Massimo Volume 
LUNGO I BORDI (1995) 
 
 
 
Quando la pista si svuota 
e si accendono le luci 
quando non rimane 
nessuno nemmeno la musica 
poi neanche la notte 
Allora non rimane nulla 
se non il tuo desiderio 
 
 
il mondo era tanto  
inconsistente da non 
offrirgli nessun 
appoggio. per lui 
soltanto i solidi 
conservavano una 
forma 
 
(Drieu La Rochelle, "Fuoco Fatuo") 
 
E' il 1995 quando i Massimo Volume, con già all'attivo un disco ("Stanze", pubblicato dalla Underground Rec. e oggi introvabile), iniziano ad essere corteggiati dalla stampa musicale. In quell'anno, infatti, pubblicano il loro disco di maggiore successo, "Lungo i bordi", e spesso circola il video del primo singolo dell'album, "Il primo dio".
 
La formazione è composta da Emidio Clementi (voce e basso), Egle Sommacal (chitarre), Vittoria Burattini (batteria), Gabriele Ceci (chitarra). Prodotto da Fausto Rossi, personaggio fondamentale per l'underground italiano, e distribuito dalla Mescal del compianto Valerio Soave, "Lungo i bordi" è un disco importante e insieme atipico per il nostro panorama musicale. 
 
 
 
Innanzitutto per i testi di Mimì, che presto inizierà anche una solida carriera di scrittore. Vere e proprie poesie che descrivono frammenti di vite che ormai hanno gia fatto il proprio tempo, e in cui ogni particolare assume una rilevanza fondamentale, quasi a riempire esistenze che già da tempo dovrebbero essere giunte al capolinea. E' una poetica anti-epica e anti-eroica, quella di Clementi, fatta di luoghi consunti dal tempo e di tempi da riempire, se non di attese, di ciò che sta sotto gli occhi, tutt'al più di emozioni.
 
Poi per la musica, secca e tagliente, che non si accontenta di accompagnare le parole, di sottolinearle, ma le incide, vi dà spessore e profondità. In tempi recenti qualche critico ha parlato dei MV come della prima band 'post-rock' italiana, forse anche perchè, ora che il gruppo si è sciolto, Mimì ed Egle hanno suonato alcune volte con i francesi Ulan Bator,che di quell'estetica sonora sono stati designati, tra mille altri, a rappresentanti.
C'abbiamo provato 
e abbiamo creduto di farcela 
e abbiamo camminato 
incontro a tramonti 
muti 
che si ha pudore di guardare 
e abbiamo dimenticato i 
nostri corpi 
inadeguati. 
Sperduti abbiamo riso. 
 
Le nuvole sono immobili 
e senza contorno. 
Sullo sfondo
Vivo in un posto 
dove tutto quello che accade 
sembra accadere per caso. 
Una strada attraversa il paese. 
Il paese è quella strada. 
Nessuno ha scelto di vivere qui. 
Ma c'è qualcosa che ci 
trattiene. 
Perché anche se non c'è amore 
a volte 
a volte c'è qualcos'altro. 
 
Mi risulta difficile, personalmente, inquadrare la musica di Mimì e soci in un contesto quale che sia. Per me, sono sempre stati un'esperienza 'a parte'. Non sono mai stati un gruppo di successo, per via forse di una dimensione musicale che negli anni '90 contrastava con la maggior parte delle esperienze musicali 'alternative', legate troppo spesso a cliché di forma (il punk, lo ska, il folk-rock...) o di contenuto (la militanza politica).
 
 
Il disco è composto da dodici brani, alcuni dei quali diverranno dei classici del repertorio del gruppo. Innanzitutto "Il Primo Dio", omaggio ai poeti Emmanuel Carnevali e Rimbaud, con basso e chitarre a intrecciarsi in un gioco di armonie minimali. Poi "Fuoco fatuo", introdotto da uno scroscio di percussioni cui segue un duro riff chitarristico; "Lungo i bordi", echi e fedback a sormontare poliritmie e contorsioni; "Meglio di uno specchio", con la batteria a incalzare le parole mentre le chitarre ricamano feedback tesi, sull'orlo dello schianto. 
 
 
 
 
 
La carriera del gruppo prosegue con altri due album, il più dilatato "Da qui" del 1997 e il più notturno e a tratti venato di suggestioni jazz "Club Privè" del 1999. Frattanto Mimì istituisce un valido sodalizio artistico con Manuel Agnelli, voce e leader degli Afterhours, altra band fondamentale del panorama musicale italiano di quegli anni. Con Manuel, Emidio darà vita ad un estemporaneo progetto tra reading e musica (gli "Agnelli Clementi"), e intraprenderà un viaggio in India da cui Manuel prenderà spunto per alcuni brani dell'ultimo disco della sua band (Bye bye Bombay e Varanasy Baby). 
 
L'anno scorso, uno scarno comunicato stampa annuncia lo scioglimento della band. Le ultime notizie in mio possesso, risalenti a circa sei mesi fa, parlavano di un progetto di Emidio Clementi, Dario Parisini (ex chitarrista dei Disciplinatha) e Amaury Cambuzat (chitarra e voce degli Ulan Bator). Frattanto, sembra che Egle Sommacal sia entrato in pianta stabile proprio come chitarrista della band transalpina.
 
 
 
"Ho ucciso molti uomini" mi hai detto 
"è proprio come se lo avessi fatto 
e non averlo fatto è stato proprio  
come averlo fatto 
Tu non sai di cosa sto parlando 
Ma è così che finirà 
un giorno 
improvvisamente".  
 
Tracklist 
1 - Il primo dio 
2 - Il tempo scorre lungo i bordi 
3 - inverno '85 
4 - frammento 1 
5 - la notte dell'11 ottobre 
6 - fuoco fatuo 
7 - per farcela 
8 - meglio di uno specchio 
9 - pizza express 
10 - da qui 
11 - nessun ricordo 
12 - Ravenna
Musicisti: 
Emidio Clementi - voce e basso 
Egle Sommacal - chitarra 
Vittoria Burattini - batteria 
Gabriele Ceci - chitarra 
Franco Cristaldi - basso a 6 corde nei brani 2, 6, 8, 11, 12 
Umberto Rossi - chitarra nel brano 11 
Manuel Giannini - chitarra solista nel brano 4, ricevitore a onde medie nel brano 11