BOLLETTINO SEGRETARI COMUNALI E PROVINCIALI
n° 77
by Carlo Saffioti
Poichè tutti i cittadini sono eguali,
essi debbono poter accedere in modo eguale
a tutti gli impieghi pubblici, secondo le loro capacità
e senza altro criterio che quello delle loro virtù
e dei loro talenti.
Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino
(26 agosto 1789)
Caro Collega,
questo numero del Bollettino prende quasi l'aspetto di una rubrica di lettere: mi pare peraltro il modo migliore per dare davvero spazio a tutti i Colleghi che scrivono e danno quindi il loro contributo al dibattito.
Il primo argomento, sul quale sollecito ovviamente anche altre riflessioni, suggerimenti o critiche, è quello relativo all'arrivo in Commissione Affari Costituzionali del ddl del Sen. Cortelloni contenente modifiche all'art. 17 della "Bassanini 2" e quindi una riforma della riforma dei Segretari Comunali (vedi Bollettino n° 76)
Il secondo argomento riguarda la proposta di una documento di riconoscimento che, dopo l'eliminazione del famoso tesserino ferroviario, non esiste più.
Il terzo argomento è il dibattito che si è avviato a seguito del documento del Collega Michele Iandolo,(Cfr. Bollettino n° 74 del 12 maggio, che in realtà doveva essere il n° 75) che - come è logico - ha sollevato un vespaio: ancora una volta sottolineo che l'importante è discutere serenamente e costruttivamente, come questo bollettino cerca di aiutare a fare. E' dal confronto che deriva la conoscenza!
Per chi - sopratutto gli ultimi iscritti - non avesse la raccolta del Bollettino, ricordo che essa , come anche il testo completo del ddl Cortelloni è consultabile e scaricabile nel sito Il Segretario Comunale - City Manager, diretto dal Collega Avv. Rosario Terranova, Segretario Generale del Comune di Viterbo, all'indirizzo http://www.oocities.org/TheTropics/Cabana/7023
Un cordiale saluto a tutti e buona domenica
Carlo Saffioti
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Stimato Saffioti chi scrive è stato sorpreso delle firme sul DDL del sen. Cortelloni. Si dovrebbe trovare il metodo di farlo appoggiare per una disamina veloce da parte della commissione affari costituzionali del Senato. Bisognerebbe farlo conoscere ai colleghi inviandolo per posta, fax ed email affunchè ognuno cerchi di farlo appoggiare. Si dovrebbe ipotizzare una lettera da parte delle forze sindacali e di tutti i colleghi, e perchè no anche dei sindaci di appoggio al detto ddl. Chi scrive lo condivide in pieno e spera che vedrà la luce al più presto: vuole mettere in evidenza che toglie la nomina ai sindaci, rendendo effettivamente "libero" il segretario comunale" di esprimere "la conformità" dell'azione amministrativa. Rimarebbe, se approvato, un problema: come comportarsi con tutte le "ignominie" combinate dai sindaci fino ad oggi.
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Ringrazio dell'indicazione sul nuovo disegno di legge sui segretari comunali che io ho già provveduto a inoltrare agli onorevoli Luigi Olivieri del mio collegio e Mauro Paissan, (ex compagno di scuola) riportando loro gli indirizzi esatti, per evitare qualche tentazione di pigrizia.
Agli stessi ho dato anche l'indirzzo del mio sito: http://www.oocities.org/Heartland/Estates/2695/diritto/
dove ho riportato gli indirizzi del disegno di legge e un'interessante lettera di un collega a un rappresentante sindacale della associazione di appartenenza con delle riflessioni sul dibattito in corso sulla figura del segretario comunale.
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Carissimi,
non Vi pare che tra i vari "importantissimi" servizi che l'Agenzia Nazionale ci ha reso, ci sarebbe da considerare che all'intera Categoria manca un "documento di riconoscimento" e visto che i Consiglieri Nazionali si sono preoccupati dei loro gettoni di presenza, del rimborso spese, di avere subito la carta intestata, di nominare consulenti lì e consulenti là come se si preparassero al governare il mondo, non sarebbe giusto pretendere che ci venga subito dato un tale documento di riconoscimento? Almeno, per ricordarci che, tra un licenziamento ed un altro, apparteniamo, forse, alla P. A.. Fatemi sapere cosa ne pensate.
Stimato Carlo, ho scritto parecchie volte dicendo sempre quello che penso. Purtroppo la conseguenza della fine della nostra categoria è dovuto ad elementi come il collega di cui al Bollettino 74. Voglio sgombrare subito ogni perplessità : la riforma doveva essere fatta. Ma sicuramente non doveva esser data la possibilità di nomina al sindaco del segretario. Infatti il segretario nella 127/97 non è scelto perchè è bravo ( basti pensare a chi scrive: vincitore di concorso di classe terza in qualità di segretario capo più giovane di età; vincitore di concorso per sedi generali fra i più giovani d'età; defenestrato in data 03.06.1998 unitamente a tanti altri colleghi e non ancora riamesso, in quanto non ha tessere politiche), ma semmai perchè è agganciato a chi lo nomina. Inoltre la democrazia negli enti locali è sparita. Quando infatti il primo cittadino nomina tutti (segretario, city maneger, revisori del conto, difensore civico, vicesindaco, assessori, responsabili degli uffici e servizi) e non ha nessun controllo il cittadino che è di diversa allocazione politica, se perseguitato, avrà soltanto la giustizia amministrativa a cui rivolgersi, la quale non decide e costa molto. Infine, non perchè chi scrive è diventato dirigente e quindi segretario generale con concorso con scritti ed orali, mi si lasci dire che i segretari capi inquadrati nella terza fascia ex D.P.R. n.°465/97, ma anche i segretari inquadrati nella seconda o quarta, ad avviso di chi scrive dovrebbero prima di essere nominati dai sindaci acquisire la così detta idoneità. Altrimenti vale il detto per chi come chi scrive dirigente e defenestrato senza motivi : cornuti e mazziati.
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Carissimo Carlo,
ho letto l'intervento del collega Iandolo e, ovviamente, non mi trovo affatto d'accordo
sul contenuto e sulle conclusioni.
In particolare mi sono preoccupato quando ho letto questa frase: Ciò per consentire
a tutti i Sindaci di "scegliere" i migliori, in quanto la politica è "larte"
in cui i migliori si cimentano, e per impedire altresì che cieche restrizioni corporative
- che tutelano linteresse di pochi a scapito dei cittadini - possano decretare il
mancato decollo di una riforma volta a portare efficienza, efficacia ed economicità nella
gestione dei Comuni Italiani.
Avrei potuto, ieri appena letto, raccogliere subiti il Tuo invito al dibattito e
rispondere d'impeto, ma mi sono costretto a riflettere maggiormente sul tema e sulle
motivazioni che hanno spinto il collega Iandolo alle sue riflessioni.
Ora, premesso che occorre sempre sforzarsi di rispettare sempre tutte le tesi poiché, sia
detto questo senza piaggeria di sorta, nessuno può dire di avere la soluzione giusta ad
un problema che non sia di stretta natura matematica (ed anche in matematica vi sono
problemi tuttora irrisolti !), a
me sembra che non si debbano comunque mai dimenticare i principi-base sui quali si fonda
un ordinamento giuridico e, quindi, il Diritto, inteso nella sua accezione più ampia di
contratto-sociale tra individui che hanno deciso di convivere e, perciò, di darsi delle
regole che tutti devono rispettare.
Tanto per non prenderla troppo alla lontana, però, uno stato-ordinamento democratico (che
ha per fine la libertà e l'uguaglianza dei cittadini) dovrebbe fondarsi su regole
comunemente accettate che mettano al primo posto una divisione equilibrata dei poteri che
lo compongono e che, appunto, non faccia prevalere una componente a discapito delle altre
e, quindi delle libertà dei cittadini.
In Italia la maggior parte di queste "regole" sono scritte ( a differenza di
altri Stati, come quelli detti di "common law") in buona parte nella
Costituzione Italiana che, per il momento, non è stata modificata, per cui le leggi
ordinarie devono uniformarsi ad Essa e non viceversa.
Questi sono principi fondamentali talmente radicati, almeno fino a qualche anno fa, si
studiavano nella scuola media inferiore e, poi, non aveva senso di ripeterli nemmeno più
all'Università, poiché si davano per acquisiti al patrimonio genetico non solo di un
giurista, ma del cittadino qualunque
(quisque de populo).
La frattura dell'ordinamento creata da pseudo-riforme (peraltro incostituzionali nella
forma per il metodo di emanazione e nella sostanza per i contenuti) ha evidentemente
cancellato di un sol colpo la memoria storica di questi principi ed ha generato in alcuni
la voglia di adeguarsi all'andazzo o di lasciarsi andare nell'onda di piena.
Io mi sento solidale con i colleghi che affermano la validità e la vigenza di principi e
di valori, affermati da almeno un paio di secoli (come ci hai ricordato con l'intestazione
del bollettino), che una legge ordinaria, seppure approvata dal parlamento, non può
abrogare dalla sera alla mattina.
Ci sarebbero altre cose da dire entrando nel merito dell'argomento, ma mi riservo di farlo
se necessario.
Cordiali saluti a tutti.