JOE STRUMMER 
(are you ready for the clash?) 
 
 
 
 
 
N.B. Il presente articolo compare sul numero del gennaio 2003 di "Tribù Astratte - mensile di interferenze culturali" (visitate il sito internet www.tribuastratte.it). L'articolo è stato redatto da Daniela Amenta. Si tratta quindi di un doppio omaggio: ad uno degli ultimi eroi che, con Gaber, ci lascia "in mezzo a troppi uomini con scarsità di dèi, o ad un eccesso di Dio con scarsità di uomini" (CCCP), e ad una giornalista 'esperta di culture urbane', che leggiamo con piacere dai tempi (ormai lontani) in cui scriveva su "Il Mucchio Selvaggio"
 
Stroncato da un arresto cardiaco il 23 dicembre scorso a soli 50 anni, se ne è andato così "lo strimpellatore", un'icona del rock che ha infiammato intere generazioni e rinnovato la scena musicale inglese degli anni '70. Rimangono album celebri come "London Calling" e "Sandinista!". Fedele al suo impegno sociale, l'ultimo concerto è stato per i pompieri di Londra in lotta
 
 
 
 
 
 
Dice: morto lui, morto il punk, anzi il punx. Lui era lo strimpellatore. Joe Strummer. Esalato l'ultimo respiro sulla sedia di una cucina del Somerset, Inghilterra di giardini, per un arresto cardiaco. Dice: il punx è finito così, dopo una corsa coi cani, mentre (magari) la moglie Luce preparava un dolcetto e le tre figlie crescevano. Un pomeriggio del solstizio d'inverno, data 23 dicembre, a poche ore dal Natale. E insomma ci sta pure questo, che il tuo (anti)eroe tiri le cuoia nel Somerset delle villette, che si fa fatica ad immaginarlo il Joeribelle morire così, in cucina poi. Riflessioni punx. Mi si permetta in questo profluvio di clashqui, clashlà, ioliconoscevobene, ioliamavotanto. E nessun commentino su Joe in the kitchen come il bambinello nella stalla. Quello nasce, quell'altro arrivederci e grazie. Tutto normale. Peccato che ci siano di mezzo vent'anni della storia nostra, bella intera, di spigoli, di sputi, di droghe e draghi, spariti di colpo, nel Somerset, che deve essere una specie di Casalpalocco per Roma. 
 
Quindi bye bye nello scenario della Salvarani in british style. Questione di estetica. Anche. L'ultimo paradosso di Joemio. A ognuno il suo, d'altra parte. Anni '50 Elvis, '60 niente (niente), '70 Joe. Joe, qualcosa, Mellor, nato ad Ankara. Lui era Clash. Lo scontro, la sbandata, il botto, l'esplosione in testa. Joe, simbolo del pelvico bacino due decadi dopo il Presley yankee, estrogeni e testosterone a palla dopo gli ochialetti asessuati di Lennon e la fugace e acida apparizione di Jim Morrison. Che qui parliamo di icone, di star totalizzanti, di fette cospicue di immaginario, di gente che ti incollavi il poster in cameretta e ci parlavi, condividevi, ti vestivi uguale, parte di te. Icone, appunto, e ogni generazione ha avuto la propria, massificata, certo, ma unica e singolare nella testa di ognuno. Quindi, per il ma-ma-ma-my-generation sopra tutti c'era sempre lui, Joe lo strimpellatore, detto anche Woody, come quando suonava l'ukulele nella metro, nelle case occupate. Metà busker, metà rocker, metà squatter. Magnifico ibrido. Cuore meticcio e testa a mille. 
 
 
E così arrivò il redattore sbilenco del rock'n'roll, che in realtà è solo folk amplificato, vive in strada, attraversa le radici popolari, i sogni comuni e li trasfigura. Si faceva chiamare Joe Strummer il nostro folkman preferito, il nostro Woodie Guthrie del '77 e aveva camicine incollate sulla pelle, stelle rosse da sceriffo brigatista, cravatte da cowboy e stivali sbeccati. Dice, dicono: fu il profeta dei punx. Cazzate.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
C'è così tanta musica nei Clash che tutto il resto pare silenzio.C'era il reggae selvaggio di Notting Hill, c'erano il fischio dei lacrimogeni, l'urlo delle molotov, l'honky tonky sgangherato dei bar all'alba, il gracchiare di mille juke boxe che ancora macinavano 45 giri. C'era il funk negrissimo e c'era il dub di Giamaica, tempi raddoppiati, ok che diventava okkey, facciate zeppe zeppe, bianchi vestiti da brothers, rock'a'billy e roots, canzonette e inni, Sam Peckinpah e tutto il far West, con facce pallide e indiani a far comunella per disintegrare il Grand Canyon: un unico, mastodontico botto. C'era la consapevolezza che la musica potesse essere rivolta e che, anzi, cadenzasse quei giorni di piombo e morte, giorni fantastici e paurosi, indimenticabili. Joenostro usciva dai dischi, scendeva in piazza con noi, occupava le università, strillava "siete pronti per lo scontro?"
 
E quella chitarra, quella chitarra di Joenostro, uguale a quella di Woody, che ammazzava i fascisti, che cantava di Garageland e di Tommy Gun, di Londra che bruciava, Londra che chiamava e poi spariva nel Somerset. Diceva lui: "London Calling oggi avrebbe un altro titolo, magari London shopping. E nel libro nero dei nemici metto Tony Blair. La sua politica del sorriso, il nuovo tipo di strategia, ne fanno un buon propagandista. Ma i fatti dicono altro. Il suo governo è simile a quello della Tatcher, solo più aggiornato".
 
 
ondra comprava, quindi. Laddove ieri chiamava. Chiamava a Bologna, concerto iniziato con due ore di ritardo per colpa di un batterista (Topper Headon un signor batterista, uhhh che tempi, fin troppi) arrivato in ritardo e poi la sacra estasi e la celebrazione del culto. Chiamava a Firenze e Joe nella luce bianca come il Cristo di Pasolini, fosforescente, lavato, bagnato, benedetto, maledetto da una selva di sputi, una doccia collettiva di scatarri. Niente, neanche un fiato, immobile, scolpito nei calzoni di pelle aderentissimi, spalle dritte da vero gladiatore e occhi sgranati da martire sul Golgota. 
 
"Sta arrivando l'era glaciale, il sole implode 
Fusione in vista, il grano cresce rachitico 
Le macchine cessano di funzionare ma io non ho paura 
Ché Londra sta annegando e io vivo vicino al fiume" 
(London's Calling") 
 
 
Silenzio, sotto il fascio di luce. Lui che raccoglie gli sputi, tira fuori il pettinino dalla tasca posteriore del culo e si alliscia i capelli. Allora? Che gli vuoi dire a uno così? Zero. Solo morire e risorgere e riatterrare a bordo del Dc10 che volava verso la Spagna e il Nicaragua. 
 
 
 
 
 
Londra chiamava e Roma rispondeva. Roma bruciava. E bruciava Milano. Un'unica città, una sola voce, quella di Joenostro, bello e selvaggio come un James Dean fatto di canne. Pensavamo non finisse mai. E poi finì che il Woody si tolse di mezzo. O quasi. Qualche colonna sonora, i Mescaleros, ma la testa ancora veloce nonostante i chili in più nella cucina del Somerset. "Mi piace il popolo di Seattle. E' molto vicino al movimento punk. Stessa cultura, stesse idee. E' importante protestare. C'è qualcuno che agisce, perchè tra qualche anno ci sarà una sola, grande, organizzazione. Lavoreremo tutti per lei, compreremo tutto da lei. Io sto lottando contro questo progetto. Stanno uccidendo l'individualità delle persone. Pensano di poterci trattare come burattini che comprano tutto nelle grandi catene. E' ora di dire basta, fermatevi: bisogna provare a cambiare. Odio la cultura di Mc Donald's".
 
 
Dice che l'ultimo disco di Joe-Woody si intitola "Global a go-go", dice che consiglia ai politici di farsi di acido prima di parlare del G8. Dice, dicono. La verità è che tutto si fermò nell'82, poco prima che uscisse "Combat Rock", l'album da record, che avrebbe dovuto contenere l'unica canzone che ci riguardasse, l'epitaffio, il coro per ma-ma-ma-mygeneration. "Straight to hell". Era il necrologio dei Clash e di noi tutti insieme senza più poster in cameretta, sopravvissuti agli incendi e alle cucine, agli assalti e alla roba. 
Dritti all'inferno, cresciuti, fagocitati, ci stiamo facendo vecchi e siamo ancora qui, a fare gli esercizi di memoria con "Armagideon Time" e "Death or Glory", mentre taccioni per sempre i cannoni di Brixton, tace la Fender nera di Joenostro. Che a marzo del 2003 sarebbe entrato nella Hall of Fame, consegnato alla storia ordunque, e derubato alla nostra. Così Joe, il Woody del '77, ha scelto di cantarsi da solo "Straight to hell", tra sè e sè, come meritano le icone fiammeggianti che attraversano i paradossi e ne rimangono immuni.
 
 
 
 
 
 
The ultimate show il nostro Strummy l'ha dedicato ai pompieri di Londra in lotta. Quelli che spengono i fuochi di noia della Londra che brucia. Poi ha portato i cani a spasso, si è seduto e ha urlato forte: "Siete pronti per lo scontro?" come ai tempi di Career Opportunities, come quando cantava: "Spero di andare in paradiso nel 1977 perché ho preso il sussidio troppo a lungo". Credevo fossi Peter Pan, Joe. Come dicevi in Rebel Waltz? Eravamo un esercito di ribelli e danzavamo in aria. 
 
E c'hai fottuto pure stavolta Joenostro, dritto all'inferno, ma dalla seggiola della cucina del Somerset. Divino e improbabile. Siamo pronti per lo scontro, strimpellatore. Dacci i tempi, vedrai che fiamme.
 
 Se sai suonare il violino 
Che ne dici di un giro di giga britannica 
Usando l'inglese puro nelle citazioni? 
Mentre le città capolinea sentono la 
ruggine sulle fabbriche d'acciaio 
L'acqua si è gelata 
Nella generazione 
Chiara come ghiaccio invernale 
Questo è il vostro Paradiso 
 
Non c'è bisogno di voi 
Andatevene dritti all'inferno, ragazzi 
 
Volete unirvi al coro 
Del blues amerasiatico? 
Quando è Natale nella città di Ho Chi Minh 
I piccini dicono papà papà papà-san 
Portami a casa 
Guarda ho la foto foto fotografia di 
te e mamma-mamma-mamma-san 
Di te e mamma-mamma-mamma-san 
Lasciami parlare del tuo sangue, bambino di bambù 
Non è Coca Cola ma riso 
 
Dritto all'inferno 
 
Oh papà-san 
Ti prego portami a casa 
Oh papà-san 
Tutti vogliono andare a casa 
Così dice mamma-san 
 
Volete suonare un banjo fuori di testa 
Sotto l'influenza del ragtime americano? 
A Parkland International 
Heh! Drogonia USA 
Dove la procaina mette alla prova il groove più puro del rocker 
E veleno per topi, dice la molotov in volo 
 
Pssst.... 
Ehi chico, abbiamo un messaggio per te... 
Vamos vamos muchacho 
Da Alphabet City ogni strada dalla A alla Z, 
testa, vuota 
 
Andatevene dritti all'inferno 
 
Riuscite a sputarlo fuori? 
Alto e forte 
Gli immigrati 
Vogliono cantare tutta la notte 
Potrebbe essere ovunque 
Più probabilmente qualunque frontiera 
Qualsiasi emisfero 
La terra di nessuno 
 
E non c'è rifugio qui 
Re Salomone non ha mai vissuto da queste parti 
Andatevene dritti all'inferno, ragazzi 
 
(STRAIGHT TO HELL)