Lettere dall'Asia - Malesia: cambio al vertice (19 Settembre 2003)

Lettere dall'Asia


Malesia: cambio al vertice (19 Settembre 2003)

La Malesia si prepara ad affrontare uno dei frangenti più delicati della sua storia recente. In ottobre il "Dottor" Mohamad Mahatir lascierà il posto di primo ministro che occupa dal 1981 al suo vice Badawi. Di lì a poco si terranno le elezioni generali per il parlamento centrale e per le assemblee dei singoli stati.

La tornata elettorale del '99 segnò una svolta nella politica del paese. Per la prima volta un soggetto all'opposizione - il Fronte Alternativo, BA - emergeva come serio concorrente del gruppo di maggioranza - il BN o Fronte Nazionale - al potere fin dai tempi dell'indipendenza dal dominio britannico. Il BN ha come nucleo l'UMNO, il partito di Mahatir e Badawi che aveva tradizionalmente rappresentato la maggioranza etnica musulmana dei malay, ma include anche lo MCA, il maggior partito della consistente e ricca minoranza cinese.

La grave crisi finanziaria che nel '97 investì il sud-est asiatico fece venire alla luce tutte le magagne di un sistema che si era messo nelle mani di faccendieri non sempre accorti: corruzione, favoritismo, la spregiudicatezza degli investitori e la leggerezza delle banche nell'accordare loro i crediti.

Il vice primo ministro di allora, Ibrahim Anwar, accusò duramente il premier Mahatir di corruzione e nepotismo e gli criticò le spese folli per i mega-progetti a suo dire inutili che avevano dotato la capitale Kuala Lumpur dei più alti edifici del mondo, di un modernissimo ma poco utilizzato aeroporto internazionale e del 'super corridoio multimediale' che lo collega alla città.

Il "Dottore" non gradì e glielo dimostrò a suo modo: Anwar fu rimosso dalla carica e quindi arrestato in nome dell'Internal Security Act (ISA), uno strumento legale risalente ai primi anni d'indipendenza che permette l'arresto e la reclusione per sei mesi senza bisogno di processo, prove e tantomeno di capo d'accusa. L'ex vice-premier venne poi condannato a vari anni di carcere per corruzione e addirittura per sodomia.

Nacque un movimento - 'Reformasi' - per la liberazione di Anwar le cui istanze - unite a quelle di varie ONG e di altri gruppi informali - diventarono ben presto di portata più ampia: abolizione dell'ISA e sfera giudiziaria libera dalle interferenze politiche, giustizia sociale, stato di diritto, vera democrazia partecipativa, lotta alla corruzione e al favoritismo, trasparenza delle politiche di governo, stampa libera e indipendente.

La nascita di Reformasi contribuì alla formazione del BA che, pur non riuscendo a vincere le elezioni, si accaparrò il governo di due stati e vari seggi in parlamento.

A causa del sistema elettorale maggioritario puro, la larga vittoria della maggioranza non rispecchia l'andamento delle votazioni in termini percentuali che, almeno nella Malesia peninsulare - esclusi quindi i due stati del Borneo - è stato molto equilibrato. Al BN sono andati solo il 56,5% dei consensi contro il 65% del 1995.

Secondo Francis Loh - professore alla USM - la "Nuova politica" nata nel '98 consiste appunto nella contestazione aperta delle idee del BN e nella frammentazione politica dei gruppi etnici. I risultati delle elezioni del '99 dimostrano infatti che l'elettorato - specialmente quello malay - si è diviso tra i due schieramenti in molte aree geografiche dalla composizione sociale variabile.

In realtà, sostiene ancora Loh, il vero freno alla democratizzazione del paese oggi non è più, come un tempo, l'etnicismo bensì il dirigismo economico ed il relativo "sviluppismo" - una dottrina che predica una vivace crescita economica sostenuta da una grande stabilità politica. Come suggerisce Muzaffar Tate nella rivista Aliran, in nome di questa stabilità la Malesia è stata sottoposta ad un regime sempre più autoritario tramite l'uso dell'ISA per mettere gli oppositori fuori gioco, il controllo sui mass media e sulle attività studentesche e una serie di spese mirate all'aquisto del consenso elettorale. Questo ha generato le istanze democratiche rivendicate da ampi settori della società malese.

Dal '99 ad oggi però le circostanze sono cambiate e la tendenza al bipolarismo emersa alle scorse elezioni potrebbe già invertirsi.

Innanzitutto le misure intraprese dal governo per uscire dalla crisi si sono orientate verso il riequilibrio sociale, un riassetto del settore bancario e un atteggiamento più cauto nei rapporti tra investitori e istituti di credito. In complesso il governo malese ha dimostrato di saper gestire la crisi meglio, ad esempio, della vicina Thailandia.

In secondo luogo alcune modifiche al sistema elettorale sembrano essere state apportate con l'intento di indebolire la minaccia dell'opposizione. Basti citare come esempio il ridisegno della struttura delle circoscrizioni effettuato quest'anno: di tutte le nuove circoscrizioni create, nessuna appartiene agli stati in cui il BA gode di una forte base elettorale.

Un'altro fattore critico è costituito dalle posizioni fondamentalistiche del PAS, il maggior partito del BA. L'impegno profuso dal PAS nei due stati in cui governa allo scopo di applicare la 'shariah' - la legge islamica - e la 'hudud' - la lista delle pene che comprende il taglio della mano per chi ruba e la lapidazione per l'adulterio - potrebbe tenere lontane le minoranze etniche nonché le frange moderate dell'elettorato malay. Non e' infatti un caso che un partito a prevalenza cinese abbia lasciato lo schieramento.

I fatti dell'11/9 ed il nuovo clima internazionale hanno inoltre portato Mahatir alla ribalta come leader musulmano moderato, senza peraltro quasi scalfirne il prestigio che gode nel mondo islamico. C'è quindi in vari settori della sfera internazionale una buona dose di fiducia nei confronti dell'UMNO e una certa diffidenza invece verso il PAS. Su questo fattore la maggioranza sta facendo leva per screditare gli avversari.

È questa in sostanza la situazione che Badawi si appresta a raccogliere in eredità e in cui dovrà giocare la sua scommessa: un'ulteriore riduzione dei consensi per il suo partito ne minerebbe fin dall'inizio la legittimità della leadership e aprirebbe le porte su scenari imprevedibili. D'altra parte sembra evidente che, comunque vadano le elezioni, il fatto che le pressioni per uno stato meno autoritario vengano esercitate sempre piu' anche da soggetti che non partecipano formalmente alle attività politiche costringera' il futuro primo ministro a tenerne conto e ad allentare gradualmente la "morsa" del regime.

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© 2003 Fabio Pulito

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