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Sybety Autore: Apologist Questa è la storia di un uomo nato non quando fu messo al mondo, ma quando egli rinnegò la propria famiglia. Non potrete mai sapere cosa significa nascere veramente se non potete dire di essere veramente liberi. "Mi ricordo il momento in cui dopo avere ucciso mio padre, invece di sentirmi un assassino sapevo di essere stato liberato e il liberatore nello stesso tempo" Ricordo ancora queste sue parole e se prima esse mi incutevano un senso di disagio e terrore, ora capisco che un assassino non è solo chi toglie la vita ad un uomo, ma colui che nega la libertà e uccide i sogni di colui che dice di amare. Fin da ragazzi io e mio fratello abbiamo accumulato tasselli del suo passato senza riuscire lo stesso ad averli tutti, da ciò che siamo riusciti a capire Sybety in gioventù faceva una vita nomade con il padre. Una vita nomade non dettata dalla professione di mercante o artista, ma di quella della truffa e dell'imbroglio. Le truffe portano violenza, e il padre di Sybety non si lasciava di certo tirare indietro costringendolo in una atroce scuola di vita a diventare come lui e i suoi sporchi gregari. Ma un giorno emise un urlo così forte da spezzare le catene che lo legavano, e nel mezzo di una fuga senza fiato uccise il proprio padre dopo averlo disarmato. "Fino a quel momento è stato come se non fossi mai nato, ero nessuno, non avevo un nome, una famiglia. La persona che vedi ora è ciò che sono voluto diventare." Dal nulla imparò un mestiere onesto e visse rinnegando il suo passato, anche se ne sentiva l'ombra sempre sulla sua anima. Per questo motivo trattava tutti con sospetto fin quando durante un viaggio da Britain a Cove, nel mezzo di un bosco, udì dei bambini piangere. "Mentre cavalcavo tra i rumori della foresta riuscii a distinguere un pianto di un bambino, incredulo vista l'ostilità del luogo e per la paura del passato che mi perseguitava, decisi di ignorarlo proseguii il mio cammino. Ma ad un tratto un senso di rimorso mi assalì e ritornai di corsa sui miei passi cercando di distinguere da dove provenisse il pianto." Chiusi in una cesta, abbandonati in un tronco d'albero cavo, Sybety trovò me e mio fratello Ybekt. Da allora la sua vita cambiò, e man mano che noi crescevamo l'ombra del suo passato scompariva illuminato da una luce accecante. "Io vi ho dato tutto l'amore che non ho avuto, forse questo mi ha salvato da me stesso, non dovete essermi riconoscente, sono io che dovrei esserlo nei vostri confronti." Ricordare queste parole mi fa ancora adesso provare una gioia immensa. Gioia enfatizzata dal pensiero di come una persona possa nascere ed essere libera di non dipendere dal proprio passato. Mi auguro che nei vostri viaggi prima o poi possiate incontrarlo. Non è un condottiero o un guerriero, ma la sua indole gli permette di non avere diti contro che lo accusano di qualsiasi meschinità o cattiverie, nonostante sia difficile vivere in questo mondo, egli continua ad essere ciò che è sempre stato fin dal principio, colui che voleva diventare. |