suscitando polemiche sia con la direzione del quotidiano, sia con l'Associazione Italia-Balcani.
 
A Mostar i CSI si recano con una troupe guidata da Davide Ferrario per un reportage. A sentire le parole dei diretti interessati, tutto va male: pioggia incessante,ostacoli burocratici, e Ferretti e compagni che, infine, di fronte ad uno stadio semivuoto si ritrovano a cantare versi troppo pesanti: 
Ecco la terra in permanente rivoluzione 
Ridotta a imbelle sterile igienica 
Unità di Produzione 
Tecnica d'acciaio 
Scienza armata 
Cemento 
Tabula Rasa Mercificata 
(da "Unità di Produzione")
 
 
 
Un altro scatto dei CSI a Mostar
 
I CSI sono morti nel nostro cuore e nella nostra testa dopo i concerti in Bosnia del giugno 1998, per poi morire realmente nel tour estivo tenuto senza Massimo Zamboni nell'estate del 2000" (Giovanni Ferretti) 
Dopo il 'divorzio' da Zamboni (recentemente comparso alla chitarra in un disco dei Radiodervish, oltre che autore di "Emilia Parabolica - Qua una volta era tutto mare" per i tipi di Fandangolibri), i CSI si sciolgono. Nella primavera dello scorso anno si ritrovano, senza Massimo, per registrare un disco. Nuovo cambio di sigla: PGR (Per Grazia Ricevuta). Fine della storia.
Discografia 
Maciste contro tutti (Virgin 1993, live; con Ustmamò e Dischiplinatha) 
Ko de mondo (Blackout/PolyGram 1994) 
In quiete (Blackout/PolyGram 1994) 
Materiale Resistente (CPI/PolyGram 1995; contiene Guardali negli occhi
Linea Gotica (Blackout/PolyGram 1996) 
Tutti giù per terra (CPI/PolyGram 1997, colonna sonora) 
Tabula Rasa Elettrificata (Blackout/PolyGram 1997) 
La terra, la guerra, una questione privata (Blackout/PolyGram 1998, live) 
Noi non ci saremo Vol.1 (Blackout/Universal, 2001, antologia di inediti e rarità) 
Noi non ci saremo Vol.2 (Blackout/Universal 2001, antologia di inediti e rarità) 
 
 
 
Dedico questo articolo alle persone che hanno condiviso con me questa parte della mia storia e che non ci sono più da tempo, lasciando comunque tracce indelebili nella mia vita, che "è tutto quello che io ho e non è ancora finita" (Annarella)