BOLLETTINO SEGRETARI COMUNALI E PROVINCIALI
n° 137
by Carlo Saffioti
Poichè tutti i cittadini sono eguali,
essi debbono poter accedere in modo eguale
a tutti gli impieghi pubblici, secondo le loro capacità
e senza altro criterio che quello delle loro virtù
e dei loro talenti.
Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino
(26 agosto 1789)
"4 Chiacchiere tra Colleghi "
Ricordo il Convegno organizzato dai Colleghi grossetani: il programma completo è pubblicato sul Bollettino n° 136.
FIST CISL – SEGRETARI COMUNALI DELLA PROVINCIA DI GROSSETO
Convegno su "LO STATUS DEI SEGRETARI COMUNALI E PROVINCIALI A DUE ANNI DALLA RIFORMA".
Le SS.LL. sono invitate a partecipare al Convegno sull’argomento indicato in oggetto organizzato dalla FIST-CISL Segretari comunali per venerdì 29 ottobre 1999, ore 9,30 presso il Palazzo Municipale del Comune di Monte Argentario, che ha gentilmente messo a disposizione la Sala consiliare.
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Un Collega propone altri argomenti da dibattere: benvengano!
Caro Carlo sul Bollettino si è aperto un gran dibattito concernente la retribuzione del segretario direttore. E' senz'altro un argomento importante. Quello invece che vorrei sottolineare e che si dovrebbe discutere animatamente sulla nomina da parte del sindaco del segretario comunale verificando se la stessa rientri nella Carta Costituzionale (spojl sistem). Bisognerebbe discutere sul contratto, che sembra sia sempre rimandato e mai affrontato. Si dovrebbe discutere con il migliaio o forse di più di segretari in disponibilità, circa il loro reimpiego in sedi consone. (Non dimentichiamo che il segretario che a causa della nomina del Sindaco accede a classi superiori senza neanche i requisiti guadagna stipendio e gradi, quello non confermato, viceversa invece (!), deve rinunziare a quello che gli spettava di diritto!). Vorrei che si dibattessero le forme per uscire da questo stato, non soffermandosi solo su di un aspetto, anche se importante!. AM
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Caro Carlo,
stamattina ho trovato sulla scrivania alcuni numeri del bollettino (che mi vengono recapitati all'incirca ogni 15 giorni in quanto il comune può accedere a Internet solamente dalla sede dell'informagiovani) e subito ho sorriso di gioia.
C'è ancora qualcosa, di questi tempi, che mi fa piacere!
Purtroppo la mancata conferma finirà con l'accadere alla maggior parte di noi, soprattutto se continueremo a compiere il nostro dovere con onestà.
Il bollettino è una tra le pochissime iniziative che ancora ci può unire e mi auguro di poterlo ricevere ancora a lungo.
Grazie per l'impegno e la costanza con i quali porti avanti questo impegno per tutti i colleghi!
Grazie e non demordere mai!
G. C.
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"Specchio dei tempi"
Carissimo collega,
mi chiamo M.S. e presto servizio presso il Comune di P. Ti sarò grato se vorrai inviarmi il nostro bollettino alla seguente
E-mail:xxx
Ti ringrazio anticipatamente e ti porgo i migliori saluti ed auguri di buon lavoro.
M. S.
PS: ma chi l'ha voluta una riforma che non piace a nessuno?
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Caro Carlo, ti do alcune notizie interessanti per il Bollettino:
1) MOBILITA'. Ci sono stati due colleghi della xxx che, pur essendo titolari di sede, hanno chiesto e ottenuto la mobilità presso altre amministrazioni. Sembra che il Ministero non fosse d'accordo, ma l'Agenzia xxx ha insistito (per una volta forse ne ha fatta una buona). E questo, se diviene prassi, offrirà sicuramente una maggiore libertà di movimento ai segretari.
2) REVOCHE. Ho avuto notizia di due revoche di segretari (non mancate conferme, ma vere e proprie revoche). Si tratta delle prime due revoche della riforma (regione Toscana, se non sbaglio). La cosa interessante è che le motivazioni delle revoche sembrano studiate apposta dai rispettivi sindaci per creare un "caso". Infatti la prima riguarda una presunta "mancanza di istruzioni" ai responsabili da parte del segretario, la seconda una "eccessiva quantità di istruzioni" ai responsabili da parte del segretario. Entrambe le revoche sono state impugnate.
3) RIMBORSO SPESE. La delibera dell'Agenzia Nazionale n.57/99 ha previsto per i segretari in disponibilità il rimborso delle spese di viaggio, a carico dei comuni dove vengono destinati. Il problema che si è posto è se tale delibera abbia o meno effetto retroattivo, ossia se sia valida anche per i mesi precedenti alla sua adozione. Il comportamento dei comuni è stato difforme, alcuni hanno riconosciuto il rimborso, altri no. Ho inoltrato uno specifico quesito all'Agenzia, ma ancora non ho avuto risposta. Un suo funzionario mi ha spiegato (a voce) che la delibera ha sicuramente valore retroattivo poiché è una delibera "interpretativa" e non "costitutiva". Tuttavia il C.d.A. dell'Agenzia ha intenzione di pronunciarsi espressamente sul punto. Attenderemo. Se qualcuno è più aggiornato di me, prego di farmelo sapere...
E questo è tutto per ora.
Ciao, e alla prossima.
P. P.
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Notizie dal fronte.
Come Ti ho già accennato, corre voce che i nostri ... amici (Mininterno, Aran, Agenzia) stanno con discrezione studiando (è sempre meglio fare conoscere le proprie posizioni all'ultimo momento per fare trovare l'interlocutore di fronte al fatto compiuto; si veda il D.L. n. 8 del 1999) una rivisitazione del regolamento dei segretari approvato con DPR n. 465 del 1997.
In sostanza l'operazione che si vuol fare passare è la seguente.
1) Eliminazione dell'albo per dare vita ad un ordine professionale;
2) il segretario diventerebbe, quindi, un libero professionista, con facoltà, in quanto iscritto all'ordine, di ottenere un contratto da un sindaco, pari alla durata del mandato di quest'ultimo, salvo revoca anticipata;
3) il trattamento economico sarebbe comunque contrattualizzato, nell'ambito del comparto degli enti locali;
4) il segretario che non trovasse collocazione non godrebbe più del periodo di disponibilità, ma starebbe a casa senza stipendio.
Prima di commentare a fondo tale indiscrezione, chiedo ai Colleghi che leggono il bollettino ed ai rappresentanti sindacali se essa
corrisponde al vero ed eventualmente in che misura.
Ti prego, pertanto, di girare questa mia ai lettori del Bollettino
Giacomo Arezzo di Trifiletti
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" Notizie dal e al Sindacato"
Ciao Carlo!
Lo so, ormai sei abituato ai complimenti e per questo non perdo tempo per ringraziarti del servizio che ci offri.
Ne approfitto, invece, per sollevare un problema dimenticato da tutti i colleghi e che ritengo, invece, degno di considerazione:
nelle nuove ipotesi contrattuali, perché non viene dedicato neanche un comma alla sorte giuridica ed economica dei segretari posti in mobilità a seguito della Bassanini?
Ritengo degna di rispetto la scelta effettuata dai 400 segretari che non condividendo una gestione della categoria asservita alla politica spregiudicata, ha voluto, sconvolgendo la propria carriera, protestare coi fatti contro un ibrido giuridico frutto di equilibri e logiche più grandi.
E' ancora più grave il silenzio mostrato sull'argomento se si pensa ai problemi sotto il profilo giuridico che si profilano. Un ipotetico assorbimento dirigenziale di tutti i segretari nel nuovo contratto quali conseguenze determinerà su coloro che hanno iniziato il quadriennio come segretari comunali per poi transitare quali funzionari di IX qualifica? ( e negli enti locali di VIII ?!?).
Come si concilia un eventuale oblio della loro sorte con quanto disposto dall'art. 15 comma III del nuovo ccnl sulla revisione del sistema di classificazione del personale che testualmente recita:
"Al personale proveniente per processi di mobilità da altri enti del comparto resta attribuita la posizione economica conseguita nell’amministrazione di provenienza".
Certo che almeno tu Carlo, mi potrai dare una parola di conforto in tal senso, ti chiedo d'inserire tali riflessioni in una delle prossime uscite del bollettino.
Saluti
G.D.G.
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" Contributi Professionali"
Caro Carlo,
ho letto nel bollettino n. 136, l'intervento del collega V.M.D.M. in replica alle mie considerazioni sulla retribuibilità del segretario - direttore. Suggerisco di riproporre la norma regolamentare, che non era soggetta a controllo del CO.RE.CO per espressa previsione della legge, agganciandosi all'ordinanza del Tar del Lazio che hai pubblicato sul bollettino n. 135.
Il Collega ritiene più opportuno un intervento del sindacato, in sede di contrattazione nazionale di lavoro, per evitare disparità di trattamento fra segretari furbi e segretari meno furbi. Mi limito ad osservare che i segretari furbi - come in tutte le categorie in ogni tempo - sono sempre esistiti e sempre esisteranno, nel senso che uno saprà farsi nominare direttore ed un altro no. Il problema sarebbe, semmai, risolvibile con la coincidenza delle due figure: ma ciò dubito che sarà mai riconosciuto dal legislatore, che si vedrebbe costretto ad una clamorosa marcia indietro.
Nello stesso bollettino ho letto l'ulteriore e, a Suo dire ultimo, intervento di Luigi Oliveri sul tema.
Non Ti nascondo di essere rimasto sbalordito per il tono adoperato e per il contenuto delle affermazioni.
Nel mio intervento ho cercato di fare capire quanto sia opportuno, in un momento così delicato, non assumere posizioni preconcette ma ricercare l'interpretazione della norma con la massima umiltà e secondo i canoni classici dell'ermeneutica.
Mi vedo costretto - per fatto personale, pur non avendone nessuna voglia, dato il tono adoperato dal mio interlocutore - ad intervenire nuovamente, poiché Oliveri evidentemente continua a leggere articoli non miei ed ad interpretarli "autenticamente".
Secondo la regola ermeneutica, l'interpretazione può essere dottrinale, giudiziale ed autentica. Nella fattispecie, gli interventi dottrinari si riducono a quelli (tanti e contraddittori, più avanti ne spiegherò i motivi) di Oliveri, a quello di Luigi Stefani ed a quello mio.
L'interpretazione giudiziale è stata resa - certamente in via non sociologica ma giuridica - dal Tar del Lazio con l'ordinanza 30 settembre 1999, n. 3007, riportata sul bollettino n. 135. E valga il vero!
L'interpretazione autentica è quella effettuata dallo stesso organo che ha emanato il provvedimento, in questo caso dal Parlamento…
Quanto ai modi, l'interpretazione può essere letterale (che ricerca il valore ed il significato delle parole), logica (che tende a determinare il vero contenuto della legge) ed analogica (che tende ad evitare lacune all'interno del sistema normativo).
L'interprete, dunque, deve ricercare "vim ac potestatem", il vero scopo della legge, oggettivamente considerata. Mai può permettersi il lusso, se in buona fede, non di ricercare ma di imporre il proprio convincimento personale, che, semmai, può trovare legittimo albergo dopo aver oggettivamente svolto le azioni ermeneutiche dianzi ricordate).
Il rispetto della predetta regola è una premessa che considero indispensabile per poter condurre ulteriormente il discorso sul tema.
Posso assicurare - con assoluta lealtà - di non aver mai voluto travisare il pensiero di Oliveri; ho soltanto letto i suoi interventi.
Nel primo intervento "della retribuibilità dell'incarico di direttore generale affidato ai segretari comunali" Oliveri afferma che la circolare del Ministero dell'Interno n. 2/99 "sembra un'indebita intromissione nella contrattazione che è in corso" ed inoltre "le indennità di direttore generale debbono essere previste e regolate dalla contrattazione".
Nel terzo intervento "Ancora sui compensi per i segretari con funzioni di direttore generale" il predetto Autore sostiene che con la circolare n. 3/99 il Ministero dell'Interno "cerca di innovare l'ordinamento giuridico…..soppiantando per altro sia l'autonomia degli enti locali, sia delle parti che stanno attualmente contrattando la piattaforma contrattuale dei segretari"
Nella replica al mio intervento, Oliveri ha cambiato rotta affermando che "si può certamente concordare con la tesi sostenuta dall'Arezzo di Trifiletti che la remunerazione dell'incarico di direttore possa non essere oggetto di contrattazione collettiva".
Chiedo ai lettori del Bollettino se non siamo di fronte a cambi di opinione, nei confronti dei quali ho il massimo rispetto: ognuno è libero - ed è bene che sia così - di approfondire, scavare ed interpretare la norma giuridica. Ciò che ritengo poco prudente è la esternazione della propria volontà in termini di verità assoluta, specie se essa gode di una cassa di risonanza giornalistica di formidabile portata.
Ha idea Luigi Oliveri di quanti problemi hanno causato ai segretari ed ai sindaci le sue prime opinioni? Ed allora, adelante - chi ha responsabilità e valenza esterna - ma con judicio!
Tranquillizzo Oliveri sul fatto di aver letto per intero il comma 68 dell'articolo 17 della legge n. 127 del 1997. Poiché, tuttavia, l'interprete di una legge deve ricercare, come sopra ricordato, la vim ac potestatem di essa, la predetta disposizione non può non leggersi se non in combinato disposto con il comma 10 dell'articolo 6 della stessa legge.
Solo incastrando le due disposizioni si può pervenire alla definitiva soluzione del problema, che ribadisco nei termini già espressi nel precedente intervento. In questa sede mi limiterò ad osservare che, piaccia o meno, il segretario è ritornato alle funzioni ante legge n. 142 del 1990, con l'eliminazione del parere di legittimità e con l'aggiunta, nelle sue funzioni, del ruolo di consulente giuridico amministrativo degli organi comunali (recte: del sindaco).
Al segretario è inibita l'assunzione di un qualsivoglia atto di gestione, che viene assegnato, invece, al direttore generale ed ai dirigenti comunali.
Quella del direttore generale è una scelta di campo operata dal legislatore che, ad oggi, appare irreversibile e con la quale bisogna fare i conti. Ciò, si badi bene, non significa, da parte mia, andare contro i segretari comunali, ma soltanto prendere atto di una realtà incontrovertibile, nei confronti della quale la risposta non può che essere una sola: se il sindaco vuole che il segretario faccia anche il direttore, deve pagarlo!
Al riguardo, mi è sembrata del tutto fuori luogo e svilente del dibattito che è in corso, che è doveroso rispettare al di là dei reciproci convincimenti, l'espressione "fuori dai denti" di Oliveri secondo cui "ogni argomentazione per rivendicare riconoscimenti economici può essere valida e comprensibile. L'interpretazione giuridica è altra cosa".
Oliveri legge poco il Bollettino: se lo avesse fatto perché attento ai problemi dei segretari saprebbe che sono in disponibilità da oltre un anno, non ricopro incarichi di direttore generale, che peraltro non accetterei, perché non ho condiviso la riforma sin da quando era progetto politico prima che di legge.
Se Oliveri ha mai letto i miei numerosi interventi giuridici sulle riviste italiane più accreditate in merito ai più disparati argomenti, saprebbe che ciò che più mi ha attratto e mi attrae è la ricerca della voluntas legis e non i dollari. Ma se i segretari oggi rivendicano, attraverso l'interpretazione della legge, un meritato compenso pr funzioni aggiuntive, creano forse scandalo?
Il mio interlocutore ha replicato al mio intervento ignorando (o fingendo di ignorare) l'ordinanza del Tar del Lazio del 30.9.99, n. 3007 sopra richiamata. Ciò è grave, perché nell'odierno dibattito essa non può non essere presa in considerazione dall'interprete attento e spassionato.
Guarda caso, l'ordinanza predetta dà ragione alla mia tesi: il compenso per la duplice funzione svolta dal segretario - direttore è legittimo e mai la contrattazione collettiva potrà incidere sul relativo quantum poiché trattasi, nella fattispecie, di funzioni extra istituzionali assegnate al segretario comunale. O vogliamo asserire che anche il Tar del Lazio interpreta le norme "sociologicamente"?
Poteri cogenti. Anche a questo proposito mi corre l'obbligo di precisare che il mio pensiero non è stato letto con la dovuta attenzione. Ribadisco che quando parlo di poteri cogenti del direttore generale nei confronti dei dirigenti, non ho mai sostenuta l'esistenza di un rapporto di supremazia gerarchica del primo nei confronti di questi ultimi, ma ho soltanto richiamato il principio della sovraordinazione cogente (che si estrinseca nel potere di direttiva) espresso con grande solarità da Bachelet e che fa sì che il dirigente risponda, col suo incarico, dell'inosservanza di direttive ai sensi del primo comma dell'art. 51 bis della legge n. 142 del 1990, al direttore generale.
Non oso pensare che il legislatore abbia inteso indicare, col verbo "rispondono", altri e diversi significati (ad es. rispondere al telefono).
Orbene, il dirigente comunale ha l'obbligo di "rispondere" al direttore generale , mentre non è obbligato a farlo nei confronti del (solo) segretario comunale. Questo, e non altro, è il motivo per cui, se si vuole dare coerenza al sistema, bisogna riconoscere la sussistenza di un quid pluris di funzioni in capo al segretario che venga nominato direttore generale.
P.E.G.. Sostengo che, in assenza di direttore generale, il piano dettagliato degli obiettivi non può essere predisposto da direttori (plurale di direttorio) o da conferenze di servizi comunque denominate. Lo stesso dicasi per il PEG. Ove l'amministrazione non voglia paralizzarsi, dovrà scegliere in merito alla nomina di un direttore generale.
Fare, per essere (forse) ringraziati di esistere ha portato alla rovina i segretari comunali, ed anche la dirigenza locale anziché rivendicare una vera autonomia, rischia di farsi fagocitare dalle spire del sindaco di turno.
Del resto, se il (solo)segretario deve comunque provvedere alle predette incombenze, che già gli appartengono (come sostiene Oliveri) che bisogno aveva il legislatore di inventarsi la figura del direttore generale?
Accettazione della nomina. So benissimo che la nomina a direttore generale viene disposta con atto del sindaco ma so altrettanto bene che essa, non rientrando le connesse funzioni nei compiti istituzionali del segretario, è soggetta ad accettazione da parte del segretario. Che sia poi il sindaco, come sostiene Oliveri, ad assumere l'iniziativa, è tutto da dimostrare, come ben sa chi vive nei comuni.
Se poi esiste, come lo stesso concorda, "un contratto", bisogna allora concludere che in tale documento saranno specificati diritti ed obblighi per entrambe le parti.
D'altra parte, atto di conferimento e contratto non si possono porre su due posizioni temporali distinte, nel senso che non vi può essere conferimento se non vi è esplicitazione dei compiti, dei diritti e dei doveri reciproci, il che è nulla di diverso rispetto, ad esempio, al conferimento di incarico ad un progettista con contestuale definizione del disciplinare.
Dirigenza locale. Anche su tale punto, ho appreso dall'Oliveri di avere scritto ciò che non ho scritto. Vorrei, infatti, sapere in che occasione ho affermato un'assimilazione della posizione dei dirigenti assunti per concorso con il conferimento fiduciario delle funzioni di direttore generale.
Mi sembra di avere soltanto sostenuto, infatti, che la dirigenza locale non può atteggiarsi a princeps ed in quanto tale superiorem non recognoscens, ma che a qualcuno dovrà pure rispondere; io ho individuato questo "qualcuno" nella persona del sindaco, dell'assessore di riferimento e del direttore generale.
Mi dispiace, per concludere, che Oliveri abbia dichiarato di intervenire per l'ultima volta nel dibattito: essa non esiste mai nell'interpretazione del diritto.
Piuttosto, ricordiamoci che in democrazia vige il principio del confronto delle idee e mai l'imposizione delle proprie idee sugli altri.
Sono perciò disponibile con chiunque fossa interessato ad approfondire, civilmente, il problema.
Quattro occhi vedono meglio di due!
Giacomo Arezzo di Trifiletti
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Il contributo di un giovane Collega, che peraltro si è già distinto in altre interessanti prove con i suoi scritti su varie riviste, mi sembra adattissimo per concludere una fase del dibattito che, pur se ha avuto qualche aspetto che avrebbe potuto essere evitato, testimonia della vitalità e della passione con la quale i Colleghi discutono dei problemi del proprio lavoro. Di ciò ringrazio tutti per l'apporto che danno al Bollettino, facendolo crescere sempre più ed anzi portandolo - dal mero piano rivendicativo - ad un altro professionalmente anche più appagante.
Carlo Saffioti
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Caro Carlo,<O:P</O:P
vorrei intervenire nella polemica dottrinaria che si è instaurata negli ultimi numeri del tuo prezioso Bollettino fra i colleghi G. Arezzo Di Trafiletti e L. Olivieri, in merito alla retribuibilità delle funzioni di direttore generale conferite ai segretari. Premetto che le argomentazioni espresse sono sicuramente di notevole spessore, dall'una e dall'altra parte, ma in realtà ciò che più mi ha colpito è stato l'ultimo intervento di Olivieri, che in pratica chiarisce qual è la posizione, se vogliamo anche politica, di partenza che Egli assume: la rilevanza dei compiti propri del segretario, quale sovrintendente e coordinatore dei dirigenti. Egli, mi sembra di capire, teme una svalutazione della figura del Segretario in sé, qualora lo si concepisca unicamente come consulente giuridico amministrativo dell'ente locale, e coerentemente si batte perché venga riconosciuto che la sua funzione, al contrario, è già di per sé connotata da compiti direzionali al più alto livello. Questi compiti possono bensì essere allargati e precisati, qualora si conferisca al segretario l'incarico di direttore generale, ovvero possono certamente essergli sottratti qualora al contrario il capo dell'amministrazione decidesse di nominare un direttore esterno (city manager puro) ma in mancanza di una di queste due scelte è al Segretario e a nessun altro che competono. La tesi, a mio modestissimo avviso, è totalmente da condividere, ma non mi sembra in contraddizione con l'affermazione che l'incarico di direttore al segretario, costituendo pur sempre un surplus di funzioni, debba essere adeguatamente remunerato. Il fatto è che qui si innesta un'altra impostazione, tra virgolette politica, e cioè la necessità di far lievitare sensibilmente gli stipendi dei dirigenti pubblici, soprattutto di quelli posti in posizioni di particolare responsabilità. A mio avviso, se correttamente si parte dal presupposto che la dirigenza è stata fino a poco fa sottovalutata e sminuita nelle sue funzioni e nella sua importanza, nel momento in cui si comprende che per far funzionare meglio la Pubblica Amministrazione è necessario valorizzare i compiti e la professionalità di coloro che ne sono i dirigenti, è inevitabile che debba parallelamente crescere, e non di poco, la loro remunerazione economica. Semplificando: se prima lavoravo di meno e rischiavo di meno (non è sempre vero, ma ripeto che sto semplificando), e per giunta ero pressappoco inamovibile, e guadagnavo 100, ora che devo lavorare di più e meglio, e che rischio professionalmente in prima persona, e non ho neppure più l'inamovibilità, potrò mai accettare di guadagnare ancora 100? Io credo di no, ma, francamente, non accetterei neppure solo 120 o 130, cominceremmo a ragionare dai 150 in su… Questo per dire che se lassù (leggi: Governo e Parlamento) guardano al modello della dirigenza privata, guardano ai manager delle imprese, dovranno pur dare un'occhiatina anche ai loro stipendi! In caso contrario, mancheranno le motivazioni a professionalizzarsi sul serio.<O:P</O:P
Credo, pertanto, che le impostazioni dei due autorevoli colleghi siano meno inconciliabili di quanto potrebbe sembrare. Il vero punto di conflitto, che andrebbe risolto con un compromesso, è nel dove e nel come dell'aumento della retribuzione. La tesi dell'Olivieri dovrebbe (chiedo scusa al collega se ne dovessi travisare il pensiero) portare ad un notevole aumento della retribuzione già per la figura del segretario in sé, cosa che legittimerebbe un contenimento dell'ulteriore aumento della retribuzione in caso di conferimento delle funzioni di direttore generale, a mio avviso comunque dovuto. Questo rafforzerebbe la categoria, a condizione che essa sia in grado di meritarsi, professionalmente parlando, un tale aumento della retribuzione di base - e qui un grosso aiuto, soprattutto per i più giovani, si spera che venga dalla neonata Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione Locale -. La tesi dell'Arezzo Di Trafiletti, per contro (ed anche qui chiedo venia per l'interpretazione autentica), ci ricorda che è al conferimento delle funzioni di direttore generale che si deve puntare, perché almeno in questo momento sembra essere il punto d'arrivo della riforma in atto, ed una retribuzione troppo scarsa, o addirittura nulla, delle funzioni aggiuntive di direttore generale potrebbe rischiare di far considerare il segretario - direttore un'opzione si economicamente valida, per il risparmio delle casse comunali, ma di basso profilo professionale: potrebbe insomma confermare l'idea che il segretario - direttore è un city manager di serie B, con evidente danno per la categoria.<O:P</O:P
Concludo con una riflessione: la ricerca di una soluzione equilibrata ai problemi evidenziati è davvero, per i nostri sindacati, un'occasione importante per dimostrare di avere una visione unitaria e costruttiva del futuro dei segretari comunali.<O:P</O:P
Alfredo Ricciardi.<O:P</O:P
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