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LEA
COLLIVA
Accademia Cattani, Bologna
1993
Il Resto del Carlino, 20.1.1993 |
Una
voce ritrovata dopo anni di silenzio.
Rassegna ricorda la figura
di Lea Colliva
Lea Colliva scelse il silenzio.
Nata nel 1901, dipinse fin da giovanetta, e poi per tutta la vita, rimanendo
appartata, schiva, arroccata tra le pareti del suo studio a pensare e lavorare;
insegnò, è vero, all'Accademia di Belle Arti di Bologna,
e i suoi quadri viaggiarono fino alle quadriennali romane degli Anni Trenta,
poi alle Biennali di Venezia e si ricordano anche mostre a Varsavia, Parigi,
Londra, New York… Tuttavia, lei, unica donna - pittrice del gruppo di artisti
bolognesi che si incontravano al Caffè San Pietro, non potè
che restare costantemente nell'ombra di Nino Bertocchi, grande amico fin
dall'adolescenza e più tardi marito della sorella, Renata, a condividere
serenità e idealismi di una vita voluta così da entrambi,
più di rinunce, di solitudine che di glorie e fortuna, fino al 1975,
anno in cui Lea si spense.
Ora, recuperare il tempo
perduto alla notorietà, diremo ormai alla storia, è difficilissimo,
arduo, forse impossibile. Il silenzio resta pur sempre silenzio, e il non
detto resta territorio segreto che solo a costo di grande esegesi, e studio
e amore può essere riscoperto, può ritrovare una voce, dopo
tanto tempo… "per rompere un silenzio". E non giovano certo le dispute
familiari, le questioni in materia di eredità e testamenti, ora
che i protagonisti, Nino, Lea, e Renata instancabile fino all'ultimo a
prodigarsi per la memoria dei suoi "due artisti", sono usciti di scena.
Gioverebbe un accurato lavoro
di catalogazione di tutti i materiali lasciati quale solo l'Archivio Bertocchi
- Colliva può fare, e la presentazzione al pubblico nella sua completezza
delle opere di entrambi. Per il momento bisogna accogliere come una lodevole
testimonianza e come primo passo per un riconoscimento più ampio
della qualità e della lezione umana delle opere di Lea Colliva la
mostra a lei dedicata e ospitata negli spazi dell'Accademia Cattani: una
mostra anomala, e dunque coraggiosa, poiché i quadri esposti, bloccati
da un provvedimento di sequestro per le controversie non ancora sedate
di cui si diceva, rivestono qui una sorta di ruolo dimostrativo, magari
un monito, perché una tale ricchezza umana ed estetica abbia un
futuro finalmente giusto e salvaguardato.
Iniziativa esemplare, in
questo senso, vero e proprio omaggio a una pittrice che qui riscopriamo,
davvero grande disegnatrice, colorista raffinata e irrequieta, instancabile
nel progredire sempre più libero, e mai completamente dissolto,
delle forme. Originale anche l'allestimento, volutamente incurante delle
successioni cronologiche e piuttosto rivolto al confronto tra i vari periodi,
contraddistinti da uno stile anche molto diverso, con cui la Colliva interpretò
i temi amati e familiari, i volti su cui si legge il passare degli anni,
i luoghi, le cose.
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