Neil Young 
SLEEPS WITH ANGELS (1994) 
 
 
 
 
“Sono un bambino troppo lunatico ed erratico. Passione non ne ho più, perciò ricordate: è meglio bruciare subito che svanire lentamente. Pace, amore, empatia. Kurt Cobain”
 
Con questo biglietto, l’allora ventisettenne cantante si congeda da moglie e figlia, nonché dal resto del mondo, l’8 aprile del 1994. Le sue vicende sono tristemente note a tutti, quindi le tralasceremo, per evitare di essere prolissi. 
 
Quello che ci interessa, in questa sede, è il fatto che, nel suo biglietto, Cobain abbia citato una frase tratta da una delle più famose canzoni di Neil Young, Hey Hey, My My (“it’s better tu burn out than to fade away”). Ed è proprio l’autore di quel brano a dedicare un intero disco, Sleeps With Angels, per l’appunto, all’ex ‘padrino del grunge’.
 
 
 
Ma procediamo con ordine. Neil Young, cantante e chitarrista canadese, ha esordito nella seconda metà degli anni ’60 con i Buffalo Springfield, una delle formazioni ‘storiche’ del rock americano, alternando poi dischi e tour con il ‘supergruppo’ Crosby, Stills, Nash & Young a una solida carriera solista, iniziata nel ’68 e costellata di lavori intensi e sinceri, talora introversi e ‘difficili’ ma ricchi di perle imprescindibili (da Harvest alla ideale trilogia Time Fades Away/On The Beach/Tonight’s The Night, fino a Rust Never Sleeps, per limitarci agli anni ’70), spesso in compagnia dei fidi Crazy Horse; in poche parole, uno tra i più sensibili e affascinanti interpreti del mondo della canzone d’oltreoceano.
 
 
 
 
 
Sopra, la cover dell'ultimo album dei Nirvana, pubblicato nel 1993. Kurt Cobain abrebbe voluto intitolarlo "I Hate Myself And I Wanna Die", ma la Geffen decise di cambiare il titolo con un meno provocatorio "In Utero". Sotto, una foto della band  divenuta tristemente famosa, in quanto pubblicata poco prima del suicidio del cantante. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Sleeps with Angels, per dovere di cronaca, è considerato dalla critica statunitense, con Harvest Moon di due anni prima, l’apice creativo del Neil Young degli anni ’90, un disco complesso, così come complessa e travagliata ne è stata la genesi. 
 
Reduce dal successo del tour promozionale del già citato Harvest Moon, Young ha solo alcuni frammenti di canzoni e sta già pensando alla sua prossima ‘creatura’. Non ha in mente alcun progetto particolare, se non il fatto che si tratterà di un disco suonato con i Crazy Horse (Frank “Poncho” Sampedro, Billy Talbot e Ralph Molina per la cronaca), con i quali aveva rotto in malo modo per l’ennesima volta (il carattere del canadese è sempre stato segnato da una inquietudine, non solo creativa, molto marcata…) dopo aver inciso l’album Ragged Glory e prima della registrazione di Harvest Moon. 
 
Punto di partenza per il nuovo disco saranno proprio le ultime, tragiche vicende della vita di Kurt Cobain. Il nostro non è l’unico ad essere sconvolto da quella che forse è stata l’ultima icona generazionale del rock, così come è stato ‘classicamente’ (o meglio, ‘romanticamente’) inteso. Non solo i fans, ma molti musicisti sono rimasti colpiti da quella morte (che non esitiamo a definire, anche se con una vena di fastidio, ‘simbolica’: con Cobain, infatti, muore un modo di fare e sentire la musica, non ostante il perdurarne degli stereotipi nelle sale dell’industria discografica…): Michael Stipe dei R.E.M. gli dedicherà una struggente Let me in (l’album è Monster, anch’esso del ’94), mentre Patti Smith inciderà su Gone Again del ’96 (dedicato, per altro, alla memoria del marito Fred ‘Sonic’ Smith) un’avvolgente e ‘sciamanica’ About a Boy (quasi una ‘risposta’ a quell’ About a Girl scritta quasi dieci anni prima dallo stesso Cobain per l’esordio dei suoi Nirvana, diventata poi famosa grazie alla versione acustica presente sull’Unplugged pubblicato postumo).
 
E’ proprio grazie alle registrazioni di quello spettacolo acustico che Neil Young ha modo di apprezzarne, per la prima volta, l’intensità della musica. All’incirca un mese dopo, ne apprende la morte, e il contenuto di quel biglietto d’addio al mondo che abbiamo posto in calce all’articolo: ne è così sconvolto che, a caldo, dichiara di non voler più suonare Hey Hey, My My, e che ne impedirà persino la ristampa (ritratterà dopo qualche tempo su di un palco, affermando “Adesso ho semplicemente un altro volto cui pensare quando la canto”). Poco meno di un mese dopo, si ritrova in studio con la sua band per iniziare le registrazioni del nuovo album. Ciò che porta con sé sono una lunga cavalcata elettrica, che poi diverrà Change Your Mind, e il testo di Sleeps With Angels, che a posteriori sembrerà scritto appositamente per la morte di Cobain: in essa compare anche la figura della moglie e, nella seconda strofa, quella che potrebbe essere una rievocazione del primo tentato suicidio di Kurt, nel marzo del ’93, dopo il concerto di Roma: 
 
She was a teen queen 
She saw the dark side of life 
She made things happen 
But when he did it last night 
She ran up phone bills 
She moved around from town to town (Too late) 
He sleeps with angels (Too soon) 
He’s always on someone’s mind 
He sleeps with angels 
He sleeps with angels
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Inizialmente, il brano viene elaborato come una lunga improvvisazione di circa ventidue minuti. Verrà poi accorciata, dopo un laborioso lavoro di editing, fino a raggiungere i circa 3 minuti presenti sull’album.  
L’altro brano citato, Change Your Mind, diverrà il cuore del disco. Si tratta di una lunghissima cavalcata giocata su di un paio di accordi, con continui ricami chitarristici e un testo che assomiglia molto a un triste e faticoso mantra:  
 
When you get weak, and you need to test your will 
When life’s complete, but there’s something missing still 
Distracting you from this must been the one you love 
Must be the one whose magic touch can change your mind 
Don’t let another day go by without the magic touch 
 
Distracting you      (Change your mind) 
Supporting you      (Change your mind) 
Embracing you      (Change your mind) 
Convincing you      (Change your mind)  
 
E’ questo brano a influire su gran parte dell’album, con un sound fatto di chitarre distorte e in odore di disfacimento, e che è impossibile paragonare a quello di altri dischi o stili coevi. Non è granitico come il grunge di cui i Nirvana erano stati alfieri, non è cupo e compatto come il punk o il metal (generi a cui, in qualche modo, il ‘grunge’ si richiamava esteticamente); sarebbe un errore perfino definirlo ‘psichedelico’, magari semplicemente perché, ad ogni modo, ciò che ne risulta è una musica fortemente evocativa. E’ un sound apparentemente irrisolto, così come le singole canzoni, sia nella loro coerenza interna che presi nel contesto dell’intero lavoro. Persino i testi, per ammissione dello stesso Young, sono nati come frammenti (una sorta di ‘cut up’), e solo dopo essere stati ‘riletti’ alla luce del decesso di Cobain hanno acquisito un senso ‘definitivo’. Al punto che Sleeps With Angels verrà scelta, significativamente, come title-track.  
 
Sarebbe sicuramente inesatto parlare di un ‘concept-album’, ovvero un disco a tema, con una trama lineare scandita dai singoli brani: forse, meglio, una collezione apparentemente frammentaria di immagini emotive, una sorta di caleidoscopio dove la musica e i testi, come vedremo, spesso si sovrappongono e si richiamano, fino ad acquisire un senso, per quanto irrisolto (“Ogni singolo verso ha un senso, ma, messi tutti assieme, sembrano non dare l’immagine giusta. Puoi prendere i versi di una canzone e unirli a quelli di qualunque altro. Sembra il messaggio lasciato da qualcuno… E’ come una specie di fax venuto male…”: Neil Young in un ‘promo’ della Reprise sul ‘making’ di Sleeps With Angels). 
 
 
In una recente intervista (cfr Il Mucchio Selvaggio n. 508), la fascinosa cantautrice Tori Amos, parlando del suo ultimo LP Scarlet’s Walk — questo sì, un vero  e proprio ‘concept album’, in cui la vicenda di una donna alla ricerca di se stessa diviene metafora dell’America post -11 settembre — afferma che Scarlet, la protagonista del disco, percorre tutta l’America, dopo una serie di scelte sbagliate, alla ricerca di se stessa. Durante questo viaggio, riscopre le origini di quella terra (i nativi, la loro storia di oppressione, sfruttamento e perdita della dignità come popolo e come individui, le loro leggende, il loro legame con la terra, ecc….); tutte cose di cui essa non era a conoscenza. “Per questo sottolinea la cantante nella mappa del corpo di Scarlet ci sono dei vuoti enormi.” (Non a caso, nel libretto del CD la Amos ha inserito una mappa degli Stati Uniti segnandovi le tappe del percorso di Scarlet, cui corrispondono i singoli brani…) 
 
Allo stesso modo, forse, Sleeps with angels potrebbe essere considerato una specie di mappa. La mappa, seppure necessariamente incompleta, del corpo e delle vicende di Kurt Cobain, un dead man, esattamente come il protagonista dell’omonimo film di Jim Jarmush (per il quale Young scriverà una stupenda colonna sonora). E, come fosse una mappa, il disco è pieno di richiami, tra i brani, sia a livello di partitura musicale che dei testi. Per una analisi specifica, vi rimandiamo al bel libro di Marco Grompi, “Neil Young 1963-2003: 40 anni di rock imbizzarrito”, pubblicato la primavera scorsa da Editori Riuniti, pagg. 248-259). 
 
Ci limitiamo, qui, all’esempio più significativo. Dicevamo (lo sottolinea anche Grompi nel testo cui abbiamo fatto riferimento) che il nucleo del disco è costituito, oltre che dalla title-track, da Change Your Mind (un’accorata e tardiva esortazione a Cobain a non perdere quell’amore e quelle possibilità di poter cambiare la propria vita nel momento in cui sembrano svanire), e dalla successiva, oscura, Blue Eden: qui vengono ripresi alcuni versi del brano precedente, ma con ben altra valenza:
 
La cantautrice americana Tori Amos. Sin dai suoi esordi, nei primi anni '90, è stata indicata come la più probabile erede di Joni Mitchell. Sotto, la cover dell'album "Scarlet's Walk" 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Marco Grompi, "Neil Young 1963-2003: quarant'anni di rock imbizzarrito", Editori Riuniti. Una recente e interessante monografia dedicata al cantautore canadese.
 
Embracing, distorting, supporting, comforting,  
Convincing you, consoling you,  
Controlling you, destroying you,  
All over you 
 
La tensione si scioglie dapprima in versi pronunciati dal cantante quasi in tono di sfida, per poi sfumare in una sorta di accorata preghiera: 
 
I know someday we’ll meet again 
We come and go that way my friend 
It’s part of me, it’s part of you 
 
You feel invincible, it’s just a part of life 
You feel invincible, it’s just a part of life 
 
E’ una delle peculiarità dell’album: cambiato il contesto musicale, le stesse parole acquisiscono un differente significato, mentre altre se ne aggiungono a rinforzare l’effetto, che a questo punto diviene quasi straniante. Oppure, all’opposto, potete trovare due brani (Western Hero e Train of Love) identici, seppure con testi differenti (“E’ la stessa canzone che racconta due storie completamente differenti, ma che riporta tutto allo stesso filo conduttore”). 
 
Un tentativo di tradurre in musica, forse, quanto era accaduto nella vita di Cobain, i cambiamenti inevitabilmente legati al successo che hanno definitivamente stroncato una personalità già di per sé fragile: 
 
“I Nirvana erano praticamente esauriti. Non avevamo nuovi obiettivi, nuove strade da percorrere, nuove aspettative. Il momento magico successivo all’uscita di ‘Nevermind’ era finito; eravamo una macchina per produrre soldi ed eravamo circondati da gente che non faceva altro che leccarci il culo” (Kurt Cobain) 
 
In una intervista rilasciata nel 2002, Neil Young, tornando su quel periodo, ha dichiarato:  
 
“…è un vero peccato che non sia riuscito a mettermi in contatto con lui. Forse sarei stato in grado di alleviargli un po’ le cose. O magari solo di schiarirgliele un poco” 
 
Forse per questo Sleeps With Angels è il tardivo tentativo di ricucire quella perdita, o comunque un modo per affrontare quei fantasmi che, dopo la morte di Cobain, come abbiamo visto, aleggiavano nell’aria. 
 
 
In maniera bizzarra (ma non arbitrariamente), come singolo viene scelta la canzone meno rappresentativa del lotto, ovvero Piece of crap (letteralmente: “cazzate”), una classica ‘cavalcata elettrica’ nel più puro stile Neil Young And Crazy Horse che ha in comune col resto dell’album solo un affastellarsi di immagini apparentemente senza senso (Got it from a friend On him you can depend I found out in the end It was a piece of crap), e che rappresenta la parte più vitalistica dell’album, quasi uno sfogo, una reazione rabbiosa, prima della conclusiva A dream that can last
 
Pubblicato nel ’94 con una cover che rappresenta benissimo il contenuto del disco (un’immagine sfocata di Neil Young, il titolo del disco e frammenti del testo della title track come stampati da una macchina da scrivere impazzita, tra i quali spiccano too soon e too late), Sleeps With Angels è a nostro parere, assieme alla già citata colonna sonora del film Dead Man di Jim Jarmush, l’apice della vena creativa del canadese, negli anni ’90. Disco interamente strumentale quest’ultimo, dove le chitarre evocano i paesaggi sonori della pellicola con una precisione a dir poco impressionante. Ma questa è un’altra storia…..
 
La cover di "Rust Never Sleeps", il disco che contiene Hey Hey, My My, la canzone citata da Cobain nel suo biglietto di addio prima di suicidarsi
 
 
 
“Sleeps with angels è un album con un sacco di implicazioni; in esso sono descritte diverse situazioni. E’ pieno di scene tristi. Non ho mai parlato del perché ho fatto questo disco, e non voglio cominciare a farlo ora” (Neil Young, 1995) 
 
Tracklist: 
 
1 - My Heart 
2 - Prime of Life 
3 - Driveby 
4 - Sleeps with Angels 
5 - Western Hero 
6 - Change Your Mind 
7 - Blue Eden 
8 - Safeway Cart 
9 - Train of Love 
10 - Trans Am 
11 - Piece of Crap 
12 - A Dream That Can Last
Formazione: 
 
Neil Young - voce, chitarra, pianoforte, flauto, fisarmonica, armonica 
 
Frank "Poncho" Sampedro - chitarra, tastiere, bass marimba, voce 
 
Billy Talbot - basso, bass marimba, voce 
 
Ralph Molina - batteria, voce