BOLLETTINO SEGRETARI COMUNALI E PROVINCIALI
n° 134
by Carlo Saffioti
Poichè tutti i cittadini sono eguali,
essi debbono poter accedere in modo eguale
a tutti gli impieghi pubblici, secondo le loro capacità
e senza altro criterio che quello delle loro virtù
e dei loro talenti.
Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino
(26 agosto 1789)
"4 Chiacchiere tra Colleghi "
Giro ai lettori del Bollettino, in particolare a quelli che hanno incarichi sindacali, le domande del Collega mettendo a disposizione il Bollettino per le risposte, chiarimenti etc. che vorranno dare.
C.S.
Caro Carlo
Faccio seguito alla mia dell'altro giorno (che ho visto che hai pubblicato sul bollettino e ti ringrazio) per darti alcuni interessanti
aggiornamenti sulla mia posizione.
Come ti avevo detto, sono in disponibilità, e l'Agenzia vuole convincermi ad accettare una sede in provincia di xx Dato che è molto lontana ho già detto che non mi interessa. Tuttavia oggi ho saputo che il Sindaco di questo Comune - al quale non ho mai fatto istanza - mi avrebbe addirittura già individuato!
Il presidente dell'Agenzia mi ha avvisato (rectius: minacciato) che un mio rifiuto comporterebbe la cancellazione dall'albo. Ti domando, è legittimo tutto ciò??? In particolare:
- E' legittima una individuazione Sindacale priva dell'istanza dell'interessato?
- E' legittimo il rifiuto del Segretario (in disponibilità) della relativa nomina? (considerando che attualmente è in supplenza
continuativa quindi NON è privo di sede)?
Attendo una tua opinione al mio consueto indirizzo:
xxx
E ti saluto.
P.
"Specchio dei Tempi"
Il Collega Meconi, invia un pezzo che fa seguito e sviluppa i contenuti di quello gia pubblicato nel numero 132 del Bollettino. La tesi, forse ardita, merita senza dubbio almeno qualche riflessione per capire se davvero quanto sta avvenendo risponda ai desideri di Sindaci e Presidenti e più ancora a quelli dei cittadini amministrati.
Non è difficile ipotizzare che eventuali eccessi di disinvoltura nei comportamenti - magari a seguito di consulenze non proprio affidabili, quand'anche non interessate - non più filtrati nè controllati sul piano amministrativo, finiranno necessariamente sotto la lente dell'unico giudice rimasto: il giudice penale.
C.S.
I SINDACI CHE "SCELGONO" I SEGRETARI COMUNALI O DANNO "INCARICHI" "AD LIBITUM"
SOTTO PROCESSO? E’ FORSE POSSIBILE. VEDIAMO PERCHE’.
Il recente 5 ottobre il Gip di Casale Monferrato, con non poca sorpresa degli imputati che si attendevano una sentenza di non luogo a procedere, ha disposto decreto di rinvio a giudizio del Sindaco pro-tempore e della sua Giunta (in concorso per aver declassificato il Comune) accogliendo la richiesta del P.M. del loro rinvio a giudizio per aver commesso abuso d’ufficio nella "scelta" del Segretario Generale.
Scelta fatta, nella sostanza, seguendo la procedura che stanno seguendo tutti i Sindaci d’Italia: pubblicazione della sede; presentazione delle domande da parte dei Segretari interessati con, o meno, i "curricula"; individuazione da parte del Sindaco di uno dei richiedenti senza nessuna particolare motivazione; e successivo decreto di nomina del prescelto. E’ uno strano "spoil system" (scelta in base ad affinità politiche e ideologiche; e altro…). Negli Stati Uniti, dove esiste da sempre, o, come si è visto di recente nella UE per Prodi e la sua squadra, speciali Commissioni, o addirittura l’intero Parlamento Europeo con audizione diretta di tutta la squadra Prodi, controllano che gli scelti abbiano presentato "curricula" veritieri.
In Italia non c’è nessun particolare controllo sulla "scelta" del Sindaco; che opera di solito in solitario. In più, seguendo procedure molto simili a questa "scelta" dei Segretari Comunali, è invalsa la prassi di Sindaci che affidano la direzione di uffici a dirigenti esterni, conferiscono gli incarichi a dirigenti interni (con aumento dello stipendio annuo da 10 a 70 milioni!) e affidano gli incarichi per posizioni organizzative (con aumenti di stipendio annuo da 15 a 31 milioni!).
Per tutto questo la decisione del Gip di Casale Monferrato può avere riflessi ben più vasti. Se ne è seguito e se ne sta seguendo il percorso. Si riporta, in sintesi, quanto è avvenuto. Torniamo alla "scelta" del Segretario Comunale.
La legge 127/97, art. 17 c. 70, recita che il Sindaco: "nomina il segretario … scegliendolo tra gli iscritti all’albo". Nel successivo d.p.r. 465/97, art. 15 c. 4, è riportato: "l’Agenzia fornisce, a richiesta(s.d.r.), i curricula …".
Dal momento che non una sola Agenzia, né quella nazionale, né quelle regionali, è attrezzata per fornire questi "curricula", va da se che i Segretari li forniscono da soli. A questo punto i Sindaci fanno la loro individuazione. Leggendo le oramai numerose note dei Sindaci con cui "individuano" il prescelto, si vede che nessuna, si ripete, nessuna, ha una motivazione degna di questo nome. E peggio ancora.
In assenza di un qualsivoglia controllo sta avvenendo di tutto. Chi è scelto, si dice, perché amico/a di una sorella del Sindaco; chi perché, sempre si dice, perché di destra; chi di sinistra; chi dal sindacato x e chi da quello y; chi perché è marchigiano, ecc. In alcuni casi Sindaco e Assessori hanno sottoposto i richiedenti a una sorta d’esame. C’è chi vi si è sottoposto, come chi scrive, per sentire dal Sindaco che dalle informazioni assunte e per le emergenze del suo Comune si dovrebbe essere il più preparato della provincia, salvo poi vedere che la scelta è caduta su altro. Si è tra i pochi senza famiglia, o don chisciotte, che, sapendo da almeno 20 anni che gestire per risultati è cosa seria, preferisce stare a disposizione o non lavorare che fingerlo. Fino a che le valutazioni non atterranno a professionalità e ai risultati.
Da una "scelta" fatta su questa lunghezza d’onda la Procura di Casale ha riscontrato il reato di abuso d’ufficio e il giudice di merito, fin qui, l’ha condiviso. I Segretari non scelti grazie a procedure come sopra sono oramai oltre mille. I danni patrimoniali, morali e altro che stanno subendo sono sempre più intollerabili. E si stenta e credere come non si capisca che il danno, ben maggiore, è dei Comuni; perché affidati a dirigenti con le mani legate.
Da qui, grazie anche a un sorprendente torpore della politica e del sindacato, il formarsi della prima giurisprudenza sull’abuso d’ufficio novellato: per anomale selezioni (Cass. 6024/99), per concessioni edilizie in violazione del Prg (Cass. 8194/99). Dov’è, tornando a noi, la violazione di norme di legge o di regolamento? O dov’è il dolo specifico? La violazione di legge, tralasciando i principi generali dell’ordinamento come gli artt. 3 e 97 Cost. che per una parte della giurisprudenza costituiscono presupposto per il reato, sta quantomeno nella violazione dell’art. 3 della legge 241/90 sull’obbligo di "motivazione" di ogni provvedimento amministrativo. Ammesso e non concesso che in caso di "scelta" di Segretari o di "incarichi" ai dirigenti e ai quadri non si debbano rispettare i principi generali in materia di pubblici concorsi (in questo senso la sent. 1804/99 del Tar Lombardia e la sent. 1/99 Cost.), è comunque giurisprudenza costante che le motivazioni generiche è come se non ci fossero (C.d.S. 112/99, che sanziona generiche valutazioni di "curricula"). Facile da qui risalire a chi si vuole favorire e all’abuso.
Chiudendo, se fossi un Sindaco mi guarderei bene dal fare "scelte" o conferire "incarichi" come molti stanno facendo. E si plaude a un giornale nazionale che di recente, presentando i punti salienti del prossimo contratto dei Segretari Comunali, ha riportato, dopo un silenzio sul tema che dura da circa due anni, anche l’esigenza di introdurre "criteri" per la nomina del Segretario Comunale.
Non senza aggiungere, si tiene, e molto, a dirlo, che anche Segretari, Dirigenti e Quadri devono rimboccarsi finalmente le maniche e smetterla di non fare pressoché nulla per l’introduzione nei Comuni di sistemi di valutazione degni di questo nome. Se Sindaci e politici seguono questi aberranti "spoil system" è anche colpa delle burocrazie. Se si sa che al politico eletto dal popolo è rimasto il solo dare "indirizzi" e il fare " controlli", come non capirli in questi aberranti e devastanti "incarichi", se gli uffici non offrono loro sistemi di valutazione per indirizzare e controllare?
Ott. ’99 - Luigi dr. Meconi (a disp.ne Agenzia Segretari Comunali – Ancona)
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"Notizie dal Sindacato"
Con riferimento al pezzo pubblicato in questa rubrica nel n° 133, l'autrice, Maria De Zio precisa di non avere alcuna difficoltà a dire che l'articolo l'ho scritto lei. Piuttosto prega di precisare che si tratta di considerazioni personali sulla attuale normativa e non di un comunicato sindacale.
C.S.
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"Contributi professionali"
Il Collega Luigi Meconi - con una sorta di lettera aperta al Ministro Piazza ed al Presidente Bianco - spezza una lancia a favore dei piccoli Comuni che costituiscono, come tutti sappiamo, la grande maggioranza degli Enti Locali Italiani. Con una autocitazione della quale i Colleghi vorranno scusarmi preciso di aver trattato l'argomento anche io, in un articolo intitolato "Controllo di Gestione, Nucleo di Valutazione, Valutazione dei Dirigenti: è necessario costruire strumenti di guida e sostegno, più che di controllo", pubblicato sul numero 9/99 del settembre scorso, del mensile Comuni d'Italia (Maggioli Ed.). Sperando di fare cosa utile e gradita, faccio quindi seguire al pezzo di Meconi un capitolo di tale articolo. Chi desiderasse averlo integralmente, può chiedermelo con una e-mail.
C.S.
Gentili Ministro F.p. Piazza e Presidente Anci Bianco
(chi abita in piccoli Comuni ha diritto a servizi quali-quantitativi come tutti)
Su un giornale economico di qualche giorno fa leggo che a seguito di norme che rendono sempre più ingestibili i piccoli Comuni (da ultimo l’art. 21 del ddl con la manovra finanziaria) avete avviato una "piccola, ma fondamentale battaglia". Per dirla in breve, visto che nei piccoli Comuni con 3-4 e anche 1 dipendente non si possono avere le professionalità richieste per una gestione moderna dei servizi, pensate di ridare la gestione ai politici. Politici che in questi Comuni, dichiara Bianco, hanno un mandato: "più vicino a un’azione di volontariato che non allo svolgimento di un incarico elettivo" (sic!).
Parlo nella doppia veste di cittadino che dopo Milano o Roma o S. Benedetto del Tronto, è tornato a vivere nel piccolo Comune di nascita, 1900 abitanti, e di Segretario Comunale che lavora da 20 anni in piccoli Comuni.
Nel 1997 ho predisposto il Peg di un piccolo Comune montano di 1700 abitanti, Force (AP). Sommando entrate e uscite con relativi residui, avevo un dato finale di oltre 12 miliardi. In questo Comune abitano maestranze di due multinazionali: Merloni e Diego della Valle; insediate in un piccolo Comune montano vicino.
Ricordo De Rita paragonare il sistema di piccoli Comuni alla piccola impresa. Non senza aggiungere che gli stessi dovevano mettersi in rete e "fare coagulo"; come si chiede oggi agli artigiani per affrontare la globalizzazione. De Rita aggiungeva che oggi la sfida della "qualità" non riguarda solo le imprese, ma anche i Comuni, compresi i piccoli.
Per non parlare del valore-ambiente e del fatto che i piccoli Comuni gestiscono l’80% del territorio nazionale.
Quest’estate sono andato a vedere una antica contesa in un Comune vicino al mio, Montefiore (AP). Anche questo piccolo, poco oltre 2000 abitanti, ma incantevole, con affreschi del 1200 e opere del Crivelli, del Pagani e del De Magistris e di Cantatore che vi hanno vissuto. La contesa è antica di secoli, ma con la novità che a contendere non erano i classici quartieri del piccolo Comune, ma squadre di 8 piccoli Comuni vicini. Un rappresentante della Pro Loco mi ha spiegato che i quartieri non avevano più gente sufficiente per formare le squadre; si è così pensato, da tre anni, di coinvolgere i piccoli Comuni vicini. L’antica contesa è ripartita.
In questo piccolo Comune ho anche fatto una foto alla sede della Croce Verde: anche questa con su il nome di più piccoli Comuni vicini.
Termino, come ovvio, rivendicando le autonomie dei piccoli Comuni. Respingendo, però, semplicismi e simili, perché offendono la dignità e l’intelligenza delle loro popolazioni. Si è scritto in tutti modi che i piccoli Comuni debbono unirsi e fondersi. Le sue popolazioni lo stanno facendo da più anni: vedi le Pro Loco, le Croci Verdi o Gialle o Azzurre, la Polisportive. Gli ultimi rimasti a non volerlo, come mi confermava un collega di altro piccolo Comune con un gesto trasversale a indicare la Bandiera tricolore che indossano i Sindaci, sono rimasti questi ultimi.
Vi saluto sperando che voi e il Parlamento continuiate a credere che anche nei nostri piccoli Comuni si aspira non ai paternalismi, né a Sindaci padri-padroni, ma a una comune, per quanto imperfetta, democrazia.
Altidona (AP), ottobre 1999 Luigi dr. Meconi (a disposizione Agenzia Segretari – Ancona)
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(estratto da Comuni d'Italia, n° 9/99 pg. 1180 e segg)
I "Comuni polvere": che fare?
Parlando di Enti Locali, non è naturalmente, possibile trascurare il fatto che, nel nostro Paese, esistono oltre 8000 Comuni e che gran parte di essi ha dimensioni di gran lunga inferiori ai 3000 abitanti.
Per discutere correttamente della opportunità di conservare, integralmente o meno, i cosiddetti "Comuni polvere" - quelli cioè di dimensioni talmente piccole da non consentire l'esistenza di alcuna reale organizzazione - si deve partire dal riconoscere prioritariamente che, nel nostro Paese, che ha una vicenda unitaria piuttosto recente - il Comune è l'istituzione che, storicamente, è stata e continua ad essere è la più vicina alla popolazione, quella alla quale, istintivamente, le persone si rivolgono, talvolta trascurando anche le differenze politiche.
Una istituzione che - se pure con gli errori, le limitazioni e le caratteristiche tipiche dell'essere appunto "locale" - ha saputo evidentemente rispondere ed ancora oggi continua a rispondere a moltissime delle esigenze dei cittadini.
Una istituzione che - più di ogni altra, se non altro tra quelle laiche - ha saputo guadagnarsi, se non la fiducia, almeno un rapporto costante con la gente.
Se questo è vero, occorre allora riconoscere che una qualsivoglia revisione delle circoscrizioni territoriali dei Comuni - se non vuol essere vano esercizio contabile oppure coercizione insopportabile quale lo furono alcuni casi durante il regime fascista - deve preoccuparsi di riuscire a salvaguardare l'identità che caratterizza i gruppi di popolazione, anche sotto il profilo della rappresentanza degli specifici interessi, ma senza costringerli a rinunziare ai servizi ed alla loro qualità e completezza.
Una strada per realizzare quanto sopra non può che essere quella di dare piena e convinta attuazione - magari integrandole e migliorandole - a tutte quelle norme che promuovono ed incentivano le varie forme di attività congiunta, di sinergie, di economie di scala, che siano possibili ed utili da parte dei piccoli Comuni.
Contemporaneamente, si deve potenziare il ricorso all'informatica che - già oggi - consente con facilità di mantenere sul posto, tramite opportuni terminali, tutti i servizi necessari, mentre l'elaborazione, l'amministrazione e parte della gestione possono essere effettuate altrove.
Così facendo, è possibile cogliere due importanti obiettivi, apparentemente contrastanti:
A titolo di esempio si possono ricordare alcuni strumenti, contenuti in varie disposizioni, più o meno recenti:
Occorre peraltro aver chiaro - e renderlo ben chiaro anche alle comunità amministrate - che, se non si utilizza alcuno strumento di questo genere né si adottano altre iniziative che tendano comunque a risolvere il problema appena descritto, si rischiano, concretamente ed in tempi brevi, tre conseguenze davvero molto negative:
In questo quadro, diviene dunque primario disporre degli strumenti di valutazione, motivazione e guida della risorsa umana la quale continua - ovviamente e per diversi aspetti - ad essere quella che merita il maggior peso e valore - quindi la massima attenzione - all'interno di una e qualsiasi organizzazione.
Seguendo questa logica, è stato necessario provvedere ad eliminare quegli strumenti, ormai anacronistici, come le "note di qualifica" ed i "rapporti informativi" i quali - a torto o a ragione - avevano ormai dimostrato - nei fatti e da decenni - di essere divenuti non soltanto del tutto inutili ed inefficaci ma anche dannosi, per il fatto stesso che - perpetuando un inefficace metodo di valutazione del merito professionale - finivano per creare malintesi e mugugni, ingannando talvolta la stessa buona fede degli operatori.
Conseguentemente, la stessa privatizzazione del rapporto di lavoro nel comparto pubblico, ormai molto avanzata anche nella contrattazione con le Organizzazioni Sindacali - creando le premesse per una nuova metodologia di valutazione del personale - ha diversificato il complessivo trattamento economico del personale in varie componenti, in modo tale da rendere davvero realizzabile la possibilità di tener conto, del resto in pura attuazione e nel rispetto del dettato costituzionale, della quantità ma anche della qualità della prestazione lavorativa.
Per quanto riguarda il peculiare e separato comparto della Dirigenza, come è noto, sono state particolarmente messe in evidenza le diverse componenti legate alla posizione ricoperta dalla funzione nell'organigramma, al risultato conseguito dalla persona, tenendo conto anche della qualità della prestazione presa in esame.