LA SANTA


Culto di Santa Marina in Casole Bruzio.

La singolare storia della vita di S. Marina può suscitare a qualche sprovveduto incredulità, ma per l’uomo di fede nulla è impossibile a Dio, e quello che può sembrare pura fantasia trova riscontro nella verità storica. Il caso della vergine di Bitinia non è l’unico nella storia della chiesa, tanto che trova posto per essere citata in un libro di grande spiritualità: “Racconti di un pellegrino Russo”.

Il culto di S. Marina inizia con la sua gloriosa morte avvenuta nella laura di Canobin in Libano, e nella liturgia Greca e Maronita la nostra santa è onorata con il titolo di “Megalomartire” che significa “Grande testimone” per rilevare l’eroicità di questa fanciulla che sopportò calunnia, ingiuste accuse e vita di stenti, per non tradire il giuramento fatto al padre, che la portò nel fiore della sua giovinezza ad essere accolta tra la schiera dei Santi.

Dal Libano in tutto l’oriente, il nome di Marina e la sua eccezionale forza furono tramandati di generazione in generazione, e ancor prima che le sue spoglie mortali giungessero a Venezia da Costantinopoli per opera del mercante veneziano Govanni Buora nel 1213 (o1230), certamente il suo culto era fiorente nel meridione d’Italia, perché nell’anno 730 durante la persecuzione iconoclasta di Leone III Isaurico imperatore d’Oriente, monaci zelanti, fedeli alla voce del papa, scapparono lasciando l’oriente e trovando rifugio nelle regioni dell’Italia meridionale.

Soprattutto in Calabria fiorì la spiritualità bizantina e con questa il culto dei santi di origine greca. Infatti, nel IX e X secolo i monaci basiliani rifugiati nella nostra regione furono i più zelanti propagatori del culto dei santi orientali, tra questi fiorì il culto di S. Fantino, di S. Elia Speleota, di S. Elia di Mena di S. Marina e di tanti altri Santi. Questa spiritualità portò il popolo calabrese ad assumere i caratteri della contemplazione propria dei popoli orientali, ne è prova le grandi figure di S. Nilo e S. Bartolomeo di Rossano, padri del monachesimo greco in Calabria e precursori di quelle forme di ascetismo che fiorirono con le figure mistiche di Gioacchino da Fiore e di S. Francesco di Paola.

Nei centri dove trovarono accoglienza i monaci basiliani, sorsero delle piccole comunità monastiche, che portarono il loro culto e la loro esperienza spirituale. Così in tante zone della Calabria fiorì anche il culto alla vergine di Bitinia come a S. Giovanni di Zambrone, a Polistena, a Melicuccà, a Stilo, a Filandari, a Policastro, a Terrati, a Campana, a Casole Bruzio.

Nella nostra fascia presilana molti furono gli insediamenti basiliani, e in particolare nei pressi della frazione Scalzati di Casole Bruzio doveva esserci un piccolo insediamento di questi monaci, perché nel 1525 il priore del monastero dell’ordine dei Florensi di S. Giovanni in Fiore Francesco Notarianni di Casole Bruzio, insieme con alcuni monaci, sapendo dell’esistenza di questo luogo, vi fondò una cellula florense, col nome di Monastero della Natività di Maria, che passò successivamente ai Cistercensi e nel 1808 al clero diocesano, oggi rimane solo la chiesa Santuario di S. Maria del Soccorso.

E da attribuirsi a tale evento la fioritura del culto di Santa Marina a Casole Bruzio che i nostri padri vollero scegliere quale compatrona della nostra cittadina.

Nell’archivio parrocchiale non esiste alcun documento che possa fare luce su tale avvenimento, ma dai libri parrocchiali e dal Regesto Vaticano, viene fuori che l’antica parrocchia era dedicata a S. Michele Arcangelo, in seguito la troviamo col duplice titolo di S. Michele e S. Marina e infine solo col titolo di S. Marina Vergine.

Dalla toponomastica, e da quello che rimane, certamente a Casole doveva sorgere nei pressi di Piazza Arcivescovo Basile l’antico complesso parrocchiale dedicato a S. Michele Arcangelo, distrutto da qualche terremoto, di conseguenza si utilizzò come chiesa parrocchiale la chiesa di S. Marina e successivamente andando in disuso il titolo di S. Michele rimase solo il titolo di Santa Marina con conseguenza del patronato sulla comunità parrocchiale.

Il culto di Santa Marina è stato sempre vivo e tutt’oggi è fiorente nella comunità casolese, infatti in ogni famiglia ricorre nell’onomastica il nome di Marino o Marina, sottolineando in questo modo la devozione che i casolesi tributano alla loro Santa patrona.

La tradizione tramandata da padre a figlio e da generazione in generazione, ci fa sapere che Casole fu sempre devotissimo di Santa Marina; si racconta che in suo onore si celebravano in ogni tempo feste sontuosissime, con l’intervento del Corpo Municipale, che a somiglianza della mobilissima repubblica di Venezia, il giorno 17 luglio, festa liturgica della Santa, col labaro del comune, si recava ai piedi della Santa per professare la sua gratitudine e devozione, per essere stato il paese preservato da mille pericoli e sciagure.

Prima del decreto Arcivescovile del 1999 sull’ordinamento delle feste religiose Casole celebrava tre volte l’anno la festa della sua patrona: Il 12 febbraio con processione penitenziale per ricordare il terremoto del 12 febbraio 1854; il 17 luglio festa liturgica; la prima domenica di agosto festa solenne.

Oggi le celebrazioni sono ridotte a due, il 17 luglio festa liturgica e la prima domenica di agosto festa solenne.

Durante la festa solenne preceduta dal novenario, la comunità ricca anche dalla presenza delle persone che per motivi di lavoro o altro si sono dovute allontanare dal paese e che ritornano per l’occasione, si stringono intorno alla Santa per un cammino di fede intensa fatto di raccoglimento e di riavvicinamento al Signore, attraverso i sacramenti e l’ascolto della Parola di Dio.

La partecipazione di tutte le fasce d’età per preparare gli spettacoli d’intrattenimento nelle serate del novenario stanno riportando al vero senso della festa, non fatta nel consumismo, ma fatta nel sano divertimento organizzato dalle persone del luogo con le persone del luogo per onorare la santa patrona.

Sono da sottolineare i recital di canzoni organizzate dai ragazzi, i giochi popolari che riscoprendo le nostre antiche tradizioni portano all’aggregazione di giovani, ragazzi e anziani, le commedie preparate con cura dai giovani, insomma la festa sta diventando veramente un momento di aggregazione popolare.

La prima domenica di Agosto il paese è svegliato all’alba dal suono festoso delle campane, dalla sparo dei petardi e dal tradizionale rullio dei tamburi di Casole. Dobbiamo notare che i tamburi di Casole sono noti per la tradizione ininterrotta che si perde nella notte dei tempi e che connota tutte le feste che si celebrano nella comunità, rispettando quest’arte tramandata da generazione in generazione e che continua