UNA SECESSIONE DOLCE



L’Europa delle secessioni

Nella sezione introduttiva abbiamo detto che è innanzitutto nostra intenzione rompere il tabù che circonda l'argomento "secessione". Per questo motivo riteniamo opportuno iniziare il nostro ragionamento su questo tema tralasciando, per ora, le specifiche motivazioni che ci portano ad invocare il distacco della Regione Lombardia dall'Italia. Ad esse dedicheremo la nostra attenzione nella parte centrale di questo sito. Prima, però, è necessario soffermarci sulla natura e sulle conseguenze pratiche della secessione, per dimostrare che essa non comporta automaticamente traumi sociali.

Cominciamo facendo osservare come, all'interno della stessa Unione Europea, di cui l'Italia è membro fondatore, sono presenti molti Stati nati da secessioni. L'elenco è significativo; su 27 membri dell'Unione ben 11 sono figli di movimenti separatisti più o meno recenti: Finlandia (1917, dalla Russia), Estonia (1991, dall'Unione Sovietica), Lituania (1991, dall'Unione Sovietica), Lettonia (1991, dall'Unione Sovietica), Polonia (1918, dalla Russia), Repubblica Ceca (1993, dalla Cecoslovacchia), Slovacchia (1993, dalla Cecoslovacchia), Slovenia (1991, dalla Jugoslavia), Irlanda (1922, dalla Gran Bretagna), Malta (1964, dalla Gran Bretagna), Cipro (1960, dalla Gran Bretagna).
Molti altri Stati che si trovano ai confini dell'Unione, in territorio europeo, traggono origine da secessioni: Norvegia (1905, dalla Svezia), Islanda (1944, dalla Danimarca), Croazia (1991, dalla Jugoslavia), Bosnia (1992, dalla Jugoslavia), Macedonia (1992, dalla Jugoslavia), Montenegro (2006, dalla Federazione Serbomontenegrina), Kosovo (2008, dalla Serbia), Ucraina (1991, dall'Unione Sovietica), Bielorussia (1991, dall'Unione Sovietica), Moldavia (1991, dall'Unione Sovietica), Georgia (1991, dall'Unione Sovietica), Armenia (1991, dall’Unione Sovietica), Albania (1913, dalla Turchia).
La maggior parte delle secessioni che hanno dato vita a questi Stati indipendenti ha avuto uno sviluppo pacifico, generalmente attraverso il ricorso a referendum popolari sull'indipendenza o a dichiarazioni di distacco unilaterale proclamate dagli organismi istituzionali locali.

I riferimenti che abbiamo riportato dimostrano inequivocabilmente che la secessione è un evento di una certa normalità nella storia europea del XX secolo e degli stessi primi anni del XXI; una porzione molto significativa della popolazione continentale ha affrontato e risolto brillantemente il percorso di separazione dallo Stato di originaria appartenenza.
Va detto infatti che fra gli Stati dell'Unione Europea citati nel nostro elenco, sono presenti alcuni fra i Paesi più avanzati tecnologicamente e più dinamici sotto il profilo economico; si pensi all'Irlanda, detta anche la "tigre celtica" in contrapposizione alle economie rampanti delle "tigri asiatiche" dell'Estremo Oriente; e ancora, si pensi all'Estonia e alla Finlandia, patrie delle tecnologie di comunicazione più all'avanguardia; si pensi infine alla Slovenia, vera e propria Svizzera dei Balcani, nonché Presidente di turno dell'Unione Europea nel primo semestre 2008 e piccolo ma solido motore economico mitteleuropeo.
Non è probabilmente superfluo ricordare che, nella maggior parte dei casi, si tratta di Paesi poveri o considerati arretrati fino a non troppi anni fa (basti pensare alle condizioni disastrose di quelli appena usciti dall'incubo comunista); Paesi poveri e spesso piccoli o piccolissimi, che però si sono tirati su le maniche, come si dice, e hanno dimostrato di poter essere delle potenze commerciali, fieri della propria indipendenza e della propria intraprendenza; insomma, tutto il contrario delle Regioni del Sud Italia, animate da uno spirito di vittimistica rivendicazione, che non sa far altro che imputare agli altri (e in particolare al Nord) le colpe della propria arretratezza; un Sud che, non a caso, non riesce a vedere, nella propria eventuale indipendenza politica, un trampolino di lancio per poter finalmente essere più competitivo, per non continuare a drogare il proprio tessuto socio-economico con i continui e ingentissimi flussi di denaro di origine fiscale prelevato in Padania; un Sud che, non a caso, vive ancora nella speranza di un Mussolini di turno e, chissamai, forse persino di un nuovo Impero, capace di garantire tanti nuovi posti pubblici e fiumi di denaro statale.