1.3.99
Caro Collega,
ridendo e scherzando il nostro bollettino ha raggiunto il numero 40 e
continua a proporsi come strumento di semplice informazione, nel
tentativo di attenuare quella "solitudine professionale" che
caratterizza la nostra vita lavorativa di Segretari Comunali e
Provinciali.
Ricordo che nel sito http://www.oocities.org/TheTropics/Cabana/7023
-
gestito dal Collega Terranova - ha trovato posto la collezione completa
del bollettino stesso per cui chi volesse sfogliarla può farlo
liberamente e quando vuole. Il sito è tra l'altro ricco di materiali ed
anche di link che consentono di raggiungere altri siti di grande
interesse dal punto di vista professionale.
Un sentito ringraziamento ai Colleghi che, costantemente anche se in
numero limitato, mi sorreggono con le loro risposte stimolandomi a
continuare questa esperienza che spero sia davvero gradita.
In questo numero vi propongo la lettura di due ulteriori articoli di
Cassese che mi paiono idonei a stimolare ulteriori riflessioni sia da
parte nostra sia - almeno è augurabile - da parte dei nostri supremi
reggitori.
Aggiungo una delle lettere ricevute dai Colleghi che mi è sembrata tra
le migliori, utile anche a ricostruire la nostra immagine pubblica che
abbiamo lasciato forse troppo appannare.
Concludo ripetendo l'invito a far sentire la nostra voce, anche sul
sito del Prof. Virga, oltre che su quello di Terranova e su questo
Bollettino SCP che ormai raggiunge - nelle edizioni aperte - molte
centinaia di indirizzi.
Con molta cordialità
Carlo Saffioti
**********
25 febbraio 1999
Ancora un poderoso intervento sulla stampa da parte di Sabino Cassese
che, con la consueta chiarezza e senza peli sulla lingua, richiama
l'attenzione dei cittadini sugli aspetti più significativi dell'azione
riformatrice di questi anni.
La speranza di chi - come anche chi scrive - crede ancora nelle regole
della democrazia e rifugge perciò da posizioni apparentemente più facili
e veloci, in realtà solo dilettantesche e tali da provocare danni e
ritardi molto gravi al processo di creazione di una coscienza dei e nei
cittadini, è che almeno le parole di un maestro - qual è senza dubbio il
Prof. Cassese - riescano a far riflettere i lettori nonché chi ha la
responsabilità di decidere e di costruire il nostro futuro.
Carlo Saffioti
LA CONTRORIFORMA DELLA BUROCRAZIA
A un triennio circa dall'inizio della legislatura, a che punto siamo con
la riforma della pubblica amministrazione ?
Traccerò un bilancio diviso in tre parti, dedicate al disegno delle
riforme tentate, al fallimento della loro realizzazione e alla
controriforma trionfante.
Le riforme pianificate dal governo Prodi miravano a tre obiettivi:
decentramento, alleggerimento del Centro e semplificazione delle
procedure.
Nel disegno, invece, mancava lo scopo di razionalizzare, a fini di
economicità.
Ed era presente una pesante ipoteca politica, costituita dalla
precarizzazione della dirigenza e dalla politicizzazione dei suoi
vertici (dunque, invece di introdurre il principio del merito e di
promuovere i migliori, si attuava un sistema delle spoglie
all'italiana).
Ben poche delle riforme promesse hanno trovato realizzazione.
Ed è poco probabile che, nell'atmosfera pre-elettorale permanente in
cui vivono i governi, trovino realizzazione a breve termine.
L'errore è del governo Prodi, ed è tipicamente politico.
Il governo Prodi ha pensato di fare il pieno di leggi di riforma nella
prima metà della legislatura e di realizzarle nella seconda metà.
Non ha calcolato che le riforme bisogna farle nella prima metà della
legislatura, per potere usufruire dei vantaggi che comportano e per non
pagare i costi che producono.
Dunque si è sbagliata tempistica: il governo Prodi ha cominciato la gara
come se dovesse vincere una corsa di 10.000 metri, mentre , invece, si
correvano i 100 metri.
La conseguenza è che, ora, non si parla di riordino dei ministeri, di
trasferimento di personale in periferia, di riassetto e chiusura di
Enti.
Ci si trastulla con le riforme innocue, che non provocano reazioni, come
l'abolizione dei certificati (quante volte promessa?), l'eliminazione di
questa o quella fase di una procedura.
Oppure l'istituzione di qualche sportello unico ( ma quanto unico?),
eccetera.
Intanto, però, ha preso quota la controriforma, cioè il disegno
contrario all'efficienza, all'apertura al merito.
Nella scuola metà del personale entrerà senza concorso, per anzianità;
alle finanze si programmano promozioni e salti di grado; all'università
i tecnici laureati divengono ricercatori e i ricercatori professori.
Ma il peggio è in dirittura d'arrivo, con i contratti del pubblico
impiego che, ascoltando le voci conservatrici dei sindacati, spianano le
carriere all'interno, con promozioni per contratto o con
pseudo-selezioni, per anzianità chiudendo le porte ai concorsi e alla
selezione dei migliori dall'esterno.
C'è da chiedersi allora, perché forze politiche che hanno bene
amministrato enti locali in Emilia-Romagna e Toscana, diano così brutta
prova ora che sono chiamate a gestire lo Stato.
Si possono fare diverse ipotesi, per spiegare questa contraddizione.
La prima e più ovvia è che la gestione dello stato è molto più complessa
di quella di enti territoriali, perché in questi ultimi si è obbligati a
rispondere quotidianamente alle domande degli utenti dei servizi, nello
Stato si può essere tentati di coltivare solamente l'immagine, senza
badare ai fatti.
La seconda è che i due schieramenti, destra e sinistra si equivalgono e,
quindi, nessuno dei due vuol perdere neppure il voto marginale che dà la
vittoria solo per una riforma amministrativa che darà i suoi frutti sul
medio-lungo periodo.
La terza è che la crisi dei partiti, a partire dal 1992, ha lasciato un
ampio spazio ai sindacati, che forniscono il loro appoggio al
centro-sinistra, ma per avere in cambio mano libera nella difesa dei
loro iscritti ( di qui lo sfavore per i concorsi, le carriere spianate
e le promozioni per coloro che sono già dipendenti pubblici).
Non so quale delle tre ipotesi sia più vicina alla realtà.
So, però, che ci stiamo cacciando in un ginepraio, perché, mentre
cerchiamo di mettere faticosamente a punto i conti finanziari, mettiamo
in disordine i conti amministrativi.
Ma questi ultimi, ridondano, poi, in sprechi, inefficenze, maggiori
costi.
Per cui rischiamo di tornare al punto di prima.
Sabino Cassese
da Il Sole 24 Ore del 21.2.99
Cassese21.2.99
*************************************
DALLA PARTE DEI BUROCRATI
Di Sabino Cassese
A circa un quarto di secolo dall'inizio delle attività, quale bilancio
può tracciarsi del lavoro svolto dai tribunali amministrativi regionali?
In primo luogo, essi hanno soddisfatto una domanda di giustizia che,
prima, si dirigeva al solo Consiglio di Stato, con conseguente
intasamento.
Ma anche per i tribunali amministrativi è accaduto quel che succede per
ogni altro giudice: l'offerta di giustizia ha prodotto essa stessa una
domanda aggiuntiva di giustizia.
Per cui, dopo pochi anni, la giustizia amministrativa era nuovamente
sovraccarica, con un forte arretrato e tempi lunghi per la conclusione
dei processi.
Si tratta di un fenomeno simile a quello registrato in Francia ed
altrove nel mondo.
Solo i giudici inglesi che si interessano delle controversie
amministrative sono fuori da questo circolo vizioso, ma grazie
all'autolimitazione e a quello strumento peculiare del processo inglese
che consente al giudice di accertare, prima di considerare nel merito la
questione, se il ricorrente ha un interesse sufficiente.
Questo accertamento funziona da filtro, ma è estraneo sia alla
tradizione giuridica italiana, sia a quella della maggior parte dei
paesi sviluppati.
Detto della quantità, passo alla qualità della giustizia assicurata dai
tribunali amministrativi.
Questi sono stati soverchiati da controversie sul pubblico impiego e su
urbanistica ed edilizia.
Dunque, sono, in un certo senso, stati costretti ad agire da giudici di
situazioni proprietarie ( la "proprietà" del posto di lavoro e quella
dei suoli ).
Sotto la pressione di questo tipo di domanda di giustizia, i Tribunali
amministrativi sono divenuti gli interpreti di alcuni particolari
interessi, in ispecie di quelli che rappresentano le "voci di dentro"
delle varie burocrazie.
Insomma, hanno finito per diventare più tutori dei dipendenti nei
confronti delle pubbliche amministrazioni, meno i garanti dei cittadini
nei riguardi del potere politico.
Ciò non toglie che il diritto creato dai tribunali amministrativi sia
stato, complessivamente, buono, almeno tanto buono quanto lo
permettevano l'originaria, affrettata composizione iniziale dei
tribunali, la provenienza burocratica dei suoi componenti, la qualità
complessivamente scadente dei nostri uffici pubblici e i tempi ristretti
con i quali i giudici lavorano.
Questi inconvenienti hanno prodotto, in qualche caso, sentenze ispirate
a una giustizia di cadì o di pascià, in altri casi autentici errori.
Si aggiunga che i tribunali hanno acquisito lo stile delle giustizia
italiana, che produce sentenze per lo più volte intorno ai problemi,
piuttosto che affrontarli e risolverli subito.
Il ritratto dei tribunali amministrativi non sarebbe completo se non si
aggiungesse che i componenti dei tribunali, seguendo un andazzo diffuso,
si sono subito organizzati in una combattiva associazione, che non perde
occasione per muoversi a difesa di ogni singola domanda corporativa
degli iscritti.
L'associazione è stata particolarmente attiva, da un lato,
nell'appoggiare norme costituzionali limitative del consiglio di stato (
in particolare, di separazione delle funzioni consultive da quelle
giurisdizionali )e, dall'altro, nel promuovere l'accesso dei giudici dei
Tribunali al Consiglio di Stato e nell'appoggiare una riforma della
rappresentanza nell'organo cosiddetto di autogoverno a favore dei
giudici dei tribunali Amministrativi.
Conclusione: i Tribunali amministrativi sono un'istituzione vitale,
utile nel correggere le principali storture di un'amministrazione debole
e mal governata, ma, nello stesso tempo, condizionata dai troppi difetti
di questa.
*****************
ED ORA IL CONTRIBUTO DEL COLLEGA
Caro Carlo
Ho letto il resoconto del dibattito al Senato e penso che da soggetti
quali quelli che attualmente ci rappresentano in Parlamento, forse ci
attendevamo troppo.
Quando dico ci attendevamo troppo non intendo che mi attendevo
soddisfazione e, in un inaspettato rigurgito di senso democratico, la
non conversione della scandalosa disposizione che ci riguarda contenuta
nel DL. 8/99.
Quello che mi aspettavo era che quei buontemponi almeno capissero quello
di cui si stava dibattendo.
Ma vedi, quando a fare la riforma degli enti locali, si cimentano
soggetti che probabilmente sono entrati in un Comune una volta ogni
lustro a rinnovare la Carta d'identità, quando a redigere le leggi sui
lavori pubblici, provvedono "esperti" che (da quel che posso arguire)
non hanno mai presieduto una Commissione di Gara, potevamo forse
pensare che, tranne qualche eccezione, qualcuno potesse comprendere
qualcosa di quel che si stava dibattendo ? Siamo forse solo degli
illusi.
In ogni caso ti confermo quanto altre volte ti ho detto.
Nonostante tutto ci sono ancora molti che pensano che questa riforma
così come concepita non funzioni e quindi, con le poche armi a
disposizione dobbiamo continuare a non arrenderci.
I colleghi di Brescia hanno scritto una cosa importante: nessuno di noi
è contro la flessibilità (l'eventuale accusa che ci può venire
indirizzata in questo senso è smentita dalla nostra stessa storia).
Nessuno di noi vuole il posto fisso. Del resto siamo sempre stati una
categoria di nomadi e proprio questa è una delle tante cose che io
ritengo positive di questa nostra ancora bella professione.
Ciò che non vogliamo è quello che oggi è diventato sopruso e mero
arbitrio.
Cosa ci resta fare ? A parte non tacere, continuare a lavorare come la
maggior parte di noi ha sempre fatto, certi che qualcosa di meglio dovrà
pur accadere. Se più in basso di così a questo punto non possiamo
andare, staremo a vedere come evolveranno gli eventi.
Ti segnalo un altra " chicca" che avrai comunque già notato.
Il Sottosegretario Vigneri ha dato un altro saggio della sua
versatilità stavolta impartendo una direttiva (congiuntamente con il
Prof. Giarda che, forse immerso nei conti, non si è accorto di quello
che stava scrivendo) sull'applicazione del Patto di Stabilità Interno.
Il succo di quel brodo è così fatto:
" siccome dobbiamo risparmiare e far veder ai partners europei che ci
diamo da fare, minacciamo sanzioni a chi ha le mani bucate. Però
attenzione l'art. 28 della L. 23 dicembre 448/1998 non rientra tra le
normali fonti del diritto. Cioè dovete rispettarla ma i CO. RE.CO non vi
devono dire niente perchè non è parametro di legittimità per la
valutazione dei documenti di bilancio.
Conclusione: se i Comuni vogliono fare miliardi di mutui in barba alle
direttive europee possono continuare a farlo e i CO. RE.CO devono farsi
gli affari loro.
I segretari devono stare zitti perchè altrimenti verranno revocati
(senza motivazione perché "scadono"), però ne risponderanno perché non
avranno fatto il loro dovere di avvertire gli amministratori della
necessità di ridurre il disavanzo.
Siccome c'è la separazione tra indirizzo e gestione, la colpa è del
funzionario che non si è opposto a spese pazze e "rullino i tamburi e
fiato alle trombe" non ha avuto la serietà e la professionalità di
gestire con parsimonia e raggiungere i risultati imposti".
E' Fantastico!!!!!!!!!
G. R.