Tu chiamale se vuoi... Erezioni... (16 gennaio 2006)

Ricordo una esperienza agli ultimi anni delle superiori, in uno di quei giorni di giugno nei quali la scuola c'č e non c'č, e ci eravamo ritrovati a scuola per poi andare in spiaggia. E sulla spiaggia c'erano la musica, le riviste, quelli che giocavano a pallone, le coppiette che pomiciavano, e i gruppetti di amici che chiacchieravano. In particolare il mio gruppetto era composto da me, la mia amica Franca e due ragazzi speciali, di quelli che non giocavano a pallone ma ci si poteva parlare per ore, come facevamo nella ricreazione e nelle serate in birreria o in giro per la cittā. Due ragazzi con i quali non abbiamo mai combinato nulla. Ma ho un ricordo che mi fa ancora sorridere: lui era seduto e io ero sdraiata con la testa sulle sue gambe, e lui mi accarezzava e mi passava la mano tra i capelli. Si chiacchierava e si stava in silenzio, la sua carezza era l'unico contatto, eppure un po' alla volta ha iniziato a venirgli duro. Lui probabilmente stava lottando (inutilmente) con il suo "coso" che si induriva, si spostava e cominciava a farsi sentire sotto la mia nuca. Io lo vedevo attraverso gli occhiali da sole, felice ma imbarazzato, quasi pauroso di un mio movimento di allontanamento. Allora gli ho lanciato un sorriso, per rassicurarlo "va tutto bene" pensavo, ma il sorriso ha avuto l'effetto opposto, aumentando l'erezione. Quando poi ho dovuto spostare leggermente la testa per assecondarlo e ritrovare una posizione comoda, anche quel movimento č stato gradito dal "coso", con crescente imbarazzo del proprietario. Era un amico vero, gli volevo molto bene, e sollevarmi in quel momento voleva dire esporlo alle risate di tutti. Aveva il cazzo cosi' duro che senza la mia testa a premerlo sarebbe sicuramentre uscito dal costume. Siamo rimasti cosi' a lungo, con il nostro segreto, dopo che le mie occhiate e qualche parolina bisbigliata lo avevano veramente rassicurato. Lui si scusava, mi diceva che non avrebbe voluto, che non voleva dimostrarmi nulla ma che non poteva fare nulla per impedirlo. Io gli ho detto che era naturale, e che anzi ne ero gratificata che mi considerasse una donna e non solo una amica. Chissā, se fossimo stati soli l'avrei portato all'orgasmo con le mani, con il suo consenso, ovviamente, ma senza farmi toccare. Invece la cosa č finita cosė, con il suo costume che diventava sempre piu' umido sulla mia nuca, fino a quando non gli ho passato una rivista e con movimenrti rapidi ci siamo girati e poi siamo corsi a tuffarci in acqua, approffittando di un momento di euforia generale.