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Syd Klyth Autore: Syd Klyth Il vecchio Eziroth rimase a bocca aperta. Ciò che gli si parava di fronte superava ogni più rosea aspettativa, erano dei veri capolavori non c'era che dire. Quando il nipote si era chiuso nel suo laboratorio tre giorni prima, lui sapeva che non ne sarebbe uscito prima di sera, ma solo dopo due notti cominciò a preoccuparsi. Mai il giovane si era rintanato così a lungo nel suo "antro"; quello che stava sperimentando era sicuramente qualcosa di eccezionale, ma la meraviglia che si mostrava ai suoi occhi..... "Che ne dici, nonno Ezi ??" chiese il ragazzo. Presentava un sorrisetto compiaciuto stampato in faccia; sapeva di aver superato il vecchio Eziroth, ma stava aspettando la conferma con trepida sicurezza. "Non c'è male, Syd" rispose il vecchio maestro, riprendendo il suo solito tono severo. L'espressione del vegliardo era cambiata più velocemente di quella dell'allievo che ora non sogghignava più; una specie di rabbia stava montando ora dentro di lui e i suoi occhi si stavano allungando tradendo quel sentimento, ma si ricompose all'istante. "Hai fatto un buon lavoro" continuò Eziroth; pensava però "Eccezionale ... assolutamente sbalorditivo, a soli 17 anni già è più abile di me, suo precettore" Syd ringraziò rispettosamente e lasciò repentinamente la stanza; l'aria dell'ambiente in cui rimase Eziroth era assolutamente irrespirabile per una persona normale talmente era pesante; vi gravavano olezzi di ogni specie e timbro; le finestre chiuse, così serrate che nemmeno uno spiraglio di sole filtrava dalle imposte, alimentavano quel senso di claustrofobia allucinante. Solo una timida candela illuminava malamente i cumuli sparsi tra i tavoli e i piani di lavoro creando ombre di spaventose costruzioni tremolanti sulle pareti umide e fetide della stanza. Il senso dell'olfatto del vecchio llarhos riusciva a cogliere quasi tutte le fragranze, quasi tutte. Rimase sconcertato dell'impossibilità di cogliere alcune singole esalazioni; per un llarhos del suo rango e della sua esperienza era una scoperta orribile. Syd vagava per i sentieri del villaggio, calciando i sassi che gli si paravano davanti. "Hai fatto un buon lavoro" cantilenava tra sé e sé con voce alterata, "Non c'è male" ... "Ma crepi!!" sibilò, pentendosi istantaneamente della bestemmia. Corse via mentre attraversava il piccolo mercato paesano. Due o tre llarhos gli urlarono dietro a causa delle ceste che rovesciava passando di corsa. "Falliti!" continuava a pensare il giovane Syd "Ignoranti e falliti!!" Si fermò solo arrivato di fronte al bosco che portava alla Gola Spezzata, lo stretto passaggio che delimitava il mondo conosciuto di Romnia dagli Inferni. Quando un llarhos moriva il suo corpo veniva avvolto in bende profumate e lasciato all'imboccatura della Gola, avrebbero provveduto le Entità degli Inferni a caricarlo e portarlo nell'aldilà dove veniva sbendato e ... i Vecchi non avevano mai specificato cosa succedesse ai morti, dicevano che nulla oramai importava di loro e che quindi le Entità avrebbero potuto farne ciò che più gli piaceva ... i giovanissimi inventavano le storie più spaventose per spaventare le bambine: "le Entità si mangiano i morti e con i resti nutrono gli stormi di sparvieri che eternamente presidiano la catena montuosa che cinge Romnia a sud" ,"dopo sbendati, i morti vengono resuscitati dalle Entità che li smembrano e mutilano in maniera orribile" e così via. Syd si era divertito anche lui, nei momenti di pausa del suo praticantato, ad inventare novelle di questo genere. Tuttavia qualcosa non lo aveva mai convinto nei racconti dei Vecchi. Nessuno si era mai spinto oltre la Gola Spezzata, da vivo; nessuno, in effetti, aveva mai manifestato tale desiderio e neanche Syd si era mai posto l'obiettivo di contravvenire a tale Legge. Però... Qualcosa ad un tratto attirò la sua attenzione; una figura a cavallo apparve sul limite orientale del bosco. Era ancora lontano, ma pareva un llarhos dalle fattezze e dal portamento. Man mano che si avvicinava però, una sensazione angosciante si impadronì di Syd. Non sapeva chi era, ma qualcosa gli diceva di allontanarsi o perlomeno di nascondersi; i sensi avvertivano il profilarsi di un pericolo spaventoso. Col cuore che batteva incessantemente Syd trovò riparo dietro un enorme roccia a pochi passi dall'inizio del sentiero che, snodandosi nel bosco, portava alla Gola. "Di che mi preoccupo?" si disse il giovine "sarà un boscaiolo che torna dal suo lavoro", ma non si convinse. Quando il cavaliere arrivò abbastanza vicino, Syd rimase impietrito. Il personaggio a cavallo pareva un llarhos, ma aveva alcuni tratti somatici incredibilmente diversi: sarebbe stato chiaro per chiunque che non apparteneva alla gente del villaggio, ma come era possibile? Nella vallata di Romnia, l'unica terra sopravvissuta dopo i Santi Guerrieri esisteva solo un villaggio abitato esclusivamente da llarhos. Quell'essere dunque non era della sua razza anche se l'altezza e la corporatura lo ricordavano. Portava con se un fagotto dal quale sporgeva una testa felina. "Un Entità" trasalì tra sé e sé Syd "E' un Entità!!", ma si ricordò subito che le Entità erano descritte dai Vecchi come basse e deformi. "Dunque è vivo, ma dove va? Perché si dirige alla Gola?". Lo straniero prese il sentiero e in pochi minuti arrivo allo spiazzo roccioso antistante la Gola. Syd lo seguiva da lontano, ma quello che vide subito dopo lo atterrì a tal punto che corse via a perdifiato verso il villaggio, inciampando nei rovi e cadendo a più riprese al suolo Eziroth si trovava ancora nella stanza, ancora permeata da vapori intensi e pungenti. Continuava a fissare i lavori del giovane nipote pensieroso "E' ormai chiaro che egli possiede il Dono, ha la facoltà di manipolare la materia, trasformarla e fissarla col fuoco sacro". Il Dono. Ciò di cui lui era sprovvisto nonostante la sua posizione e la sua importanza all'interno della comunità. Ciò' che sperava di apprendere con una vita di sacrifici era stato assegnato a quel suo insolente nipote sin dalla nascita e lo aveva sfruttato sin da piccolo. Si ricordava delle prime volte che lo aveva condotto nel laboratorio, della sua scioltezza nei movimenti e della sua familiarità con i vari attrezzi, ma aveva sempre rifiutato categoricamente di affermare che il giovane possedesse il Dono, ma ora ciò era inevitabile ed evidente. La prova era lì di fronte a lui in bella mostra, quasi a prendersi gioco di una vita spesa in quelle quattro mura ad affinare, a sperimentare. Prese ad odiare il nipote, con tutte le sue forze. Syd arrivò ansimante a casa. "Nonno! Nonno!". Il vecchio stancamente si alzò e si diresse verso la sala dove trovò il nipote in ginocchio che boccheggiava affannosamente. "Cosa succede, Syd? In
piedi!". Eziroth non si scompose "Gli Inferni, naturalmente". "Storie!! Ho appena visto un tizio a cavallo… non era nemmeno un llarhos, anche se un po’ assomigliava alla nostra gente… arrivato all’imboccatura della Gola, uno sparviero lo ha attaccato e lui con una balestra lo ha abbattuto in un colpo solo!! Ha caricato la … carcassa e ha attraversato tranquillamente la Gola!". Prese fiato e continuò "Non dicevate che esistiamo solo noi llarhos al mondo?? Non dicevate che oltre la Gola non si può andare?? Non dicevate che gli sparvieri sono immortali ed è impossibile ferirli??" Eziroth si voltò, fece un respiro profondo "Non è così. Il mondo in cui vivi è molto più vasto di quel che pensi. Immenso. Si estende al di là della Gola Spezzata verso Sud per miglia e miglia. Il suo nome è Sosaria. E’ abitato da gente malvagia e da mostri invulnerabili" "Come le Entità?" chiese sprezzante Syd. "Le Entità non esistono. Però quei mostri sì." "Come mai ci avete sempre mentito?? Da quanto tempo sapete che è così?? E chi è quel tizio che somiglia così tanto a noi??" "Noi Vecchi dobbiamo salvaguardare la nostra razza. Da molte generazioni tramandiamo il segreto solo ad alcuni, a quelli adatti a mantenere l’ordine. Solo pochi devono conoscere la verità!!" "Già, e così la nostra gente rimane confinata in questa valle!!!! Così la potete controllare meglio !!! Chi è il cavaliere che ho visto" "Probabilmente un elfo. Chissà cosa lo ha spinto tanto a Nord?" "Un elfo? Cosa è?" "Anche noi llarhos siamo elfi. E’ così che si chiama la nostra razza. La terra a Sud, Sosaria, pullula di altre razze repellenti e infette: umani, nani…" "Repellenti!!! E come puoi dirlo?? Li hai mai visti??" "E’ così e basta. Non ho bisogno di vederli!!!" Syd non rimase nemmeno ad ascoltare, prese la via del laboratorio, riempì uno zaino delle cose che gli parevano necessarie: qualche cibaria, l’arco col quale aveva cominciato ad esercitarsi ed alcune bende ed erbe medicinali. Uscì dalla stanza e si trovò di fronte il vecchio. "Dove vai?? Non vorrai mica raccontare tutto agli altri?? Non ti crederanno mai!!" "Non ti preoccupare. Prima o poi lo scopriranno come ho fatto io!!" scansò l’antico maestro ed uscì di casa. "Morirai presto là fuori" mormorò Eziroth; dopodiché entro anche lui nel laboratorio. I lavori del nipote erano ancora lì, prese una lama e scagliò la sua ira sul primo di essi. Sapeva che era proibito dalle regole. Solo l’artefice della propria opera poteva, come dicevano loro, “deturpare” la perfezione del lavoro finale. Così era previsto dallo strettissimo ordine cui faceva capo. Eziroth ormai accecato dall’ira, sfigurò la figura, le stacco un braccio e se la mise in bocca. Era la torta più soffice che avesse mai provato. Gli si sciolse in bocca. |