Cenni sul poeta: Andino
Escari visse a Pisa negli anni fra il 1980 e il 1995; oggi alcuni
critici ritengono che Andino Escari sia lo pseudonimo di un gruppo
di giovani intellettuali, tesi avvalorata dal fatto che i loro
nomi si ricolleghino abbastanza direttamente allo pseudonimo:
Andrea Sciortino, Juan Esposito, Marcello Carrozzino e Remo Ricchetti
forniscono infatti ciascuno una sillaba, o poco piu'.Si narra che il sommo avesse tratto ispirazione per questa
lirica nella mensa universitaria, nella quale vide all'improvviso
un seno che avanzava verso di lui; si chiarisce che dietro il
seno c'era la legittima proprietaria, ma il vate, stordito dalla
magnificienza zinnaria, noto' solo quello e alzatosi in piedi
comincio' a declamare i primi versi, applaudito dall'intera congrega.
In un secondo momento termino' la stesura della lirica,
organizzata in quartine, con schema di rime ABBA, e alternando
dodecasillabi ed endecasillabi nelle quartine dispari e pari.
Note:
1-4 Il poeta tesse le
lodi della mammella, definendola soda e generosa dispensatrice
di felicita' a colui il quale le si avvicina con l'intento di
trarne; ne' pero', aggiunge, va trascurato il capezzolo che quale
estremo avamposto si erge sulla sommita' quasi ad ammonire l'incauto
che volesse andare oltre...
5-8 Escari evidenzia la difficolta' dell'impresa,
facendo nel contempo notare che l'attrezzatura necessaria e' alla
portata di tutti; non bisogna scoraggiarsi ai primi tentativi
falliti, la ricompensa per l'ardito che riesce nell'intento e'
assai copiosa!
9-12 A questo punto il
poeta supera l'iniziale stordimento e decide che la sola vista
non puo' soddisfarlo, anche perche' essa comincia ad annebbiarsi:
e' tempo di compiere un salto di qualita'.
Resta pero' il dilemma che tanto sconvolse l'asino
di Buridano: da quale parte iniziare? L'asino pero' aveva il non
indifferente svantaggio di avere una sola bocca, laddove invece
Andino dispone di due mani, percui supera l'iniziale imbarazzo
gettandosi contemporaneamente a destra e a manca.
13-16 Ecco che ora tutte
le remore sono state abbandonate e, soddisfatte le esigenze digitali,
un certo languore comincia a farsi sentire; un ricordo di poppate
lontane, di un'infanzia felice, della menna materna, spinge Andino
a rinnovare quella memoria gettandosi senza indugio alla ciucciata.
Va sottolineata la raggiunta piena maturita' del
poeta, poiche' questa volta non si pone il problema del lato dal
quale cominciare.
17-20 Ma ben presto i
ricordi infantili lasciano il passo alle adulte esperienze, e
si arriva alla sublimazione della tetta che raggiunge l'apice
e proprio quando da altre parti si reclama la presenza del divino
fusto, egli al culmine della felicita' ribadisce la sua scelta
senza alcun pentimento!