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Domenica 2 Dicembre 2001
Grande
successo alla serata al Carlo Felice dedicata ad emergency e al cantautore genovese.
In diretta il collegamento con il Dalai Lama e con Gino Strada
"Le
dolci voci d'Italia conquistano Genova, nel segno di De André"
C'era un po' di tutto a Genova sabato sera al teatro Carlo Felice: De Andrè
e l'emozione di ricordarlo, la missione di Emergency (raccolti più di 40 milioni),
la globalizzazione a svantaggio del Sud del mondo, l'inutilità della guerra
come strumento di ricomposizione delle vertenze tra i popoli, come mezzo per
sconfiggere il terrorismo. E un addio in punta d'archetto per George Harrison,
naturalmente, con una versione di "My Sweet Lord" eseguita dalle ragazze
del quartetto Zelig. Se Sant'Agostino nelle sue Lettere esortava ad "uccidere
la guerra con la parola... a mantenere la pace con la pace", a Genova hanno
pensato di farlo con le canzoni. Proprio quella Genova che durante il G8 ha
vissuto lacerazioni drammatiche, conseguenze tragiche e le prove di una deriva
autoritaria senza mezzi termini. E ce n'è anche per quel "mascalzone"
- il riferimento è a Berlusconi - che ha definito Gino Strada "un medico
confuso", come dice con voce quasi monocorde il suo collega Enzo Jannacci.
Ha l'aplomb che sembra quello dell'uomo più distaccato del mondo, ma aprendo
bocca, sgancia parole dure e pesanti come macigni. Del resto "Come gli
aeroplani", la canzone che titola anche il suo ultimo lavoro e che ripropone,
insieme a "Lettera da lontano", ancora una volta dedicata a Carlo
Giuliani, non fa sconti a nessuno. Come sconti non ne fanno Dario Fo e Franca
Rame in apertura di sipario. Il primo mette alla berlina quanti in parlamento
hanno votato per la partenza dei soldati italiani, mettendo il dito nella piaga
della sinistra, riferendosi a quella parte che si è espressa a favore dell'intervento
militare. La seconda racconta delle botte del G8 su "suore e frati che
pregavano inginocchiati, su ragazzi e ragazze a braccia alzate, su disabili
sbattuti per terra e su ragazzini presi a calci". E Gino Strada, collegato
da Kabul, ripete com'è sua abitudine la propria convinzione che la guerra non
serva assolutamente a nulla, se non ad alimentare la distruzione e la tragedia
di uomini, donne e bambini innocenti. Un'opinione condivisa anche nell'intervento
del Dalai Lama, tradotto in diretta da Fernanda Pivano. E poi tanta musica.
Oltre a Jannacci, Antonella Ruggiero, Francesco Baccini, Beppe Gambetta e Max
Manfredi, Khaled, Loredana Bertè, Umberto Bindi, Alice, Eugenio Finardi, Enrico
Ruggeri. Qualcuno canta pezzi noti, altri ripropongono brani di De André, presente
con alcuni video. Lo fanno anche Claudio Bisio e Davide Riondino, mentre Alessandro
Mastrandrea recita "Quando la morte mi chiamerà/ forse qualcuno protesterà/
dopo aver letto nel testamento/ quel che gli lascio in eredità/ non maleditemi
non serve a niente/ tanto all'inferno ci sarò già... ". Dal canto suo Cristiano
De André presenta un paio di canzoni del suo nuovo cd "Scaramante",
tra cui "Sei arrivata", dove l'autore fonde autobiografia e rock.
Sergio Cammariere si riconferma. Per dirla in termine pallonaro è come il Chievo,
non è più una sorpresa. Di nuovo, come all'ultimo premio Tenco e nonostante
siano tre ore e mezza che gli spettatori stanno in poltrona, strappa gli applausi
più caldi. Accompagnato da una base ritmica eccellente, saltella letteralmente
sui tasti del pianoforte. Anche Vinicio Capossela ci mette del suo. Versione
ultraminimalista (organetto, piano giocattolo, contrabbasso e violino) canta
"Valzer per un amore", che De André scrisse verso la metà degli anni
Sessanta, oltre ad un inedito e a "Con una rosa". Per chiudere le
foto di Guido Harari, un percorso iconografico sul cantautore genovese raccolto
in un libro che, dopo la prima tiratura, nei giorni scorsi è andato subito in
esaurimento. C'è il De André cantautore, il marito, il padre.
Le immagini, raccolte insieme, sono un documento di testimonianza, il compendio
di una vita sulle corde di una chitarra, una poesia lunga quarant¹anni.
Luis
Cabasès
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Lunedì 29 Ottobre 2001
"TENCO
NOVITA' 2001"
Ogni edizione del Tenco è come un viatico per il successo di quanti si affacciano
sul panorama della canzone d'autore. Sergio Cammariere, per esempio, da quelle
parti era stato già adocchiato quasi cinque anni fa. Ma la novità sta nel fatto
che proprio a Sanremo ha presentato - finalmente - il suo album d'esordio, "Dalla
pace del mare lontano", che lo mette a disposizione di un pubblico che
finora doveva scovarlo esclusivamente in lavori di altri, oppure dal vivo. Nel
disco c'è tutta la simbiosi col suo pianoforte, uno swing personale godibilissimo
ed apprezzabile fatto di America Latina, di jazz, di classica e Brazil. E c'è
l'omaggio a Charles Trenet, con "Il mare" tradotta da Pasquale Panella,
a significare un profondo senso di gratitudine verso la canzone d'autore. Gli
Acquaragia Drom, dal canto loro, sono semplicemente pirotecnici. Hanno pubblicato
fresco fresco "Mister Romanò", un cd che è un viaggio tra matrimoni
e feste dei gitani, con accenni dell'Est europeo e del Mediterraneo, il tutto
legato dalla lingua rom adattata ai dialetti italiani ed ai ritmi delle tammuriate,
delle tarantelle, dei saltarelli, dei fiati e degli ottoni zingari. Un viaggio
on the road, insomma, attraverso la musica delle comunità Sinti e Rom che abbina
ritmi incalzanti a momenti struggenti. I Chiaroscuro invece, tra le note più
succose dell'edizione di quest'anno, sono le vittime di un paradosso. Per emergere,
accidenti se emergono! Ma non incidono. E pensare che proprio perché sulla punta
evidente dell'iceberg della canzone d'autore vincono la sezione Siae. Vengono
addirittura considerati squadra di talenti e indicatori alla canzone d'autore
di nuove vie tutte da esplorare e valorizzare, com'è scritto nella motivazione.
E compongono anche colonne sonore, raccattano premi a tutte le latitudini della
Penisola, fanno concerti. Ma non trovano - e qui sta il paradosso - nessun discografico
per il loro disco d'esordio. Hanno materiale splendido, sono una band ormai
collaudata e ben amalgamata, con una coinvolgente e forte presenza scenica incarnata
dal leader Lorenzo Amoruso, uno che ha voce da vendere. Ma qui, loro e nostro
malgrado, si ferma tutto. Il business discografico, proprio per la sua essenza
affaristica, non ha moltissima voglia di impegnarsi nelle nuove produzioni.
Preferisce sfornare compilation che girano alle stelle, e che sono promosse
a tambur battente dalle principali radio, interessatissime perché coproducer
delle stesse. Per la canzone d'autore, invece, o sei tra i quattro, cinque,
mostri sacri che comunque vendono a 38mila lire a botta, oppure fatichi in maniera
inenarrabile. Lo stesso Jannacci ha dovuto sonoramente mandare a quel paese
i suoi vecchi discografici per dare alla luce un cd che non fosse una raccolta
di hits. Dall¹uscita di "Come gli aeroplani" gliene siamo infinitamente
riconoscenti.
Luis
Cabasès
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Domenica
28 Ottobre 2001
"IL
PREMIO TENCO DALLA A ALLA V: digitale o nostalgico?"
Tenco
2001 a cavallo tra il secondo ed il terzo giorno: notiziario minimo, senza presunzione
di esaurire la materia, con un occhio al palcoscenico e un orecchio al foyer
dell'Ariston.
Luis Eduardo Aute. Nel 2001 il premio torna in Spagna e va a un personaggio
che è contemporaneamente poeta, pittore, cantautore, cineasta. Per gli spagnoli
è l'uomo dell'anno 2001 col Nobel José Saramago. Lui dice di essere da 35 anni
soltanto un curioso che svolazza come "mariposa de flor en flor".
"Scambiamoci le nostre musiche - dice - basta con la spazzatura omogeneizzata
angloamericana".
Sergio Cammariere. E' diventato grande il giovane che nel '97 fu premiato come
rivelazione. Al Tenco presenta il suo primo album "Dalla pace del mare
lontano" e fa spellare le mani alla platea, tarantolata dal suo swing particolare
che va dal jazz al Sudamerica.
Cristiano De Andrè. Evviva, è tornato sul palcoscenico con un nuovo lavoro "Scaramante".
Erano tre anni che non pestava il tavolaccio. Energico e tonico, con tanta voglia
di guardare avanti.
Donne. Ute Lemper, Laurie Anderson, Marisa Sannia. La prima ti avvolge con la
sua presenza, la seconda dice di essere stufa della tecnologia, ma sul palco
è la più digitale, la terza è proprio "lei". Vi ricordate la Sannia
della tv in bianco e nero? U-gua-le, con una voce eccellente.
Sergio Endrigo. D'obbligo la citazione. Riceve l'abbraccio di tutti, ma non
si sbilancia sull'interpretazione che gli è piaciuta di più. Però Jannacci che
canta senza musica "Io che amo solo te" gli fa sobbalzare il cuore.
Enzo Jannacci. Spot concentrati, giacca rossa e pantaloni neri, silenzio assoluto:
"Come persone riunite in piccoli gruppi che guardano su nel cielo trapuntato
di stelle, anzi di bombe intelligenti; come persone riunite in piccoli gruppi
che non hanno più nessuno a cui rivolgersi a meno di un dio che fu anche degli
eserciti, cosÏ poco coerente" (da "Come gli aeroplani").
Bruno Lauzi. "Sono anticomunista e sampdoriano" dice. Come interprete
è grande, mantiene qualche piccolo livore di categoria, non c'è più parlando
di politica e football. Gli anticomunisti, caro Lauzi, non servono e i doriani
navigano in cattive acque in fondo alla B.
Antonio Silva . Fa la parte del bravo presentatore, ironico, puntuale, elegante,
anche confidenziale nel suo approccio col pubblico. Insomma ci sguazza bene.
Come si dice oggi, è una risorsa. Chi lo conosce bene sa che è cosÏ per 365
giorni all'anno. Se lo è per il premio, figuriamoci per il suo liceo di Cantù.
Un preside, una scuola (pubblica). Ci pensi bene signora ministro Moratti, ci
pensi!
V come Vecchioni. Sull'elenco delle presenze al "Tenco" ha un filotto
di pallini. A suo agio come a casa. Tira fuori "Vecchia Balera" e
racconta che a Santa Margherita Ligure, per colpa di un concerto di Endrigo,
concomitante con uno di Gino Paoli, ci ha rimesso una fidanzata "filo paoliana",
guadagnandoci un autografo. A.D. 1961. Mica Coppi e Bartali!
Luis Cabasès