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Sono ben cosciente
del fatto che i grossi cinema progettati mezzo secolo fa rischiano l'estinzione,
come i dinosauri, e che naturalmente possono esserci moltissime ragioni
per considerare antieconomico il mantenerli in attività. Non è
detto, però, che sia necessario trasformare un monumento come l'Odeon
in un parcheggio multipiano. Se in homepage ho già espresso molti
dubbi sull'opportunità di costruire un autosilo sulle macerie di
quello che fu il più grande cinema d'Italia, qui vorrei ricordare
quanto, negli anni, ho detto riguardo alla possibilità di evitargli
una fine così disonorevole.
Anni fa venne effettuata una ristrutturazione consistente nella realizzazione,
come uso dire scherzando, di un multisala a un solo schermo. I posti in
platea vennero ridotti a ottocento (dotati di comode poltrone), la galleria
venne semplicemente chiusa all'accesso degli spettatori, ma rimase lì
dov'era, coi vecchi sedili in legno. Sottolineo che, in quel periodo,
il governo incentivava la realizzazione di cinema multisala, ma la GTL
preferì seguire un'altra strada. I risultati sono sotto gli occhi
di tutti. Probabilmente, anche se l'Odeon avesse avuto due o tre schermi,
si sarebbe arrivati allo stesso punto, ma intanto l'aiuto governativo
avrebbe permesso di limitare il danno.
Arrivati al 31 marzo 2005, data in cui venne annunciata la chiusura, era
certo troppo tardi per sperare di salvare il dinosauro morente.
Da lì a distruggere tutto e a ricavarne un autosilo multipiano,
però, ce ne corre...
Durante le iniziative promosse dal Comitato difesa cinema e teatri livornesi,
ripetutamente, avanzai la proposta di cercare di mantenere la destinazione
d'uso dell'immobile il più possibile vicina a quella originaria.
In sintesi, basandosi anche sul fatto che il grande scenografo e architetto
Virgilio Marchi, livornese, aveva lavorato nel cinema, così come
molti altri concittadini, la soluzione da me suggerita era quella di creare
un luogo della memoria e dei progetti. Come si fa quando si ricava un
multisala partendo da un cinema tradizionale, la separazione tra platea
e galleria, avrebbe permesso di mantenere invariata l'area destinata alle
proiezioni, così come concepito nell'ultimo restauro, mentre al
piano superiore, distribuendo diversamente gli spazi di galleria e nei
corridoi,sarebbero nati due nuovi ambienti, uno espositivo e uno produttivo.
In questi locali avrebbe trovato spazio una mostra permanente dedicata
al rapporto che ha unito, sino dalle origini, Livorno e il cinema. Accanto
alla mostra, un piccolo teatro di posa,
aule e stanze dove poter apprendere i mestieri legati al mondo della produzione
audiovisiva, così come, eventualmente, permettere a studenti e
appassionati di visionare film su cassetta o DVD. Aggiungo che, oltre
a proiettare sul grande schermo i capolavori del cinema, organizzando
festival e rassegne destinate specialmente ai giovani, ci sarebbe stata
la possibilità, ad esempio, di esporre in permanenza i costumi
creati dalla costumista e premio Oscar Gabriella Pescucci, nata a Rosignano.
Con un investimento assai più limitato di quello che sarà
necessario per realizzare il parcheggio, sulla cui redditività
sono dubbioso, si sarebbe potuto avere in città una Casa del Cinema,
sul modello di quella di Roma. Un'altra idea relativamente poco costosa
(forse sarà l'unica cosa che verrà realizzata assieme allo
sventramento) era quella di completare il progetto (mai completato a oltre
cinquant'anni dall'inaugurazione) di un bar sul tetto dell'Odeon, dove
presentare film e libri sul cinema, oppure organizzare incontri con registi,
attori, autori e via dicendo.
Se si considera che la relativa vicinanza al Porto poteva permettere anche
ai turisti delle cosiddette Love Boat di fare una puntatina per visitare
le mostre, chissà... Forse si sarebbe potuto contare su un'altra
fonte di incassi.
Idee campate in aria? Non sta a me dirlo, a me sembravano abbastanza realistiche.
Certamente molto più della decisione di dotare lo scalo Morosini,nel
Cantiere Orlando, di una maxigru che, credo, oltre ad essere costata miliardi
di lire, probabilmente non ha mai lavorato e, alla fine, è stata
demolita perché non serviva a niente.
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