IL DESTINO VUOLE COSI’ 1° PARTE
Fanfic ideata,
scritta e curata da Sara
Santoni
©2000 by Sara Santoni. All rights
reserved.
Nel cielo americano spuntò ad un tratto un aereo giallo, piccolino è vero, ma pur sempre in grado di volare. Si chiama Sarah. Eh sì avete già capito di chi parlo, immagino.

Un sabato mattina senza lavoro il nostro capitano ha deciso di portare la sua fidanzata a fare un picnic in montagna. Diciamoci la verità: come era romantico! E come era affascinante! Indossava una camicia azzurra che gli faceva risaltare i suoi bei pettorali e un paio di pantaloni grigi che avrebbero di sicuro fattogli occupare un posto nei sogni delle signore che lo avrebbero visto in giro. Ma ormai il cuore era già stato rubato e chiuso segretamente in una cassaforte. La “guardiana” di questa immaginaria cassaforte era, guarda caso, il nostro colonnello.
Adesso voi vi chiedete: ma come, quei due ce l’hanno fatta? Dopo tanto tempo hanno capito che devono stare insieme? La risposta è ovvia: sì. Esatto ce l’hanno fatta, precisiamo Mac ce l’ha fatta. Ha dovuto sudare sette camicie per fare capire al capitano il suo amore, ma come si suol dire: il gioco vale la candela.
Nonostante i due stiano insieme ormai da due mesi, Harm si è ben guardato dal pronunciare la parola matrimonio. Nonché non gli piacesse diventare suo marito ma aveva una fobia tremenda di compiere quel “lunare” passo che credeva che sarebbe morto scapolo. Da parte mia sono convinta che prima o poi capirà che la vita senza di lei è una vita senza senso, spero solo che non lo capisca in ritardo.
Ma
ritorniamo a loro. Come ho già detto stanno sorvolando gli Stati Uniti
d’America o meglio il Texas. Lì avrebbero trascorso un fine settimana
romantico alloggiando da un caro amico di Harm.
<<Hey,
tesoro come va?>> chiese Harm vedendo che Sarah stava da un po’
guardando in basso con la speranza di vedere la pista di atterraggio.
<<Non
per mettere in discussione la tua bravura, ma perché questo diavolo di aereo va
su e giù?>> rispose un po’ apprensiva e un po’ offesa vedendo il
sorriso sulle labbra del suo amato.
<<Non
ti preoccupare, è normale quassù. Fra poco arriveremo e dopo potrai rilassarti
su un comodo letto. L’ho fatto preparare apposta da Carl per te, anche se io
ancora non l’ho visto, ma fido della sua parola.>>
<<Ti
fidi troppo delle persone, mi amor, non è sempre oro quel che luccica>>
<<Concordo,
però permettimi di dirti che tu invece sei un bellissimo diamante che mi ha
accecato dal primo giorno che ti ho vista. Fortunatamente mi hai permesso un bel
giorno di vedere il bello che c’è in te, e adesso siamo qui. Non credi che
sia il destino a volere così? Io un po’ ci ho pensato>>
<<Beh
se è veramente destino non capisco perché ti ha fatto aspettare sei anni.
Ormai mi stavano venendo i capelli bianchi!>> Mac sorrise alla sua ultima
affermazione, ringraziando il destino di avergli regalato la cosa più preziosa,
l’amore di Harmonn Rabb.
Mentre
entrambi stavano chiacchierando del più e del meno tutto ad un tratto si spense
un motore e l’altro perse gradualmente potenza. Harm tentò in tutti i modi di
riuscire a recuperarne almeno uno, ma non ottenne grandi risultati. Optò allora
per un urgentissimo atterraggio di emergenza, consapevole che le probabilità di
non farcela erano superiori a quelle di sopravvivenza. L’aereo iniziò ad
alzarsi e ad abbassarsi, si spostava prima da un lato dell’ala destra poi su
quella sinistra, poi ritornava su e immediatamente scendeva giù in picchiata.
La terra si stava avvicinando, le case erano abbastanza lontane, almeno questo
non avrebbe provocato la morte di persone innocenti, pensò Mac. Al contrario
Harm cercava con qualsiasi mezzo di salvare entrambi ma quando la terra si trovò
ad un paio di metri chiuse gli occhi e iniziò a pregare.
Dopo
il gran botto ritornò nella valle il silenzio. Nessuno si era accorto di
niente, o almeno così sembrava in apparenza. Dopo essersi ripreso dallo choc,
credendo che fossero passati giorni dall’incidente invece che un paio d’ore,
iniziò a rendersi conto di quello che era successo. L’aereo era distrutto, si
era diviso a metà proprio nella zona dove era stata seduta Mac. Accortosi di ciò,
iniziò a cercarla, si alzò in piedi tenendosi la testa fra le mani per la
grande emicrania, e con passi forzati fece un primo giro dell’aereo. Non
c’era. No, non è possibile, pensò subito Harm.
<<Mac.
Mac, dove sei?>> iniziò ad urlare il suo nome tra i singhiozzi. Poi
continuò sempre più forte, fino a sbraitare come un animale. Perlustrò una
zona abbastanza ampia, ma di Sarah non vi era più nessuna traccia. Cercò di
vedere se per caso era rimasta impigliata in qualche albero, ma lì gli alberi
erano contati, quattro in quattro mila metri quadri. Provò allora a vedere se
qualche pezzo di aereo era caduto da qualche parte ma sembrava che fossero tutti
lì. Dopo un’ora passata alla ricerca, prese il sopravvento la disperazione.
Non sapeva dov’era e inoltre non aveva portato dietro neanche il suo
cercapersone.
<<Sarah,
oh mio Dio, dove sei? Non mi lasciare da solo, ritorna da me>> disse
gridando queste ultime tre parole. A quel punto svenne.
Quando
si risvegliò si rese conto di non essere più nella valle ma si trovava in una
baracca.
<<Cosa
ci faccio qui?>> chiese all’uomo che gli stava porgendo un bicchiere
d’acqua.
<<Non
ricorda quello che è accaduto? E’ caduto con l’aereo, l’ho trovato
svenuto proprio lì vicino.>> gli rispose un tipo anziano con la barba
lunga e con la metà dei denti in bocca.
<<Oh
sì, certo siamo caduti con… Sarah! Devo andare, non ha per caso visto una
donna intorno all’aereo?>> domandò mentre si stava alzando dal letto in
cui era stato risposto.
<<No,
non ho visto nessuno, credevo che fosse l’unico. Era con lei?>>
<<Si,
dopo l’impatto non l’ho più vista. Ho guardato dappertutto, perfino sopra
gli alberi, ma niente. Ti prego Signore, aiutami a trovarla.>> disse
mettendosi di fronte alla finestra e osservando quel cielo che quella mattina
gli aveva consigliato di andare fuori in aereo.
<<Non
so se il Signore ti aiuterà ma io lo farò di certo. Andiamo.>>
Si
incamminarono a passo veloce verso la zona dell’incidente. Harm stava già
pensando a tutte le possibili zone dove poteva essere caduta. Ma solo più tardi
scoprirà che nessuna di quelle saranno esatte.
Ma
allora dov’è Mac? E’ volata via? E’ davvero rimasta impigliata fra
qualche albero? E’ stata per caso rapita? Quest’ultima soluzione sembra la
più probabile, ma allora chi l’ha rapita? L’uomo di nome Hans spiegherà
poi che lì non ci vive nessuno, lui è l’unico che avuto il coraggio di
abitare in una zona abbandonata dalla maggior parte della gente.
L’importante
era non farsi prendere dal panico, lui sapeva che l’avrebbe trovata prima o
poi. Il destino, era sicuro, aveva scelto un futuro radioso per loro due e non
era il caso di rovinarlo per una dannoso incidente. Ma quando ritornarono
all’aereo si accorsero, con grande stupore, che era sparito anche quello.
FINE
1° PARTE