Franco (9 Febbraio 2006)

Franco č una fotografia. Una fotografia digitale, che ho qui in ufficio, nascosta in chissā quale cartella, rinominata, zippata, protetta da password. Piu' difficile da trovare della contabilitā parallela. Eppure ogni tanto sento il bisogno di aprirla, di guardarla, di ammirarla. E' una foto che gli ho scattato io, č il suo cazzo, solo il cazzo, qui sulla mia scrivania. in mezzo a tutte le mie cose, a tutti i miei oggetti. Mi piace vederlo cosi'... mi sembra di averlo qui, a portata di mano, e soprattutto riesco ad apprezzarne le dimensioni. E' grosso, grossissimo. E' largo come il mio telefono, come il mio mouse. Mi piace guardarlo tenendo la mano sul mouse e immaginando che sia lui. Guardare il mio portapenne e ricordare che il suo cazzo č cosė. E' una cosa che mi eccita, mi emoziona, mi sconvolge. Quando ne sento il bisogno non mi accontento della foto. Anzi, guardarla troppo non mi appaga ma mi fa l'effetto opposto, mi moltiplica il desiderio. E allora gli mando un SMS: "sei a casa?" e la risposta arriva puntuale " ti aspetto". Franco non ha legami, e non gli importa nulla dei miei. Non ha una donna fissa, non ha un lavoro fisso. Vive per il cazzo, con il cazzo, grazie al cazzo. Eravamo a scuola insieme, ma l'ho ritrovato per caso un anno fa, ad un addio al nubilato della mia amica Sara. Per niente imbarazzato dalla mia presenza, ha fatto il suo lavoro come niente fosse. Spettacolo e dopospettacolo. Inutile dire che sono rimasta impressionata, abbagliata dal suo corpo e dal suo cazzo. Non avevo mai dato tanta importanza alla fisicitā fino ad allora. Ma quella sera mi si č acceso un desiderio insopprimibile, e ho deciso che dovevo averlo. E' stato divertente quando ci siamo salutati, e io innocentemente (o forse no) gli ho detto che eravamo cresciuti molto dall'ultimo incontro. Mi ha stupito la sua naturalezza, la sua totale mancanza di imbarazzo nel parlare di sesso, nel toccarsi, nel trombare. Si', trombare. Perchč per Franco il cazzo č il cazzo, e la fica č la fica. E trombare č trombare. Le implicazioni socio-culturali del sesso per lui non esistono. Quando Franco mi scopa, mi fa urlare. Quando glielo succhio, mi afferra per i capelli e spinge. Quando Franco mi prende da dietro, mi dice sempre "adesso ti rompo il culo" Questo č Franco. Ogni volta che vado da lui, ogni volta che vedo il suo cazzo enorme ho paura di non riuscire a prenderlo, ho paura che mi lasci dei segni. E dei segni effettivamente me li lascia, in tante parti del corpo, per la violenza con la quale facciamo sesso. A Stefano, il mio ragazzo, dico che vado dall'estetista. Questo giustifica le ore di assenza, il cellulare spento, gli arrossamenti sulla pelle e i miei rari "no" alle sue avance quando ho davvero bisogno di tempo per riprendermi. Io lo amo, ma non posso fare a meno di Franco. Del cazzo di Franco Perchč franco č solo un cazzo. Franco č solo un gioco. Franco č un vizio, un capriccio. Franco č una fotografia. Tra poco io e Stefano ci sposeremo. Andremo ad abitare insieme, ci ameremo ogni giorno come due colombi. Non ci sarā posto per nessun altro nella nostra vita. Ma un trattamento dall'estetista ogni tanto....