STORIA DI UN INDU’
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“Mio padre era un sacerdote indù. Provenivamo da un’antica famiglia di Bramini e appartenevamo alla più alta casta di sacerdoti.

Mio padre assolveva al suo servizio con convinzione e non ho mai notato niente da ridire sul suo conto.

Egli decise che anch’io dovevo diventare un sacerdote, e così avvenne.

Mi venne attribuito un distretto di duecento famiglie. Mi sposai ed avemmo due figli maschi e una femmina.

Il sacerdote deve recitare molti “mantras” (formule sacre ripetitive) come pure leggere molte volte i testi sacri. Mattina e sera egli assolve al servizio divino. Queste recite sono soprattutto importanti al mattino: è questo un elemento determinante della funzione sacerdotale.

Come sacerdote ero chiamato ogni volta che nasceva un bambino; partecipavo alla festa dell’imposizione del nome che avviene ventuno giorni dopo la nascita.

Dovevo anche determinare, secondo la posizione delle stelle, l’ora favorevole per le diverse feste familiari.

Lamela è la mia patria, è qui che sono andato a scuola.

Ed è anche qui che è iniziata la mia conversione a Gesù Cristo.

Avevo un amico cristiano che si chiamava Rottinaik. Avevamo frequentato per molti anni la stessa scuola e discutevamo vivacemente, come è normale fra i giovani.

Egli mi parlava molto della sua fede cristiana. Ma io dispondevo: “io sono indù, mio padre è un sacerdote indù ed io voglio essere un sacerdote come lui, questa è la mia religione, ed è buona !”

Così discutevamo spesso di religione, secondo il mio amico quella giusta era la sua, secondo me la mia. Ma in realtà io non sapevo quale fosse la giusta via.

Il mio amico andava in chiesa ed io non lo accompagnavo in quel luogo. A volte lui veniva invitato presso famiglie cristiane ed in quelle occasioni io andavo con lui. Spesso in queste famiglie si tenevano lunghe conversazioni sulla fede.

Un giorno Rottinaik venne a trovarmi e mi disse: “voglio farti un regalo: è una Bibbia per te. Ne abbiamo già parlato molto; ora devi leggerla tu direttamente”.

Così io iniziai a leggere la Bibbia.

Ma ben presto mia madre se ne accorse ed esplose in grossi rimproveri: per nessun motivo lei non avrebbe sopportato questo: niente Bibbia, né a casa, né a scuola ! Allora resi quel libro a Rottinaik, poiché questa era la volontà di mia madre.

Alcuni mesi più tardi lei mi domandò bruscamente se io mi interessavo ancora alla fede cristiana. Io risposi: “Si, ne parlo spesso con Rottinaik e mi piace molto andare con lui nelle famiglie cristiane. Credo che sia una buona religione.”

Allora mia madre, con più impeto di quando avevamo discusso a causa della Bibbia, mi gridò “Te lo dico per l’ultima volta, devi rinunciare al tuo interessamento alla fede cristiana, altrimenti: fuori di casa ! Non puoi più restare con noi !”.

Allora io ricordai a mia madre che un suo parente stretto era divenuto cattolico, ma lei rimase intransigente. “Tu sai quante difficoltà e quante sofferenze egli ci ha causato! Tu non devi darci questo dolore ! Certo questo nostro cugino ha potuto studiare e adesso vive in Germania, ma non fa più parte della nostra famiglia. Tu devi assolutamente rinunciare anche solo al pensiero di diventare un cristiano!”

In seguito andai a vivere in città con mia moglie e i nostri tre figli. Lì trovai un lavoro e soprattutto l’occasione di approfondire la fede cristiana.

La scuola superiore era frequentata anche da alcuni cristiani. Così ebbi presto di nuovo una Bibbia ed iniziai a frequentare una chiesa, di nascosto. Ma mia moglie venne a saperlo. Un giorno lei mi chiese se io volevo diventare cristiano; io risposi affermativamente e LEI GETTO’ LA MIA BIBBIA NEL FUOCO !

LA NUOVA BIBBIA CHE MI PROCURAI FECE LA STESSA FINE !

Un missionario si dava molto da fare affinché la mia famiglia non solo comprendesse le mie aspirazioni ma anche che l’approvasse e seguisse il mio esempio. Ma invano.

Un giorno portai i miei bambini al centro scolastico della missione, ma mia madre venne a riprenderli.

Mia moglie mi rimproverava di diventare un “fuori casta” un “paria”, un plebeo. Essa inviò una lettera al missionario in cui diceva, con molto disprezzo, che ormai io appartenevo alla religione degli spazzini e che essa non voleva avere niente a che fare con questo.

In seguito accettai Gesù Cristo come il mio salvatore e lasciai il posto di sacerdote indù. Il mio pastore – CHE MI AVEVA BATTEZZATO A NATALE – fece ancora un tentativo di pacificazione.

Andò a trovare la mia famiglia ma si trovò solo di fronte ad un rifiuto. “Non vogliamo che nostro figlio diventi un paria e perda il suo denaro ! Non vogliamo che se ne debba andare dal nostro Paese !”. Mia madre aggiunse “Ed io non voglio perdere i miei nipotini”; Tutta la famiglia rimase irremovibile e il pastore dovette ritornare a casa sua.

Quando mi ritrovai solo i miei vicini mi saltarono addosso. Mia moglie mi lasciò e in seguito sposò un altro uomo. I miei figli mi vennero tolti e andarono a vivere con la loro madre e quell’altro uomo.

Da quando la mia famiglia si è schierata contro di me sono passati diversi anni.

Allora essi mi misero delle catene alle mani e mi portarono alla polizia, dove dichiararono che erano stati costretti a incatenarmi le mani perché ero diventato pazzo. Ma il commissario di polizia non sembrava crederlo: mi mandò da un medico, il quale dichiarò che io ero perfettamente sano di mente. Fu mio fratello che venne arrestato per avermi fatto passare da pazzo !

Tuttavia essi non si arresero. Un giorno mi incatenarono di nuovo i piedi e mi sdraiarono sulle rotaie della ferrovia. Mio fratello pensò che perdendo i piedi e le gambe sarei sicuramente morto. Rimasi in quello stato a lungo, poi sentii il treno fischiare in lontananza che veniva nella mia direzione e nella disperazione gridai a Dio. Allora vidi vicino a me una grossa pietra, l’afferrai e colpii con tutte le mie forze le catene dei miei piedi e si ruppe un anello.

In preda all’angoscia mi allontanai correndo, inciampai nella scarpata e caddi in un fosso pieno d’acqua: bevvi molto, ma ne uscii vivo.

La mia famiglia capì che tutti gli sforzi PER RIPORTARMI ALL’INDUISMO E FARMI RINNEGARE GESU CRISTO, SAREBBERO STATI VANI.

E IO RIMASI FERMO NELLA MIA DECISIONE DI SEGUIRE SOLO GESU’ CRISTO !

Allora la mia famiglia fece l’ultimo e estremo passo: MI DICHIARO’ MORTO !

Questa dichiarazione venne fatta durante una cerimonia funebre indù. Durante queste cerimonie viene acceso un fuoco, vengono celebrati i riti religiosi e dopo si consuma un pasto funebre.

Quella volta però il morto ero io: ma grazie a Dio ero vivo !

Avevo io stesso acquistato del riso e della frutta per questo pranzo funebre ed ero presente a tutto il rito. Speravo ancora di poter convincere la mia famiglia, ma fu tutto invano.

Al tempo in cui mia madre venne a cercare i miei figli alla missione, io feci un sogno: qualcuno si avvicinava a me e mi diceva “i tuoi bambini ti saranno tolti, ma non essere triste. Dovrai soffrire, ma sii paziente: DIO TI AIUTERA’ E SARA’ CON TE IN OGNI ISTANTE !”.

(tratto da: “La ricchezza dell’Asia: i suoi cristiani”, di Martin Porksen)