Appunti di Psicologia

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L'insegnamento della psicologia nella Scuola per Infermieri Professionali

Dr. S. Manai - Dr.ssa L. Siracusano

Da una prima considerazione sulla natura specifica dell'insegnamento della psicologia nella scuola per infermieri professionali, appare evidente che, mentre le materie di tipo medico-biologico possono contare sull'esistenza di un correlato concreto attorno al quale sviluppare il proprio discorso (organi ed apparati per l'anatomia, sostanze e composti per la farmacologia, funzioni specifiche per la fisiologia, quadri clinici per la patologia ecc.), per la psicologia il correlato è dato non da organi o apparati bensì dai rapporti che l'individuo instaura nel contesto di vita. Infatti, intendendo per comportamento tutto ciò che l'uomo manifesta di sé nel corso della sua esistenza, appare ovvio che la psicologia più che avere un proprio "oggetto specifico di studio", tende a "collegare" oggetti, eventi e rapporti nel tentativo di dare un significato alla soggettività dell'esperienza.

La maggior parte degli insegnamenti nella scuola professionale per infermieri porta l'allievo a uno studio parcellizzato dell'organismo, base necessaria per poter apprendere le singole tecniche infermieristiche e per stabilire delle modalità operative che garantiscano la competenza professionale. D'altra parte una formazione psicologica dell'operatore sanitario non deve portare quest'ultimo a comportamenti standard nell'ambito del rapporto interpersonale derivati da norme rigide ma gli dovrebbe permettere di restituire all'uomo malato tutta la sua dimensione di persona restando lui stesso autentico.

L'osservazione dell'altro si differenzia rispetto ad altri metodi di studio e di ricerca in quanto l'influenza del ricercatore è inscindibile dal fenomeno osservato: il rapporto interpersonale è quindi contemporaneamente strumento e oggetto di ricerca. "Capire" l'altro significa anche vedere sé stessi con gli occhi dell'altro, riuscire a "cogliersi" nell'unicità del rapporto e quindi incontrare la "persona" che è con noi.

Che cosa distingue allora un qualsiasi rapporto interpersonale dal rapporto professionale tra infermiere e paziente? Un elemento importante che deve essere acquisito rispetto alla competenza nel rapporto deve essere il puntuale e costante riferimento al contesto in cui questo si verifica: il contesto determinerà quindi l'obiettivo del rapporto, che diventa da "generico interesse filantropico" effettivo scambio interpersonale nel quale il paziente collabora e l'operatore attivamente esercita la propria mansione. Questo si verifica solo se l'infermiere tiene sempre presente che l'altro è un individuo in stato di malattia e che nello specifico contesto in cui il rapporto si crea l'operatore svolge un ruolo ben determinato all'interno del quale individua di volta in volta i propri spazi di azione e i propri confini rispettando quelli dell'altro. Un atteggiamento professionale non può consistere nella simulazione di una pseudo-neutralità emotiva ma dovrebbe scaturire da una maturazione personale, da una conoscenza di sé, delle proprie emozioni, e dalla capacità di gestire i sentimenti che l'altro suscita.

A questo punto sembrano molto importanti due considerazioni aggiuntive sulla specificità del contributo che l'insegnamento della psicologia offre all'allievo. L'obiettivo della disciplina psicologica consiste nell'acquisizione di una competenza nel rapporto professionale di per sé diversa dall'acquisizione di una competenza tecnica specifica (es. manualità), competenza essenziale per lo svolgimento di un lavoro qualificato ma non sufficiente; infatti la qualità e l'efficacia della prestazione tecnica dipendono dalla natura specifica del rapporto interpersonale nel quale si attua.

Rispetto ad altri tipi di rapporti caratterizzati dall'erogazione di una prestazione professionale, la relazione infermiere - paziente, a nostro avviso presenta alcuni aspetti particolari che possiamo riassumere brevemente nei seguenti punti:

  1. La relazione non è volontaria, nel senso che il rapporto non si crea spontaneamente per libera scelta di entrambi i membri e raramente è esclusivo (più infermieri possono assistere alternandosi lo stesso paziente).
  2. Esiste nel rapporto una evidente differenza di potere che può portare a un atteggiamento di dipendenza o di simmetria, con le inevitabili conseguenze e conflitti che direttamente incidono sull'andamento della cura.
  3. In questa specifica situazione, pur non essendo il rapporto affettivamente privilegiato, l'infermiere invade lo spazio vitale del paziente (e non viceversa) sia fisicamente tramite il contatto corporeo che attraverso la ricerca di informazioni anche molto intime (aborti, malattie precedenti, sessualità, ecc.) e partecipa a momenti di vita che, in altri contesti, sono per principio estremamente privati (sofferenza, paura, gioia, dolore, morte).
  4. Nei contesti sanitari si evidenzia la prevalenza dell'uso della comunicazione non verbale. Questa presuppone la capacità di cogliere e decifrare il messaggio che il paziente invia e di mantenere una costante consapevolezza sul proprio modo di relazionarsi all'altro, anche e soprattutto al di là delle parole.
  5. Normalmente il rapporto che si crea tra infermiere e paziente ha un inizio e una fine ben determinate a prescindere dalla intensità dei vissuti sperimentati. Questo comporta il fatto di riuscire a elaborare, a volte anche in tempi brevissimi, contenuti spesso drammatici nei quali la figura dell'operatore sanitario ha un significato che oltrepassa la sua specificità tecnica. Naturalmente la valenza psicologica di questo incontro riguarda sia l'utente che l'infermiere professionale.
Da quanto detto fino a questo punto, risulta chiaro che anche per la disciplina psicologica esiste la necessità di un duplice livello di insegnamento. Se da un lato la conoscenza teorica dei processi psichici è un elemento essenziale nella formazione completa dell'infermiere, dall'altro soltanto una "pratica" del rapporto può iniziare quel processo di maturazione che, come abbiamo visto, è irrinunciabile per una professione così complessa. L'esistenza di attività di tirocinio nel curriculum formativo dell'allievo infermiere, attività che compaiono assai precocemente e che portano ragazzi molto giovani a confrontarsi con i temi fondamentali della vita e della morte, della salute e della malattia, della sofferenza e della guarigione, permette fin dalle prime fasi della formazione un processo di approfondimento delle proprie modalità relazionali sia personali che professionali. In altre parole, risulta chiara l'esigenza, in vista di una formazione completa dell'allievo, di un programma che accanto ai contenuti teorici della psicologia, dia spazio a momenti altrettanto importanti di discussione in gruppo sulle esperienze di tirocinio. La riflessione del gruppo sul rapporto effettivamente vissuto nel contesto sanitario offre la possibilità concreta di misurarsi personalmente e professionalmente con la complessità dell'intervento sanitario. Solo attraverso questo confronto reale con l'uomo malato è possibile, per ogni allievo, confermare la scelta per una professione complessa e difficile, ma che non è mai priva di significati a livello personale. 

Bibliografia:

Sirigatti S., Menoni E., Stefanile C., Aspetti psicologici della formazione infermieristica, NIS, Giunta regionale toscana, 1988.

Bonino S., Psicologia per la salute, Casa Editrice Ambrosiana, Milano 1988

Bonino S., Psicologia per la salute (Guida metodologica per il docente), Casa Editrice Ambrosiana, Milano 1988
 
 

Dr. Salvatore Manai (salvatore.manai@telcen.caen.it)