| INTRODUZIONE
"Bisogna eliminare le Province!" "Le Province sono enti inefficienti!" Chiunque si occupi di politica, prima o poi, avrà sentito -o magari persino fatto-affermazioni di questo tipo. Quante volte si è discusso, in Italia, di enti inutili, di piccolissimi Comuni da accorpare, di Città Metropolitane da costituire al posto delle attuali Province, di eliminazione di queste ultime? Non ci soffermeremo su tali quesiti. In questo sito, però, proporremo anche noi l'eliminazione di un ente inutile, di un livello amministrativo che sta sopra le nostre teste e che ci impedisce di trarre il maggior vantaggio possibile dalle molte risorse che produciamo, nella nostra cara Regione Lombardia. Proporremo, in poche parole, di eliminare lo Stato italiano. O meglio, proporremo di separarci da esso per formare un nuovo Stato, più piccolo e più vicino ai nostri veri bisogni, alle nostre vere aspettative, alle nostre autentiche potenzialità: la Repubblica Lombarda. Ma, sia ben chiaro, non ci sogniamo neppure di immaginare nuove monete, nuove lingue ufficiali e, dulcis in fundo, una fuoriuscita dall'Unione Europea. Nient'affatto. Siamo realisti e vogliamo cambiare lo stretto indispensabile. La secessione che proponiamo ci farà diventare un nuovo Stato membro dell'Unione Europea: stessa moneta, stessa lingua, stessa libera circolazione delle persone e dei beni. Amici in Europa, con quel che rimarrà dell'Italia attuale, ma ognuno padrone a casa propria. Niente più ordini da Roma, niente più sfruttamento fiscale per mantenere le mafie del Sud e le loro clientele. "Oddio, ma perchè dobbiamo proprio fare la secessione se siamo anche noi italiani?" "Non tradiremo in questo modo la nostra cultura, Dante, il Rinascimento, ecc. ecc.?" Sappiamo che molti di coloro che leggeranno le pagine di questo sito non nutrono più alcun rispetto per il concetto di italianità. Molti lombardi, probabilmente a ragione, ritengono che neppure esista una vera identità nazionale italiana. Tuttavia, non è questo un tema sul quale intendiamo soffermarci, nè ora nè più avanti. Non proponiamo una secessione degli spiriti, nè la fondazione di una nuova patria o nazione in senso classico. Proponiamo, molto più modestamente, di riprenderci la nostra libertà, troppo a lungo coartata dalla Repubblica Italiana. Abbiamo la "sola" ambizione di sottrarre la Regione Lombardia alla subordinazione giuridica, tributaria e politica che ora la vincola allo Stato italiano. Vogliamo sedere a Bruxelles alla pari con gli altri Stati del Continente. E l'italianità? Posto che essa esista, non crediamo che debba per forza coincidere con un solo stato unitario che si definisce "italiano". Lo dimostra una realtà confinante con noi e troppo spesso sottovalutata: il Ticino svizzero, altrimenti noto, per l'appunto, come "Svizzera italiana". Se il comune retaggio culturale, anche nel senso più nobile del termine, e dunque letterario, linguistico, religioso, giustificasse di per se stesso la necessità di far parte di un unico Stato, la Svizzera italiana dovrebbe per forza di cose essere inglobata nell'Italia. Sappiamo invece che non è affatto così, tanto che la Confederazione Elvetica -Ticino incluso-, oltre ad essere uno Stato indipendente, non fa nemmeno parte dell'Unione Europea. Cosa dovremmo dire, poi, delle genti di lingua e cultura tedesca, sparse in svariati Stati in Europa? Svizzeri tedeschi, Austriaci, minoranze germanofone del Belgio e del Lussemburgo, cittadini del Liechtenstein, Sud-Tirolesi, Tedeschi di Germania. Tutti costoro dovrebbero forse riunirsi in uno Stato unitario per il solo fatto di condividere un patrimonio di tradizioni largamente comuni? Certo che no. E allora, perchè noi lombardi non possiamo ambire a secedere dall'Italia, per dar vita a una nostra Repubblica, senza che ciò debba necessariamente essere visto come una menomazione della nostra italianità? Il giorno dopo la secessione continueremo a mangiare la pizza, a progettare le vacanze in Liguria o in Puglia, a studiare letteratura italiana e storia dell'antica Roma. Ma saremo liberi, e questo è l'importante. Smettiamola di credere che lo Stato italiano sia un destino necessario. E' solo una fase della nostra storia, una fase che, per fortuna, sta finendo. Lasciamocela finalmente alle spalle e cominciamo un nuovo cammino, certamente più glorioso. Andiamo avanti! |
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