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GASTONE
NOVELLI
ACHILLE PERILLI
Spazia, Bologna, 1993
"Il Resto del Carlino"
24.3.1993
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Novelli
e Perilli. Un fare moderno tra parole e figure
I due artisti fondarono nel
'57 la rivista "L'esperienza moderna" poi scrissero libri, ormai rari,
sull'estetica contemporanea
Nel rileggere con approccio
storiografico un'esperienza artistica ormai datata, lontana dall'attualità,
e perciò comprensibile in un'ottica di lontananza, come frammento
dell'enorme archivio delle forme passate del pensiero e della creatività,
capita talvolta di imbattersi in fatti di assoluta freschezza e "novità".
E non nel tentativo mirato di riscoprire o rilanciare qualcosa di dimenticato,
ma nel rinnovarsi spontaneo dell'emozione di fronte a fatti precisi, noti
e significativi. E' probabilmente questo il grande mistero, e la qualità
non falsificabile dell'arte e della poesia, che gli anni lasciano intatte,
piene, semmai più forti, e non sminuite dal passare delle tendenze,
o dalle sfumare delle circostanze che le videro nascere. La mostra "Novelli
e Perilli - L'esperienza moderna" è l'occasione di questa riflessione.
Gastone Novelli e Achille
Perilli lavorarono insieme tra il 1957 e il 1959 ad una rivista, da loro
stessi fondata, intitolata appunto "L'esperienza moderna". Ebbe vita breve,
solo cinque numeri, ognuno dei quali dedicato ad un grande artista contemporaneo.
Lo stesso editore di quella rivista pubblicò nel 1958 due libri
con testi e litografie, uno di Novelli ("Scritto sul muro"), l'altro di
Perilli ("Time Capsule 6958"). Questi due libri, ormai rari, così
come alcuni numeri della rivista e opere di quegli stessi anni costituiscono
il nucleo della mostra.
Il libro di Novelli racconta
un alfabeto, ma, come lui stesso scrisse, "un alfabeto ancora da inventare",
un alfabeto "non indispensabile": ogni lettera è una tavola, un
lavoro litografico, ma anche un guizzo dell'estro, una provocazione, un
gioco ironico, tracciato con il solito vigore e gusto del trasgressivo
che contraddistinse questo artista, prematuramente scomparso nel 1968.
Il libro di Perilli è
invece ideato come una personalissima capsula del tempo, come lui dice,
"quanto vorrei lasciare al 6958". In quell'anno ci si dovrà ricordare
di un pugno di artisti e di poeti dei quali molti nati nella costellazione
dei dadaisti e dei surrealisti, della follia e dell'inconscio, dei nostri
miti, come il cinema, la donna, la semantica, la psicanalisi, l'erotismo.
A suggello di questa capsula
idealmente lanciata nel tempo così perfettamente surreale, Perilli
pone il suo omaggio alla libertà. Parole e immagini che, da quell'ormai
lontano 1958, palpitano ancora oggi di passione.
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