Durante un incontro con il premier sud coreano Roh Moo-hyun lo scorso fine settimana a Seul a proposito della crisi nucleare nord coreana Tony Blair ha affermato che non c'e' da parte sua la volonta' di minacciare il regime di Pyongyang.
Secondo il primo ministro britannico la situazione richiede una certa dose di sensibilita' e il problema va affrontato pacificamente con le armi della diplomazia. Ha auspicato quindi l'inizio del dialogo tra Corea del Nord, Cina (l'unico alleato di Pyongyang) e Stati Uniti, dialogo che dovra' poi essere esteso a Corea del Sud e Giappone. Questi ultimi due paesi non sono pero' considerati interlocutori desiderati da parte dei nord coreani i quali hanno espressamente richiesto un incontro bilaterale con Washington.
La minaccia nucleare in questo caso sembra essere molto seria. Durante un precedente incontro con Stati Uniti e Cina tenutosi pochi mesi fa il rappresentante di Pyongyang ammise candidamente che il suo paese e' gia' in possesso di armi nucleari. Secondo fonti di Seul e Washington il paese stalinista potrebbe essere in possesso di un ordigno nucleare. Inoltre con la quantita' di plutonio che i nord coreani sostengono di aver riprocessato si calcola che potrebbero costruirne altri sei. La presenza di un particolare gas liberato in fase di riprocessamento del plutonio e' stata rilevata da strumentazioni poste in territorio sud coreano in prossimita' della Zona Demilitarizzata (DMZ) che segna il confine con il nord.
Come se non bastasse il regime di Pyongyang e' ritenuto dagli esperti internazionali uno dei piu' imprevedibili al mondo. Sanguinosi attentati sono stati organizzati soprattutto ai danni di cittadini della Corea del Sud: nell'83 i 17 membri di una delegazione di Seul furono uccisi dall'esplosione di una bomba a Rangoon e nell'87 tutti i 115 passeggeri di un volo della Korean Airlines morirono in seguito all'esplosione di un altro ordigno. Alcuni anni fa un missile nord coreano sorvolo' il territorio giapponese andandosi poi ad inabissare nell'oceano Pacifico. Durante i mondiali di calcio tenutisi in Corea e Giappone nel 2002 una nave da guerra della marina del nord entro' in acque sud coreane innescando uno scontro con la flotta di Seul che provoco' varie vittime. Infine la scorsa settimana alcuni militari del nord appostati lungo la DMZ hanno aperto il fuoco contro le guardie del sud.
Sorge il dubbio del perche' si sia deciso di optare per l'approccio pacifico nei confronti della Corea del Nord e si sia invece ricorsi all'attacco militare nei confronti dell'Iraq, paese che ha ripetutamente negato di possedere armi di distruzione di massa, la presenza delle quali non e' mai stata rilevata ne' dagli ispettori dell'ONU ne' dagli esperti americani e britannici. Un cronista a Seul ha posto l'interessante quesito a Blair il quale ha risposto che i due casi sono storicamente diversi in quanto - a differenza dell'Iraq - non c'e' stata a carico della Corea del Nord alcuna risoluzione dell'ONU, ne' ci sono stati precedenti utilizzi di armi di distruzione di massa da parte di questo paese.
La posizione di Blair e' sicuramente gradita alla Corea del Sud che in caso di utilizzo di armi atomiche da parte del nord sarebbe la prima vittima e il cui premier Roh Moo-hyun e' stato eletto in seguito ad una campagna fondata sull'approccio soft nei confronti di Pyongyang. Per parte della comunita' internazionale pero' i dubbi sui "due pesi e due misure" permangono.
Blair e Bush sostengono che anche nel caso non venga provato il possesso da parte dell'Iraq di armi di distruzione di massa, il solo fatto di aver liberato il paese e il mondo da un pericoloso tiranno quale Saddam Hussein giustifica l'intervento. Dovremmo quindi intuire che le amministrazioni americana e britannica non ritengono Kim Jong Il un elemento pericoloso per la regione nord asiatica? E perche' le armi della diplomazia che dovrebbero funzionare in Corea del Nord non potevano essere utilizzate nel caso dell'Iraq o dell'Afghanistan?
Quella di valutare ogni caso separatamente, tenendo in considerazione il particolare contesto in cui si inserisce ed evitando pericolose generalizzazioni e' una pratica lecita e sensata. Le conclusioni dovrebbero pero' essere tratte in base alle peculiarita' del singolo caso appunto e non esclusivamente in base ai problemi contingenti e alle esigenze interne della coalizione guidata dagli USA. I leader di questa coalizione dovrebbero essere in grado di spiegare all'opinione pubblica i principi e le linee politiche che determinano le loro decisioni. Questo processo e' necessario onde evitare confusione e perdita di fiducia tra la popolazione per la cui stessa sicurezza quei leader sostengono di impegnarsi.
© 2003 Fabio Pulito