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Vi racconto ora come ho scoperto la verve esibizionista della mia attuale ragazza che mi sta dando qualche piccola gioia. Stiamo insieme dal capodanno ‘94 ma la nostra storia non è iniziata con una di quelle passioni travolgenti che fanno perdere la ragione, bensì con un interessamento graduale. Ragion per cui i primi mesi di relazione con M. passano tranquilli sia dal punto di vista sentimentale sia dal punto di vista sessuale. Passato l’ inverno e la primavera viene il momento di decidere per le ferie estive, noi nel frattempo continuavamo ad uscire con la precedente compagnia dove già ci frequentavamo come amici e da questi parte la proposta di andare tutti insieme in campeggio. Io non sono certo entusiasta dell’ idea, quello che mi preoccupa è che ci conosciamo ancora poco (io e lei) per affrontare le difficoltà e le insidie della vita di campeggio. Lei invece dice di non vedere l’ ora di sperimentare la novità. E così si parte armi e bagagli per un grosso campeggio del medio Adriatico. La scelta al risparmio è obbligata dalla presenza numerosa dei soliti studenti squattrinati e le mie preoccupazioni crescono ancor di più (conosco il mio spirito di adattamento ma quale saranno le sue reazioni ad un genere di vacanza lontano anni luce dalle vacanze praticate in passato coi genitori ?) Infine data la scarsa dotazione di materiale da campeggio (tende in particolare) del resto della compagnia, devo sopperire io che invece ho in cantina un vasto arsenale, eredità delle scorribande giovanili. Per la precisione riesumo un vecchio tendone di quelli a "casetta" che in passato aveva ospitato parecchie persone. Infatti eliminando le due camerette interne si viene a creare un unico ambiente dove abbiamo provato a dormire egregiamente in dodici persone ! E anche nelle previsioni di quell’ estate le proporzioni sono simili dato che, nei nostri calcoli, sono previsti dieci ospiti, tre coppie e quattro single e questo significa intimità zero e promiscuità a mille ! Questo, non vi sarà difficile immaginarlo, porterà invece una gradita sorpresa. Comunque le mie previsioni non tardarono a manifestarsi in tutta la loro tragicità, la prima giornata di campeggio, passata a montare tende e fornelli da campo in un campeggio che non brillava certo per l’ ordine e la pulizia portò un clima di teso nervosismo tra me e lei. Ma la notte le cose si capovolsero, come piccolo tratto d’ unione avevo comprato un materassino gonfiabile matrimoniale, così da poter almeno stare sullo stesso piano e senza soluzione di continuità tra l’ uno e l’ altro. Lei allora abbassa un po' la cerniera del sacco a pelo e comincia ad accarezzarmi il viso con una mano, il messaggio è chiaro, vuole più contatto, ma diamine siamo in mezzo ad altre persone senza nessuna divisione tra noi e loro. La prima notte passa così tra carezze furtive e baci rubati ma il giorno dopo lei mi chiede esplicitamente di fare qualcosa per aumentare la nostra intimità, dopotutto è la nostra prima vacanza. Già, ma non è mica colpa mia se non ha voluto darmi retta prima (io premevo per una vacanza noi due soli !), ora siamo qua e dobbiamo restarci. Però pensa e ripensa mi viene un idea (il bisogno aguzza l’ ingegno dicevano gli antichi), i nostri due sacchi a pelo (comprati nuovi ed uguali per l’ occasione perché mi vergognavo di portare il mio, ormai logoro) sono del tipo "a coperta" (se non avete pratica di queste cose significa che praticamente il sacco a pelo si riduce ad essere un rettangolo che va piegato in due, chiuso per due lati da una zip ed in cui ci si infila dall’ unico lato rimasto aperto. Questo genere di sacco a pelo, molto più turistico, si contrappone all’ altra grande categoria, quella dei sacchi a pelo detti "a mummia", molto più "tecnici" ed indispensabili per l’ alta montagna. Questi ultimi hanno proprio la forma di una mummia con la cerniera sul davanti). Ebbene se io sovrappongo le due "coperte aperte" ne ottengo una sola che posso ancora chiudere con le due zip insieme. Detto fatto e la seconda sera, tra lo stupore di tutti, ci infiliamo nel nostro perfetto sacco a pelo matrimoniale. Lei si scatena ben presto e pretende da subito cose audaci. Come se il fatto di stare dentro lo stesso sacco ci desse la privacy necessaria mi sussurra all’ orecchio di spogliarmi che lei farà lo stesso. Sono sconcertato ma lei insiste e, per dimostrare che fa sul serio, mi infila una mano dentro i boxer che fanno da pigiama e comincia a toccarmi. E’ la molla che mi fa scattare l’ eccitazione sufficiente a vincere le mie paure, piano piano mi sfilo i boxer e li lascio in fondo al sacco, la maglietta è più difficoltoso, impossibile non generare rumori, ma sono tanto preso che non ci bado troppo e poi la sensazione di stare completamente nudo dentro il sacco a pelo mi eccita ulteriormente. Allungo la mano destra nella sua direzione e scopro che non mi ha mentito, anche lei è completamente nuda, le tocco l’ anca e, subito dopo, il pelo del pube. E’ troppo, una scarica di adrenalina mi percorre tutto il corpo e mi fa rizzare il cazzo del tutto. Adesso siamo entrambi nudi e cominciamo a toccarci molto lentamente e cercando di fare meno rumore possibile, le mie orecchie sono tese per carpire il minimo rumore proveniente dagli altri otto occupanti la tenda e che faccia trasparire di essere osservati o spiati. Ma la voglia ha spesso il sopravvento ed i miei toccamenti si fanno via via più audaci, mi giro sul fianco in modo da poter adoperare entrambe le mani, con una le tocco il seno e con l’ altra la masturbo in piena regola, ormai è bagnatissima (le sue secrezioni sono sempre assai abbondanti). Poco dopo gode trattenendosi e mi sussurra di prepararmi che vuole ricambiare il favore. Prendo allora un fazzolettino di carta fingendo di soffiarci il naso ed invece lo porto in prossimità del mio arnese che intanto viene agitato sapientemente dalla mia ragazza. Duro poco, anzi pochissimo, una dozzina di colpi e devo correre con il fazzoletto per limitare i danni che comunque ci saranno, lei si ritrova la mano tutta sporca ma ci ride sopra. Il sacco a pelo ci rimette qualche macchiolina (logicamente visto quello che successe in quella vacanza tutti e due i sacchi a pelo, appena tornati a casa, presero la via della lavanderia onde evitare di cadere nelle mani delle mamme). Il problema maggiore restano i mugolii che non riesco a trattenere, se ne sarà accorto qualcuno ? Chissenefrega mi dico tra me e me mentre mi gusto questo momento di relax. E questa fu solo la seconda notte, cui ne seguirono altre dodici in un crescendo erotico degno di essere raccontato. Di giorno irreprensibile coppia ben inserita nel resto della compagnia (i comportamenti di alcuni di loro però ci diedero conferma che "sapevano" o comunque qualcosa subodoravano), di notte coppia porcella gomito a gomito con altri ignari (?) occupanti (nel frattempo per casini con l’ organizzazione eravamo diventati tredici con notevoli restringimenti dello spazio vitale concesso ad ognuno). Si procedeva sempre spogliandoci nudi completamente, poi ci si toccava a lungo e ci si baciava ancora più a lungo, figuratevi che siamo riusciti anche, con notevoli contorsioni, a leccarci il sesso vicendevolmente. Poi, verso la metà della vacanza, ormai schiavi di questo vizio e senza più remore di sorte, abbiamo provato anche a fare l’ amore. Con esasperante lentezza mi avvicinavo a M. e mi strusciavo contro il suo corpo (le tre notti precedenti mi ero procurato il piacere così, lordandole intere zone di pelle col mio liquido caldo), quindi mi sollevavo sopra di lei e mi ci adagiavo sopra, lei allora con la mano mi prendeva l’ uccello e se lo infilava tra le cosce. A quel punto cominciavamo a muoverci entrambi piano piano e, per colpa del silenzio impostoci dalle circostanze, il rapporto durava anche un intera mezz’ ora e l’ orgasmo finale era di notevole intensità. Quando arrivava separatamente chi non lo stava vivendo cercava di contenere l’ altro tappandogli la bocca con una mano, ma quando arrivava simultaneamente ognuno provava a soffocare i propri mugolii nella bocca dell’ altro con il risultato invece di amplificare il livello sonoro dei rumori. E ci fu pure una notte in cui appena raggiunto lo zenit, forse più rumorosamente del solito, notai l’ inconfondibile sagoma scura di una persona seduta sul materassino che guardava nella nostra direzione, dalla zona di provenienza decisi che si trattava di una ragazza, per la verità un po' strana, aggiuntasi alla compagnia da poco. Era la più giovane del gruppo, appena maggiorenne ed ora ci stava guardando. Mi assilì il dubbio, ci osservava dall’ inizio ? Aveva capito cosa avevamo fatto oppure aveva solo sentito dei rumori e si era alzata a controllare ? Comunicai questi dubbi alla mia ragazza e decidemmo di rimanere immobili, uno dentro l’ altro, finche’ la tizia non fosse tornata a dormire. Invece ci addormentammo noi due, risvegliandoci molto più’ tardi. Ma ci successe anche di peggio, la notte aspettavamo che tutti si fossero addormentati prima di dare il via ai nostri "esercizi" così capitò anche che, spossati dalla fatica e dallo stress di fare tutto in silenzio ci addormentassimo completamente nudi per poi svegliarci a giorno fatto e dover aspettare che tutti quanti uscissero dalla tenda per poter rivestirci dentro il sacco a pelo senza dare nell’ occhio. In particolare ricordo una mattina in cui la solita tipa con la sua amica del cuore non ne volevano saper di uscire dalla tenda e indugiavano dentro raccontandosi le loro pene d’ amore mentre noi due fingevamo di dormire tutti coperti per non rivelare la nostra nudità. Ebbene fu solo verso mezzogiorno che potemmo aprire i sacchi a pelo e farne uscire i nostri corpi nudi e grondanti di sudore in quanto la tenda era diventata un forno. Tutte queste complicazioni venivano prese con filosofia ed il fatto di riderci sopra contribuì non poco a rendere il nostro rapporto più profondo e robusto. Concludendo, quella vacanza non solo rafforzò la nostra relazione e ne arricchì la parte legata ai sentimenti (la complicità è per noi importantissima nella vita di coppia e cosa eravamo noi due in quella tenda se non due allegri complici dediti ad un innocente trasgressione ?) ma rivelò ai miei occhi una, diciamo così predisposizione, che mi compiacqui di notare nella mia ragazza. Perché d’ accordo che lei aveva voluto quello che successe per amore e per dimostrarmi quanto fosse importante anche per lei il sesso nella nostra relazione (in precedenza avevamo avuto discussioni a riguardo), d’ accordo che lei è ancora convinta che nessuno si accorse di niente (ci è o ci fa ?) ma tutto questo non è sufficiente a spingersi fin dove ci siamo spinti noi, ci vuole anche una sensibilità specifica, un attrazione particolare, una predisposizione appunto. Queste meditazioni mi porteranno in futuro ad ottenere nuovi risultati e nuove esperienze. Per ultimo vi voglio solo dire che anche adesso che facciamo vacanze molto più agiate, in albergo o casa in affitto, con tutte le comodità a portata di mano, ogni tanto ricordiamo quella famosa prima vacanza nel tendone promiscuo e i ricordi si fanno nostalgia quando, con un velo di vergogna e di pudore, ricordiamo quello che avveniva di notte, stupendoci sinceramente dell’ audacia dimostrata e che attualmente, forse, non riusciremmo più a ritrovare ...

 

 

 

           

 

 

 

    

 

 

 

 

Io mi chiamo Marco, ho 31 anni, sono un imprenditore, sono sposato con Valeria 28 anni, commerciante e abbiamo una figlia, Daniela di 2 anni, io amo mia moglie e in questi 4 anni di matrimonio non ho mai pensato di tradirla un po' perché il lavoro non me ne da la possibilità, un po' perché non ho mai cercato l'occasione, nè ho mai sfruttato quelle poche possibilità che mi si sono presentate .
Fino a quando …

Giovedì sera, sto leggendo il giornale quando Valeria mi dice :
"Caro, chiami tu la baby-sitter per domani sera, il numero è sull'agenda, si chiama Roberta, chiedile di essere qua per le 8 e mezza"
"Ok"rispondo io, sfoglio la rubrica, trovo il numero e chiamo:
"Pronto, buonasera sono Marco, il marito della sig.ra Rossi, potrei parlare con Roberta?"
"sono io"
"Ah, buonasera, potrebbe venire domani sera alle 20.30 per tenere Daniela?"
"Fino a che ora?"
"Guardi io sarò di ritorno al massimo a mezzanotte"
"Va bene, ci vediamo domani sera"
"buonas …, ha riattaccato"
"Di poche parole la signorina, eh Valeria"
"E' così brava e gentile, sarà stata impegnata, poi deve piacere a Daniela non a te, sono già io la tua baby-sitter !".
L'argomento baby-sitter finì lì, io non l'avevo mai vista, ma mia moglie e la bambina erano entusiaste di lei, e poi da quel poco che avevo visto era anche educata, sempre la casa in ordine, non usava mai il nostro telefono, faceva giocare la bimba, la metteva a dormire e poi si metteva a studiare .

Il giorno dopo, ore 20.30

"Apro io . Ciao Roberta, sei puntualissima !"
"buonasera Signora, ciao Dany, piccolo terremoto stasera spacchiamo tutto !! Signora ci sono problemi se mi faccio venire a prendere dai miei amici a mezzanotte per andare in discoteca?"
"Ma figurati, a quell'ora Marco sarà già a casa, io no ! Vado ad un addio al nubilato e mi sa che farò tardi"
"Buona serata, e non tormenti gli uomini"
Io nel frattempo, mi stavo preparando per andare ad una riunione con i miei soci, eravamo vicini al lancio di un nuovo prodotto e lavoravamo anche alla sera, quella era l'ultima riunione, bisognava solo controllare le ultime cose, però ero curioso di vedere com'era questa Roberta, chissà perché mi ero messo in testa strane idee , forse ricordo di gioventù, quando nei romanzetti porno si leggevano storie di baby-sitter troie, così con un pizzico di curiosità arrivo in cucina e la vedo di spalle, che delusione ! una ragazza alta, un po' curva, coi capelli raccolti, pallida, gli occhiali con quella montatura di moda, finto intellettuale, un paio di jeans sfatti e un paio di anfibi sporchi .
"Buonasera Roberta, piacere di conoscerla, ci vediamo più tardi"
"Buonasera".

La riunione finì presto, alle 10.30 ero già sulla strada di casa, con il mio socio ci fermammo a bere una birra, nel locale vedemmo compagnie di amici che si apprestavano a passare la serata in qualche locale, ci sentimmo un po' fuori luogo e dopo due chiacchiere tornai a casa, erano le 11.30 .

"Buonasera Roberta, tutto bene?"
"Benissimo grazie, Daniela è a letto dalle 9.30 e io sto studiando, non ha chiamato nessuno",
"Cosa studi?"
"Faccio Economia e Commercio, ma Matematica mi sta dando parecchi problemi, io e lei non siamo compatibili"
"Se vuoi posso darti lezione qualche volta, ho fatto Ingegneria, non l'ho finita, ma gli esami di analisi li avevo passati tutti e 2 con dei bei voti"
"Grazie, lo terrò presente, posso usare il suo bagno per cambiarmi, sa tra poco vengono a prendermi i miei amici?"
"Prego, fai pure, un attimo solo che vado io poi e' tutto tuo"
Dopo essere andato in bagno mi misi in poltrona a leggere, Roberta era entrata in bagno, guardai distrattamente verso la porta e vidi che non era chiusa bene, si intravedeva la sua immagine sullo specchio, all'inizio feci finta di niente, poi la curiosità prese il sopravvento e guardai, la vidi togliersi il maglione ed i jeans, e notai così un gran bel sedere, sodo senza ombra di cellulite o smagliature, quando dopo essersi tolta le calzacce di lana che indossava, incominciò a togliersi gli slip, mi imbarazzai un attimino e girai gli occhi verso il libro, ma niente da fare istintivamente mi rigirai verso il bagno e le vidi mentre indossava un perizoma , mmhh ! il perizoma è sempre stato un mio sogno erotico, solo che mia moglie non lo mette perché non le piace, intanto sento un leggero formicolio nei miei slip e questo mi sorprende, non ero certo in astinenza, ma quella vista rubata ed il perizoma facevano un certo effetto .
Nel frattempo Daniela continuava, ignara o no del fatto che io la stavo vedendo, la sua vestizione e si stava mettendo un paio di pantaloni attillati, accoppiato ad una camicetta aderente che mise in risalto il suo seno, non grasso ma ben disegnato .
Quando usci dal bagno non potei non guardarla : era un'altra donna, i pantaloni a sigaretta sottolineavano le sue gambe diritte e ben disegnate, la camicetta seguiva il profilo del suo busto e metteva in risalto il seno e i capelli sciolti erano lunghi fino alle scapole, neri con bei riflessi, il viso però mi colpì di più, era bello, un bell'ovale la bocca carnosa messa in risalto da un po' di rossetto e gli occhi neri e grandi, le davano l'aria di una bambina che sa quello che vuole, non potei trattenermi e le feci i complimenti :"Complimenti stai benissimo"
"Grazie, fan sempre piacere i complimenti dai begli uomini come lei ma ora la saluto perché sono arrivati i miei amici, a presto"
Io rimasi impietrito, quel suo complimento mi aveva lasciato a bocca aperta, rimasi un po' a pensarci su, a fantasticare fino a quando la stanchezza non prese il sopravvento e mi addormentai .
Mi svegliò mia moglie alle 3 di notte, con un bacio incredibilmente appassionato"Ehilà ! Chi si rivede, hai passato una bella serata con le tue amiche?"
"Sì ! Siamo state in un locale di strip tease maschile, mi ha messo addosso strane idee"nel dire queste parole una sua mano mi stava slacciando i pantaloni, l'altra entrava nei miei slip per estrarre il mio pene, che in pochissimo tempo raggiunse l'erezione"anche tu non scherzi però, Hai forse fatto qualche giochetto con Roberta?"
"No però mi ha detto che sono un bell'uomo"
"Sai è molto educata"
Io intanto le stavo togliendo la gonna, e mi tuffai a baciarle il ventre, e sentii l'odore intenso del suo umore salire dalla sua passerina, le sfilai le mutande ( gran cosa le autoreggenti ) e infilai la mia lingua in mezzo alle sua cosce . Lei le allargò e, siccome era ancora in piedi, si appoggiò alla mia testa tirandomi i capelli e gemendo di piacere, nel frattempo io con un dito iniziai a massaggiarle l'ano, per poi infilarlo dentro, questo provocò in lei un sussulto, seguito da un gemito di piacere più profondo degli altri .
Ormai lei era senza gonna e mutandine, mi staccai da lei per togliermi i pantaloni e gli slip, lei si inginocchiò e mi prese in bocca l'uccello leccandolo per bene, e poi succhiando, nel corso degli anni era diventata proprio brava, si staccò e mi disse"Stasera lo voglio nel culo !!"Io rimasi di sasso, non l'avevo mai sentita così lanciata"Ehi ma cosa è successo siete state in un locale di scaricatori di porto"mentre le parlavo, stavo puntando l'uccello sul suo buco, lei si accomodo, si sedette sopra per scivolare lentamente, fino a quando non entrai . Durò poco, io ero molto eccitato e lei pure, in una decina di colpi le inondai il sedere, lei sentendo dentro di sé questa cascata si avvinghiò a me, baciandomi dappertutto, sfilai l'uccello e lei me lo prese in bocca dicendo che non gli piaceva vederlo sporco, questo me lo fece rizzare subito un'altra volta e lei mi fece venire in bocca . Stanchi ma felici, andammo a dormire .

Al lunedì mi ero già scordato di Roberta, e rientrando a casa mi stavo preparando per la doccia quando squillò il telefono
"Buonasera, sono Roberta, è lei Marco?, Sa ci ho pensato volevo chiederle se poteva darmi qualche lezione di matematica, non trovo nessun altro, non si offenda la prego"
Io rimasi un po' confuso ma le dissi subito di sì e restammo d'accordo per la sera seguente, dopo cena . Quando lo dissi a Valeria, fu contenta
"Fai bene, è proprio una brava ragazza, è sempre stata gentile con noi e poi non ti costerà tanto tempo"
La sera seguente, alle 9 in punto suona il campanello, vado ad aprire e vedo Roberta con una gonna molto corta, resto imbambolato fino a che lei non mi chiese di entrare, visibilmente impacciato, la faccio accomodare, mi faccio dare la giacca e vedo che indossa una maglietta molto aderente, facendomi forza distolgo lo sguardo e vado a preparare lo studio per la lezione, mentre Roberta e Valeria chiacchierano un attimo .
Nello studio la faccio accomodare ad un tavolo mentre io sto in piedi e spiego passeggiando per la stanza, quando sono dietro di lei fisso la sua schiena e vedo che non indossa il reggiseno, questo particolare, il sapere che i suoi seni sono a contatto con il cotone della maglietta, mi provoca un'erezione che subito cerco di soffocare concentrandomi sulla matematica, ma il peggio deve arrivare ; durante un esercizio mi siedo anch'io al tavolo e la fisso mentre lo svolge, lei mi chiede come affrontare un determinato studio di funzione, io mi ero ormai"calmato", mi accosto a lei, inizio la spiegazione quando vedo che lei ha accavallato le gambe scoprendo il pizzo delle autoreggenti, l'uccello mi si rizza subito nelle mie mutande, avverto l'imbarazzo e divento rosso come un bambino sorpreso a rubare, quando lei si gira verso di me chiede
"Ha caldo?"
io ancora più rosso, farfuglio"Un po', ho anche mangiato pesante"scuse pietose e mi siedo, proprio mia moglie entra portandoci qualcosa da bere, mi vede e fa
"Amore cos'hai?"
"Ho caldo, poi la cena era un po' pesante"
"Ma tu hai non hai mai avuto problemi con la mia cucina?"
"Starò invecchiando".
Portai a termine la lezione, imponendomi di non guardare più Roberta, con grande fatica ce la feci e andai a letto distrutto dallo stress, Valeria mi aspettava, nuda pronta a tutto e ci rimase molto male quando le dissi che non me la sentivo, mi provocò con un pompino, ma visto che la mia reazione era nulla, abbandonò commentando"Caro mio, spero sia passeggera questa tua difficoltà a digerire, altrimenti mi trovo l'amante !"
Le lezioni proseguirono per un mese circa, fino a maggio inoltrato, senza particolari situazioni però dentro di me cresceva un sospetto : Roberta era proprio brava in matematica, non aveva nessun problema, era inutile che io le dessi le lezioni, eppure …
Arrivò il giorno dello scritto, alla sera telefonai a Roberta per chiederle com'era andato e lei mi disse"Guardi, penso bene, comunque sabato mattina ho l'orale, incrocio le dita e mi rimetto sui libri"
Sabato, a pranzo chiesi a Valeria se sapeva qualcosa di Roberta
"E' venuta in negozio sua madre che mi ha detto che l'orale ce l'ha alle 2 del pomeriggio, comunque lo scritto è andato bene, merito tuo !"
"Mah, lei la matematica la sa bene, forse ha solo una paura psicologica"
Dopo pranzo, mia suocera venne a prendere Daniela per andare in gita, Valeria tornò in negozio e io mi cambiai per fare alcuni lavoretti in casa, stavo montando degli scaffali quando squillò il campanello : aprii era Roberta, mi saltò al collo, mi baciò sulla bocca e urlò:
"27 ! Ho preso 27 ! Grazie mille, è tutto merito suo"
Io, bloccato da quell'entusiasmo, tentai una risposta
"ma … cosa …, non io non ho fatt.."
lei mi zitti"Non è vero, io ero insicura, lei mi ha aiutato a superare la mia insicurezza, non saprò mai come ringraziarla"e mi baciò, con la sua lingua aprì le mie labbra e si insinuò dentro la mia bocca, io non reagii subito, poi però le mia mani si appoggiarono sul suo sedere e sentii che indossava il perizoma,"finalmente ti sei accorta di me . è da un mese che ti provoco, ma tu sembravi di ferro, lo sapevo che guardavi le mie tette e che la prima sera mi hai guardata mentre mi cambiavo in bagno"
"Allora era questa la tua intenzione non erano casualità"
la portai in sala e subito ci baciammo, io la strinsi a me per farle sentire il mio uccello che diventava sempre più duro, lei mi tolse i braghini e la maglietta, incominciò a baciarmi i capezzoli, che subito si indurirono, e con la mano incominciò a masturbarmi, delicatamente, io le slacciai la gonna e la camicetta e toccai le sue chiappe, sode e morbide .
Ci sdraiammo , si slacciò il reggiseno e vidi le sue tette belle, sode con dei bei capezzoli rosa, rimanere su, non avere un minimo di cedimento, mi ci tuffai, come erano belle, che piacere ciucciarle, intanto con una mano le sfilai il perizoma e con un dito cercai il suo buchetto, già bagnatissimo, lei subito allargò le gambe e il suo respiro si fece affannoso . Oramai eravamo nudi il mio uccello era teso, pronto a penetrarla, io la masturbavo e lei lasciava fare abbandonandosi al piacere, uscii dalla sua fichetta e col dito bagnato dal suo umore scesi verso il suo ano, lo massaggiai, lei alzò leggermente il bacino per facilitarmi le cose, ed io spinsi un attimino e le ficcai il mio dito nel sedere, lei gemette e subito incominciò un movimento ritmico con il bacino, occhi chiusi e la bocca aperta, era in preda al piacere .
Dopo averla"massaggiata"tirai fuori il dito e lei salì sopra di me incominciando a baciarmi, iniziò a scendere, finché con la testa fu all'altezza del mio uccello, lo baciò , lo leccò poi passo alle palle che leccò, tutto con una lentezza esasperante, che non faceva altro che aumentare in me l'eccitazione, le sue dita intanto mi massaggiavano le palle, l'inguine e la zona intorno all'ano in un lampo poi la sua bocca inghiottì l'uccello e il suo dito mi penetrò il buco del culo, rimasi un po' stupito, però la cosa mi piacque e le mie mani accarezzarono la sua testa, lei era bravissima, lavorava con la lingua in maniera divina, poi quella sensazione strana del dito mi intrigava .
La staccai da me e la feci sedere su di me, il mio uccello scivolo senza alcuna fatica dentro la sua figa, bagnatissima incominciammo a scopare come dei folli, lei mi cavalcava con vigoria e gemeva, mamma mia come gemeva, io le toccavo le chiappe, il seno tutto quello che potevo toccare, io lo toccavo, lei ad un certo punto, ansimante mi disse"… Nel culo, mettimi un dito in culo"io senza farmelo dire 2 volte le ficcai un dito nel culo, questo la fece contorcere dal piacere, si muoveva sempre più, io ero prossimo all'esplodere, lei se ne accorse e mi fece uscire da lei, io provai ad appoggiarlo al suo sedere ma lei disse
"No, mio bel papà, quello sarà per un'altra volta, oggi ti do la mia bocca"e si diresse verso il mio uccello, che sparì tra le sue labbra . In poco tempo le venni in bocca, lei ingoiò tutto e con la lingua pulì per bene il mio uccello, ci sdraiammo un attimo sul tappeto, rimanemmo in silenzio fino a che lei disse"Sai, è da un po' che aspettavo questo momento, parlando con le mie amiche che come me fanno le baby-sitter, mi ero accorta che ero l'unica ad andare da una famiglia in cui il marito non ci provava, a me faceva piacere, però le mie amiche avevano dei mariti brutti e maleducati, mentre tu sei bello e gentile, la sera che mi sono cambiata nel tuo bagno ho lasciato aperta apposta la porta per vedere la tua reazione, e quando ho visto che eri imbarazzato ma però mi spiavi, subito decisi che ti volevo, grazie alla matematica ce l'ho fatta"
"Ma allora le lezione erano una scusa?"
"No, a me serviva qualcuno che mi facesse vincere la paura, e quello sei stato tu, però sono anche servite a stuzzicarti"
Detto questo si alzò , si rivestì e disse"Mi spiace ma ora vado, a casa mia mi stanno aspettando, ho detto loro che ho perso il treno, comunque se vuoi ci rivedremo"
"A me sta bene, basta che la storia non vada oltre il sesso"
"Non ti preoccupare, non voglio rubarti a tua moglie, si vede che l'ami troppo, io voglio solo far l'amore con te, dei diverso dai miei coetanei, loro dopo 2 minuti vengono, che schifo, comunque, grazie a te, sono stata ammessa al programma di scambio con l'Università di Göteborg, il 27 di oggi ha confermato la mia media, martedì vado in Svezia per 6 mesi, addio"Nel dire queste parole si chino, mi baciò sulla bocca, mi ciucciò l'uccello per un attimo e usci di casa .
Io mi rivestii, ero contento ma anche un po' amareggiato, avevo trovato un'amante ma era già andata via, - pazienza -, pensai - aspetterò 6 mesi, oppure cercheremo un'altra baby-sitter con problemi in matematica - .

 

 

 

   

 

 

 

 

           

 

 

 

 

 

 Amo da morire l'estate. Mi piace il sole, il caldo, il mare. Mi piacciono le spiagge solitarie dove posso stare nuda a prendere il sole a contatto con la natura e dove posso fare il bagno con la sensazione di essere in un altro mondo. Mi piace condividere questo piacere con la persona amata. L'estate scorsa con il mio uomo siamo ritornati (fuori dalla stagione di punta) in un'isoletta greca ancora non molto conosciuta dove sappiamo di potercene stare in pace nudi sulla spiaggia. Rispetto agli altri anni, la novità era rappresentata dal fatto che una coppia di persone conosciuta per caso qualche settimana prima e con il nostro stesso amore per il naturismo, veniva con noi in vacanza. Lui era più vecchio di lei, decisamente sovrappeso e con due occhialini da professorino che gli davano un' aria troppo seria. In spiaggia, poi, ho avuto modo di constatare che era anche molto poco dotato, con un piccolo e ridicolo pisellino arrossato che non dava mai il benchè minimo segno di eccitazione. Non capivo davvero che cosa ci potesse trovare in lui una donna così attraente, come invece era la sua compagna: capelli ricci e neri, occhi verdi, un viso dolcissimo, due seni piccoli e ben fatti. Vedendola in spiaggia versione "nature" notai che con divertimento che non aveva molta dimestichezza con strumenti per la depilazione … Di questa cosa ridendo ne parlavamo anche con il mio compagno che, invece, apprezza il mio cespuglietto ben coltivato. Dopo qualche giorno di vacanza succede che per un motivo assolutamente inspiegato (come spesso succede nei sogni) ci ritroviamo in spiaggia sole, senza i rispettivi compagni. È presto, il sole non è ancora alto e la già poco frequentata spiaggia è assolutamente deserta. Ad un certo punto mi accordo di guardare il suo corpo come non avevo mai guardato nessuna donna. La cosa strana è che ciò non mi turba, ma mi appare del tutto naturale. Anche lei mi appare strana e, a un certo punto, mi invita a fare una nuotata insieme. Accetto l'invito, anche perchè il mare liscio e tranquillo di prima mattina è una vera libidine. Mi dà la mano per aiutare ad alzarmi; gliela porgo e poi ci dirigiamo verso il mare senza staccare la mano. In acqua giochiamo come due bambine, ci rincorriamo e ci accorgiamo di cercare un contatto fra i nostri corpi, soprattutto nelle parti più intime. Ci ritroviamo abbracciate strette in acqua, con le nostre fiche che si strusciano fra di loro. Le sue mani giocano con i miei capezzoli induriti e si dirigono verso il basso dove si soffermano sulla mia fica penetrandola con due o tre dita e accarezzandomi piano il grilletto. Anch'io sono bramosa di conoscere meglio il suo corpo e le propongo di fare le poche bracciate che ci separano da una piccola spiaggetta riparata dagli scogli. Sulla spiaggetta ci sdraiamo sul bagnasciuga e ci mettiamo in posizione 69. Finalmente porto alla bocca la sua fica ricciuta. Adesso il fatto che non se la depili, mi fa sembrare tutto più eccitante. Anche l'odore aspro della sua bernarda, mischiato al sapore del mare mi fanno vedere il paradiso. Paradiso che credo di toccare quando il suo lavoro di lingua sul mio clitoride sta finalmente per produrre i suoi risultati … sto venendo… e credo di non avere mai goduto così. Dato la mia compagnia non è ancora venuta io continuo a leccare il suo ricciolino e allo stesso tempo le infilo un dito nel suo splendido culetto, dopo poco sento il suo umore baciare tutta la mia bocca. Una esperienza indimenticabile che forse mi ha turbato un poco. Devo capire quale è la mia vera passione.

 

 

           

 

 

 

 Un giorno, come sempre mi reco al lavoro.
Arrivato nell'ufficio entro nell'ascensore entra anche la direttrice Francesca.
Eravamo da soli spingo il pulsante e saliamo.
Mentre saliamo l'ascensore si blocca improvvisamente: Francesca era nel panico io anche ma non lo facevo vedere.
Spingo l'allarme: niente, era saltata la corrente.
Dopo dieci minuti a calmare Francesca, rifletto su come è vestita quest'oggi:tacco a spillo, gonna che arriva appena sotto il culo, giacca con sotto body mozzafiato con una quinta di tette, rossetto rosso da puttana occhi verdi e capelli neri.
Mi comincia ad abbraciare avvolta nel panico ed io avvolto nell'arrapamento e comincia a massagiarmi il cazzo durissimo.
Non ce la faccio +; comincio a spogliarla: commincio a leccarle le tette e lei gode come porca continuando a masturbarmi.
Poi le tolgo la gonna e comincio a leccarle la fica bagnatissima.
Comincio a farmi un bocchino: bellissimo con quella sua bocca da cicciacazzi li faceva veramente bene.
Allora con forza me la giro e comincio a incularmela su e giu su e giu ecc.
Lei gode e strilla come matta e mi dice "e spaccame tutta" allora comincio a penetrarla in fica velocissimo leccandogli le sodissime tette.
Godo non ce la faccio piu e le sborro in faccia e lei beve e finisce per farmi un bocchino.

 

 

           

 

 

 

Sono in discoteca con delle amiche. sono vestita in modo molto provocante, vestitino nero cortissimo con le spalline, elasticizzato, senza calze, con dei bellissimi sandali con tacchi da vertigini con i lacci fino sotto le ginocchia. mentre ballo un bel ragazzo sulla trentina si avvicina e comincia a strofinarmi il pacco sul mio culo, poi mi afferra e mi fa ballare la lambada. e molto bravo e io sono così eccitata che no riesco a parlare. quando usciamo io accetto un passaggio, ma quando arriviamo alla macchina lui comincia a tastarmi il culo le tette, mentre mi succhia il collo. io cerco di divincolarmi ma lui è molto più forte di me. poi mi gira e mi sbatte con forza sul cofano. mi alza il festito, mi tira giù il tanga fino alle ginocchia e tira giù la lampo. mentre mi tiene bloccate le braccia sento il suo pene duro e caldo strofinarsi tra le mie coscie. io sono tutta bagnata e non vedo l'ora di essere posseduta. lui mi accontenta subito e sento il suo membro penetrarmi dolcemente la vagina. mi spinge ritmicamente con forza sempre bloccanodmi le braccia. poi io gemendo gli chiedo di prendermi dietro ma di fare piano. lui da dietro mi mette tre dita in bocca che io gli accarezzo con la lingua. poi le ritira e me le infila nel culo, prima una poi due. a me fa mal e e gli ripato di fare piano. ma poi mi piace e godo fino a venire inondandomi le coscie fino ai lacci dei sandali. allora lui mi sfila il pene dalla vagina e lo comincia ad infilare nel mio culetto. io continuo a godere fino ad impazzire e lui mi inonda il culo di sperma caldo. dopo ciò ci abbracciamo mentre io ancora lo masturbo. lui però mi dice che con quel vestitino lo faccio impazzire e mi fa mettere in ginocchio. quindi glielo comincio a leccare e succhiare delicatamente mentre con una mano lo masturbo e con l'altra gli accarezzo le palle. lui geme sempre di più finché mi viene in bocca. io ingoio il suo sperma che mi cola sulle guancie. poi mi alzo, e continuo a masturbarlo. Lo faccio venire un'altra volto l'ultima era proprio sfinito, ritorniamo in discoteca e ricominciamo a ballare la lambada...

 

 

           

 

 

 Sonia è una mia compagna di classe. Sebbene tra noi ci sia solo una semplice e simpatica amicizia, delle volte guardandola, sento forte il desiderio di scoparla, essendo sicuro che il suo ragazzo non òe da tutte le soddisfazioni che una come lei merita: sebbene il suo seno non sia sviluppatissimo, ha un sedere tanto bello da farti male per la voglia che avresti di toccarlo, i suoi occhi son verdi e i suoi capelli neri si accordano perfettamente con la sua pelle scura. Nei miei sogni, passeggiamo insieme su una spiaggia, a destra c'è una pineta, a sinistra il mare. Parliamo del più e del meno, ma non riesco a fare a meno di sbirciarle il sedere, di tanto in tanto. Poi lei mi chiede "Tu mi scoperesti?" io, un po' in imbarazzo le rispondo di sì e lei dice "Allora perchè il mio ragazzo non si decide?" Io le dico che secondo me a volte lui non è del tutto sveglio. Al che lei si ferma mi prende le mani e mi attira a sè. Il suo bacio è estremamente dolce, e io sento la stoffa dei boxer tendersi sotto la spinta di un erezione sempre più pronunciata. Lei se ne accorge. Penso che mi darà del porco, invece mi trascina nella pineta, dove mi toglie i boxer e mi fissa per un po'. Poi mi dice di star fermo ed inizia a masturbarmi lentamente, dandomi un piacere bestiale: la sua mano stringe i punti giusti, scende a toccarmi le palle, stringe un po' il glande. Io non ce la faccio più, chiudo gli occhi e inevtabilmente ondeggio col bacino assecondando la sua mano... Poi non la sento più. Apro gli occhi e la vedo mi fissa "fa quello che voui quando mi guardi a scuola" mi dice. Io non resisto più: Le tolgo il costume e comincio a toccarle il culo ed è una sensazione stupenda. La volto e le prendo i polsi poggiandoli su un pino. Quando lei appoggia le mani io la penetro tra quelle chiappe stupende: Lei mugala dal piacere, io con le mani cominci a toccarle la fica. Lei prende ad ondeggiare ed io accelero il ritmo fino a quando veniamo insieme, urlando, quasi. Non mi sento soddisfatto appieno, così la prendo per i fianchi e mi sdraio a terra inducendola a cavalcarmi, ma lei è più brava di quanto sembra: si siede e comincia a scoparmi dandomi le spalle ed io vedo sol il suo culo, quello splendido culo, prima di venire di nuovo copiosamente nella sua fica. Dopo un po' lei, sdraiandosi accanto a me, mi chiede "t'è piaciuto?" Io le rispondo che così non avevo mai avuto di meglio. Lei sorride e comincia di nuovo a masturbarmi. Io non ce la faccio più ma lei è così arrapante adesso che il mio cazzo compie un rapido alzabandiera... Poi lei si alza e corre sulla riva, e io le vado dietro, e quando la raggiungo glielo metto dentro e la scopo in piedi, con trasporto. Quando veniamo, stavolta, le gambe non ci reggono più e cadiamo nella sabbia.

 

 

           

 

 

Era Luglio ed era un caldo infernale, non sapevo cosa fare cosi decisi di andare in giardino per dare una sistemata alle aiuole. Nel giardino a fianco anche la mia vicina stava facendo la stessa cosa. Notai subito il suo abbigliamento che a causa del caldo aveva addosso solo il costume da bagno. La mia vicina ha una quarantina d'anni ma un corpo statuario e portava un paio di occhiali neri che mi hanno fatto subito arrapare come un matto. Cominciai a guardarla e lei se ne accorse per cui comincio' a mettersi in pose sempre piu' arrapanti, le chiesi se visto che era accaldata avrebbe gradito qualcosa di fresco.
Accetto' subito e appena entrata nella mia cucina si slaccio' le bretelline superiori del costume lasciando solo il gancio dietro la schiena chiuso, questo movimento fece calare leggermente il reggiseno tanto quanto basto' a me per eccitarmi. Lei lo noto' e senza dire niente mi si avvicino' e mi struscio' il mio cazzo che ormai quasi esplodeva.
La feci appoggiare sul tavolo della cucina e la iniziai a scopai con forza mentre lei gemeva e urlava tutto il suo piacere, dopo un po', arrivato ormai al culmine la feci inginocchiare davanti a me lei prese il mio cazzo e inizio a spompinarmi io intanto con le mani le presi la testa e ritmeticamente andavo avanti e indietro e le dicevo che era una troia di succhiarmelo tutto fino in fondo e di leccarmi i coglioni lei non faceva una piega godeva e gemeva come una matta sentendosi dare della troia. Alla fine le vengo in faccia e sulle tette lei non ne fa scappare neanche una goccia si lecca tutte le dita piene di caldo sperma. Alla fine ritorniamo in giardino a coltivare il nostro secondo hobbies: il giardinaggio.

 

 

           

 

 

 

Devo confessarvi che mi sono scopata il ragazzo di mia sorella e devo ammettere che appena c'è ne sarà l'occasione lo rifarò al più presto. Un giorno ero in casa da sola, quando sento arrivare mia sorella maggiore con quel gran figo del suo ragazzo. lei non sapeva che io fossi in casa, così salgono di sopra iniziano a parlare, io sentivo tutto e vedevo dalla finestra(loro non mi vedevano xchè io ero al buio e loro alla luce). poi iniziarono a toccarsi, poi lui le tolse la maglietta e il reggiseno, poi le mutande e iniziò a leccarla dappertutto, e così fece anche lei. poi però squillò il telefono, era una amica di mia sorella che aveva bisogno di lei subito, allora disse a lui di aspettarla che sarebbe arrivata in un'ora, tanto la casa era vuota. lui disse che andava bene, e lei uscì. uscita lei, feci finta di essere appena arrivata, e lo salutai fingendo di essere sorpresa, di vederlo qui. Lui mi chiese se potevo andargli a prendere un bicchiere d'acqua, e dissi che sarei andata. Scesi le scale verso la cucina, e mentre versavo l'acqua nel biicchiere sentii che stava scendendo anche lui, ed ad un tratto me lo ritrovai alle spalle, e prima che potessi girarmi aveva già iniziato a baciarmi il collo e infilò le mani sotto la mia maglietta, cecando il reggiseno, io mi girai e inizai a ricambiare i suoi baci, lentamente ci spostammo verso il divano, e lì non ci fermò più nessuno. Io gli sfilai la maglietta e lui iniziò a leccarmi i capezzoli, poi mi sfilò i pantaloni, e tirandomi giù il mio perizoma iniziò a leccarmi anche la vagina, così, mentre godevo gli misi le mani dentro ai pantaloni e gli presi il cazzo, lui estasiato si tolse i pantaloni e tutti nudi iniziammo a godere sul divano, io glielo leccavo, caldo, duro, e lui leccava me, urlai di piacere, e lui contento iniziò a mettermelo dentro, poi iniziammo a giraci e rigirarci, mentre lui gridava"Sìììì FAMMI GODERE!!!!!!!!"e io "AAAH, Sììì, COSìììì" tutta bagnata, e piena di sborra sia bocca che in faccia ma proprio in quel momento, sentimmo arrivare una macchina, allora dopo le ultime leccate ci rivestimmo e facemmo finta di niente quando mia sorella entrò in casa!!!appena in tempo!che scopata. E' stato proprio fantastico una emozione unica con quel figone del fidanzato di quella cornuta di mia sorella.

 

 

           

 

 

Onesatmente non è che io e mia moglie lo facciamo spesso. Ma quando lo facciamo mi piace farla godere: e io so cosa le piace. Se vuoi saperlo anche tu, non ti resta che continuare a leggere.

Quando ne ha voglia, è moltp brava a farmelo capire. Così inizio a stuzzicarla ed in un battibaleno mi ritovo i suoi grandi capezzoli in bocca. Inizio a succhiarglieli, poi con lemani li allungo e li strizzo. Lei inizia a bagnarsi e a gemere. Allora, mentre con una mano gioco con i capezzoli, con l'altra inzio a toccarle la figa. Le mie dita entrano ed esplorano tutta la sua cavità. Poi, con la lingua (e lì sono d'avvero bravo) inizio a titillarle il clitoride e lei non sta piu' nella pelle. Allora, mentre gliela lecco, con le dita le stuzzico il buco del culo. Lei gode, freme, trema e mugoala. E io insisto, le diat le entrano nel culo e la mia lingua la porta all'orgasmo. Quando è venuta, tocca a me. Mi spoglio e glielo ficco in bocca e le mi spompina da brava finchè non la inondo di sborra. Sì, lo facciamo poco, ma quando lo faccio così mi ripaga di tutto il tempo che aspettato.


 

           

 

 

Mi chiamo Francesca ho gli occhi azzurri, sono bionda e porto una quinta di seno. Io ho una sorella che ha 1 anno in meno di me (Laura) e da quando avevo 14 anni e lei 13 ci divertivamo a palparci e a farci lecchini o robe del genere ma avevo sempre creduto che fosse solo per gioco e che appunto verso i 19 anni non avessi mai avuto un orientamento verso le ragazze; mi sbagliavo. Ho un anche un fratello che per fortuna non è mai a casa perché mi rompe tantissimo. Ero vestita con una minigonna rosso fuoco che faceva vedere anche le mutande, un top verde scuro sotto al quale non portavo niente. Ero in giro per bologna quando incontro una mia vecchia amica delle medie (Elisa) che sinceramente, alle medie, non era bellissima ma che adesso era veramente splendida e se la tirava, come me in un modo assurdo. Era vestita con un paio di jeans aderentissimi che facevano vedere tutto il suo bel culo, stuoendo con due curve da favola e una maglietta scollatissima che bastava pochissimo per vedere la sua sesta!! Lei ha i capelli scuri e lunghi e occhi scuri. Quando ci siamo incontrate non mi sarei mai aspettata che lei fosse lesbica d'altronde come me! Quando ci siamo abbracciate lei eccitata mi ha infilato una mano sotto la gonna e mi ha iniziato a palpare tenendomi il più possibile vicino a lei. Io mi sono eccitata e ho iniziato a palparla pure io. Ho intuito subito cosa voleva da me e le ho detto: “Vuoi venire a casa mia?” Lei ha replicato “Si, ci divertiamo eh?” E io “Certo”. Siamo andate a braccetto fino alla macchina e tutti i ragazzi che passavano ci fissavano ma come per farlo apposta mentre questi ci seguivano io e Elisa ci palpavamo i nostri due culi. Quando eravamo vicini al parcheggio avevamo dietro circa 7/8 ragazzi che ci seguivano ma cercavano di non farsi vedere anche se noi sapevamo benissimo che c’erano. Per farli un po ingelosire ci siamo infilate in un vicolo e abbiamo iniziato a limonare di gusto mentre ci toccavamo tutte. Stavo iniziando a sbottonare i jeans di Elisa quando lei ha detto “Non qui” abbastanza ad alta voce per farsi sentire dai ragazzi che ci erano dietro. Siamo poi uscite dal vicoletto e abbiamo visto che non c’era più nessuno. Abbiamo preso la mia macchina e ci siamo avviate verso casa mia. Durante il viaggio Eli mi ha iniziato a toccare e io ho non riuscivo più a rimanere composta al mio posto di guida e allora le ho detto di fermarsi perché prima di morire di morire volevo arrivare a casa e lasciarmi andare con lei: la mia più bella amica. Dopo poco siamo finalmente arrivate a casa mia e dopo essere entrate la mia mano non ha resistito ed e partita sul suo culo. Lei si è girata e abbiamo reiniziato a limonare. Mentre ci davamo la lingua io ho iniziato a sbottonarle i pantaloni e lei mi ha levato le mutande e ha iniziato a mettermi due dita su per la figa. Io ho iniziato a urlare di goduria e sono riuscita a metterle anche due mie dita su per la sua figa. Ci siamo poi mollate e siamo andate in camera da letto. Lei mi ha levato il top e la gonna e quando ha visto che ero senza reggiseno si è eccitata e ha iniziato a leccarmi i miei durissimi capezzoloni. La ho discostata di forza da me e le ho levato la maglietta e vedendo le sue tettone eccitatissima le ho strappato il reggiseno e ho iniziato a leccarle. Eli poi mi ha levato la gonna che avevo ancora addosso e si è sfilata anche i suoi pantaloni e le mutande e siamo rimaste tutte e due nude e ci guardavamo e ci palpavamo godendo come delle troie. Finalmente lei si è messa a pecorina e mi ha detto vieni! Io sono andato senza esitare e abbiamo iniziato a leccarcele sempre di più, a infilarci dentro le nostre dita ecc. Il resto del pomeriggio lo abbiamo passato a fare porcate quando l’eli mi ha chiesto se poeva chiamare una sua amica anche lei lesbica e io ho detto naturalmente di si siccome ero anche eccitatissima. La sua amica Giulia è arrivata subito e è entrata con una classe spaventosa!! Esibiva le sue due tette con una maglietta aderente e una minigonna quando la ho vista ero eccitatissima e non ho resistito a straparle via tutto e abbiamo iniziato a limonare, a farci dei ditalini ecc. Quando è arrivata Elisa ha iniziato a masturbarsi e poi mi ha detto di tirare fuori gli alcolici. Ho tirato fuori della Vodka e dopo ci siamo infilate in 3 nel mio letto a una piazza e ci siamo addormentate dopo essere state attaccate per tantissimo tempo ci siamo addormentate!!

 



           

 

 


 

Siamo Sergio e Simona. Noi ci possiamo definire una coppia voyeur-esibizionista. Amiamo esibirci in funzione del vedere e viceversa. Certo è onesto affermare che il motore di questo gioco sono Stato sempre Io, Simona però mi ha sempre seguito con piacere e, devo dire, è sempre stata capace di aggiungere quel tocco di trasgressione in più. Si sa, la donna con la sua innata malizia sa sempre aggiungere quel tocco che modifica, amplifica ed esalta i giochi e le novità che noi maschietti proponiamo alle nostre partner. Nel nostro rapporto in pochi anni avevamo fatto passi da gigante nell’esplorare tutte le possibili varianti del rapporto sessuale. Insaziabili volevamo sempre di più. Il trasporto con il quale ci trovammo a fare l’amore guardando qualche filmetto porno, mi fece capire che dentro di me desideravo che nel nostro piacere fossero coinvolte altre figure, con le quali condividere le nostre performance. Che Io mi eccitassi vedendo una scena erotica lo davo per scontato, ma Simona non solo si eccitava, ma partecipava attivamente copiando le performance che venivano eseguite nel film. Ed era abilissima a portare avanti il gioco per iniziare e finire con i protagonisti del film, a quel punto, nostri complici. Nella mia mente questo suo comportamento veniva interpretato come il desiderio d’essere, la partner del protagonista del film, ed essere lei oggetto delle sue attenzioni. Questa mia convinzione venne rafforzata da una nuova esperienza. La nostra avventura in questa trasgressione è iniziata quando lei era ancora ventenne. Tante volte avevo desiderato vedere Simona scopata da quei cazzoni mostruosi che vedevano nei film. Eravamo ancora fidanzati ed i nostri incontri sessuali si svolgevano in macchina. Una sera vi nascosi un cazzo finto. Ero eccitato dall’idea di utilizzarlo all’improvviso durante il rapporto. Così una volta appartati mi dedicai con grande impegno ed eccitazione ai preliminari. Volevo e dovevo farla arrivare ad un punto estremo senza penetrazione in quanto non volevo che la sua figa fosse già preparata. La novità l’avrebbe sorprendere nel momento del massimo desiderio. Per cui abbracciato le scivolavo lungo tutto il corpo soffermandomi a sfiorarle con le labbra la figa già bagnata per poi risalire a baciare i capezzoli. Durante questi movimenti avevo sempre cura di farle sentire il mio cazzo duro e pronto contro la figa. Sapevo che così avrei scatenato il suo desiderio di essere penetrata. Ripetei le stesse operazioni con lei girata, scendevo con la bocca giù fino alle sue sode chiappe (tutti sono concordi nel affermare che Simona ha un bel culo alla brasiliana), per entrare tra di loro per leccare, inumidendolo, lo stretto buchino. I suoi gemiti crescenti mi davano il via per riempirle la figa della mia lingua, Simona adora sentire la lingua dentro. Era bagnatissima, era pronta, dovevo passare all’attacco. Risalii lungo la schiena fino a raggiungere il collo, lo baciai con passione, lei eccitatissima affondava il suo viso nei sedili dell’auto. In quella posizione poteva sentire il mio cazzo che le vibrava durissimo tra le natiche. Sentivo che mi si offriva sollevando il bacino per sentirmi meglio: non potevo più aspettare. La feci girare supina, m’inginocchiai infilandole il cazzo in bocca. Lei con un gemito accompagno la penetrazione e cominciò a succhiarlo con foga. Feci scivolare le mie mani sul suo corpo e, passando per il suo sesso umido, le feci continuare fino a dove avevo nascosto il cazzo finto. Lo afferrai e senza preavviso lo appoggia sulla sua figa. Al contatto ebbe un sussulto, spalancò gli occhi. Non le diedi il tempo di capire ed iniziai a penetrarla. Godeva come una matta, non aveva più ritegno; come speravo questa doppia penetrazione la faceva impazzire. Non resistevo più, stavo per godere anche io, ma non volevo finire senza penetrarla. Era eccitatissima, volevo anche Io godere del suo stato. Mi sostituì con un colpo solo al nostro "complice" scopandola con una forza mai sperimentata. Le sue grida di piacere furono per me una frustata, ed esplosi con un orgasmo violento. Anche se una volta estratto il mio cazzo si trovava all’altezza della sua figa, i getti di sperma le raggiunsero il viso, i capelli ed i primi addirittura la saltarono, raggiungendo lo schienale del sedile posteriore. Caddi nel sedile a fianco a Simona, non so quanto restammo vicini, in silenzio, con lo sguardo perso verso l’alto. Era l’inizio del nostro viaggio nel mondo della tragressione.

L’esperienza in macchina, mi fece capire che quella era la strada da seguire. Ma come fare a trovare dei partner?
Pensai agli annunci sui giornali. La cosa comporta il problema di piacere all’altra coppia: era necessario verificare quanto Simona fosse desiderabile. In questo mi aiutò un giornale di annunci per coppie. Nell’esaminare la miriade di foto presenti sul giornale e verificando che Simona non avrebbe di certo sfigurato tra quelle bellezze, incominciai ad eccitarmi all’idea di esibirla. Per mia sfortuna tutte le coppie che pubblicavano annunci con foto erano molto decise ed interessate ad incontri, noi non eravamo ancora pronti per quel passo. Finalmente tra gli annunci senza foto, uno attirò la mia attenzione: Coppia 24-28 enne, carina, scambierebbe proprie foto con coppie di tutta Italia. Incominciai ad agitarmi. La tentazione era forte. Avevo paura del passo che stavo per compiere, ma ero troppo eccitato all’idea di inviare immagini di Simona e ricevere quelle di un’altra ragazza. Però temevo che le nostre foto sarebbero potute finire nelle mani sbagliate e pentirmi amaramente di ciò che avevo fatto. Decisi pertanto di fare il passo a sua insaputa, con la promessa che l’avrei informata se ci fosse stato un riscontro positivo.
Io e Simona guardavamo sempre insieme il giornale di annunci e commentavamo le foto delle ragazze. Devo dire che ci trovavamo quasi sempre d’accordo sulla bellezza. Iniziai ad incuriosirla gradualmente sulle pose e sull’esibizionismo che traspariva da certe immagini. Le dissi di aver visto una volta in casa sua una polaroid, le proposi di prenderla per fare anche noi qualche foto, tenendole ovviamente nascosto il vero motivo. La cosa la incuriosì. La sera successiva, con mia gran delusione, tornò senza macchina fotografica, e mi disse che era stata prestata a sua sorella, che non abitava più in famiglia perché sposata. Qualche anno dopo venni a sapere che l’avevano usata anche loro per gli stessi scopi, ma questa è un’altra storia. Ormai non potevo più fermarmi né aspettare la restituzione della polaroid. Per cui decisi per l’acquisto. Invitai Simona a mettere su l’intimo sexy più speciale che avesse. La sera stessa ci appartammo in macchina nel solito boschetto, Simona iniziò a mettersi in posa. Mi preparai per lo scatto ma fu complicato perché il buio mi impediva di inquadrare attraverso la macchina. Scattai il primo flash, il lampo illuminò l’abitacolo contribuendo ad aumentare l’eccitazione, perché sapevamo di non essere soli nel boschetto e qualcuno avrebbe potuto vedere la scena. Le prime foto ci stupirono, erano venute molto bene e Simona commentò con soddisfazione: non sembro neppure io. L’immagine del suo corpo in calze e reggicalze nere che facevano da contorno al suo pube nero la rendevano terribilmente sexy. Le pose si facevano sempre più spinte e la sua immagine, congelata in una foto, le dava un’aria da vera troia: era quello che volevo.
L’eccitazione cresceva e la polaroid incominciava ad "ingombrare", per cui decisi di dare sfogo alla mia e, soprattutto, sua libidine e scopammo con foga: lei pensando alle foto, io al fatto che quelle immagini erano per uno sconosciuto. Una volta a casa scrissi di getto il testo della risposta, indicai il mio n° di patente e l’indirizzo fermoposta e scelsi le foto più adatte. Ebbi un attimo di esitazione prima di chiudere la busta, mi confortai dicendo che se le cose non fossero andate per il verso giusto Simona non lo avrebbe mai saputo, chiusi la busta e partii per imbucarla in una località vicina. Altra esitazione davanti alla buca delle lettere, poi tirato un gran sospiro il grande passo, seguito da un: speriamo bene.
Passarono i giorni. Immaginavo il viaggio della mia lettera. Immaginavo le mani di uno sconosciuto che l’aprivano, la rigiravano nelle mani tenendo in vista le foto di Simona oscenamente nuda. Pensando ai tempi per una ricezione e risposta decisi di controllare il fermoposta ogni fine settimana. Il primo giorno fu terribile, la presenza di altre persone all’interno dell’ufficio postale m’imbarazzava. Feci la fila allo sportello che oltre il fermoposta accettava le raccomandate. Venne il mio turno e con un filo di voce, consegnando il documento dissi: mi può cortesemente controllare il fermoposta? Sentii come delle fitte nella schiena, erano gli occhi delle persone dietro di me. L’impiegata mi scrutò da sopra gli occhiali, aprì il documento e s’avviò. Iniziò a sfogliare una decina di buste controllando i destinatari, poi tornò a mani vuote e, con uno scortese "non c’è niente", mi liquidò. Attraversai la sala con una delusione indescrivibile. Il viaggio di ritorno fu triste e muto e non so ancora come nascosi la delusione a Simona quando l’incontrai la sera. La seconda settimana passò con i continui pensieri alla mia lettera. Pensai a quello che avevo fatto, se ne valesse veramente la pena: ero pieno di rimorsi. Mi confortava solo l’idea che se la cosa avesse avuto un esito positivo mi sarei ripagato ampiamente di tante pene. Arrivò il sabato. Questa volta mi accertai che l’ufficio postale fosse poco frequentato. Come un rapinatore vi passai più volte davanti e quando mi sembrò il momento buono entrai. Mi rincuorò non incontrare la stessa impiegata della volta precedente. Consegnato il documento accompagnai con lo sguardo le mosse dell’impiegato. Ebbi un sussulto: aveva estratto una lettera dal gruppo. Completò la verifica, esaminò nuovamente la busta ed il mio documento e s’incamminò verso di me. Feci di tutto per controllarmi quando me la porse insieme al documento, ma ero eccitatissimo. La presi con naturalezza e salutando mi avviai. L’ufficio postale era diventato enorme, mi sembrava di non raggiungere mai l’uscita. Una volta fuori piegai la busta; non ci potevo credere, conteneva qualcosa.
Salii in macchina, questa volta il viaggio fu qualcosa di emozionante, non so dire se ho tenuto lo sguardo per più tempo sulla strada o sulla busta poggiata sul sedile. Una volta a casa la busta chiusa rigirava tra le mie mani. Non sapevo se aprirla oppure aspettare la sera e condividere il momento con Simona. Essendo la prima lettera l’incognita sul contenuto mi fece decidere di aprirla, avrei informato Simona solo in caso di esito positivo. Credo che però questo fosse solo un pretesto, in verità non avrei potuto aspettare un solo istante in più senza aprirla. L’aprii e infilai le mani all’interno senza sbirciarci dentro, trovai le foto. Il cuore era a mille. Decisi di metterle da parte e di guardarle solo dopo aver letto la lettera, così feci. Iniziai la lettura emozionatissimo, trovai subito ciò che cercavo: i complimenti per Simona. La descrizione che Stefano (questo era il suo nome) fece del corpo Simona mi eccitava; l’idea che le piacesse, che facesse i complimenti al suo culo, al suo seno sodo e ben fatto, all’accattivante figa sapientemente depilata; con un delizioso triangolino di peli che indirizzavano lo sguardo verso due labbra gonfie ed invitanti (sue parole). La lettera continuava con inviti a foto più eloquenti ed a non attendere troppo per la risposta. Ma la fine della lettera mi riservò la sorpresa più grande: Stefano riportava il commento di Barbara (così si chiamava Lei) alle foto di Simona: nel complimentarsi per il bel corpo, avvertiva Simona che in un eventuale incontro difficilmente le sue mani e la sua lingua l’avrebbero risparmiata. Era bisex!
Non potevo crederci, un sogno. Ormai il mio cazzo non stava più dentro i pantaloni, mancava però un dettaglio: le foto. Erano tre, con timore girai la prima: fu una scossa incredibile, il cazzo mi vibrò subito. Vi era raffigurata Barbara, alla pecorina, sopra un barchino in una spiaggia. La foto era scattata da dietro, le reni inarcate per offrirsi meglio alla vista, le ginocchia leggermente divaricate. I piedi, dentro un paio di scarpe nere con il lungo tacco, praticamente uniti. Vestita solo di un paio di calze nere autoreggenti. Girai velocemente le altre due, anche la seconda era nello stesso punto, ma con Lei a 90 gradi, le gambe dritte e divaricate e le mani appoggiate al barchino. L’ultima la ritraeva in piedi appoggiata ad un casotto di uno stabilimento balneare, il suo corpo slanciato era uno spettacolo di sensualità. Il suo sesso nero, esaltato da una curata depilazione, veniva esaltato dalle calze autoreggenti; le sue gambe erano lunghissime. La sua carnagione chiara creava un contrasto molto eccitante con i colori delle calze e del sesso. Infine il suo seno: eretto e sodo, quasi della stessa forma di quello di Simona, ma decisamente più grosso, completava un corpo che definirlo sexy sarebbe riduttivo. Ormai non capivo più niente, la mia mano afferrava il mio cazzo non so da quanto, le foto sulla scrivania mi offrivano il corpo di una sconosciuta. La sua pelle chiara che contrastava con quella mediterranea, abbronzata tutto l’anno, di Simona, ed i suoi capezzoli rosa mi diedero il colpo di grazia: bastarono due colpi per farmi venire sul pavimento della stanza. Ero felicissimo. La sera quando andai a prendere Simona, si accorse immediatamente che c’era qualcosa di diverso in me. In breve le raccontai la storia e le porsi la lettera di Stefano, senza foto. La vidi quasi imbarazzata nel leggere i complimenti che le venivano fatti riguardo alla sua sensualità, ma mi accorsi che non era indifferente e che stava iniziando ad eccitarsi. Commentò la frase riferita alla bisessualità di Barbara con uno stupito: ah, pure. Quando l’ebbe finita, rigirò la lettera e disse: e le foto? Le tirai fuori e gliele porsi ammiccante, sapevo che le sarebbe piaciuta. Le sentii dire un eloquente: però!!
A quel punto le chiesi cosa ne pensava della storia e se la cosa la eccitasse avvicinandomi a Lei e baciandole il collo. Mi rispose con malizia: insomma, se oltre Lei avessi visto anche il suo cazzo!? Quella frase mi fece ribollire il sangue, sentivo il suo corpo caldissimo, la mia mano scivolò dentro le sue mutandine, era fradicia. In un attimo ero nudo sopra di Lei. Scopammo come animali, senza una parola, ognuno perso nei suoi pensieri e nelle sue fantasie. Eravamo entrambi troppo eccitati per durare, godemmo insieme entrambi in un attimo. Così ci lanciammo in quel gioco di fotoscambio e di lettere erotiche. Ogni lettera alimentava la nostra passione, sia noi che loro in ogni lettera proponevamo nuove situazioni per le foto. Era eccitante accontentare i desideri ed essere a nostra volta accontentati. Saziavamo in questo modo il nostro bisogno di esibizionismo e di voyerismo: eravamo veramente coinvolti. Passò il tempo, ed alla lunga iniziarono, a causa di impegni nostri e loro, a dilatarsi i tempi delle risposte.
Un anno di lettere, inoltre, aveva messo a dura prova la nostra fantasia. O forse eravamo già pronti per qualcosa di più.

 

 

           

 

 

 

           

 

 

 

Conobbi Giulia in modo del tutto casuale, ad un concerto; fu amore a prima vista, ed i primi giorni li passammo da soli in preda alla passione e ad un geloso rapporto a due.
Lei in materia di sesso aveva dei problemi, anche se a parole era molto aperta ed aveva avuto innumerevoli esperienze; io con incredibile sensibilità (lo dico perchè sono in realtà molto egocentrico) riuscii ad immedesimarmi nel suo animo femminile e a scioglierla completamente rivelando una donna caldissima.
Facevamo l'amore in tutte le posizioni e con preliminari lunghissimi ma lei esigeva sempre dolcezza; col tempo arrivammo ad introdurre nel nostro rapporto un certo impeto, un trasporto sempre maggiore nel culmine dell'atto, e piano piano arrivarono anche le parole, non di turpiloquio ma di incitamento come
"DAI, DAI , VIENI ......." oppure semplicemente gemiti di piacere. Non arrivammo mai al rapporto anale perchè a lei non interessava ed io non spingevo troppo in questo senso.
Prediligevamo sempre i rapporti fatti " con affetto", dal davanti, io o lei sopra.
Andammo ad abitare insieme in una vecchia casa in campagna e cominciammo a comportarci come marito e moglie.
Per quanto mi riguarda, in materia di sesso sono sempre stato un agitato; evidentemente questo stato dei rapporti mi appagava e mi stava stretto ad un tempo; lì per lì non me ne rendevo conto ma ero sempre a caccia di femmine in ogni ambiente.
Mi accorsi di avere dentro di me uno spirito perverso che godeva in modo sfrenato dei contatti "strani" con femmine sconosciute nei luoghi pubblici; mi risulta facile fare conoscenze occasionali ed ebbi una piccola storia extra, molto coinvolgente emozionalmente ma di breve durata.
Lei se ne rese conto e ci fu un periodo di confessioni reciproche e di grande confusione.
Contemporaneamente Giulia cominciava a fare discorsi sempre più liberi, a volte in spiaggia faceva apprezzamenti fisici sui bei maschi che vedevamo; io facevo buon viso ma in realtà ero gelosissimo sia affettivamente che sessualmente.
Io e mia moglie abbiamo coltivato sempre molte amicizie di ogni tipo, da persone aperte quali siamo.
In particolare fin dai tempi dell'università siamo rimasti sempre in contatto con Jakob, un ragazzo nigeriano di cultura elevata molto inserito in Italia; in quei giorni lo vedevamo spesso e una volta ci disse che sarebbe dovuto andare via dalla sua stanza in affitto, che se ne liberava un'altra dopo un mese e che doveva quindi andare in una pensione per questo periodo.
Jakob non è bellissimo ma alto, simpatico e gioviale e con un fisico atletico; fu quindi con una punta di gelosia che mi sorpresi alla immediata offerta di ospitalità di Giulia nella nostra casa in campagna.
Di lì a pochi giorni Jakob si trasferì da noi; i rispettivi impegni di lavoro ci trattenevano spesso fuori casa ma ci trovavamo sempre la sera a cena; lui era sempre presente alle nostre conversazioni con quella semplicità e schiettezza tipica di quella gente, che devo dire conquistò anche me.
Due domeniche dopo andammo al mare ed invitammo Jakob che accettò con entusiasmo; sulla spiaggia in costume provai non invidia, perchè anch'io ero messo bene ed in forma, ma apprezzamento per il suo corpo perfetto ed asciutto; dal costume spiccava un pacco di veramente grosse proporzioni.
Giulia iniziò a fare anche davanti a Jakob gli apprezzamenti per i fisici che mi lasciavano interdetto; a maggior ragione in presenza di un terzo uomo e che uomo per giunta ! Jakob rideva.
Ad un certo punto addirittura lei disse :
"Quello me lo farei !!!!" e si girò a guardarmi ridendo del mio sgomento.
Ci lanciammo in una discussione sulla fedeltà; io (incredibile proprio io !) sostenevo che in amore le donne cercano quasi sempre e solo un coinvolgimento sentimentale; Giulia diceva che no, che la donna moderna è emancipata e può cercare l'uomo anche solo per una storia di sesso; Jakob che al suo paese quando due si piacciono lo fanno e basta in tutti i modi e senza pensarci due volte come invece facciamo noi italiani, tanto fumo e poco arrosto.
Andammo in acqua a fare i tuffi lanciandosi l'un l'altro; c'era un clima di gioco stupendo; ad un certo punto Giulia per scherzo tirò giù il costume a Jakob; lui si divincolò per rimetterselo e venne fuori dall'acqua per un momento, mostrando un membro scuro e molto grosso anche se non in erezione; il mio sguardo incrociò quello di Giulia e vidi che sì, anche lei l'aveva notato e ci si era soffermata !
La sera rientrammo a casa stanchi ma felici; cenammo e piuttosto tardi ci sdraiammo sul divano a vedere la televisione; facendo zapping fra le altre cose beccammo "Emmanuelle"; rimasi affascinato dal film, inoltre con tutti i discorsi che avevamo fatto non potevo cambiare canale altrimenti avrei fatto la figura della suora.
Ricordo benissimo la scena; era proprio quando lei si mette a guardare dal buco della serratura ed arriva un nero colossale che la fa da dietro; l'inquadratura del viso di lei è un capolavoro.
Mi distolgo un attimo dal film e vedo qualcosa che mi riempie di emozioni contrastanti: lei sta guardando Jakob che gli è sdraiato accanto.
Lui ha gli occhi incollati alle scene del film; di sicuro non porta niente sotto la leggera tuta perchè una erezione portentosa gliela tende dandogli un aspetto veramente osceno.
Lei è magnetizzata da questa visione; lui si gira e la vede così ; si guardano e lei arrossisce in modo vistoso.
Jakob distoglie lo sguardo e si ricompone a sedere eretto in modo da nascondere il vistoso gonfio.
Da lì a che ce ne andiamo a letto lei rimane imbambolata con gli occhi alla TV senza parola.
La notte facciamo l'amore; è calda ed insaziabile e addirittura arriva a due orgasmi (cosa per lei non abituale); dato quello che era successo, la cosa mi rassicura e mi addormento tranquillo.
La mattina dopo devo partire presto; dopo mezz'ora di automobile mi rendo conto che ho lasciato a casa portafoglio, documenti, chiavi ecc. e devo tornare a casa.
Entro al piano di sotto e inizio a salire le scale quando un brandello di conversazione mi blocca mettendomi sul chi vive:
"JAKOOOB ? "
" Sì ? "
" Aprimi presto mi scappa forte ! "
" Ma sono nudo in vasca da bagno ! "
" Eh dai ma chi se ne frega ! "
Sento il cigolio familiare della porta del bagno.
Qualcosa mi spinge a fare le scale silenziosamente e a spiare non visto.
Giulia si è seduta sulla tazza del WC con la camicia da notte e sospira
"Ah finalmente" soddisfatta; dalla mia posizione in fondo al corridoio posso solo vedere lei e sentire lo sciabordare dell'acqua nella vasca dove Jakob si sta lavando.
Si alza e armeggia nel mobiletto :
" Per favore mi tagli le unghie dei piedi ? "
" Ma........"
" Dai non fare il timido su ! "
" E va bene...."
Lei si dirige verso la vasca; non la vedo più.
Sono sgomento; non so cosa fare; resto in ascolto ma...silenzio.
Dopo qualche minuto sento ancora sciabordare e sgocciolare; non capisco se qualcuno è entrato o uscito dalla vasca.
La porta della camera è aperta ; da lì si vede tutto.
Esco sul terrazzo e lentissimamente apro la porta finestra della camera; in puna di piedi entro e mi immobilizzo; sento ancora l'acqua muoversi e poi gemiti femminili purtroppo familiari :
" OHHHH ! MMMHHHH! Siiiiii........"
Mi affaccio alla porta della camera : Giulia mi dà la schiena ed è in ginocchio nella vasca piena fino all'orlo ed è piegata in avanti, in modo che le sue tette si appoggiano sul bordo; la sua faccia è incollata alle mattonelle ed è tutta gocciolante, rossa e stravolta; sta a gambe divaricate mettendo in mostra il suo bellissimo culo rotondo e paffuto mentre Jakob la sta leccando da dietro.
Mi si mozza il fiato; gelosia, perversione ed eccitazione si mescolano fino a fare una sensazione unica ed irripetibile.
E' bravissimo; con la sua lunga lingua rosa alterna profonde lappate a tutta la passera a rapidi colpi quasi a voler violare la rosetta anale, e a stimolare il clitoride, e quando succede questo lei si inarca e geme.
Sono impietrito; mio malgrado sto avendo una erezione, comincio a toccarmi.
Jakob prende lo spruzzatore della doccia, fa venire l'acqua e comincia ad usarlo su di lei dirigendo il getto sulla sua fica mentre si avvicina e comincia a strusciare il cazzo enorme sui suoi glutei.
Dopo diversi minuti di questi giochi, lui lascia a lei lo spruzzatore e comincia a masturbarla direttamente con la sua verga; poi la penetra d'un sol colpo e rimane fermo dentro di lei, evidentemente godendosi il piacere di essere dentro alla fica che a giudicare dallo sconvolgimento di lei doveva essere veramente bollente.
Lei dopo un attimo inizia ad impalarsi in modo osceno roteando il bacino e viene colta da un orgasmo travolgente, mentre lui le sta sverginardo il culo prima con un dito e poi con due.
Lui esce fuori e punta il cazzo durissimo sul buco posteriore.
A questo punto ero al parossismo, me lo stavo menando di brutto e non capivo più nulla.
Lei:
" NOOOHHH..."
con la poca razionalità residua, ma il cazzo aveva già dilatato lo sfintere:
" PIANO, PIANO OOOOHHHH....."
Il mazzo palpitante scese fino alle palle; lei a questo punto perse ogni ritegno:
" SIIII ..... dammelo tutto ..... è enorme.... spaccami tutta .... Siiiiii..... Ohh....."
Si masturbava dal davanti furiosamente mentre il nero la possedeva impetuosamente; lui affrettò i colpi mentre lei:
" SIIII... voglio che mi riempi il culooohhhh..."
Venimmo tutti e tre insieme e lui lo estrasse dal suo culo oscenamente aperto e traboccante di sperma.

 

 

           

 

 

Sposati da sei anni, io e mia moglie Daniela non avevamo più rapporti sessuali da parecchi mesi. Poi, stranamente, Daniela una sera ha manifestato un nuovo appetito sessuale accarezzandomi il sesso e chiedendomi di scoparla. La cosa mi ha sorpreso e nello stesso tempo mi ha reso felice, perche quella disposizione è durata tutta la settimana. Ho voluto quindi sapere cosa aveva modificato così radicalmente il suo comportamento.Sapevo che Claudio, un suo collega, veniva a prenderla al mattino per portarla in ufficio e la riaccompagnava alla sera. Ho quindi deciso di spiarli al loro ritorno, di sera, e mi sono accorto che entravano nel parcheggio sotterraneo del palazzo e che Claudio usciva solo tre quarti d'ora dopo. Il giorno dopo mi sono quindi installato nel garage nel punto più buio e ho aspettato che arrivasse la macchina. È entrata nel garage e, con tutti i fari spenti, si è fermata a qualche metro da me.Mi sono avvicinato senza far rumore alla macchina: la luce interna era abbondantemente sufficiente per vedere cosa succedeva dentro.Avevano spinto indietro i sedili al massimo e Claudio, chino verso Daniela, la baciava sulla bocca intanto che con la destra le tirava su la gonna sulle cosce, scoprendo gli slippini di mia moglie, dai quali sfuggivano delle ciocche di pelo. Daniela ha spinto leggermente in giù il sedile e ha spalancato le cosce. La mano di Claudio si è insinuata e ho immaginato le sue dita sulla fessura e sul bottoncino rosa di mia moglie. Con la mano libera, Claudio si è sbottonato i pantaloni e si è tirato fuori la verga dagli slip. Ce l'aveva duro come un turco e ha cominciato a masturbarsi lentamente. Daniela, tiratasi su, gli ha messo una mano sull'uccello e gli ha accarezzato il glande, poi se l'è messo tutto in bocca.Mi sembrava incredibile perchè non aveva mai voluto farmi un pompino. Aveva messo una mano sotto all'uccello di Claudio e aveva liberato i coglioni che ha cominciato ad accarezzare dolcemente. Con la 1ingua leccava il meato, scendeva lungo l'uccello e andava a succhiare i testicoli di Claudio.Claudio, da parte sua, non restava inattivo ed era riuscito a togliere gli slip di Daniela. Ho visto nettamente l'indice sfiorare l'ano di mia moglie che era sempre china sull'uccello, e penetrarlo piano. Neanche questa carezza avevo mai potuto farle...Daniela, come se le dispiacesse, ha lasciato l'uccello di Claudio, e si è inginocchiata sul sedile. Si è voltata e, spalancando al massimo le cosce, ha presentato il sedere a Claudio. Quella posizione offriva uno spettacolo perfetto dei suoi due buchi d'amore, la cipollina ben dilatata dal dito che l'aveva sfondata e la vulva umida di desiderio.Claudio ha prima messo la bocca sulla figa che ha divorato per lunghi minuti, poi sulla cipollina che ha leccato con la punta della lingua. Daniela si agitava di piacere sul suo sedile, e si è lasciata sfuggire un breve grido quando ha sentito che Claudio le metteva due dita in ogni buco.Davanti a quello spettacolo, non avevo potuto resistere al piacere di tirarmi fuori l'uccello e ho cominciato a farmi una sega furiosa. Il mio glande era gonfio da matti e mi dispiaceva davvero di non poterlo piazzare in uno dei due nidi d'amore di mia moglie. Daniela si era alzata, e con sapienti manovre, si era seduta sul piolo di Claudio. Si sedeva e poi si tirava su per mettersi l'uccello di Claudio una volta nel culo e una volta nella figa. Claudio le è esploso nella figa e Daniela ha cominciato a godere quasi nello stesso istante.Da parte mia, non mi ero mai fatto una sega così. Mi sono asciugato lo sperma che mi era colato sulla mano e, mentre Daniela e Claudio si tiravano su e si rimettevano in ordine i vestiti, mi sono allontanato rapidamente. Devo riconoscere che, da quel momento, sto benissimo. Mi lustro la vista quasi tutte le sere e faccio regolarmente l'amore con lei, sicuramente perche lei immagina che non sia io, ne il mio sesso che la scopa, ma il suo amante.Mi tradisce, certo, ma che piaceri,in cambio! .

 

 

           

 

 

 

 

 

           

 

 

 

Chiara era bella. Lei non si sentiva bella, ma era splendida. Il suo giovane corpo era un giardino che prometteva dolci frutti. I suoi occhi neri erano due pietre preziose nel latte della sua carnagione, i suoi capelli fluivano dolcemente ad incorniciare il viso di fanciulla, dolce, tenera, fanciulla che pareva irreale.
Quando Francesco la avvicino', si senti' rabbrividire. Le piaceva molto, le piaceva immensamente, lo desiderava. E quando vide che la sua mano accarezzava il suo seno da sopra la seta della camicia, si senti' impazzire di desiderio, quel desiderio folle che non le dava mai pace, neppure quando era da sola nella sua buia cameretta e nottetempo gemeva, accarezzandosi furtivamente. Senti' la mano di Francesco che le sbottonava lentamente la camicia, e lo lascio' fare, consapevole del piacere che lui voleva offrirle. Egli dunque le tolse la camicetta con infinita dolcezza, e poi inizio' a stringere quei seni nudi, ancora piccoli ed acerbi...Prima con tenerezza, poi con forza, fino a farle male.
Quando grido' per l'acuto dolore, Francesco la fece tacere, baciandola sulla bocca. Le sbottono' poi lentamente anche i jeans, ed insinuo' una mano dentro, sino a toccare quella carne umida che pareva di seta, e che Chiara aveva depilata; la accarezzo', tenendola fra le braccia, mentre lei gemeva e si aggrappava a lui per stare in piedi.
Quando ella raggiunse l'acme ed urlo' per il piacere, Francesco la bacio' di nuovo sulle labbra tumide, e poi la fece inginocchiare ai suoi piedi, dandole in bocca il suo turgido pene, che a lungo aveva atteso la carezza meravigliosa della dolce e rosea bocca di Chiara.
Ella, stregata dal desiderio, lo soddisfo' con un'avida ed insaziabile lingua, che lecco' quel membro senza tregua, fino a quando Francesco non pote' piu' trattenere il nettare divino e Chiara pote' finalmente berlo.
E lo bevve con amore ed umilta' e totale devozione! Ma ne' la dolce Chiara, ne' Francesco, erano ancora paghi del sublime piacere che stavano provando. L'uomo fece mettere la fanciulla carponi sul pavimento, le sfilo' i jeans ed entro' in lei. Vi godette a lungo, ma non porto' all'acme il suo piacere.
Decise che l'orifizio piu' stretto, ancora vergine, ne era maggiormente degno, e dunque vi penetro', lacerandolo, facendola urlare e sottomettendola definitivamente.
Venne in quel caldo nido, ed il suo seme si mescolo' al sangue della giovine ferita, ma che ancora gemeva di dolore e di piacere. Ed infine la rialzo', la rivesti' completamente come se fosse una piccola bambina, le diede un ultimo, dolcissimo bacio, e se ne ando'...
E mai piu' la tenera Chiara lo rivide.

 

 

           

 

 

 

Il parcheggio quasi deserto. I centri commerciali. Immense cattedrali dove la frenesia si coniuga con lo svolazzare di carte di credito e con la melodia dei registratori di cassa, che aprono e chiudono il cassetto dei soldi ad un ritmo impossibile per gli umani. Quando le ombre si allungano, i clienti, uno dopo l'altro, salgono sulle vetture rese simili a forni da ore di esposizione ai raggi del sole. Il parcheggio rimane testimone delle migliaia di piedi che l'hanno calpestato. Tracce umane, vestite di cartocci vuoti e lattine schiacciate, rimangono uniche testimoni del giorno trascorso.
Il mio compito di sorvegliare la sicurezza è finito. Finisce con l'annuncio degli altoparlanti che invita gli ultimi clienti ad affrettarsi alle casse. Tra pochi minuti gli ultimi rappresentanti della razza umana abbandoneranno questa cattedrale di lamiera e cemento, buttandosi in fretta sulle strade di casa. Devo solo aspettare che l'ultima anima abbandoni questo paradiso artificiale, inserire il sistema di allarme, verificare che l'impianto funzioni e poi andarmene a casa.
Capita a volte che Gianna ritardi qualche minuto. Lei è la vice direttrice. Ma nella realtà è lei che fa andare avanti la baracca.
Che strano. Ci conosciamo da quasi cinque anni. Da cinque anni siamo gli ultimi a lasciare questo posto. Da cinque anni la guardo mentre si avvicina alla macchina, mentre sale, mette in moto, si accende una sigaretta e si abbandona sul sedile per qualche attimo. Da cinque anni la vedo poi partire, piano, lentamente, come se volesse ritardare il momento del distacco da qual luogo. Da cinque anni la vedo regalarmi un ultimo sorriso e salutarmi con un cenno della mano. Da cinque anni. In tutto questo tempo ci siamo scambiati poche parole in rare occasioni. Saluto cordiale, un cenno al tempo, fino al massimo di un: come va? Che poi rimane sospeso tra di noi, annullato da un cenno del campo che risponde: non c'è male.
Due anni fa, per qualche tempo, c'era un uomo. Un tipo giovane, o sguardo, mentre si avvicina alla macchina, mentre sale, mette in moto, si accende una sigaretta e si abbandona sul sedile per qualche attimo. La vedo poi partire, piano, lentamente, come se volesse ritardare il momento del distacco da qual luogo. La vedo regalarmi un ultimo sorriso e salutarmi con un cenno della mano. Uguale da cinque anni.
Tutto a posto, chiamo la centrale e me vado a casa. Forse mi compro una pizza per cena. Oppure no, mi fermo al TAKE AWAY Cinese, così tanto per cambiare. Così tanto per finire un altro giorno, aspettando domani. Come sempre.

La mattina è diverso. Il parcheggio è pulito e le macchine entrano, una dopo l'altra, rincorrendosi per trovare il posto migliore. Come se facesse tanta differenza. Decine di spazi vuoti e tutti lì a lottare per quello lì in particolare. Come se dieci metri in più facciano cambiare il corso della storia. Oggi è sabato. Le persone si mettono in fila davanti all'ingresso. Le vedo attraverso i vetri. Signore arpionate ai carrelli, pronte allo scatto. Sembra di una qualche importanza entrare per primi. Le vedo ma non ci bado. Aspetto Gianna.
Ci conosciamo da quasi cinque anni. Da cinque anni lei è l'ultima ad arrivare, ma sempre qualche minuto prima dell'apertura. Da cinque anni la guardo mentre parcheggia, sempre al solito posto, mentre si da un'ultima controllata allo specchietto retrovisore, mentre scende dalla machina e si accomoda la gonna. Da cinque anni la vedo poi venirmi incontro, con passo deciso, come ad annunciare che l'ora è giunta, che si aprano le porte. Da cinque anni la vedo regalarmi un sorriso e salutarmi con un cenno della mano. Da cinque anni.
A volte capita poi che durante il giorno la vedo passare, in mano qualche tabulato oppure il telefonino. Non mi vede quasi mai, Non vede nessuno a parte quello che nelle mani. La chiacchierata di ieri sera mi ha turbato. Penso di dover fare un passo io. La vedo attraversare il corridoio per andare a prendere un caffè. Io l'ho già bevuto ma è un'occasione per avvicinarla. Magari non mi parla ma almeno posso respirarne il profumo. Al bar la vedo parlare con delle colleghe. Le conosco tutte e conosco anche i loro commenti idioti. Per servizio a volte mi fanno indossare un'uniforme particolare, come se dovessi andare in guerra. Mi sento ridicolo ma loro, quelle donne tanto normali che quasi non le vedi, dicono che mi dona. A volte una di loro mi lancia un'occhiata, ammiccante. Ci sono anche uscito con qualcuna di loro. Roba senza importanza. Mi vede e mi sorride.
"ecco qui il nostro Aldo" quell'annuncio mi mette in imbarazzo
"buongiorno signora Gianna" ho in mente almeno cento frasi da poter usare. Per cento volte mi rimangono intrappolate tra i denti.
"allora tutto a posto" mi chiede Carla, la più spigliata di tutte. Dicono di lei che cambi uomo più frequentemente che abito.
"si certo Carla, tutto tranquillo" con lei ho più confidenza. Ci sono uscito una volta. Non ho combinato quasi nulla.
"lo credo, vestito da Marine e con quel pistolone alla cintola metti paura" chiaro che c'è il doppio senso "ma dimmi, ti è mai capitato di usarlo... il pistolone"
"qualche volta si, però molto dipende dal bersaglio..." ho risposto a tono, anche se mi sento le guance in fiamme.
"bene, grazie del caffè, buon lavoro a tutti" Gianna si congeda, lasciandomi in mezzo alle comari di questa cattedrale.
Volevo parlare con lei, invece eccomi qui, vanno via tutte, una dopo l'altra, rimane solo Carla.
"Aldo, non ti andrebbe di uscire una volta?"
"siamo già usciti una volta, ricordi?"
"si è vero ma credo che adesso... cioè forse andrà meglio....  Vestito così ..." Carla non è certo il tipo di usare troppi mezzi termini.
"si può fare, magari domani oppure dopo. Tanto ci vediamo tutti i giorni, ci mettiamo d'accordo"

Se ne va anche Carla. Chissà poi perché ho detto quasi di si. Fisicamente mi piace, ma alla fine devo anche parlarci e quando parla la trovo odiosa. Però ogni tanto ci vuole anche del sesso. Solo sesso. L'amore è riservato, già prenotato. Da cinque anni.
Oggi Carla mi ha puntato. Per tutto il giorno me la sono trovata intorno. Con una scusa o l'altra. Bisogna dire che quando si mette è difficile resistere. Il suo corpo è esplosivo. Seni pazzeschi che spingono contro camicie e giacche, quasi urlando per avere un attimo di libertà. Le gambe lunghe e sempre abbronzate non si nascondono mai troppo. È una bella donna che sa di esserlo e che si diverte con il proprio corpo. Alla fine cedo e ci mettiamo d'accordo. Alle dieci, dopo cena a casa sua. Io devo portare il vino. Lei prepara il dessert. E quando me lo dice non ci sono dubbi su cosa intende.

Arrivo puntuale. Per scegliere il vino sono una frana. Per non sbagliare porto una bottiglia di Passito di Pantelleria. A me piace molto e con il dessert lega bene. Carla abita quasi in centro. Difficile trovare parcheggio, non è mica come al Centro Commerciale. Lei ha voluto che restassi con la stessa uniforme. Evidentemente la cosa la eccita. Da perdere non ho nulla. Suono il citofono e la sua voce mi invita a salire.
"buonasera Aldo" mi apre la porta e vedo che indossa una tunica lunga, arabeggiante. Non proprio trasparente ma si indovina che indossa solo quella.
"buonasera Carla" le porgo la bottiglia che lei guarda subito con malizia ed interesse
"uhm... Passito di Pantelleria... vino caldo da una terra calda... accomodati"
Il soggiorno è anche sala da pranzo e sul tavolo ci sono gli avanzi della cena. Mi siedo sul divano, mentre lei armeggia con la bottiglia per aprirla. Prende due bicchieri, versa un pò di vino e me ne porge uno. Si siede di fianco a me. Un poco di traverso, tirando su le gambe. La posizione è semifrontale e dalla tunica afflosciata esce quasi completamente un seno. Beve tenendo il bicchiere con due mani. Come se fosse una coppa enorme. Ne assapora brevi sorsi, senza staccare gli occhi dai miei. Posa il bicchiere sul tavolino, prende il mio e fa altrettanto. Con l'indice traccia disegni sulla mia testa quasi rasata. L'altra mano mi carezza il torace e uno alla volta slaccia i bottoni della mia camicia. Quando è quasi completamente slacciata si ferma un istante. Si fa scendere le spalline della tunica, fino a quando solo il seno la tiene ancora su, sebbene in modo precario. Poi si solleva leggermente, afferra le mie mani e se le porta ai fianchi. Facendole scorrere verso il basso libera il seno. Enorme ma sodo e ben alto. Quasi il sospetto che il chirurgo l'abbia aiutata. Mi abbandono a quella carne. La bacio mentre lei mi preme la testa al petto. Con la lingua faccio cerchi concentrici intorno ai capezzoli. Insisto fino a quando non diventano appuntiti e duri come marmo. Con le mani accompagno la lingua. È quello che vuole. Adoro il seno e mi perdo in quel gioco, mentre sento le sue mani cercare la strada per liberare il mio istinto represso dai calzoni. La rovescio sul divano. Piano le mani sollevano la tunica e la mia bocca prende il posto delle mani. Bacio ogni centimetro di pelle che viene scoperto, prima le caviglie, poi le ginocchia. Indugio sulle cosce, con la lingua percorro la sua gambe interna, piano fin quasi all'inguine. Mi fermo e ricomincio con l'altra gamba. Il suo desiderio sale. Allarga le gambe e cerca di spingermi al testa verso il suo ventre. Accetto il gioco, facendo quel poco di resistenza che le fa lievitare il desiderio. Quando finalmente affondo le labbra verso di lei un gemito di gratitudine mi accompagna. Le bacio il pube, ha solo una sottile riga di pelo nero, mentre la vulva ed il contorno sono perfettamente liberi. La lingua passa lungo le grandi labbra, con un ritmo lento ma deciso. Poi con le dita le stringo la fessura e la lingua scorre dal basso in alto. Finalmente, per lei, rompo gli indugi. Mi abbandono alla frenesia che i suoi odori ed i suoi umori mi fanno crescere. La lingua diventa un dardo che vive di vita propria, come se fosse staccato da me. Con le dita aiuto la lingua a penetrare più a fondo, solleticandole la clitoride prima di impadronirmene con le labbra. È tutta bagnata, rigagnoli di piacere le colano sulle cosce e anche il suo forellino privato trattiene gocce del suo piacere. Senza staccare la bocca affondo l'indice nel suo palcoscenico posteriore. Un leggero tremito. Come ad irrigidirsi, poi si abbandona. La lingua padrona della sua vita, il dito che affonda in lei e l'altra mano che le tormenta a turno i seni. La sento vibrare, la sento godere. Inarca la schiena per annunciare il piacere ormai prossimo. Aumento l'energia per farla giungere all'apice. Esplode. Lancia quasi un urlo, inumano e roco. Mi afferra la testa come se fosse un la fonte stessa del suo piacere. Preme il bacino contro di me e gode, come forse ha sempre fatto come forse ha sempre voluto. Gode.
BEEP-BEEP-BEEP il mio cercapersone.
"ti prego continua" Carla quasi mi implora
"aspetta, sono reperibile e devo rispondere, scusa ma devo farlo...."
Prendo il telefono e chiamo la centrale. È scattato l'allarme al Centro Commerciale. Devo andare. Saluto Carla che mi regala il suo disappunto. Però almeno lei qualcosa ha concluso.
"almeno promettimi di tornare" è chiaro che ha avuto solo un assaggio e vuole arrivare al dessert
"per questa sera dubito, ma ci possiamo incontrare un altro giorno, va bene?" in effetti lo desidero anch'io
"ci puoi giurare!" nella sua voce rimane appeso il senso di qualcosa di incompiuto che deve essere portato a termine.
Mi sistemo ed esco. Non mi era mai capitato un allarme mentre ero, diciamo, impegnato. Ma non è una novità. Quasi sempre si tratta di una fesseria, tipo vento forte, oppure un contatto elettrico. Qualche volta un gruppo di teppisti che lancia sassi sulle vetrate. Fa parte del lavoro.
In pochi minuti sono sul posto. Informo la centrale via radio prima di cominciare il giro di ispezione. Vado verso la scatola del comando dell'allarme e mi accorgo che è stata forzata. Credo sia il regalo di qualche teppista. Per regolamento devo stare in contatto radio costante. Mi chiedono se ho bisogno rinforzi. Credo di no. Impugno la pistola e comincio il giro. Tutto tranquillo sembra. Il silenzio che regna qui è irreale. Dove durante il giorno migliaia di voci squarciano l'aria non si sente altro che il rimbombo dei miei passi. Tutto a posto. Niente di niente. Torno fuori e richiudo la baracca. Il problema è l'allarme. Impossibile inserirlo. Si potrebbe con il sistema ausiliario ma ci occorre l'autorizzazione della direzione del centro. Comunico alla centrale la situazione. Dopo pochi minuti mi richiamano. Hanno avvisato la direzione e un incaricato sarà lì in qualche minuto.
Mi siedo su uno di quei "panettoni" di cemento che vengono messi per evitare che qualcuno cerchi di parcheggiare proprio davanti alle porte. Accendo una sigaretta e aspetto. Le altre volte avevano mandato lo sfigato che è sempre reperibile. Un tipo di cinquant'anni, responsabile interno della sicurezza.
Tra una boccata e l'altra mi guardo intorno, questo parcheggio è enorme e quando è vuoto sembra immenso. Sullo stradone ogni tanto sfrecciano dei fari. Uomini o donne che corrono sulle strade. Mi piace indovinare la vita di chi è li dentro. Chi sta tornando a casa. Chi invece sta solo girando per tirare tardi. Chi ha appena finito di scopare e chi invece forse si sta andando. Sono avvolto dal fumo della sigaretta e dai miei pensieri quando due fari mi puntano dall'estremità opposta del parcheggio, avvicinandosi rapidamente. Mi alzo e faccio qualche passo in avanti. Tanto so chi è. L'auto si ferma qualche metro indietro ed una figura ne scende in rapidamente.
"salve Aldo. Tutto a posto" quasi non ci credo, Gianna.
"Signora Gianna! Si tutto a posto ma come mai lei e non il sig. Foresti?" pronuncio la frase con la massima incredulità che la mia voce può esprimere.
"Ferie, beato lui, hanno chiamato me, spero non ti dispiaccia..." solo un velo di malizia sorvola l'ultima parola
"No, anzi, ma è notte, mi sembra pericoloso per una donna" mentre escono le parole mi rendo conto da solo della banalità della frase
"ma ci sei tu a difendermi!"
"certo signora Gianna, io sono qui per questo"
"lo so, lo so, mi dai sicurezza, davvero" queste ultime parole suonano piene di dolcezza e di amarezza al tempo stesso.
Insieme percorriamo il corridoio e saliamo negli uffici della direzione. Mi sento forte e importante. Sono la scorta della Gianna e ciò sembra dare un senso in più alla mia esistenza. Si vede che siamo nel suo territorio, si muove sicura e decisa. Nel suo ufficio c'è la scatola di comando del sistema ausiliario. Apre lo sportello e digita un codice d'accesso, seguito da altri due codici.
"fatto. Andiamo, il sistema entra in funzione tra 8 minuti, il tempo di uscire da qui e chiudere le porte" lo dice come se fosse un comando, come un sergente alla truppa.
Ripercorriamo il corridoio, fianco a fianco. Riesco a percepire il suo profumo e mi meraviglio di come una donna, anche nelle emergenze, non trascuri di mettersi due gocce di profumo ed un filo di trucco. Usciamo. Chiudo le porte e controllo l'orologio. Abbiamo fatto tutto in meno di quattro minuti. Devo aspettare che dalla centrale mi diano il segnale di allarme inserito, poi posso tornare a casa.
"signora Gianna, lei può andare adesso, resto io ad aspettare"
"mi vuoi mandare via? Senza nemmeno offrirmi una sigaretta?"
"io mandarla via? Si figuri, prego tenga una sigaretta" le accendo la sigaretta, lei aspira una boccata, lunga, di quelle che servono a scacciare i pensieri.
"Aldo ma è possibile che non riesci a darmi del tu? Hai paura di me oppure ti sto proprio sulle palle?"
"no, ma cosa pensa, è che lei è così..."
"così come Aldo?"
"no è tanto per dire lei è importante qui dentro e io sono solo un sorvegliante" non riesco a dirle quanto sia bella, quante volte l'ho sognata
"siamo tutti importanti Aldo, ma non mi hai risposto, sono così come?" non molla la presa ed io non so cosa dire, meno male che è buio, forse non si accorge delle mie guance rosso fuoco
"Signora Gianna lei è così... così... diversa" sorprendo me stesso con questa frase, che se possibile è ancora peggio delle altre
"diversa, perché diversa?"
"no, non volevo dire diversa, cioè lei è.. insomma di un altro livello"
"ma cosa vuoi dire Aldo, non siamo nel medioevo" ora il tono è quasi seccato, vorrei urlarle che lei è tutto per me ma la voce non esce
"siamo diversi, io sono solo un sorvegliante e non posso paragonarmi a lei"
"uhm.. ho capito, io sono diversa, anche Carla è diversa? Non dovevi uscire con lei?" c'era da immaginarlo, quella Carla non riesce a stare zitta, quando aggancia un uomo deve urlarlo ai quattro venti
"nooo... Carla la conoscono tutti, è un tipo particolare, non è come lei"
"bene! Allora Carla può andare a letto con chi vuole, sorveglianti compresi, mentre io no, devo restare sola. È così che la pensi?"
"Ma no, signora Gianna lei continua a farmi dire quello che non penso..."
"allora dimmi una buona volta quello che pensi.... Per favore" la sua voce è calda e dolce, le sue parole un invito, come se avesse bisogno di risposte
"io non ci riesco, signora Gianna lei è troppo... importante"
"ancora questa storia, solo perché qui comando io.."
"no, volevo dire importante per... per me"
Vorrei abbracciarla, stringerla a me, baciarla e portarla via, lontano da qui. Vorrei amarla e tenerle la mano. Vorrei sentirmi dentro di lei. Fondere i nostri corpi e diventare un'unica anima, libera di volare sul mondo. Sono perso nei miei pensieri quando dalla radio gracchia la voce del collega, tutto a posto sistema in funzione.
"possiamo andare adesso signora Gianna, sono quasi le due, è tardi"
"mi vuoi proprio scaricare, va bene Aldo, speravo che tu almeno.."
"io almeno, almeno cosa signora Gianna?"
"che almeno tu mi fossi amico, ho visto come mi guardi, speravo che almeno tu mi fossi vicino"
"ma io le sono vicino, lei avrà sempre un amico in me, signora Gianna le posso assicurare che.."
"cosa, sei tanto amico che mi dai ancora del lei, che non mi inviti mai neppure per un caffè..."
"Gianna, lo vorrei tanto ma non credo di potere.." per la prima volta, parlando con lei, non ho usato la parola signora davanti al suo nome
"ti prego Aldo, dimentica tutto, sono stanca, comunque grazie"
"grazie a lei, non si preoccupi, va tutto bene"
Risale in macchina e se ne va. Seguo le luci rosse della sua auto fino a quando posso, poi risalgo in macchina anch'io e mi avvio. Appena arrivo sul viale principale vedo la sua auto ferma.
"Cosa succede signora Gianna"
"non lo so, si è spento il motore e sembra non voglia ripartire"
provo ad armeggiare un poco. Niente da fare, non si rimette in moto.  Spingo la vettura verso il lato della strada, la chiudo e do le chiavi a Gianna. Ovvio che la riaccompagno a casa. Ci vogliono pochi minuti, resi lunghissimi dal silenzio assoluto che regna tra i noi. Arrivati sotto casa sua la vedo indugiare.
"Aldo, ti va di bere qualcosa.." mi invita a salire, il sogno di tutta la mia vita negli ultimi cinque anni
"è un po' tardi signora Gianna, non so se posso.."
"sono io che ti chiedo di salire, ma se non vuoi non importa"
"no, lo voglio.." queste parole mi escono non so come, mi sembrava di non respirare.
Saliamo, il suo appartamento è all'ultimo piano. Dal balcone si vede la parte ovest della città. Le luci della notte disegnano arabeschi tutt'intorno. È una bella casa, grande, troppo grande per una persona sola. Mi offre un bicchiere di vino bianco fresco. Ci sediamo sul divano e per la prima volta sono così vicino a lei da poterla sfiorare con un sospiro.
Le nostre parole riempiono la stanza, parole banali, di circostanza. Con semplicità si toglie le scarpe e si rannicchia sul divano, bevendo a piccoli sorsi. I suoi occhi sono piantati nei miei. Mi sento quasi a disagio ma non voglio sprecare nulla di quel momento. Posa il suo bicchiere e mi prende la mano.
"Aldo, è da molto tempo che volevo stare sola con te" la sua voce ha la dolcezza di un melograno maturo
"anch'io signora Gianna"
"ti prego, adesso basta, chiamami solo Gianna, per favore"
"va bene, Gianna"
"Aldo, ti piacerebbe baciarmi"
"più della mia stessa vita"
"allora baciami, ti desidero, ho voglia di sognare.."
mi avvicino a lei, le poso un bacio leggero sulle labbra, mentre con la mano le carezzo piano il ginocchio. Lei si abbandona sul divano, invitandomi ad esserle più vicino. La bacio, le sue labbra si congiungono con le mie. Ne sento il calore. Sono morbide come la seta. Le mie mani scivolano sotto la gonna di seta. Sento la sua pelle liscia e tesa. Le mie carezze sono leggere, percepisco il suo desiderio attraverso i suoi fremiti. Le nostre lingue hanno cominciato una danza lenta e prolungata. Si intrecciano e si cercano. Lei mi sta slacciando la camicia e quando sento le sue mani sulla pelle un brivido mi percorre tutto il corpo. Infilo le mani sotto la sua camicia, alla ricerca dei seni. Mi accorgo solo ora che non indossa reggiseno. I capezzoli sono turgidi, come fieri soldati sulla sommità della collina. Sollevo la camicia e mi chino a baciare quei boccioli di rosa. Con la punta della lingua li tamburello, poi ne seguo il contorno. Un gioco lento e continuo. Lei rovescia la testa all'indietro, abbandonandosi totalmente e porgendomi i seni. Li afferro tra le mani, li stringo e con la lingua scorro il solco che si crea. Risalgo fino alla gola e poi sulle labbra, un leggero e fugace bacio e poi di nuovo i seni. Sento i primi gemiti del suo piacere. Le sfilo completamente la camicia e la aiuto a sdraiarsi sul divano. Il suo corpo ora è disteso. Sembra come tastiera di un pianoforte. Io inginocchiato al suo fianco posso scorrere tutta la sua figura. Mentre le bacio e le succhio i seni con la mano scivolo sulle sue cosce, fino a giungere all'inguine. Indossa culottes di seta, morbide e leggere. Indugio un momento con la mano, carezzandole il pube, poi cerco la strada tra la seta per arrivare all'essenza della sua femminilità. I suoi umori non sono abbondanti ma sufficienti a rendermi facile il cammino. Quando incontro la fessura un fremito di lei mi invita a continuare. Mi abbasso e le bacio il ventre, mentre le sfilo la gonna. La carezzo i fianchi, scendo con la bocca fino al suo punto vitale e la bacio, sento attraverso la seta il suo profumo e ne resto inebriato. Allarga le gambe, come ad invitare la mia bocca. Io la giro e le tengo sollevato il bacino. Le sfilo le culottes, e da dietro le bacio prima le natiche poi scendo lungo il solco del piacere, fino ad incontrare la fessura tanto ambita. La carezzo un poco con la punta delle dita prima di affondare la mia lingua in lei. Ora gli umori sono intensi, la sento afferrarmi la testa, come per guidarmi nel darle piacere. Gioco con la lingua, mentre con l'indice le sfrego la clitoride. Ansima, sempre più violentemente. Riprendo fiato, ma con l'indice ed il medio incrociati penetro il suo segreto, mentre con l'altra mano le massaggio un seno. Mi piace guardarla. Vedere la sua bocca spalancata e la sua testa che si scuote. La vedo mordersi un labbro e poi passarsi la lingua sulle labbra e poi gemere e poi spalancare la bocca come per respirare tutta l'aria del mondo. I muscoli si contraggono, i fianchi vibrano, faccio in tempo a raggiungerle la fessura con la bocca per accogliere sulla mia lingua il suo primo piacere. Forse non molto intenso ma lungo. Sta godendo. Gode a lungo forse un minuto, come se avesse raggiunto uno stato d'estasi infinito. Mi stacco da lei, così solo per guardarla. Si volta e mi guarda diritto negli occhi. Uno sguardo dolce, profondo. Ci troviamo inginocchiati uno contro l'altro e ci baciamo. I suoi baci sono fiammate che ardono dentro la mia mente oltre che nel mio corpo. Voglio regalarle tutto il piacere del mondo. La sollevo ed insieme, abbracciati, ci lasciamo andare sul divano. Questa volta è lei che tiene giù. La camicia si toglie subito, con i pantaloni deve armeggaire un poco di più ma lo fa con calma e con una leggerezza rara. Accompagna i gesti delle mani con leggeri baci al mio ventre. Io la aiuto sollevando i fianchi. Ora siamo completamente nudi. Si sdraia sopra di me e ne sento tutto il corpo contro. Lentamente si lascia scivolare verso il basso, fino a quando le sue labbra incontrano il mio pene. Lo prende in bocca ed al tempo stesso ho un sussulto. Comincia a baciarlo, poi lo succhia, poi lo bacia. Poi mi bacia il pube mentre con la mano detta il tempo del mio piacere. Le afferro i capelli e la guido verso ciò che più mi piace. Lei ubbidisce, afferra la mia essenza e posso immaginare oltre che sentire di essere interamente dentro la sua bocca. Cerco di controllarmi ma è troppo il desiderio represso per tutti questi anni. Sento il mio momento partire da dentro il mio corpo, con uno scatto lei sale sopra di me e mi accoglie dentro il suo mistero. Quell'attimo basta a ritardare un poco il mio orgasmo. Lei si muove come una gatta in amore. Io assecondo il suo ritmo. Voglio entrare ancora più a fondo. Abbassata su di me mi bacia, poi si solleva, poi si abbassa di nuovo. Sento il mio orgasmo ormai prossimo. La abbraccio forte e spingo dentro di lei. Lei preme contro di me. Ci baciamo ma è come se ci mancasse l'aria. Geme e mi chiama, vuole godere con me. Io sento che l'apice del mio piacere sale, lo sento dalla schiena, dalle reni, sono ormai come un fiume in piena che scende verso valle, violento ed inarrestabile. Proprio nel momento in cui raggiungo l'attimo sublime del piacere lei emette un suono strano, gutturale e sordo. Sento i muscoli interni del suo paradiso contrarsi ed accompagnare le pulsazioni del mio mondo. Stiamo godendo dei nostri corpi. Insieme, intensamente. Insieme. Senza neppure rendermene conto, con gli occhi socchiusi ed il respiro rotto, tra un gemito ed un sospiro pronuncio le parole che da cinque anni sono chiuse in me.
"ti amo Gianna, ti amo"
"anch'io"