Alla mammella
1
Ode alla mammella soda e generosa
lo cui capezzolo svetta in su la cima
ma della menna l'ansa cantero' prima
che la man sfiora e mai essa riposa.
5
Bianche le turgide e madide vette
che scalarle assai e' cosa ardita
piccozza non usa, vi bastan le dita
gran premio l'attende cui viola le tette;
9
guatarle non paga, desiarle comincio
la mira si fosca, scompar la favella
a qual pria m'avvinghio: a questa od a quella?
coraggio, mi dico, entrambe le strincio.
13
Poscia la presa, l'assaggio mi cruccia
placatomi il tatto la fam s'appropinqua
rimembro l'infanzia, insinuo la linqua
gaudioso m'abbocco: evviva! Si ciuccia!
17
L'augello clamante alfin vi si giace
trapassa festante l'angusta cunetta
la vulva reclama: ma qui ti s'aspetta!
ed ebbro ribatto: checche', qui mi piace!

( Andino Escari )

Cenni sul poeta: Andino Escari visse a Pisa negli anni fra il 1980 e il 1995; oggi alcuni critici ritengono che Andino Escari sia lo pseudonimo di un gruppo di giovani intellettuali, tesi avvalorata dal fatto che i loro nomi si ricolleghino abbastanza direttamente allo pseudonimo: Andrea Sciortino, Juan Esposito, Marcello Carrozzino e Remo Ricchetti forniscono infatti ciascuno una sillaba, o poco piu'.Si narra che il sommo avesse tratto ispirazione per questa lirica nella mensa universitaria, nella quale vide all'improvviso un seno che avanzava verso di lui; si chiarisce che dietro il seno c'era la legittima proprietaria, ma il vate, stordito dalla magnificienza zinnaria, noto' solo quello e alzatosi in piedi comincio' a declamare i primi versi, applaudito dall'intera congrega. In un secondo momento termino' la stesura della lirica, organizzata in quartine, con schema di rime ABBA, e alternando dodecasillabi ed endecasillabi nelle quartine dispari e pari.

Note:

1-4 Il poeta tesse le lodi della mammella, definendola soda e generosa dispensatrice di felicita' a colui il quale le si avvicina con l'intento di trarne; ne' pero', aggiunge, va trascurato il capezzolo che quale estremo avamposto si erge sulla sommita' quasi ad ammonire l'incauto che volesse andare oltre...

5-8 Escari evidenzia la difficolta' dell'impresa, facendo nel contempo notare che l'attrezzatura necessaria e' alla portata di tutti; non bisogna scoraggiarsi ai primi tentativi falliti, la ricompensa per l'ardito che riesce nell'intento e' assai copiosa!

9-12 A questo punto il poeta supera l'iniziale stordimento e decide che la sola vista non puo' soddisfarlo, anche perche' essa comincia ad annebbiarsi: e' tempo di compiere un salto di qualita'. Resta pero' il dilemma che tanto sconvolse l'asino di Buridano: da quale parte iniziare? L'asino pero' aveva il non indifferente svantaggio di avere una sola bocca, laddove invece Andino dispone di due mani, percui supera l'iniziale imbarazzo gettandosi contemporaneamente a destra e a manca.

13-16 Ecco che ora tutte le remore sono state abbandonate e, soddisfatte le esigenze digitali, un certo languore comincia a farsi sentire; un ricordo di poppate lontane, di un'infanzia felice, della menna materna, spinge Andino a rinnovare quella memoria gettandosi senza indugio alla ciucciata. Va sottolineata la raggiunta piena maturita' del poeta, poiche' questa volta non si pone il problema del lato dal quale cominciare.

17-20 Ma ben presto i ricordi infantili lasciano il passo alle adulte esperienze, e si arriva alla sublimazione della tetta che raggiunge l'apice e proprio quando da altre parti si reclama la presenza del divino fusto, egli al culmine della felicita' ribadisce la sua scelta senza alcun pentimento!