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GUERRA E TERRORE

La guerra angloamericana (a cui anche il Parlamento Italiano ha offerto il proprio simbolico contributo con il voto contrario dei Comunisti Italiani) contro l'Afganistan è sempre più sull'orlo di estendersi ad altre nazioni senza risolvere, in vero, la questione del terrorismo e, soprattutto, debellare il retroterra economico e culturale del terrorismo stesso. Infatti, solo la rimozione degli ingenti interessi criminali e una profonda svolta culturale possono garantire la sconfitta dei terroristi.

I tragici attentati dello scorso 11 settembre non sono la folla azione di un movimento di fanatici estremisti. La rete organizzata di Bin Laden è l'espressione di interessi economici e politici pienamente integrati nell'economia capitalistica occidentale. Del resto le milizie dei talebani come è ormai a tutti noto sono state create e sostenute dagli USA e dai regimi più strettamente alleati a loro per prendere il pieno controllo dell'Afganistan dopo la sconfitta, anch'essa realizzata con il contributo fondamentale degli Stati Uniti, dell'esercito sovietico. L'ideologia religiosa, politica ed economica di Bin Laden trova il suo fondamento nella cultura wahhabita, cultura che esprime una parte consistente delle élite dirigenti dei Paesi arabi, definiti moderati, che sono alleati degli Stati Uniti d'America. Il mondo economico occidentale è in affari con gli esponenti di queste famiglie. Nel passato, del resto, il leader libico Gheddafi possedeva una considerevole quota del capitale azionario della FIAT mentre egli era ufficialmente additato come un nemico dell'occidente e la città di Tripoli bombardata dall'aviazione americana.

La scelta quindi di bombardare l'Afganistan se può esser compresa come reazione di vendetta e, in parte, di legittima difesa non risolve la questione di fondo fondamentale della contiguità dell'economia ufficiale con quella criminale e sommersa. La politica bellica statunitense non risolvere le cause reali del terrorismo né sminuirà l'esercito dei disperati da cui arruolare attentatori suicidi. L'obiettivo di questa guerra è il ripristino del controllo statunitense della regione al fine, legittimo ed utile, di ripristinare condizioni di sicurezza accettabili, ed al fine, in opposizione a quello precedente, di mantenere il dominio del sistema economico americano sull'economia mondiale.

Inammissibili sono i toni da crociata antiaraba di una parte della destra italiana e la questione della superiorità della cultura occidentale così come espresso dallo stesso presidente del Consiglio Berlusconi. Leggere criticamente le conseguenze della guerra e dell'economia capitalistica non è né un esercizio di disfattismo né il passaggio alle posizioni del "nemico". Piuttosto denunciare l'insufficienza e l'assurdità della politica estera statunitense e la cieca adesione dell'Europa alla stessa è un dovere per scongiurare il ripetersi di attentati come quelli del 11 settembre e sconfiggere davvero il terrorismo. Del resto i frutti di quella politica sono sotto gli occhi di tutti.

QUALI RISORSE PER I COMUNI?

La finanziaria presentata dal Governo Berlusconi alle Camere propone un consistente taglio delle risorse per i Comuni. Si tratta di una scelta scellerata in contrasto con il progressivo trasferimento di competenze ai Comuni stessi le cui conseguenze ricadranno sui cittadini. Inoltre la finanziaria vincola oltremodo la possibilità dei Comuni di reperire autonomamente le risorse, imponendo anche a quelli che come il nostro hanno bilanci sani il contenimento dello spese. A lungo andare la conseguenza di queste scelte non potrà che essere una massiccia privatizzazione dei servizi pubblici e delle funzioni dei comuni stessi. Privatizzazione che porterà con sé un incremento dei costi per i cittadini e, spesso, un peggioramento della qualità dei servizi. Di questo temiamo però di doverne riparlare con il prossimo bilancio del Comune.

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