Intervista a John Mellencamp
(da JAM 48)
Io sto con me stesso
di Paolo Vites
Forse non è più il Little Bastard, come lui stesso si definiva anni fa. Oggi è un uomo maturo, è anche nonno, e per lui la famiglia e i valori morali sono la cosa più importante. Ma nelle sue parole cè ancora tanta nostalgia per i tempi in cui con una rocknroll song si aveva la presunzione di cambiare il mondo.
Mettetevi il cuore in pace, fans italiani di John Mellencamp: lui in Italia ha giurato anni fa di non metterci più piede per suonare e non ha cambiato le sue intenzioni di una virgola. Quando lo saluto al termine di unintervista cordialissima, ricca di spunti e di anedotti come raramente capita, e gli ricordo che in Italia speriamo sempre di poterlo vedere finalmente in concerto, il suo tono cambia e praticamente sbatte giù il telefono con un saluto veloce e sgarbato. Niente da fare: il Little Bastard sarà anche un amorevole nonno, ma è sempre un testone ostinato. Qualcuno forse ci spiegherà una volta per tutte cosa successe esattamente quel maledetto giorno che John, ancora Cougar, Mellencamp apparì ospite di un programma televisivo domenicale, forse Domenica In, e un qualche presentatore (si mormora Pippo Baudo) lo fece così imbestialire che lui giurò che non avrebbe mai più suonato in Italia. Che grande contributo al rocknroll da parte del nostro Paese...
Lui se ne fotte del business, e lo ha sempre fatto capire apertamente nel corso della sua lunga carriera. "Io sto con me stesso" mi dirà a un certo punto dellintervista, e credo sia la frase che meglio descrive questo rocker di mezza età che non ha mai badato alle buone maniere e alle spinte promozionali. Il risultato è una carriera discografica invidiabile, una lunga serie di dischi senza cedimenti di sorta che hanno fatto di lui una delle poche vere icone del rocknroll che ancora ci rimangono.
Nel tuo nuovo disco, il primo per la Columbia (uscito adesso in Italia ma pubblicato in America già a novembre dello scorso anno e da noi recensito su Jam 44), sembra quasi che tu abbia voluto riassumere i diversi stili musicali che hai sperimentato nel corso della tua carriera, dal rocknroll alla folk music, dallhip-hop al country. È unimpressione giusta?
Sì, direi proprio di sì. Vedi, credo sia importante, quando fai un disco, che tu sia in grado di metterti alla prova, di sfidare te stesso, ma anche gli ascoltatori. Provare a creare un sound che sia allo stesso tempo familiare e nuovo. Ti faccio un esempio: se ascolti un disco dei Duran Duran, dici immediatamente "Questo è un disco degli anni Ottanta". Bisogna invece cercare di produrre dischi che siano fuori da ogni catalogazione temporale, dischi che, se ascoltati ventanni dopo la loro uscita, ancora suonino bene. È quello che ho cercato di fare con questo disco, mischiando sonorità diverse in modo che fra dieci anni nessuno potrà dire "Questo disco è uscito nel 1999".
Nel nuovo disco, ma specialmente nel precedente Mr. Happy Go Lucky, hai fatto degli esperimenti con lhip-hop, usando anche un DJ. Per me questo ha avuto perfettamente senso, perché ti ho sempre considerato un eccellente performer di black music, oltre che un rocker. Alcuni però non hanno reagito bene a questa tua direzione musicale...
Ho sempre amato la musica R&B, da quando negli anni Sessanta ascoltavo James Brown sino a certi gruppi di black music degli anni Settanta. Nei miei dischi potrai trovare sempre una certa corrente R&B, anche se lascoltatore non la identifica immediatamente come musica R&B. Il problema è che, quando sei un artista con una lunga carriera alle spalle, la gente vorrebbe da te sempre le stesse cose, così ognuno reagisce in modo differente agli esperimenti. Ti assicuro però che quando faccio un disco cerco sempre di essere onesto e di fare quello che ritengo giusto.
Una curiosità: nel nuovo disco al violino suona Miriam Sturm. È la stessa persona che suonava negli Eclectricity, un trio acustico di qualche anno fa?
Come diavolo fai a conoscere quella band? Sì, è proprio lei. Io e Miriam ci conosciamo da una vita perché anche lei è di Bloomington, la mia città. Quando per la prima volta pensai di aggiungere un violino nei miei dischi, ai tempi di Lonesome Jubilee (1986, nda), le chiesi immediatamente se voleva unirsi alla mia band, ma il marito glielo proibì (ride, nda): "No, tu non suoni nella band di John Mellencamp!", le disse. Quando, poco tempo fa, ha divorziato ed è rimasta single, le ho rinnovato la richiesta e lei è venuta subito (ride ancora, nda).
Ci sono altri musicisti interessanti che appaiono nel nuovo album, come Izzy Stradlin e Stan Lynch...
Anche Izzy è quasi mio compaesano, vive a un paio dore di macchina da Bloomington. Sai, anche Axl, il cantante dei Guns n Roses è dellIndiana e qui ci si conosce un po tutti... Quando Izzy lasciò la band, tornò a vivere nellIndiana e da allora ci frequentiamo abbastanza. Conosco Stan da oltre venticinque anni, sono molto amico di Tom Petty e dei suoi ragazzi... Lui e Izzy sono venuti a trovarmi in studio e quindi abbiamo registrato un po di cose insieme, incluso il pezzo che appare nel disco, Miss Missy. La cosa divertente è che in quel brano sono io che suono la chitarra elettrica mentre Izzy suona la chitarra acustica, ci siamo scambiati i ruoli (ride, nda).
Il risultato non è affatto male... Parlando dei testi delle tue canzoni, mi sembra che anche questa volta, come nei tuoi ultimi dischi, i valori della famiglia e il senso di responsabilità delle persone abbiano un ruolo predominante, è così?
Sì, però credo che il senso di questo disco lo si possa trovare nel brano Fruit Trader quando parlo di non avere una direzione, di non sapere come gestire la propria vita. Per me è un po lo specchio della nostra società, dove chi è nei posti di comando, ma anche la gente comune, sembra non avere più alcun senso dei valori e della moralità. Tutto il disco parla della mancanza di moralità nella nostra cultura moderna.
Il nuovo disco è accompagnato da una edizione speciale con due canzoni registrate dal vivo. Perché non hai mai pensato di pubblicare un intero disco dal vivo, tenendo conto che sei un eccellente live performer?
Vedi, il mio spettacolo dal vivo è strettamente connesso al mio pubblico. Per fare ciò che faccio dal vivo per me è fondamentale il pubblico. È davvero difficile per me concepire un intero disco dal vivo quando ciò che si potrebbe avere è solo la metà di quello che è realmente un mio spettacolo. Non cè modo di riprodurre il pubblico su di un disco. Quando io suono, la gente non sta mai seduta, sta in piedi a ballare tutto il tempo, dalla prima nota fino allultima: come fai a riprodurre tutto ciò con un disco? Quando faccio un concerto, ci devi essere di persona, non ha senso ascoltare un mio show registrato su un CD. Ecco perché non faccio dischi dal vivo.
Nella storia del rock, però, ci sono molti grandi dischi dal vivo. Credi che nessuno di questi sia stato in grado di catturare lessenza di quei concerti?
Sì, ci sono dei grandi dischi dal vivo, ma io non li ho mai comprati (ride, nda)... Ti faccio un esempio: nella mia testa cè sempre la grande delusione che provai quando uscì il disco Four Way Street di Crosby, Stills, Nash & Young, ti ricordi quel disco? Ero un ragazzino quando uscì, e pensai: "Questo è il peggior disco dal vivo della storia". Amavo tantissimo i dischi in studio di Crosby, Stills & Nash, erano splendidi, ma poi pubblicarono Four Way Street e pensai... bleah!
Forse per questo non hai mai pubblicato neanche il tuo show unplugged di Mtv?
Sì... fu un bello show, però, a ripensarci...
Direi proprio di sì...
Sì, era davvero okay.
Tu sei stato uno dei promotori del Farm Aid, il concerto di sostegno ai contadini americani che dal 1985 ininterrottamente si tiene ancor oggi. Non credo che nella storia del rock ci siano altri esempi di benefit che proseguono tanto a lungo... Come mai?
Bisogna fare mente locale allintegrità degli altri eventi benefici che si sono tenuti negli anni. Gli anni Ottanta sono stati il decennio degli Aid, tutti questi concerti di beneficenza... Però la gente in Africa e in Biafra continua a morire di fame ancor oggi e invece questi concerti di beneficenza dove sono, oggi? Non partecipai al Live Aid per questo motivo, me lo chiesero, ma capii subito che era tutta gente a cui interessava solo sapere quanto a lungo sarebbero apparsi alla televisione. Ricordo che il mio management mi disse che dovevo andarci, che sarei apparso alla televisione in tutto il mondo. Ma io mi opposi, dissi: "È per questo che si fa il Live Aid? Per andare in televisione?". Sono sicuro che gli organizzatori avevano le migliori intenzioni ma se credevano veramente a quello che stavano facendo, ebbene, lo farebbero ancora oggi, proprio come noi continuiamo a fare il Farm Aid.
Le canzoni rock sono in grado di cambiare il mondo?
No, non più. Credo che le canzoni rock possano intrattenerci per tre o quattro minuti. Oggi ho 47 anni, ma quando ero un ragazzo il rocknroll era tutto ciò che avevamo, era quella cosa che diceva chi eravamo, sapeva esprimere i nostri sentimenti. Oggi non è più così, è commercio e basta, Grammy Awards, Mtv Europe Music Awards... Oggi il rock non offre più nulla in cui credere o per cui battersi, è solo business... Non credo ci saranno più canzoni rock in grado di cambiare il mondo...
So che ti piace dipingere e che attualmente è stato pubblicato un libro in America che raccoglie i tuoi dipinti. Cosa significa per te dipingere?
è sempre piaciuto dipingere, ma ho cominciato a farlo seriamente negli ultimi quindici anni. È un buon hobby per me, credo sia importante per la gente fare attività differenti rispetto a quello che è il loro lavoro di tutti i giorni. La gente normalmente si considera a una dimensione sola: io sono un cantante rock, tu sei un giornalista e tutto finisce lì. Abbiamo invece bisogno di provare cose differenti, in modo da rendere la nostra vita più bilanciata. In ogni caso non mi sono mai sentito parte del music business in modo completo. Voglio dire, mi sono dato con tutto il cuore e tutta lanima alla musica, ma non sono mai stato parte della scena punk o della scena new wave o di quella rap: io sto con me stesso. Credo che la musica debba lasciarti il tuo spazio, il tuo tempo per altre attività ed è questo che alla lunga ti permette di fare buona musica.
Parlando di altre attività, tu hai realizzato anche dei videoclip, mi viene in mente quello che facesti per Bob Dylan anni fa per la sua canzone Everything Is Broken. Come fu lavorare con Dylan per una cosa così diversa dalle vostre abituali occupazioni?
Vedi, sono il più grande fan di Bob Dylan al mondo, ascolto i suoi dischi da quando avevo undici anni.
In seguito ci siamo anche conosciuti personalmente e mi chiese di dirigere per lui un videoclip. Sai, Bob non fa certo parte della videogeneration, così era molto preoccupato del risultato, voleva essere certo di non fare la figura dello stupido. Così mi contattò per esser certo di non fare una brutta figura in questo video. Credo sia venuto piuttosto bene, ma dopo di allora ha smesso di fare video (ride, nda).
Mi sento con Bob un paio di volte allanno, siamo molto amici, ci rechiamo ognuno ai concerti dellaltro quando capita di essere in zona, ci fumiamo qualche sigaretta e parliamo del più e del meno. Chissà se in futuro ci ritroveremo ancora a fare qualcosa insieme...
Più di dieci anni dopo quella canzone che ti fece conoscere al grande pubblico (Smalltown, nda) e che per molti anni ti identificò, cosa rimane di quel ragazzo di paese che cantava orgogliosamente delle proprie radici?
Erano tempi diversi, ero giovane, la vita in America era diversa.
Il rock con il suo stile di vita aveva un grosso impatto su tutti noi, non avrei mai creduto allora che dopo tanti anni sarei stato ancora qui a fare dei dischi. Ne sono molto riconoscente, ma fondamentalmente mi sento ancora quella persona che scrisse Smalltown.
Ogni cosa intorno a me è cambiata e i cambiamenti sono venuti così lentamente che non ce ne siamo neanche accorti. Il music business, la musica stessa, oggi è totalmente differente. È difficile persino capire quali siano le intenzioni della gente.
Quando i Rolling Stones scrissero Satisfaction tutti noi sapevamo bene quali erano le loro intenzioni. Non saprei proprio dirti quali siano oggi le intenzioni dei Rolling Stones.