MARLENE KUNTZ 
....nuotando nell'aria 
 
 
Sono sulla breccia da quasi dieci anni, e sono tutt'ora una delle realtà più acclamate del panorama italiano, sebbene i loro due ultimi lavori siano stati molto criticati dagli appassionati della prima ora. 
 
I Marlene Kuntz nascono a Cuneo, nel 1989, dalle ceneri dei Jack on Fire, gruppo in cui militava il cantante e chitarrista Cristiano Godano. Completano la formazione Riccardo Tesio (chitarra), Luca Bergia (batteria), Franco Ballatore (basso), e, nei primi demo, un altro ex-Jack on Fire, Alessandro Astegiano alla voce.  
 
Dopo un paio di demo (il primo contenente, tra le altre cose, le prime versioni di Trasudamerica e 1° 2° 3°, il secondo con Merry X-Mas, Gioia che mi do - brani che finiranno sul primo album ufficiale - e Donna L, poi ripresa nel mini Come di Sdegno),e la partecipazione a una raccolta contro la guerra organizzata da un'etichetta indipendente di Follonica, arrivano il terzo demo (ne fanno parte M.K, La Divina - la futura Cenere - e Ape regina) e un'altra partecipazione, stavolta a una compilation 'di prestigio' ("Rock Targato Italia", allegata alla rivista "Tutto").
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
A questo punto, la formazione è stata rimaneggiata: Ballatore viene sostituito da Gianluca Viano, e Cristiano prende in mano, oltre che la sua chitarra, anche il microfono. E' questa la formazione che darà alle stampe, nel 1994, il primo album, Catartica, prodotto da Marco Lega e Gianni Maroccolo di Sonica (di cui avete già letto in altre pagine di questo sito...).  
 
Il disco contiene versioni riarrangiate dei brani dai vecchi demo e brani scritti appositamente per l'album, esordio lungo (14 brani) che suscita l'entusiasmo di tutta la stampa musicale italiana. In effetti, Catartica non ha nulla di acerbo per essere un disco d'esordio, e risulta sicuramente atipico nel nostro panorama. I Marlene degli esordi hanno uno stile particolarissimo; i brani, in cui la componente melodica è spesso in primo piano, lascia spazio a incursioni chitarristiche rumorose (il riferimento palese e dichiarato è non solo ai Butthole Surfers, ma anche, soprattutto, ai Sonic Youth, che proprio in quegi anni pubblicano Dirty, il loro album di maggior successo commerciale, prodotto da Butch Vig e Andy Wallace - gli stessi di Nevermind dei Nirvana -, contribuendo a smussare le asperità 'psych-edeliche' dei primi dischi della band newyorchese); lo stile di Cristiano e Riccardo è qualcosa di inedito nel rock italiano (tanto che persino il mensile 'Chitarre' se ne occupa, con un'intervista a ciascuno dei due componenti del gruppo...).  
 
Colpiscono anche i testi di Godano, in equilibrio tra introspezione, malinconia e scatti di furore e sdegno. E così, accanto a brani fragorosi come Sonica, Festa Mesta e a brani rock più diretti (MK, Fuoco su di te, Canzone di domani), compaiono ballate malinconiche o brani tessuti di melodie sospese e eteree (Nuotando nell'aria, Gioia (Che mi do), Trasudamerica....). Il lungo tour si conclude con la partecipazione alla compialtion Materiale Resistente per I dischi del Mulo di Ferretti e Zamboni con il brano Hanno crocefisso Giovanni (forse il brano più vicino all'estetica di certi Sonic Youth su Daydream Nation). 
 
La seconda prova dei Marlene, Il Vile, esce nel 1996, e vede Dan Solo al basso e, al solito, Marco Lega alla produzione. Questa sarà la formazione che ritroveremo fino ai giorni nostri; solo per gli ultimi due album cambia la produzione (affidata a produttori più 'à la page'... ne parleremo più avanti, comunque). 
 
E il secondo album cambia radicalmente d'atmosfera rispetto al disco precedente. Pur non mutando sostanzialmente poetica e umori, tra i solchi de Il Vile si respira un'atmosfera diversa, a tratti morbosa e malsana. Il tema dell'album (che comunque non è un concept, ma un disco costruito da 11 brani conclusi in sè) è, appunto, la 'viltà' ("intesa non come mancanza di coraggio ma come sentimento sottile nei confronti della vita", spiega Godano. 
 
E se alcuni brani toccano temi quali sesso e droga, ma in una funzione metaforica che sfonda la parete della banalità con cui spesso vengono trattati, e non solo in musica (3 di 3, Cenere, Overflash), è la 'viltà' a fare da tessuto connettivo dei testi di brani come Retrattile, sul conformismo, o Come stavamo ieri e L'esangue Deborah, incentrati sui rapporti umani e sull'incapacità di cambiare i propri atteggiamenti o sull'ambiguità di un certo partecipare al dolore altrui ('gocciola di viltà il mio rancore'); Ape Regina invece apre alle nostre orecchie il baratro di una cupa e morbosa disperazione per un'assenza ('eri malata? o Ape Regina, divina, adorata, / perdono io ti chiederei / ma non ci sei più / e in questa stanza si urla / un tonfo scuce la pelle / glaciale un livido sale dal basso / scompaio / non ci son più / non ci sei più'). L'ultimo brano, quello che intitola il disco, esplicita il senso dell' 'atteggiamento sottile' di cui parla Godano: Capire cosa non va / c'è da lasciare al fuoco le maschere / la seta non puoi / altro che amare baciare lambire sfiorare
 
ILa musica che contrappunta le parole è fatta di chitarre sfatte, quasi esangui, echi e feedback che si dissolvono. Si tratta senz'altro del sound più morboso creato dai Marlene, ma pur in tutta la sua cupezza rumoristica (soprattutto nei brani più lunghi, come quell'Ape Regina con le sue parti strumentali che dal vivo si amplieranno fino a diventare uno dei momenti topici dei concerti dei Marlene), le aperture melodiche si fanno più ampie in due brani (L'esangue Deborah e Come stavamo ieri) che sono le avvisaglie di quanto succederà poi, nel terzo disco in studio della band cuneese.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Un tour trionfale, quello di supporto a 'Il Vile', che trasforma i Marlene Kuntz da 'promessa' a 'certezza' del rock nazionale. 
Potendo contare su uno zoccolo duro di fans che li segue ormai fedelmente, i Marlene pubblicano quella che da molti è considerata la loro opera più ambiziosa. 
 
Ma prima di partorire la terza opera (quella 'decisiva', da che critica è critica....), ecco nel 1998 il mini LP "Come di Sdegno". In esso viene ripreso un vecchio brano, "Donna L", eseguito dal vivo, vengono remixate da Mauro Teho Teardo (già negli Here con Jim Filter Coleman dei Meat Puppets) e da Paolo Favati Come Stavamo Ieri (con accompagnamento d'archi sintetici e beat elettronici) e Questo e altro, che comparirà in una versione 'rock' nel disco successivo.  
 
Aprono e chiudono il mini album rispettivamente Aurora e la lunga improvvisazione in studio La vampa delle impressioni (quasi 30 minuti), preludio a quelle 'spore' che ritroveremo, nel successivo album, ad occupare addirittura un secondo disco.
Ho ucciso paranoia è da molti considerato, alla sua uscita, il disco più maturo del gruppo. Esce nel 1999 sia come singolo album che come doppio. In questa veste, viene aggiunto un secondo disco  contenente una selezione di improvvisazioni strumentali denominate, come dicevamo, 'spore'. 
 
Preceduto dal singolo L'odio migliore (accompagnato da un videoclip molto arty, in cui si vede Cristiano intento a spiegare concitatamente qualcosa alla propria immagine nello specchio, che lo fissa impassibile....), il disco è la figliazione diretta dei brani più melodici de 'Il vile'. Mentre i Marlene danno sfogo a sentimenti di rabbia e 'sdegno' in brani come Le putte, Questo e altro, Il naufragio, In delirio, spetta alle melodie quietamente torbide di L'abitudine, Una canzone arresa, Ineluttabile aprire il varco al primo raggio di sole, che qui prende il nome di Infinità.  
 
Ho ucciso paranoia è comunque il primo disco a dividere i sentimenti dei fan dei Marlene; si inizia a parlare di un eccesso di autoindulgenza, soprattutto per l'inserimento del secondo disco di brani strumentali, e la scrittura di Cristiano inizia a soffrire, forse, di una certa schizofrenia di fondo (probabilmente studiata, ma che crea un attrito comunque forte) tra testi molto elaborati e ricercati ed altri in cui la crudezza del linguaggio (adatta comunque ai temi e ai personaggi descritti o narranti ne Il lamento dello sbronzo, Le putte o In delirio) lascia comunque intravvedere quella sterzata (che forse definiamo un po' forzatamente) 'giovanilistica' (non ci avventureremmo a definirla 'ruffiana'....) che dal successivo album in studio inizierà ad affliggere la penna di Cristiano, e che, assieme a un suono più 'canonico' e 'normalizzato', porterà molti fan della prima ora a rimpiangere i 'vecchi' Marlene.
 
 
 
 
 
 
 
Giunge comunque anche per i nostri l'ora delle celebrazioni; ecco dunque che il tour del '99 viene immortalato nell'immancabile disco dal vivo, una sorta di 'gratest hits' che documenta 16 performances dal vivo tratte da alcuni concerti tenuti nei mesi da giugno ad agosto '99, con alcune delle 'spore' dell'album precedente inserite tra i brani, democraticamente scelti tra i tre dischi precedenti in modo da non sbilanciarsi eccessivamente in favore dell'uno o dell'altro, come testimonia del resto anche il titolo del disco: H.U.P. - Live in Catharsis, che contiene le iniziali del titolo del terzo disco, un acrostico del secondo e una 'traduzione' del primo....
 
Per molti, Che cosa vedi è semplicemente 'il disco del duetto con Skin'. La canzone che scrivo per te, in effetti, con la partecipazione della cantante degli ormai sciolti Skunk Anansie, è la classica collaborazione 'di grido'. Del resto, Sonica è agli sgoccioli (acquisita dalla Virgin, con cui i Marlene hanno firmato prima di questo album), e dunque ci ritroviamo tra le mani un disco senz'altro più 'abbordabile' dei precedenti,  dagli angoli molto smussati; la produzione dei singoli brani viene affidata ora a Gianni Maroccolo, ora a Bruce Morrison, ora a Gareth Jones; un team che, assieme all'uso di strumenti non consueti per la formazione come mellotron, organo, synth, dovrebbe contribuire a una maggiore varietà timbrica e stilistica. 
Quello che esce è un suono potente e pulito, più diretto ed equamente diviso tra brani rock e pezzi 'd'atmosfera'. I primi rispondono al nome di Cara è la fine, Canzone di oggi, Chi mi credo d'essere, Quasi 2001, gli altri a Serrande alzate (quasi il seguito di Infinità), L'abbraccio (con una struttura simile a quella di Come stavamo ieri, con una prima parte lenta e una coda rumorista), la già citata La canzone che scrivo per te, le alternanze di Due sogni e Malinconica.  
Le (relative) novità sono l'ironica Primo Maggio e E poi il buio, brano sussurrato su di un arpeggio che si fa più compatto e vibrante nel finale (Ora il sole / disegna / un commiato straziante / di squarci roventi / fra nuvole ostili / veloci / nel giungere a frotte / sui miei capogiri / Nell'ombra / del monte / mi pento /di averti /lasciata / tornare. / E poi il buio, /neanche un graffio di luna nel cielo).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L'ultimo capitolo, uscito qualche mese fa, si intitola Senza Peso, e viene prodotto a Berlino da Rob Ellis (già alla console per PJ Harvey e altre stelle del firmamento di certo 'rock d'autore'), impegnato anche al vibrafono, e con la partecipazione del violino di Warren Ellis degli australiani Dirty Three (oltre che in pianta stabile anche nell'ultima formazione dei Bad Seeds di Nick Cave). Ciò che ne esce è un disco forse 'debole', con un Warren Ellis che 'osa' ben poco e una produzione forse troppo pulita. I Marlene scrivono ora 'solo canzoni' (con l'eccezione dell'ultimo brano, una nuova 'spora' di quasi 17 minuti....). I testi di Godano pagano lo scotto di  alcune decise cadute di tono (il singolo 'A fior di pelle', Ricordo, che tocca un tema sicuramente 'difficile', come quello del suicidio, con un approccio purtroppo banalizzante o Laura, altro brano dedicato alla sofferenza e all'incomunicabilità, con immagini  estetizzanti in maniera semplicistica...), mantengono forse un qualche fascino in certi episodi introspettivi (Schiele, lei, me; Notte). Pagano lo scotto di una 'normalizzazione' della scrittura dettato probabilmente dal desiderio di una comunicatività più estesa ma che rimane, comunque, irrisolta (stesso giudizio per l'intelaiatura musicale dei brani). 
 
Anche l'attuale tour sta suscitando pareri contrastanti. Non ostante questo, i Marlene sembrano aver deciso con convinzione e senza rimpianti per il passato quale strada imboccare. Se ne riparlerà, probabilmente, alla loro prossima mossa discografica.
 
 
 
 
 
 
Discografia 
 
Catartica (CPI/PolyGram, 1994) 
Materiale resistente (CPI/PolyGram 1995, contiene Hanno crocifisso Giovanni
Il Vile (CPI/PolyGram 1996) 
Come di sdegno (CPI-Sonica/PolyGram, 1998; mini-cd) 
Ho ucciso Paranoia + Spore (CPI-Sonica/PolyGram, 1999, doppio cd) 
Che cosa vedi (Sonica/Virgin 2001) 
Cometa (Sonica/Virgin 2001, mini-cd) 
Senza peso (Virgin/Emi, 2003)