Daniela Bellotti "Scritti sull'Arte"                                                                                                 Gli artisti
TANO FESTA

Severiarte, Bologna
1988

"Il Resto del Carlino"
7.5.88

Gli ultimi cieli

Tano Festa, pittore delle "Finestre" che non si aprono, delle "Porte" attraverso cui non si passa, dei tasti di "Pianoforte" che non suonano, degli specchi che non riflettono. Tano Festa saccheggiatore della storia dell'arte, con le scomposizioni in sequenze di opere di Michelangelo, Botticelli, Ingres. Molto si conosce ormai di questo artista, tranne forse le ultime cose dipinte, dove la memoria delle proprie radici viene toccata da una deformazione di tipo espressionista.
Festa è stato un pittore "popular", pop come può esserlo un romano con tanta arte da sempre dentro gli occhi, respirata girovagando tra la Cappella Sistina e l'obelisco di Piazza del Popolo.
A Tano Festa, a pochi mesi dalla sua improvvisa e prematura scomparsa avvenuta nel gennaio scorso, la galleria Severiarte dedica una esposizione di opere significative. Dopo le rassegne incentrate su Mario Schifano, che di Festa fu amico e compagno d'avventura negli ormai storici anni sessanta ( e con loro ricordiamo Franco Angeli, Giosetta Fioroni, Mimmo Rotella, Cesare Tacchi…) la Severiarte approfondisce con questa mostra il suo impegno culturale. Ricordiamo che la prima e unica personale di Festa a Bologna risale al 1969, quando espose alla galleria Nanni; poi un lungo silenzio. Festa è stato un pittore a tratti dimenticati, forse per una personale scelta di rinuncia, per la volontà di rimettere sempre in gioco se stesso, il suo essere artista, per restare fedele alla propria autonomia, senza scendere a compromessi con le mode.
E' nell'affascinante meccanismo del fare arte che troveremo il filo conduttore mai interrotto della ricerca di Festa.
Dada, informale, astrazione geometrica sono stati punti di partenza, orizzonti alle spalle di una approfondita meditazione e sperimentazione sulla duttilità del linguaggio artistico, all'interno di una condizione culturale carica di passato e di storia. L'arte è innanzitutto schermo con cui giocare, su cui proiettare e catturare frammenti di memoria, è la finestra inutile ma costruita come se potesse un giorno aprirsi su un cielo. I cieli di Festa sono spazi con nuvolette infantili, irrespirabili nella loro improbabile purezza.

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