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TANO
FESTA
Severiarte, Bologna
1988
"Il Resto del Carlino"
7.5.88 |
Gli
ultimi cieli
Tano Festa, pittore delle
"Finestre" che non si aprono, delle "Porte" attraverso cui non si passa,
dei tasti di "Pianoforte" che non suonano, degli specchi che non riflettono.
Tano Festa saccheggiatore della storia dell'arte, con le scomposizioni
in sequenze di opere di Michelangelo, Botticelli, Ingres. Molto si conosce
ormai di questo artista, tranne forse le ultime cose dipinte, dove la memoria
delle proprie radici viene toccata da una deformazione di tipo espressionista.
Festa è stato un
pittore "popular", pop come può esserlo un romano con tanta arte
da sempre dentro gli occhi, respirata girovagando tra la Cappella Sistina
e l'obelisco di Piazza del Popolo.
A Tano Festa, a pochi mesi
dalla sua improvvisa e prematura scomparsa avvenuta nel gennaio scorso,
la galleria Severiarte dedica una esposizione di opere significative. Dopo
le rassegne incentrate su Mario Schifano, che di Festa fu amico e compagno
d'avventura negli ormai storici anni sessanta ( e con loro ricordiamo Franco
Angeli, Giosetta Fioroni, Mimmo Rotella, Cesare Tacchi…) la Severiarte
approfondisce con questa mostra il suo impegno culturale. Ricordiamo che
la prima e unica personale di Festa a Bologna risale al 1969, quando espose
alla galleria Nanni; poi un lungo silenzio. Festa è stato un pittore
a tratti dimenticati, forse per una personale scelta di rinuncia, per la
volontà di rimettere sempre in gioco se stesso, il suo essere artista,
per restare fedele alla propria autonomia, senza scendere a compromessi
con le mode.
E' nell'affascinante meccanismo
del fare arte che troveremo il filo conduttore mai interrotto della ricerca
di Festa.
Dada, informale, astrazione
geometrica sono stati punti di partenza, orizzonti alle spalle di una approfondita
meditazione e sperimentazione sulla duttilità del linguaggio artistico,
all'interno di una condizione culturale carica di passato e di storia.
L'arte è innanzitutto schermo con cui giocare, su cui proiettare
e catturare frammenti di memoria, è la finestra inutile ma costruita
come se potesse un giorno aprirsi su un cielo. I cieli di Festa sono spazi
con nuvolette infantili, irrespirabili nella loro improbabile purezza. |