U2

UN FUOCO INDIMENTICABILE

di Paolo Vites

(da L’Eco di Bergamo)

 

Nella ormai lunga storia di questa musica, molte rock band hanno rischiato di sciogliersi o si sono sciolte per un’infinità di motivi: gelosia tra i membri, eccesso di "bella" vita (il che significa soldi a palate, adulazioni, belle donne, droga a mucchi, ecc. ecc.), o al contrario mancanza di "bella" vita dovuta al successo inseguito disperatamente e mai raggiunto.

Nessuna rock band, però, ha mai rischiato di sciogliersi per motivi di fede. Ed è quello che, invece, stava rischiando di succedere agli U2, un gruppo così atipico nella storia del rock che ancora nessuno è stato in grado di decifrarlo degnamente, nonostante siano da ormai un ventennio ai vertici dei gradimenti di folle oceaniche di giovani e i loro dischi, anche l’ultimo, recente e purtroppo non esaltante "All That You Can’t Leave Behind" schizzino sempre regolarmente in cima alle classifiche di tutto il mondo.

Gli U2 si stavano per sciogliersi praticamente all’inizio stesso della loro carriera. Bono e compagni avevano pubblicato un solo album, l’esordio "Boy", nel 1980, e già, seppur in scala ancora ridotta, si cominciava a consacrarli come il futuro del rock, come la miglior rock band in circolazione. Poi giunse il secondo disco, "October", nel 1981, il primo tour americano e un consenso sempre maggiore. I ragazzi andarono in crisi. Avevano inseguito quel sogno sin da quando erano poco più che tredicenni, essere una rock band di successo, ma le pressioni e quel mondo falso già non piacevano più loro. Va ricordato e non è un particolare da poco, che gli U2 provengono dall’Irlanda, uno dei pochi paesi d’Europa in cui la parola "religione" significa ancora qualcosa. "Mio padre era cattolico, mia madre protestante " ricorda Bono, "e perciò eravamo una famiglia guardata con sospetto. Da piccolo le prendevo da tutti, dai cattolici e dai protestanti".

Nel periodo in cui erano in tour per promuovere "October", Bono, The Edge e il batterista Larry Mullen frequentavano assiduamente una comunità religiosa irlandese che cercava di riconciliare cattolici e protestanti. La distinzione tra persone che si impegnavano per il prossimo, che andavano in missione in Africa o nel Sud America e il luccicare pieno di ipocrisie dell’ambiente musicale balzò subito ai loro occhi, per tre ragazzi che quando erano in tour si mettevano in fondo all’autobus a pregare. "Non eravamo più interessati a essere una rock band dopo "Boy", avrebbe ammesso anni dopo Bono. " Abbiamo anche pensato di farla finita con la musica. Stavamo entrando in una fase in cui dicevamo: ‘Il mondo del rock fa schifo. Vogliamo passare il resto della nostra vita così?’ Pensavamo di andare a costruire una missione da qualche parte per sfamare la gente povera". Quello che fece cambiare idea a Bono fu rendersi conto che nel rock una tensione spirituale c’è sempre stata: "Gente come Bob Dylan, Van Morrison, Stevie Wonder, Patti Smith... Mi resi conto che c’era una gran parte del rock che aveva dentro una profonda confusione spirituale, proprio come noi, e che quello era il rock che mi piaceva di più".

Gli U2 non si sciolsero, e, dal punto di vista della musica, fu un bene per tutto il rock. Questo piccolo racconto è però un indizio importante.

Un altro indizio importante è il periodo in cui gli U2 stavano muovendo i loro primi passi: erano gli anni Ottanta, uno dei momenti più bui della storia del rock, un momento in cui le grandi tensioni, ma anche la grande musica, sembravano andati persi in un’orgia di tastiere elettroniche, idoli per ragazzini che duravano una stagione, i primi flash di Mtv e di quel mondo patinato che rendeva la musica una cosa solo da vedere e non più da ascoltare.

Gli U2 hanno salvato il rock, negli anni 80, riportando a galla le grandi tensioni spirituali, sociali e umane che da sempre sono nei cromosomi di questa musica; hanno riportato nel rock l’impegno per le grandi cause, hanno riportato il gusto per una musica viva e sincera, e, ad ogni buon conto, anche una manciata almeno di grandi canzoni rock, dei classici che hanno poi ispirato tante nuove rock band a seguire la loro strada.

Ma gli U2 non hanno solo ridato una mano di vernice fresca a una musica che aveva smarrito la strada, hanno anche portato delle novità, la prima delle quali una coerenza tra la loro umanità e la loro musica; hanno detto di no a quel glamour fatto di sesso, droga e rock’n’roll che sembra sia la regola d’oro per chiunque abbia mai fatto questa musica, dicendo no alla droga, mettendo su delle regolari e comunissime famiglie con tanto di marmocchi, dicendo no a quella ideologia sciocca e ormai superata che dice che il rock è soprattutto auto distruzione, che ha causato troppi morti, gente che avrebbe dato tantissimo a questa musica se non fosse morta di abusi troppo giovane.

Gli U2 sono stati una rock band "diversa" (forse analogo a loro, seppur con una matrice diversa, il solo Bruce Springsteen, non a caso anche lui emerso negli anni Ottanta e capace di riportare il rock alla sua verità e alla sua fisicità più sincera, anche lui lontano anni luce dagli eccessi e dalle stupidità che circondano troppo spesso questa musica: Bruce non fuma neanche le sigarette…).

Questa loro diversità ha portato alla luce un giochetto praticato soprattutto nel nostro Paese.

Da sempre il rock, in Italia, è per definizione una musica "contro" e per questo automaticamente di "sinistra". Chi scrive ricorda ancora le polemiche a tratti furiose, perché gli U2 piacevano anche ai cattolici. Sulle riviste musicali degli anni Ottanta si discuteva e ci si rodeva il fegato perché il rock degli U2 piaceva anche ai cattolici e questo non era permesso loro.

Ma gli U2 erano "diversi": ad esempio quando dedicarono un loro disco, "War", a Solidarnosc, facendo capire che il rock è libertà vera, non ideologia buona per i manipolatori di folle. E dire che Bono ha fatto crollare un muro anni prima del Muro di Berlino non è poi così lontano da verità. "Secondo me stiamo vivendo nei tempi più non cristiani di sempre", disse una volta Bono a metà degli anni Ottanta.

C’è un’immagine che lega gli U2 alla loro stagione migliore, ed è tratta dal filmato del concerto, tenuto nel 1983 a Denver nel Colorado: sulle note epiche di "Sunday Bloody Sunday", il loro brano che ricorda la "maledetta domenica di sangue" in cui tredici civili cattolici, nel 1972, furono uccisi dai militari inglesi, Bono alza una bandiera bianca e si protende verso la folla. Quella bandiera bianca non significava resa, ma l’assenza di colore, un tentativo di dire basta ai tragici massacri in Irlanda e ovunque nel mondo, di allontanarsi da qualunque schieramente politico. Quell’immagine ferma per sempre gli U2 di tutti gli anni Ottanta, quelli di dischi come "War", che conteneva appunto "Sunday Bloody Sunday" o la malinconicissima e bellissima "New Year’s Day", brano dedicato a Lech Walesa e ai polacchi vittime del colpo di stato del generale Jaruzelski; quelli del "fuoco indimenticabile", l’album "The Unforgettable Fire" dove c’è "Pride (In The Name Of Love)", forse la loro canzone più bella, dedicata a Martin Luther King, e quelli della ri-scoperta dell’America e delle radici del rock stesso, il loro disco di più grande successo, "The Joshua Tree", dove c’è "I Still Haven’t Found What I’m Looking For" ("Non ho ancora trovato quello che sto cercando"), il brano che descrive la confusione spirituale ma anche le certezze di questo gruppo "diverso".

Il rock degli U2 è semplice (un cantante, basso, batteria e un chitarrista) ma intenso, epico; Bono, poi, è la voce più bella emersa nel rock da oltre vent’anni. A quel disco segue un viaggio alla ricerca del tempo perduto, il disco in parte dal vivo che è anche colonna sonora di un omonimo film, "Rattle And Hum", che è un viaggio alle radici del rock stesso, attraverso gli studi della Sun Records dove Elvis Presley incise le sue prime canzoni, nel blues del Delta del Mississippi in un indimenticabile duetto con la leggenda del blues B.B. King e in un altrettanto pregnante duetto con Bob Dylan.

Ma i tempi cambiano, e in fretta; quando, nel 1989, crolla il Muro di Berlino, gli U2 sentono che un’epoca storica è finita e un futuro incerto è davanti: si recano a Berlino, proprio sotto le macerie del Muro per incidere uno dei loro dischi più misteriosi e ricchi di fascino, "Achtung Baby". E se il futuro è incerto, dopo il crollo delle ideologie, anche il futuro della musica degli U2 diventa incerto e il loro nuovo tour è l’apoteosi della confusione: in una atmosfera che vuole ironizzare sulla grandezza solo apparente dei mega tour del rock, su un palco tecnologicamente incredibile pieno zeppo di schermi e di televisori che si accendono su mille canali diversi, e dove gli U2 celebrano la confusione di massa della società contemporanea.

Ma, come sempre attenti a quanto si muove intorno a loro nel mondo della musica, cominciano ad esplorare anche i nuovi suoni elettronici della nuova scena pop mondiale, cosa che li porta a un disco altamente controverso come "Zooropa" nel 1993 e a uno ancora più discusso come "Pop", nel 1997. I vecchi fan stentano a riconoscere la vecchia band umile e spontanea e sanguigna di una volta: i suoni si sono fatti elaborati, ricchi di tensioni elettroniche, altrettanto confusi e quelli che daranno via al tour successivo, quando salgono sul palco, sembrano dei pupazzi, non dei veri musicisti. Con un trucco che li ricopre di plastica e di vestiti fluorescenti, gli U2 celebrano con il PopMart Tour la civiltà degli anni Novanta, un enorme super magazzino in cui puoi trovare di tutto, se non forse l’unica cosa che conta: la tua anima.

Ma il successo è sempre enorme: a Modena terranno quello che è passato alla storia come il concerto con il più alto numero di partecipanti per una sola band di tutti i tempo, oltre 300mila spettatori.

Per molti, moltissimi gli U2 rappresentano, anche oggi, anche nel 2000, ancora parecchio. Le antiche tensioni e la confusione spirituale, sono forse oggi un po’ attenuate, ed è naturale, giunti come sono Bono e soci all’importante giro di boa dei quarant’anni. Forse hanno finalmente "trovato quello che stavano cercando", non lo sappiamo. Una volta Bono disse: "Sono felice di essere infelice. Sono sempre stato un po’ irrequieto, credo. Non ho ancora trovato quello che sto cercando", ridachiando del gioco di parole con una delle sue canzoni più famose. Ma è significativo il commento di Adam Clayton, rilasciato poco prima dell’uscita di "All That You Can’t Leave Behind": "I gruppi rock solitamente non hanno vita lunga. Forse, se siamo durati così a lungo, è perché abbiamo accettato di crescere come uomini".

Ma Bono è sempre fedele alla sua missione, quella di far coincidere il ruolo di musicista rock con l’impegno civile,e il suo ruolo come portavoce di "Jubilee 2000", in cui ha girato mezzo mondo bussando alle porte di molti potenti della terra per chiedere che venga cancellato il debito pubblico dei paesi più poveri, la dice lunga.

E forse l’immagine più divertente, ma anche quella più commovente, è quella di Bono che offre al Papa i suoi occhiali da rock star, di questi che li indossa e di Bono che commenta: "Il Papa è la più grande rock star".

Quale sia il futuro del gruppo, adesso che un nuovo tour mondiale è alle porte (comincerà il prossimo 24 marzo da Miami, in Florida) e che toccherà presto anche l’Italia, è presto per dirlo. Sicuramente ci saranno ancora, tanti, ottimi concerti e tanta, ottima musica. Forse quel "fuoco indimenticabile" non è spento ma solo sopito per un po’.

Ma qualunque sia il loro futuro, agli U2 possiamo solo dire grazie per essere stata una band "diversa" in un momento storico in cui c’era bisogno di diversità.

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