numero 6 anno III - Il Diario della settimana - febbraio 1998

L'INCHIESTA VECCHIO STILE

Tangenti rosse il tabu' e il pregiudizio

di Gianni Barbacetto

E' uno degli argomenti della storia e dell'attualita' italiana di cui e' piu' difficile parlare. Ecco una ricostruzione della questione dalla preistoria di Tangentopoli a oggi, con le risposte a otto <<domande difficili>>

DOMANDE DIFFICILI ( 1 ) .

Esistono le <<tangenti rosse>>? Il Pci-Pds faceva parte del sistema che scambiava appalti pubblici con finanziamenti politici? Vi era comunque una <<diversita'>> o specificita' del Pci-Pds in questo sistema?

DOMANDE DIFFICILI ( 2 ) .

E ancora. Esistono le <<toghe rosse>>? Ha ragione Craxi quando dice che i magistrati hanno indagato <<in una direzione sola>>, con l' obiettivo di abbattere il vecchio sistema politico?

DOMANDE DIFFICILI (3).

E' vero che alcune procure hanno usato due pesi e due misure e hanno avuto un occhio di riguardo per gli indagati di sinistra?

DOMANDE DIFFICILI (4).

E infine. E' vero che oggi la ripresa delle inchieste giudiziarie sul Pci-Pds e' la risposta dei magistrati all'atteggiamento assunto dal partito sulla questione giustizia?

DOMANDE DIFFICILI (5)

Il Pci-Pds ha attivato conti all'estero e utilizzato societa' off-shore? Il Pci-Pds ha concorso alla spartizione dei posti nei consigli d'amministrazione degli enti pubblici? Ha utilizzato quei posti per ottenere appalti?

DOMANDE DIFFICILI ( 6 ) .

Le tangenti riguardavano soltanto una corrente, quella <<migliorista>>? Oppure nel sistema era coinvolta tutta la struttura dirigente del partito? Perche' tante inchieste che apparivano clamorose sono finite con archiviazioni?.

DOMANDE DIFFICILI ( 7 )

Quale ruolo hanno avuto le cooperative nel sistema degli appalti? Che rappori esistevano tra consorzi di cooperative, grandi imprese e mondo politico? Le cooperative finanziavano il partito? E in questo caso si configura un reato?

DOMANDE DIFFICILI (8)

Come operavano le cooperative nelle regioni del Sud? Che rapporto c'e' tra ripresa delle inchieste sulle <<tangenti rosse>> e avversione dei magistrati ai progetti di riforma della Commissione bicamerale?

MILANO.

E' tutta colpa di Paparusso.

Sembrava un argomento esaurito, quello delle tangenti pagate al Pci-Pds. Poi e' arrivata l'inchiesta sulle mazzette Fs Ferscalo Fiorenza, con l'arresto (il terzo) del banchiere Francesco Pacini Battaglia, l'incarcerazione del costruttore Luigi Rendo e l'annessa conferma che era reale e non virtuale la contabilita' delle mazzette diligentemente segnata sulle agende del costruttore Vincenzo Lodigiani sequestrate al suo dipendente Stefano Paparusso: poiche' nell'affare Fiorenza sono coinvolte anche le cooperative di area Pds, ora le <<tangenti rosse>>, dopo anni di scontri, polemiche, attacchi strumentali, usi politici, silenzi e omissioni, sono tornate sulla scena.

Si riattiveranno, ancora una volta, scontri, polemiche, attacchi strumentali, usi politici, silenzi e omissioni. Ma e' invece possibile oggi, anno sesto dell'era di Mani pulite, vigilia - ci dicono - di una grande svolta istituzionale, allineare i dati oggettivi fin qui emersi, analizzare il fenomeno, ragionare pacatamente e tentare di rispondere, senza animosita', ad  alcune semplici domande?

Eccole. Esistono le <<tangenti rosse>>? Il Pci-Pds faceva parte del sistema imprese-partiti che scambiava appalti pubblici con finanziamenti politici?

Vi era comunque una <<diversita'>> o specificita' del PciPds in questo sistema?

E ancora. Esistono le <<toghe rosse>>? Ha ragione Craxi quando dice che i magistrati hanno indagato <<in una direzione sola>> con l'obiettivo di abbattere il vecchio sistema politico?

E' vero che alcune procure hanno usato due pesi e due misure e hanno avuto un occhio di riguardo per gli indagati di sinistra?

E infine. E' vero che oggi la ripresa delle inchieste giudiziarie sul Pci-Pds (a Milano, ma qualche annuncio era venuto anche da Palermo) e' la risposta dei magistrati all'atteggiamento assunto da quel partito sulla questione giustizia?

Domande innocenti a cui forse e' impossibile cercare risposte innocenti. Ma si puo' almeno tentare di allineare fatti, sviluppare ragionamenti, stilare qualche (prowisoria) conclusione.

lL CONSORZIO. L'ultima vicenda, quella dell'agenda Paparusso e dintorni, riguarda gli appalti del sistema ferroviario. Come d'uso in tutti i lavori pubblici, ricche tangenti (7 miliardi e mezzo secondo alcune ricostruzioni, ben 25 secondo altre) erano state promesse ai partiti dalle imprese che avevano ottenuto l'appalto per la costruzione dello scalo Fiorenza, alle porte di Milano: un affare da 500 miliardi in cui erano coinvolti al 45% la Itin-Cogei del costruttore catanese Luigi Rendo, al 35% la Lodigiani (poi confluita nell'Impregilo) del milanese Vincenzo Lodigiani e, al 20%, il Ccc, Consorzio cooperative costruttori di Bologna. L'ormai mitica <<agenda Paparusso>> (in realta' una serie di carte, appunti e agende che Lodigiani pensava di aver messo al sicuro affidandoli a un suo dipendente) era invece caduta nelle mani dei magistrati di Milano gia' nel 1993.

Ma il costruttore aveva definito quelle note un brogliaccio, un libromastro di mazzette promesse ma poi non pagate, perche' nel febbraio 1992 si era aperta la stagione di Mani pulite. Ora le indagini sembrano proprio smentirlo. E' emersa l'esistenza di un sistema di societa' estere, il gruppo Corak gestito da <<Chicchi>> Pacini Battaglia, che ha movimentato tra Italia, Gran Bretagna, Irlanda, Svizzera e Bahamas alcuni miliardi di tangenti, travestite da consulenze e spese di progettazione. 3 miliardi 700 milioni, in due tranche, sono finiti alla Corak di Londra tra il marzo e il dicembre 1992 (a Mani pulite gia' avviata). Erano pagamenti a Dc e Psi a nome di tutto il consorzio. Dunque, sostiene l'accusa, anche delle cooperative del Ccc, per il loro 20%. I dirigenti del Ccc, pero', smentiscono seccamente di aver ricevuto    richieste di tangenti e aspettano che i magistrati milanesi scoprano le loro carte.

L'<<agenda Paparusso>> contiene poi, fra le tante, un'altra voce di spesa: un <<contributo>> di qualche centinaio di milioni che le imprese avrebbero annotato nella loro contabilita' segreta e preparato per tre dirigenti sindacali di quegli anni, Ottaviano Del Turco (Cgil), Sergio D'Antoni (Cisl) e Giorgio Benvenuto (Uil). Ora i magistrati si stanno chiedendo: sono stati pagati realmente anche questi <<contributi>>? E se si', e' reato per un dirigente sindacale, che non e' un pubblico ufficiale, accettare una donazione? Potrebbe forse configurarsi il reato di ricettazione, per aver ricevuto denaro di provenienza illecita?

IL SISTEMA MILANO. I magistrati milanesi continuano a ripetere che, codice alla mano, prenderanno in considerazione soltanto fatti concreti, atti specifici, responsabilita' individuali, precise prove di reato. Certo e' che nei sei anni di Mani pulite hanno accumulato parecchia esperienza su quello che ormai piu' d'una sentenza ha definito il <<sistema>> delle tangenti.

<<Cio' che maggiormente colpisce>>, e' scritto per esempio nella sentenza sulla Metropolitana milanese del 15 luglio 1997, <<e' il carattere di sistematicita': non si e' in presenza di episodi isolati, ma di una prassi di corruttela diffusa e consolidata, tanto da assurgere a vero e proprio "sistema" con regole proprie e con precise suddivisioni di ruoli e di compiti>> .

Accordi di cartello tra le imprese per spartirsi, senza sorprese, tutti gli appalti pubblici e conseguente versamento di tangenti ai partiti; questo era il Sistema Milano, il primo scoperto in Italia. Lo hanno raccontato, in diversi processi, i grandi cassieri segreti di Dc (Maurizio Prada, Roberto Mongini eccetera) e Psi (Silvano Larini, Giorgio Tradati eccetera) e innumerevoli imprenditori.

E il Pci? Alcuni suoi uomini erano ben impiantati nel Sistema Milano. Luigi Carnevale era dal 1982 consigliere d'amministrazione della Metropolitana milanese e collettore delle tangenti Mm. Sergio Soave, che non aveva alcun incarico nella Mm ma era vicepresidente della Lega delle cooperative, aveva l'esclusiva delle mazzette per i lavori elettromeccanici e l'impiantistica. Epifanio Li Calzi, architetto, assessore ai lavori pubblici, si era occupato, tra l'altro, delle tangenti per la costruzione della nuova sede del Piccolo Teatro. Ciascun partito, scrive la sentenza Mm, <<e cioe' Dc, Psi, Pci-Pds>>, designava <<un proprio referente stabile che si incaricava della riscossione e della suddivisione del denaro, secondo le percentuali stabilite, assegnandone una quota anche a Psdi e Pri>>. Carnevale, per esperienza diretta, spiega che <<i nominativi inseriti>> nei consigli d'amministrazione delle potentissime e ricchissime aziende municipali milanesi <<sono quelli prescelti dalle varie segreterie dei partiti e cioe' quelli che, in ultima analisi, sono stati i definitivi destinatari della riscossione delle tangenti>>.

Nel 1986-87 avviene la svolta. Antonio Natali, grande vecchio del Psi milanese, padre politico di Bettino Craxi, inventore e per quasi dieci anni gestore autocratico del Sistema Milano, e' arrestato per una storia di tangenti e subito eletto senatore (<<Per essere salvato da un procedimento penale>>, spieghera' Larini). Il sistema allora viene riorganizzato, reso piu' collegiale, ma anche piu' scientifico. Due le novita' piu' rilevanti.

Cambia il ruolo delle cooperative: prima erano escluse dal <<sistema Natali>>, ma <<erano guardate>>, scrive la sentenza Mm del 16 aprile 1996, <<con un occhio di riguardo al momento dell'aggiudicazione degli appalti, nel senso che era loro garantita una certa quota di mercato, senza che dovessero effettuare alcuna contribuzione illecita al sistema dei partiti>>. Dopo la svolta, le coop rosse vengono trattate come tutte le altre aziende, cioe' inserite nelle aggiudicazioni preconfezionate degli appalti, in cambio del <<pagamento ai partiti di una quota percentuale al valore della commessa>> (cosi' lavorano, e pagano tangenti, tra le altre la Unieco, la Coopsette, la Cmb di Carpi, i cui rappresentanti sono stati processati e condannati).

E il Pci, che <<fino ad allora aveva ricevuto sporadicamente, per il tramite di Natali, delle contribuzioni illecite>>, comincia <<a ricevere in via sistematica le contribuzioni illecite versate dagli imprenditori, al pari degli altri partiti milanesi>>. Dichiara Soave: <<Carnevale mi disse che aveva ricevuto indicazioni dal Pci di entrare anche noi a pieno titolo nella spartizione delle contribuzioni provenienti dalle imprese>>. Chi sia stato a dare quelle <<indicazioni>> e' rimasto un mistero.

Ma, da allora, ciascun partito ha avuto diritto a una sua caratura su ogni tangente: nel sistema Mm, per esempio, il Psi incassa il 37,5%, la Dc il 18,75%, il 17% il Psdi, l'8% il Pri. E il Pci-Pds? Riscuoteva il 18,75%, come la Dc. (La svolta avviene nel 1986-87: proprio nel momento in cui Milano e' impegnata nel suo primo grande dibattito collettivo sulle tangenti e sulla moralita' in politica, con le dirompenti polemiche a sinistra sul primo candalo Ligresti, gli interventi di Giorgio Bocca, la nascita di Societa' civile...).

TOGHE ROSSE? Il Pci milanese a partire dal 1992 fu praticamente azzerato dagli arresti chiesti da Antonio Di Pietro e dai magistrati del pool. Il primo politico incarcerato di Mani pulite (dopo gli amministratori Mario Chiesa e Matteo Carriera, entrambi del Psi, e una schiera di imprenditori) non fu un socialista e neppure un democristiano, ma un uomo del Pci: l'assessore Epifanio Li Calzi, che entro' a San Vittore il 30 aprile 1992.

Ma arrestati o comunque messi sotto processo furono in seguito anche Soave, Carnevale, Bruno Cremascoli (rappresentante del Pci dentro l'ente Ipab), Massimo Ferlini (assessore comunale), Roberto Cappellini (segretario cittadino), Barbara Pollastrini (segretaria provinciale), Gianni Cervetti (parlamentare). La lista si allunga di molto se si aggiungono i personaggi minori, tra cui una schiera di amministratori incappati nelle indagini di Fabio Napoleone, Giovanni Battista Rollero e Claudio Gittardi, tre magistrati che hanno condotto per anni in silenzio un'inchiesta sui comuni dell'hinterland milanese, Tangentopoli minore ma non meno devastante. (E il dibattito di oggi sulla sinistra milanese, che da anni non riesce piu' a parlare alla citta', forse potrebbe avere qualche beneficio da una riflessione sull'effetto-napalm provocato dalla commistione affari-politica praticato in citta' dai partiti di sinistra negli anni Ottanta).

Nel Pci milanese era molto attiva (e maggioritaria, fino al 1988) la corrente <<migliorista>>, filo-craxiana. Solo questa, secondo il resto del partito, si era adeguata ai metodi di finanziamento degli alleati socialisti; sono infatti <<miglioristi>> tutti gli indagati importanti, esclusi Cappellini e Pollastrini. Ma la sentenza Mm dell'aprile 1996 racconta i fatti in altro modo: <<Va subito fissato>>, scrivono i giudici, <<un primo punto fermo: a livello di federazione milanese, l'intero partito, e non soltanto alcune sue componenti interne, venne direttamente coinvolto nel sistema degli appalti Mm, quantomeno da circa il 1987>>. Collettori delle tangenti erano Soave e Carnevale. Per la sentenza <<risulta dunque pacifico che il Pci-Pds, dal 1987 sino al febbraio 1992 ricevette, quale percentuale del 18,75% sul totale delle tangenti Mm, una somma non inferiore ai 3 miliardi>>.

Nel 1990 avviene un ulteriore cambiamento. Carnevale racconta: <<Fu Cappellini, segretario cittadino dell'epoca, ad affidarmi per conto del partito l'incarico che in precedenza aveva svolto Soave>>. La regola interna era quella dei tre terzi: delle tangenti raccolte (2 miliardi 100 milioni in quel periodo, solo per il sistema Mm), due terzi dovevano andare agli <<occhettiani>>, cioe' a Cappellini, un terzo ai <<miglioristi>> di Cervetti.

Cappellini ha <<ammesso di avere ricevuto somme di denaro in nero>>, ha <<ridimensionato le cifre>>, ha affermato di <<ignorarne l'origine illecita>>, ha patteggiato la sua pena ed e' uscito dignitosamente di scena. Barbara Pollastrini invece, accusata soltanto dalle parole di Soave, al processo e' stata assolta, perche' la testimonianza dell'<<avversario interno>> avrebbe potuto essere stata suggerita da <<motivi di astio o di vendetta>>.

Assolto in appello, dopo una condanna a tre anni in primo grado per finanziamento illecito del partito e ricettazione, anche Gianni Cervetti, leader dei <<miglioristi>> milanesi. Pier Camillo Davigo afferma che proprio le assoluzioni di Pollastrini e Cervetti sono la migliore dimostrazione che il pool Mani pulite non e' affatto un covo di <<toghe rosse>>: <<La procura ha portato contro di loro elementi d'accusa. E stato il tribunale a bocciarli>>. (Cervetti oggi, dopo l'assoluzione, e' tornato in pista con molta voglia di fare politica. Ma se non responsabilita' penali, accettera' di avere avuto almeno responsabilita' politiche su cio' che e' successo nel suo partito negli anni Ottanta?).Il

SISTEMONE. Il Sistema Milano, il piu' conosciuto perche' il piu' indagato, era ben inserito in una piu' grande rete di accordi sotterranei, nazionali, che potremmo chiamare <<il Sistemone>>. I soldi delle tangenti generate a Milano non si fermavano a Milano, ma finivano nei quartier generali di Dc e Psi, raccolti dai cassieri Severino Citaristi e Vincenzo Balzamo. Che cosa succedeva invece per il Pci-Pds? E meno chiaro. Qualcosa si intuisce allineando le inchieste e i processi celebrati sui grandi sistemi nazionali degli appalti, quello delle Fs, dell'Enel, dell'Anas...

Anche in questi casi, come nel Sistema Milano, le cooperative dell'area Pci-Pds avevano una quota degli appalti riservata. Non tangenti classiche, dunque, ma partecipazione garantita (per quote attorno al 20%) all'accordo di cartello. Poi, molto probabilmente, le coop provvedevano a sostenere il partito che garantiva la loro quota d'appalti. Ma cio' e' piu' difficile da dimostrare e piu' difficilmente qualificabile come reato: ecco perche' e' stato piu' complicato per i magistrati imbastire una Tangentopoli rossa.

Anche chi ci ha provato con particolare accanimento, Tiziana Parenti a Milano e Carlo Nordio a Venezia, ha ottenuto risultati ben scarsi. Perche' il sistema di finanziamento del Pci era strutturalmente diverso da quello degli altri partiti. Il Psi aveva, in gergo calcistico, la <<panchina corta>>: le valigette con i soldi sporchi arrivavano direttamente nell'anticamera di Craxi. Gia' la Dc aveva una compartimentazˇone piu' accurata, con le linee del finanziamento illecito che si fermavano, il piu' delle volte, al segretario amministrativo, il buon Severino Citaristi, che faceva da scudo ai segretari politici del partito.

Il Pci, arrivato ultimo al sistema del finanziamento illegale, per una fase si e' limitato a proteggere la quota appalti che toccava alle coop e solo alla fine degli anni Ottanta, come e' emerso con piu' chiarezza a Milano, ha cominciato in alcuni settori a entrare nel Sistemone alla pari con Dc e Psi. Alberto Zamorani, vicedirettore generale dell'Italstat e gran sacerdote del Sistemone, arrestato da Antonio Di Pietro nell'estate del 1992, dichiaro' a verbale che <<Pollini e Stefanini>>, cioe' gli amministratori del Pci-Pds, <<posero alcune condizioni alla continuazione dell'appoggio politico>>. In particolare chiesero che <<le cooperative entrassero anche negli appalti del settore autostrade,  fino a raggiungere la quota del 15-20%, sia pure progressivamente>>;

Il sistema Enel e' stato messo a fuoco piu' chiaramente (il processo e' proprio in questi giorni alle ultime battute a Milano). Il Pci aveva un suo uomo nel consiglio d'amministrazione fin dai primi anni Ottanta. Racconta Valerio Bitetto, uomo del Psi all'Enel: <<Per quanto attiene all'accordo tra Psi e Pci vi fu, nella seconda meta' del 1982, una riunione all'Hotel Jolly di Bari a cui partecipai insieme a Ludovico Maschiella (all'epoca consigliere d'amministrazione dell'Enel su designazione del Pci) e i segretari regionali della Puglia di Pci e Psi, Massimo D'Alema e Mimmo Carella>>. Poi a meta' degli anni Ottanta anche qui avviene la svolta. Nel 1986 (anno davvero magico) arriva Giovanbattista Zorzoli. Allora, scrivono i magistrati, <<si e' risolto il conflitto a favore dell'accettazione di consorzi cooperativi alla qualificazione per la partecipazione alle gare, con equiparazione alle imprese. Da quel momento emerge il ruolo del Ccc di Bologna>>. Quando poi parte il grande affare degli impianti di desolforazione delle centrali Enel, <<l'area Pci>>, aggiungono i magistrati, <<partecipa in pari proporzioni alle altre due aree Dc e Psi>>. E alla ricerca del percorso seguito da una tangente di 621 milioni per la desolforazione che Antonio Di Pietro prima, Tiziana Parenti poi, infine Paolo Ielo, cercano di capire chi e' Primo Greganti, l'ex segretario amministrativo del Pci torinese, il Compagno G. Sui suoi conti Gabbietta, Sartiame e Sorgente erano transitati i soldi di una tangente Enel. Lorenzo Panzavolta detto Panzer, ex dirigente delle coop rosse diventato supermanager della Calcestruzzi, gruppo Ferruzzi, sostiene che quei denari sono un <<regalo>> per convincere il Pci-Pds a sostenere il progetto. Ma Greganti afferma che sono soldi suoi, che non lavora per il partito. Le tracce dei soldi si perdono in una banca austriaca sorda alle rogatorie della procura milanese e l'indagine si arena. E finita, per competenza territoriale, a Roma.

A Roma e' approdata anche l'inchiesta sulle<<tangenti rosse>> ferroviarie. Il pool di Milano aveva ipotizzato che Giulio Caporali, membro del consiglio d'amministrazione Fs indicato dal Pci-Pds, ricevesse da Pollini le indicazioni sulle coop da inserire negli appalti, le facesse vincere e poi distribuisse ai partiti le tangenti raccolte dalle aziende. Qualche traccia, piccole cifre rispetto al grande giro, e' stata trovata: 50 milioni ricevuti dalla Fiat ferroviaria; 75 milioni versati sul conto Molly della Dc; 30 milioni sul conto Blue Eagle Delfino del Psi. E' affiorato anche un conto Abirra, che secondo il pool e' del Pds, nella disponibilita' di Pollini. Ma l'illecito finanziamento ai partiti negli anni di quei giri di soldi e' un reato ormai estinto per amnistia.

PERQUISITE BOTTEGHE OSCURE. Non e' che non abbiano indagato a sinistra, i magistrati. Dalla periferia, Milano, Venezia, Bologna, Bari, Napoli, Palermo, sono risaliti fin al centro, a Roma. Hanno fatto perquisire la sede di via Botteghe Oscure. Hanno arrestato, nel 1993, Renato Pollini, ex tesoriere nazionale del partito, chiamato in causa per una storia di tangenti ferroviarie dal compagno di partito Giulio Caporali. Arrestato anche Marco Fredda, responsabile del patrimonio immobiliare del Pds: la vendita di due ville a Roma e' stata considerata dai magistrati un'operazione fittizia per`far entrare nelle casse del partito denaro non iscritto a bilancio. Per questa vicenda hanno ricevuto un invito a comparire anche Massimo D'Alema e Achille Occhetto. I due l'autunno scorso hanno ricevuto un avviso di garanzia anche da Nordio, per finanziamento illecito e ricettazione.

Pietro Folena e' invece indagato a Palermo per falso in bilancio, relativo a operazioni compiute per il salvataggio di Tele L'Ora (buco di oltre 1 miliardo). Arrestato a Genova, nel maggio 1993, l'attuale ministro Claudio Burlando, allora sindaco della citta', poi pienamente prosciolto dalle accuse. Prosciolto gia' all'udienza preliminare anche il tesoriere del Pds Marcello Stefanini, inquisito per tangenti Sea pagate per l'aeroporto Malpensa 2000.

Assolto, per le tangenti Sea, anche Giovanni Donigaglia, manager rosso della cooperativa di Argenta. Tangenti rosse? <<Con il partito comunista le questioni venivano regolate in altro modo>>, ha dichiarato a verbale Bruno Binasco, amministratore delegato dell'Itinera, l'impresa di costruzioni di Marcellino Gavio. <<I rapporti erano mediati attraverso i quattro grandi consorzi di cooperative, che chiedevano costantemente che venisse loro riservata una parte dei lavori>>.

Sulle coop rosse indagano 19 procure: Torino, Milano, Brescia, Venezia, Bologna, Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Ferrara, Firenze, Grosseto, Arezzo, Roma, Frosinone, Napoli, Lecce, Palermo, Catania, Caltanissetta. Qualche dirigente delle coop e' gia' stato condannato, alcune centinaia sono sotto inchiesta.

Attorno alla costruzione del centro commerciale Le Gru di Grugliasco, alle porte di Torino, tra gli indagati si sono trovati, insieme, per qualche tempo, uomini del Pds e manager della Fininvest: Primo Greganti (ancora) e  Aldo Brancher, uno degli uomini di fiducia di Silvio Berlusconi. Alla ricerca del filo d'Arianna delle tangenti rosse, il pubblico ministero Paolo Ielo e' andato fino a Berlino, a mettere il naso nei conti della Deutsche Handels Bank.

Risultati: modesti. Qualche condanna, molte assoluzioni. Perche' le <<tangenti rosse>> non esistono, hanno sempre sostenuto i politici del Pds. Perche' e' stato piu' difficile trovare testimoni disposti a parlare e risposte alle rogatorie internazionali, rispondono i magistrati. Perche', argomenta qualche osservatore, il sistema di finanziamento <<riservato>> del Pci-Pds era diverso da quello degli altri partiti, e' passato prima per i contatti con l'Est comunista, poi per i rapporti con le coop, e soltanto negli ultimi anni si e' parzialmente integrato al Sistemone di Tangentopoli.

IL TRIANGOLO DEL SUD. Il Sistemone diventa particolarmente pericoloso a Palermo e a Napoli, dove tra i due fidanzati, il politico e l'imprenditore, si inserisce un terzo incomodo: il mafioso. Il triangolo, in questo genere d'amori, risulta addirittura insostenibile. In Sicilia lo chiamavano Tavulinu: era l'accordo tra uomini dei partiti e imprenditori (capofila: Filippo Salamone), benedetto da Toto' Riina, che poi di tutte le tangenti pretendeva l'1%. A Palermo e Catania sono state condotte lunghe indagini per capire fino a che punto le cooperative che facevano parte del gioco lo conoscevano. A Napoli era la Camorra a garantire il patto tra politica e affari. Delle nove grandi opere varate dopo il terremoto, due (la superstrada del Vesuvio e il canale Conte di Sarno) sono state affidate al sistema delle cooperative (anche qui, la Ccc di Bologna, accanto alla Coopsud di Napoli). La compagnia era simile anche nei cantieri per le linee ferroviarie ad Alta Velocita': grandi aziende nazionali, piccole imprese camorriste, qualche cooperativa. Gran cerimoniere del patto era Rocco Fusco,

Ccd, vicepresidente del consiglio regionale. Ora e' indagato per concorso esterno ad associazione mafiosa, insieme a una schiera di politici, imprenditori e camorristi. Per investigare meglio, i Reparti operativi speciali dei carabinieri si servirono di un agente infiltrato, il colonnello Vasicchio, che si spacciava per ingegnere interessato a proporre affari anche a rischio Camorra: in realta' si limitava a verificare la pronta disponibilita' di politici e imprenditori ad accettare le condizioni imposte dai camorristi. Ma a fare scandalo non fu quelladisponibilita', bensi' un incontro a Montecitorio tra l'agente, accompagnato da Antonio Napoli (ex segretario campano del Pds), e un parlamentare del partito, Salvatore Vozza, successore di Napoli. Si levarono immediatamente grandi proteste contro la <<violazione del Parlamento>>.

Antonio Soda e Fabio Mussi presentarono interrogazioni. In realta' il pass firmato da Vozza (e intestato <<Fusco, Napoli + 1>>) resto' nella portineria della Camera: l'incontro avvenne al bar Giolitti.

ALLARME BICAMERALE. L'attuale ripresa d'attenzione dei magistrati per i filoni rossi delle loro indagini e' un segnale inviato al Pds perche' rinunci alle riforme della giustizia in Bicamerale, hanno dichiarato alcuni parlamentari del Polo. <<Macche'. Abbiamo sempre indagato>>, risponde Ielo,

<<ogni volta che abbiamo trovato fatti precisi, responsabilita' specifiche su cui lavorare. Basta sfogliare i giornali degli ultimi sei anni>>. Oggi sotto osservazione della procura di Milano sono il consorzio Ccc e la cooperativa Cmb, che rappresentava il consorzio Ccc nell'affare Ferscalo Fiorenza. <<Gli uomini della Cmb>>, ricorda Ielo, <<sono stati gia' indagati da questa procura negli anni scorsi per altre vicende, quelle della Mm. Gia' arrestati nei primi anni Novanta, gia' condannati. Ora abbiamo trovato altri elementi e procediamo. Che cosa c'entra la Bicamerale?>>.