Alla base delle nostre tecniche possiamo dire ci sia la seguente massima: "Ruotate verso il centro dell'azione quando venite spinti e entrate diretti verso il centro quando venite tirati".
E’ quindi lo sviluppo del ki in azione circolare o retta in risposta ad azioni che agiscono principalmente in linea retta. Questo sviluppo permette di enfatizzare l’utilizzo della forza centrifuga e/o di quella centripeta attorno alle nostre anche quando entriamo nel punto morto della tecnica del nostro avversario.
Inoltre, sul piano del combattimento posso dire che è utile anche rammentarsi che:
La posizione adottata nel dai-hara kizendo è una posizione naturale, corretta, in cui non siano presenti contrazione, tensione o rigidezza.
La posizione di base è una posizione che ricorda una piramide equilatera (quindi con alla base una forma triangolare equilatera o Sankaku tai) e viene chiamata Sankaku tai hanmi.
Le "entrate" effettuate nel dai-hara kizendo sono essenzialmente di 4 tipi:
Le prime due sono tipiche dell’aikido anche se gli atemi portati sono presi da varie arti marziali giapponesi, la terza è l’entrata tipica del kendo e del budo armato in generale, l’ultima nasce da una sintesi di tecniche di autodifesa e del Wing Tsun.
Gli spostamenti sono ovviamente legati al tipo di attacco e al tipo di entrata che si deve compiere ma i più utilizzati sono i seguenti, utilizzando il nome che hanno nell’arte marziale di provenienza:
Le distanze che si possono identificare in uno scontro sono essenzialmente 4:
Tutte e 4 queste distanze devono essere studiate attentamente e si deve essere in gradi di passare dall’una all’altra senza avere difficoltà o cali di rendimento o sicurezza.
Sicuramente la distanza alla quale più frequente si fa lavora nel kizendo è la terza, ovvero la distanza del controllo e delle prese. A questa distanza si è al riparo dai calci e dai pugni dell’avversario, e quindi possiamo utilizzare tutte le nostre armi migliori, avendo sempre sotto controllo quelle dell’avversario.
Certamente è fondamentale imparare a sviluppare e a mantenere la sensibilità necessaria a lavorare a questa distanza, il che richiede di ricondizionare l’istinto che farebbe chiudere gli occhi e cercare di allontanarsi piuttosto che cercare di riempire i varchi come farebbe l’acqua di un torrente in piena attorno ad un ostacolo, per quanto grande esso sia.
Quindi, di fronte ad avversari o compagno che non conosciamo dobbiamo cercare di porci ad una distanza che non consenta loro di trovare spazio per tirare tecniche: la distanza di un avambraccio, mano esclusa.
Dobbiamo lavorare sulla sensibilità che è il presupposto fondamentale per essere efficaci a questa distanza e per poter far entrare le nostre tecniche. Più siamo vicini e "incollati" all’avversario nel momento del contatto, più facilmente il nostro ki avrà il sopravvento sul suo.
Le tecniche di controllo e proiezione sono quelle usate nell’aikido, e non verranno qui riportate per brevità.
Le tecniche di pugno sono quelle del karate, del pugilato e del Wing Tsun.
Le tecniche di calcio, e le tecniche di ginocchio e di gomito sono state sintetizzate dal Muai Thai, dal karate, dallo Shorinji kenpo e dal kick boxing.
Le leve articolari della lotta a terra e gli strangolamenti sono una sintesi del Jujitsu e di tecniche di difesa personale.
Il combattimento corpo a corpo sia armato che disarmato è una sintesi delle tecniche di autodifesa (close combat) e del Wing Tsun.
La divisa per lo studio della parte tecnica è il gi da judo o da karate. Gli appartenenti allo judanka possono indossare l’hakama oltre alla cintura nera.
Per la pratica del combattimento la divisa è composta da pantaloni neri e maglietta bianca per gli allievi, pantaloni neri e maglietta rossa per gli istruttori e pantaloni neri e maglietta nera per i maestri.
Le armi utilizzate durante la pratica sono:
I gradi sono quelli delle arti marziali giapponesi: 10 Kyu e 10 Dan. I tempi per il conseguimento delle cinture sono:
Per gli altri Dan si deve aspettare un numero di anni corrispondente al grado di Dan da conseguire.
L’esame consiste in una serie di esercizi in coppia con un compagno di grado pari o superiore per dimostrare la capacità di eseguire le tecniche bilateralmente e con le 4 entrate.
L’esame prevede anche l’esecuzione di un kata con un’arma a scelta del candidato e un combattimento libero con uno o più compagni di grado pari o superiore, armati o no, a seconda del livello tecnico da conseguire.
L’esame è svolto e giudicato da una commissione tecnica in cui sia presente almeno 1 cintura nera con almeno 2 anni di insegnamento attivo nel curriculum.
I combattimenti sono di due tipi: armati e disarmati.
Il combattimento disarmato dura un massimo di tre minuti per gli atleti maggiorenni e un massimo di due minuti per quelli minorenni. Si può indossare il gi o la tuta nera da combattimento con le seguenti protezioni minime: caschetto, paradenti, guanti, conchiglia per gli uomini e paraseno per le donne, paratibie e parapiede. Altre protezioni possono essere indossate a piacimento.
Il regolamento prevede il contatto fisico non completo (non è consentito il knock out) su tutto il corpo, esclusi colpi diretti agli occhi e alla gola (inclusi gli strangolamenti) e tecniche oltre il limite fisiologico sui legamenti articolari.
Il combattimento si interrompe per: manifesta superiorità, blocco a terra, resa.
Durante l’incontro l’arbitro non interrompe lo scambio se non per sanzionare le scorrettezze. Il giudice di sedia tiene conto delle tecniche segnate dall’arbitro. I punti vengono assegnati per tecniche arrivate a segno chiaramente, senza difesa adeguata.
Il combattimento armato, che si svolge con le stesse protezioni più una protezione per la gola, per le braccia e per le spalle/torace, dura fino ad un contatto sul corpetto o alla testa di uno dei contendenti o fino alla resa. Sono proibite le tecniche sulle articolazioni.
La lezione dura tra una e due ore e comprende le seguenti fasi:
Almeno una lezione al mese è puramente teorica e comprende: