Il film di Demy

 

Che dire?! Credo non ci siano parole in grado di esprimere… lo strazio, lo sconvolgimento, il disgusto provato durante la visione di questo “film”. Ma procediamo con ordine…

Apertura sulla facciata di Palais Jarjayes. Wow, penso, assomiglia a quello del manga e dell’anime: promette bene come inizio! Salvo accorgermi immediatamente che sole e uccellini la fanno da padrone il 25 Dicembre 1755. Il giorno di Natale, a Parigi, col sole che spacca le pietre?!?!?

Così nasce Oscar, ne dà l’annuncio MG (chiamatela come volete: Maron Glaces, Nanny, nonna di André… per me è Marie Grandier) che comunica al Generale Jarjayes (uno sparuto vecchietto che mi è sembrato completamente inadatto al ruolo) la morte della moglie in seguito alla nascita dell’ennesima figlia femmina. Egli dichiara la sua volontà di allevare la figlia come un uomo e ordina a MG di far giungere il nipote di quest’ultima affinché Oscar abbia un modello di mascolinità durante la crescita. La governante emette qualche parola di disapprovazione, dopodiché fermo immagine sulla porta riccamente istoriata da cui il Generale è uscito e comparsa del titolo “Lady Oscar”.

Credo sia stato Demy il primo ad affibbiare a Oscar il discutibile appello di “lady”.

Rapida carrellata sull’infanzia di Oscar e André con l’annuncio del prossimo arrivo di Maria Antonietta (MA d’ora in poi per abbreviare) e del compito di Oscar di proteggerla.

Non riesco a immaginare scena d’introduzione del personaggio di MA peggiore e più frivola di quella che Demy ci mostra: nelle sue stanze la regina (notare: è già regina!) compra i vestiti che Madame Bertin le mostra, chiedendo l’opinione di Oscar che se ne sta ferma tipo attaccapanni in un angolo, e la Polignac scoppia improvvisamente a piangere per poi, senza troppi convenevoli, dichiarare la sua mancanza di denaro e ricevere immediata promessa di fondi e favori dalla regina.

Nel frattempo veniamo a sapere di Fersen che, dal piazzale sottostante, sbircia nelle stanze della regina, del re geloso che tenta di manomettere la serratura di una porta della camera di MA per entrare e di Oscar che osserva quasi estasiata il bel giovane dalla finestra.

Stessa drammaticità nei personaggi di Rosalie e Jeanne. Dovrebbero avere entrambe meno di 15 anni, invece le troviamo alquanto attempate… Per non parlare del furto (e così possiamo davvero definirlo, date le circostanze) che Rosalie e sua madre operano ai danni di un povero ubriaco prima di entrare in case e trovare Jeanne con indosso l’abito di una ricca donna che loro avrebbero dovuto lavare e stirare. La ragazza, litigando con madre e sorella, scappa fuori casa e, guarda caso!, proprio in quel momento, proprio in quella desolata via dei sobborghi parigini, passa la carrozza della nobildonna che la prende con sé.

Dopodiché, la scena si sposta a Versailles dove, ad un ricevimento pomeridiano, Oscar fa la conoscenza del conte di Fersen. Egli non si fa scrupoli a deplorare proprio davanti a Oscar la moda adottata dalle dame di corte di travestirsi da uomini e la nostra se ne va alquanto infastidita. Fersen sembra non capirne il motivo e la insegue (oltre a sembrare davvero idiota non accorgendosi della sessualità di Oscar nonostante le forme MOLTO prosperose, è reso come una persona dal cinismo quanto meno indisponente). Oscar sale su una “carrozza” tipo risciò ed André le fa una vera e propria scenata di gelosia per quel bellimbusto – Fersen – che la stava inseguendo. 

Per tornare a Palais Jarjayes, strano ma vero!, i due passano per i sobborghi parigini… ancora più inspiegabile il fatto che, per strada, trovano la madre di Rosalie morta e la ragazza che chiede venga fatto arrivare un dottore. Nel frattempo, un anonimo aristocratico lamenta l’ingorgo provocato dal cadavere della donna (oh, ma tutti di là passano le carrozze dei nobili?!?) e Oscar gli propone un duello per vendicare l’onore del popolo.

Così, il duello di Oscar col duca de Germain in seguito all’uccisione del piccolo Pierre diventa pressoché anonimo e vuoto.

Per non parlare della porticina segreta in camera di Oscar dove la ragazza fa nascondere André per sottrarlo agli sguardi del padre e di MG!

E la famosa lite nella taverna risulta essere qualcosa di davvero… pittoresco! Pugni, calci, salti, ondeggiamenti legati ai lampadari. Infine, Oscar e André vengono soccorsi per strada niente poco di meno che da Fersen!

L’apoteosi del delirio, però, credo si raggiunga quando Oscar si ammira allo specchio NUDA dalla cintola in su, mentre André la spia dalla porta semiaperta.

La confidenza che poi i soldati usano con Oscar, chiamandola per nome, è davvero spiazzante. E Fersen che la chiama “lady Oscar” con tono beffardo dà i nervi.

D’altro canto, i compiti di Oscar a corte non risultano chiari: sembra più la balia dei principini che un ufficiale delle guardie!

Anche il famoso ballo cui Oscar partecipa vestita da donna ha del tremendo: Fersen più idiota del solito, Oscar se ne va calma e fresca come una rosa, salvo poi incontrare André nel parco del castello che – udite, udite! – la bacia e le strappa il vestito sul seno. Una bella parodia della famosa scena del quasi stupro della puntata “Un innamorato respinto”!

Da questo momento in poi, la mia mente ha cercato di rimuovere le atrocità…

Ricordo soltanto una Oscar abbastanza rassegnata per il fidanzamento impostole dal padre e un Girodel decisamente disgustoso e perverso (“siete molto grazioso anche voi…” dice ad André); un Generale Jarjayes che cena tranquillamente dopo aver appena tentato di uccidere Oscar per l’accusa di tradimento ai sovrani ed essere stato, a sua volta, minacciato di morte da André e una MG altrettanto tranquilla nonostante l’oscuro futuro che attende i due giovani.

Il finale ha qualcosa di davvero degradante: Oscar e André che marciano insieme al popolo per le vie di Parigi cantando tipo tifo allo stadio e incuranti dei soldati che stanno per attaccarli, finché l’esercito spara e disperde la folla e Oscar viene separata da André mentre continua a chiamare il suo nome.

 

Una domanda sorge spontanea: dov’è finita la NOSTRA Oscar???? In questo film – se così lo dobbiamo chiamare è necessario almeno affibbiargli l’aggettivo di TRASH - non se ne vede nemmeno la traccia…

 

 

Perla

 

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