Fanfic
ideata, scritta e curata da Sara Santoni
©2000 by Sara Santoni. All rights reserved.
<<Ma come… non può essere vero! Ti prego dimmi che è uno scherzo perché io non mi sto divertendo per niente.>> chiese Harm a questo punto spaventato.
<<Io
non ci capisco niente. Il posto è questo, ne sono sicuro, ma non c’è traccia
del tuo aereo. E’ impossibile.>>
<<Non
ha per caso un telefono? Chiamiamo la polizia, i vigili del fuoco,
l’esercito… voglio tutti qui. Dobbiamo trovarla, a costo di metterci tutta
la vita. Mac, stai sicura che ti troverò, dovunque tu sia.>> Almeno che
non sia morta, ma a questo lui non ci voleva neanche pensare.
<<Mi
dispiace, niente telefono.>>
<<E
come fa? Voglio dire, se ha bisogno di aiuto come riesce a cavarsela?>>
<<Me
la cavo>> fu l’unica risposta che gli diede.
Harm
non fece caso al suo misterioso “amico”, adesso doveva fare in modo di
trovare Mac.
<<Sa
almeno dove ci troviamo?>> insistette il capitano.
<<In
un paesino sperduto, Chaseplane.>>
<<E
il primo paese abitato quanto dista da qui?>>
<<Due
giorni a cavallo>>
<<E
non ha una macchina?>>
<<No>>
Ma
guarda chi mi doveva capitare, pensò tra sé Harm, adesso cosa faccio?
Si
dice che la speranza è l’ultima a morire ma fatemi un esempio di quando
questo si è verificato.
Intanto
vogliamo andare a vedere dov’è Mac? Secondo me non se la sta passando tanto
bene ma sarà vero che è stata rapita?
<<Che
cosa ci faccio qui?>> chiese Mac quando si svegliò dal potente sedativo
che gli avevano dato.
<<La
nostra donzella si è svegliata. Allora, dolcezza mia, che ne dici di
raccontarci cosa ci facevi qui dentro.>> chiese uno dei due, di sicuro il
più grande e il più alto.
<<Cosa?
Io… voi mi avete portato qua. Che cosa volete da me? Dov’è Harm? Lasciatemi
andare.>> urlò scalciando la donna.
<<Stai
calma, se vuoi che sia ancora buono con te. Adesso ti spiego come secondo me
sono andati i fatti. Tu sei una spia, ti sei fatta trovare sotto choc davanti
alla nostra porta sperando di poter entrare. Devo dire che hai ottenuto quello
che volevi, ed è solo perché eri subito svenuta. Non potevo lasciarti lì. Ma
adesso tocca a te. Ti hanno mandato loro?>>
<<Ma
loro chi? Che cosa state dicendo? Io stavo andando in aereo con il mio fidanzato
e poi tutto ad un tratto siamo caduti. Voi mi avete visto di sicuro per terra e
mi avete portato via.>>
<<Come
è narcisista! Crede che l’avremmo presa se l’avessimo vista. Ma per favore!
Te l’ho ripeto: cosa ci fai qui? Sto perdendo la pazienza.>> la sua
rabbia la si poteva intuire da quegli occhi di pietra e da quello sguardo
glaciale. Ero spaventoso e tremendamente brutto. Peggio di così!
<<Io
non sono venuta qui da sola. Ditemi dove avete messo Harm e poi ce ne andiamo.
Diremo che non vi abbiamo mai conosciuto>>
<<Si
come no. Credi di essere furba, eh? Non so dove cazzo sta questo Harm, ma se non
mi dici la verità fra poco ti faccio vedere dove andrai tu.>> gli disse
dandogli un sonoro schiaffo sul volto. A questo punto la ragazza si mise a
piangere disperatamente, e non si accorse che i due uomini si erano un po’
scostati per parlare.
<<Mick,
perché l’hai schiaffeggiata? Può essere che dica la verità.>> chiese
allora il giovane.
<<Che
cosa? La stai difendendo? Guarda che finiamo nei guai, se è una spia.>>
<<Ma
che motivo avrebbe di mandarci una donna? Non avrebbe fatto meglio mandare un
uomo?>>
<<E
se per caso è questo Harm la spia. Magari lei non sapeva niente ed è stata
mandata qui dall’uomo. Beh, è vero, può essere che dica la verità. Questo
quindi ci da il diritto di poterci divertire. Tanto sono sicuro che a questo
Harm non gliene freghi più di tanto.>> concluse Mick.
<<Mac,
sto arrivando, amore mio. Giuro che quando saremo salvi tutti e due ti sposerò.
Non posso vivere senza di te. Mac, non morire, ricordati che qui ci sono sempre
io.>> disse ad alta voce Harm.
<<Non
per essere melodrammatico, ma che diavolo stai dicendo? Scusami se queste cose
non le capisco, ma ho conosciuto una sola donna nelle mia vita, mia madre. Ma è
morta quarant’anni fa e quindi non so neanche più come è fatto il suo
genere.>>
<<Davvero?
Non sai cosa ti perdi! Anche se non sono il primo a dirti queste cose, non hai
mai pensato di tornare alla civiltà?>>
<<Il
mio non sarebbe un ritorno, perché non ci sono mai stato>> e con questo i
nostri due eroi si stavano avventurando a sud della valle. Nelle due ore di
cammino, non avevano visto che qualche albero sparso qua e la e un fiumicello
piccolo piccolo. Poi nient’altro.
La
ricerca si stava preannunciando faticosa e interminabile quando ad un tratto
videro che da una roccia spuntava del fumo e della luce.
<<Che
facciamo entriamo?>> chiese l’uomo.
<<E
me lo chiedi? Sarah può essere là dentro e io devo andare a salvarla. Forza
entriamo.>>
E
così tutti e due prima si affacciarono alla roccia poi coraggiosamente
entrarono per sbucare subito dall’altra parte della piccola collinetta.
Nascondendosi dietro un cespuglio videro una casa poco più in là.
Improvvisamente sentirono un urlo, e Harm sapendo che era di sicuro Mac si alzò
di scatto per andare da lei. Ma ancora di scatto si fermò. Qualcuno l’aveva
fermato. Ma chi?
Si
girò. Non c’era nessuno. Allora stupito si guardò intorno alla ricerca
dell’uomo che lo aveva salvato ma non c’era neanche lui.
Mi
sono stufato, questa storia non mi piace più, si disse Harm, riaccucciandosi
dietro al cespuglio.
Decise
di avvicinarsi piano piano. Riuscì ad arrivare alla finestra, quindi sbirciò
dentro. Quello che vide non gli piacque molto. C’era Mac che urlava e si
sbracciava per allontanarsi dall’uomo che la stava violentando. Non ci vide più
dalla rabbia, infatti ormai aveva
preso il sopravvento.
Allora
decise di rischiare il tutto e per tutto sfondando la porta, ma prima di
riuscire a farlo fu buttato a terra da una calcio. Alzatosi, si girò e si trovò
di fronte un ragazzo vestito di nero che stava ridendo.
FINE SECONDA PARTE