Far rivivere la cultura dei celti
(articolo inviato alla rivita "Plein Air" per la pubblicazione)


All’interno del Parco Regionale Lombardo del Ticino, presso la Lanca di Bernate, si trova un esempio visibile di quello che comunemente viene definito calendario celtico. La particolarità di questo sito, totalmente immerso nella natura del Parco, consiste nel fatto che tale calendario è stato interamente realizzato mediante la piantumazione di alberi, che nel mondo celtico avevano un valore assai più rilevante di quello che assegnamo noi oggi alle piante.

Per comprendere l’importanza di questo sito occorre ritornare con la mente alle reminescenze di storia riguardo alla presenza celtica in Europa. Molto si è detto su questo popolo, la cui presenza in molteplici località del continente ha via via generato leggende e mitologie che hanno poi dato vita a saghe letterarie e non solo.
Fortunatamente, però, molto sappiamo di quelle popolazioni che abitarono gran parte dell’Europa ben prima che l’Impero Romano arrivasse a conquistare quelle che poi divennero le Province Galliche.
Non è assodato se i celti avessero o meno una forma di scrittura così come la intendiamo noi oggi, ma di sicuro conosciamo moltissime forme di trasmissione orale del sapere utilizzate da quelle popolazioni tutt’altro che barbare.
Un ruolo importante nella perpetuazione delle tradizioni, e con esse di tutto lo scibile conosciuto, il mondo celtico lo aveva assegnato alla natura. In particolar modo attraverso le piante i celti avevano di fatto costituito una vera e propria enciclopedia del sapere, grazie alla quale tutte le generazioni seguenti potevano attingere alla sapienza maturata nei secoli, integrandola con quanto di nuovo poteva essere messo in risalto.

Sappiamo ad esempio che ad ogni albero la cultura celtica aveva assegnato più valenze. Ogni pianta aveva un suo ruolo nella medicina del tempo, nonché nel tramandare la storia dei popoli, nel rammentare i detti popolari (che di fatto stabilivano le regole di comportamento) e via enumerando una serie di significati diversi a seconda del contesto nel quale si svolgeva l’interpretazione degli stessi.
A coloro che era stato demandato il compito di tramandare il sapere veniva insegnato che ad ogni albero erano associati svariati “messaggi” della conoscenza collettiva. Questo per facilitare la memorizzazione di uno scibile che era già allora molto vasto e che difficilmente si sarebbe potuto tramandare correttamente senza una chiave di lettura univoca per tutti.
Volendo si potrebbe dire che gli alberi per i celti svolgevano la stessa funzione dei nodi del fazzoletto che i nostri nonni ci suggerivano di fare ogni qual volta ci toccava di dover ricordare di svolgere un compito importante e noi, specialmente da bambini, temevamo di non ricordarcene.
Era dunque l’enciclopedia dei celti, quella formata dalla schiera delle varie piante, ciascuna rappresentante una porzione dello scibile di allora.

Non deve stupire che i celti usassero proprio il mondo della natura per tramandare le loro conoscenze, poiché sappiamo quanto forte fosse il legame fra quel popolo e la natura stessa; legame che ha spesso assunto formulazioni assai singolari, come nelle scienze druidiche che ancor oggi lasciano un grande alone di mistero su quanto fossero profonde le conoscenze di allora rispetto a quelle odierne.

Tra i tanti significati legati alle piante, uno in particolar modo è giunto integralmente sino a noi: il calendario.
I celti non dividevano i mesi secondo il calendario attualmente in uso, ma come spesso capitava fra i popoli antichi usavano misurare lo scorrere del tempo grazie ai cicli lunari. Pertanto venivano così a formarsi tredici mesi lunari di ventotto giorni ciascuno. Ad ogni mese lunare era associata una pianta. Ad esempio: il primo mese dell’anno (nel nostro calendario il periodo compreso fra il 24 dicembre ed il 20 gennaio) era il mese della betulla. Il secondo quello del sorbo selvatico, il terzo del frassino piangente e così via. Moltiplicando i ventotto giorni del ciclo lunare per i tredici mesi del calendario celtico si ottiene un anno di trecentosessantaquattro giorni, mentre noi sappiamo che l’anno è in realtà composto da trecentosessantacinque giorni (bisestile a parte).
I celti conoscevano questa discordanza, e difatti nel loro calendario oltre ai tredici mesi lunari è presente anche un giorno a sé stante (il nostro 23 dicembre) che loro chiamavano il giorno della morte ed il cui albero di rifermento era il tasso. Nella cultura celtica era presente il concetto che la morte non fosse altro che un modo per dare nuova vita (in natura nulla si distrugge, ma tutto si ricrea in forme differenti) e dunque il giorno del tasso serviva a chiudere un anno, facendolo morire per far nascere un nuovo anno con il mese lunare della betulla. Non a caso il numero di riferimento del tasso è lo zero!

Non è questa la sede per enumerare ogni aspetto del calendario celtico, che è assai più complesso di quanto è stato riportato poco sopra, e a chi fosse interessato a saperne di più si consiglia la lettura del testo di Michael Vescoli dal titolo Calendario dei Celti - Nel segno dell’albero.

Chi fosse invece interessato a vedere dal vivo un esempio di questo calendario non deve far altro che recarsi a Bernate Ticino e visitare quello che il Parco Lombardo del Ticino ha realizzato all’interno della Lanca sita in quel luogo.

Lasciato il mezzo in paese (si consiglia il parcheggio del municipio) occorre oltrepassare il ponte sul Naviglio e prendere la direzione della pista ciclabile verso destra. Proseguire per un paio di chilometri lungo la ciclo/pedonabile, finché un cartello apposito segnala l’inizio del sentiero che conduce al calendario celtico. Seguendo le indicazioni (segnaletica E/1) si giunge ad una radura in mezzo al bosco, ove si scorge la presenza di una disposizione insolita delle piante. Lì si trova il Calendario Celtico. Al centro di questa radura è posta una pietra circolare che permette d’interpretare la disposizione delle piante secondo il susseguirsi dei mesi lunari, mentre disposti in forma ellittica si trovano i vari alberi che rappresentano ciascuno un periodo lunare.
Per poter comprendere meglio il tutto si consiglia di munirsi di un testo che riporti i vari significati assegnati a ciascuna pianta o quanto meno di rivolgersi al Parco del Ticino che ha realizzato un opuscolo facilmente consultabile con le principali spiegazioni legate al mondo delle piante nella cultura celtica.

Il sito del calendario celtico è raggiungibile anche attraverso un altro sentiero: anziché lasciare il mezzo al parcheggio del municipio occorre attraversare il ponte sul Naviglio e superare la Canonica di S.Giorgio Martire (se ne consiglia caldamente la visita). Poco dopo svoltare a destra e proseguire lungo la strada sterrata che costeggia il lago di pesca sportiva. Inoltrandosi nei campi coltivati, la strada s’arresta in un piccolo parcheggio, ove però è assai difficile far trovar posto a mezzi ingombranti. Inoltre la strada è molto stretta e sconnessa, peranto è preferibile utilizzare l’altra soluzione anche se comporta una camminata leggermente più lunga (circa sei chilometri fra andata e ritorno).

Ovviamente è possibile utilizzare le biciclette per chi ne fosse provvisto, ed anzi in tal caso si consiglia di sfruttare l’occasione anche per fare un giro lungo la pista ciclabile che costeggia il Naviglio ed all’interno della Lanca. Non lontano dal calendario celtico si trova anche un sito di appostamento per bird-watching che nei periodi propizi può fornire interessanti spunti per conoscere meglio il variegato mondo dell’avifauna presente nel Parco del Ticino.

In ogni caso si potrà godere di una tranquilla passeggiata in mezzo al verde, con una natura splendida intorno, a mezz’ora di viaggio dal centro di Milano.


INFORMAZIONI UTILI:


Libri:
Calendario dei Celti - Nel segno dell’albero
(Michael Vescoli - Parole di Cotone Edizioni, 1997)

Recapiti telefonici:
Parco Regionale Lombardo del Ticino:
tel. 02-972101 (educazione ambientale)

Municipio di Bernate Ticino:
tel. 02-9755442

Siti internet:
sito della Canonica di Bernate Ticino:
http://sangiorgiomartire.freeweb.supereva.it/

COME ARRIVARCI:
Giungendo lungo la SS11 (sia da est che da ovest) si consiglia di arrivare sino alla circonvallazione di Magenta, poi deviare per Marcallo con Casone da lì proseguire per Mesero. Giunti in paese, al semaforo della chiesa, svoltare a sinistra e proseguire sempre dritto per qualche chilometro, sino a giungere a Bernate Ticino.
E’ possibile anche deviare per Boffalora Ticino (per chi giunge da Novara lungo la statale) ma il percorso è meno linerare e le strade più strette.