Il viaggio di Elisabet - Scena quarta
di Stefano Franchetto


(quando si accendono le luci dalla parte opposta a dove entrano gli attori si trova Gaspare, vestito sontuamente come si conviene ad un re Magio. Tra Gaspare e l’ingresso in scena c’è il mare, ottenuto mediante un telo azzuro teso verticalmente dal pubblico al fondoscena ed agitato ad onde da due o quattro bambini che lo tengono per gli angoli)

(entrano in scena Elisabet, Ezraele e Giosuè)

(Elisabet vede il re Magio dall’altra parte del mare e lo indica a Ezraele)

ELISABET: guarda, dall’altra parte dello stretto c’è un uomo dalla pelle scura!

EZRAELE: certo, anche lui sarà un nostro compagno di viaggio. Si chiama Gaspare, ed è uno dei tre re Magi. E’ giunto sino all’isola di Fiona, dove ci attende da secoli ormai, per accompagnarci nel viaggio sino a Betlemme.

GASPARE (urlando per farsi sentire dagli altri): Siete finalmente giunti. V’attendevo da secoli ormai. Un re moro in queste terre desta troppa curiosità ... varcate dunque lo stretto di Ore Sund e proseguiamo insieme il cammino verso quel bimbo che dovrà nascere a Betlemme

(a questo punto Ezraele stende le mani sopra il mare che d’improvviso si placa - il telo viene steso a terra - e tutti e tre, Ezraele, Elisabet e Giosuè vi passano sopra per raggiungere Gaspare)

GASPARE: mettiamoci in cammino. Dobbiamo ancora superare il monte Paradiso!

ELISABET (sopresa): dobbiamo andare in Paradiso?

EZRAELE (trattenendo un mezzo sorriso): no, il re Gaspare voleva dire che dobbiamo attraversare l’isola di Fiona, al cui centro c’è una collina che i danesi chiamano monte Paradiso.

ELISABET: ma se è una collina non può essere un monte!

EZRAELE: in effetti, noi del Paradiso, abbiamo sempre ritenuto un’esagerazione quel nome!

GASPARE (serio): Vedi piccola, l’importante è accontentarsi di quello che si ha. Se si possiede pochissimo, è infinitamente meglio di niente.

ELISABET (dopo aver riflettuto qualche secondo): Se il mondo fosse liscio come una palla da bowling non ci sarebbe nemmeno una montagna sulla Terra. Allora anche un cumulo di pietre farebbe lo stesso effetto della più alta montagna d’Europa!

GASPARE: Ecco come le riflessioni intelligenti si propagano facilmente. Sei da poco in comapagnia di un saggio eppure ti sei già impadronita di un lembo di saggezza celeste.

ELISABET (galvanizzata dal complimento): E se la Terra fosse stata piccola come la Luna nessuno avrebbe preteso d’averla più grande.

GASPARE: Ben detto! e se anche la Terra fosse grande come una nocciolina, sarebbe lo stesso un grande mistero: da dove mai è venuta quella nocciolina? creare una nocciolina non è infatti più facile che creare un intero sistema solare, né richiede meno sforzi, anzi!

(Elisabet guarda Gaspare un po’ attonita e quest’ultimo riprende subito il filo del suo discorso)

GASPARE: Anche se in cielo ci fosse soltanto una stella, essa desterebbe la stessa meraviglia di tutte le altre messe insieme. Nessunova in giro a piagnucolare perché c’è una stella sola.

EZRAELE: al contrario: seppure ce ne fossero cento, si darebbero fastidio a vicenda. Creare miliardi di stelle celesti è stato, dunque, un eccesso spettacoloso.

GASPARE:Quando c’è sovrabbondanza di una cosa, si rischia di guardarla senza riuscire più ad apprezzarla.

EZRAELE:Accade quindi di andare a spasso sotto la volta stellata e non veder palpitare una sola stella, per via di tutta quella profusione.

GASPARE: A parere dei Re Magi, Dio ha viziato gli uomini, creando troppe cose in una volta; tante cose, così interessanti da osservare, che molti non riescono a vedere Dio. Ma in questo modo Egli è riuscito a nascondere sé stesso.

GIOSUE’ (Piacchiando il bastone per terra ed indicando con la mano la direzione dell’uscita): A Betlemme! A Betlemme!

(tutti escono di scena e le luci si spengono)