Ecco la lettera dell'avvocato di Vito La Cozza, pizzaiolo e poeta.
Milano, 21/10/2000

Con questa lettera che non esito un momento a definire straziante, il mio cliente, Vito La Cozza, di professione pizzaiolo, esprime chiaramente tutto il suo dolore e il suo sconcerto.
Lei, signora Assuntina, ha tradito il mio cliente, lo ha ammaliato con le sue forme provocanti e i suoi atteggiamenti dimessi e umili, tipici delle donne di un tempo, di donne cui lei falsamente si è rifatta. Anche la cuffietta, simbolo, TALISMANO, dei vostri più intimi e focosi incontri erotici, è stata da lei utilizzata per ferire il mio cliente nella sua identità di uomo virile e villoso. Mai affronto fu più grave, mai perfidia fu più magistralmente messa in atto.
Ora che ha trovato un lavoro, che si è EMANCIPATA, lascia suo marito, non curante del dolore di un uomo che le ha dato tutto, perfino da lavare e da stirare le mutande dei suoi più cari amici. Gesti simili, atti di così manifesto rispetto, signora Assuntina, non possono essere dimenticati.
Al culmine della sua crudeltà lei accenna alla sua nuova relazione, colpevole relazione, con un uomo che la porta a mangiare in trattoria. Il mio cliente teneva alla sua linea, voleva che le sue formine rimanessero sempre sinuose e accattivanti, come un bel maritozzo alla panna (parole del La Cozza), ecco perchè le concedeva di mangiare una sola volta al giorno gli avanzi del suo secondo piatto, il suo era un gesto di premura.
Detto questo, non possiamo accettare un trattamento simile, impugneremo la domanda di divorzio. SE BATTAGLIA DEVE ESSERE, BATTAGLIA SIA.
Non commento poi l'atteggiamento di suo fratello, quel Pasquale Lo Cascio che si finse amico del mio cliente solo, probabilmente, per mangiare gratuitamente le focaccine calde alla cipolla, pietanza nella cui preparazione il La Cozza eccelle.


dott. M.G.