DISASTRO AMBIENTALE IN VALPOLICELLA
Dopo 25 anni di scavi, il 29 Aprile 2000 scade la concessione mineraria di cui gode attualmente l'Industria Cementi Rossi, dislocata fra il Comune di Marano e quello di Fumane nella Valle dei Progni. L'azienda ha inoltrato una domanda di rinnovo della concessione. La Conferenza di Servizio (una commissione tecnico-politica rappresentativa degli enti preposti alla gestione del territorio) è chiamata il giorno 21 corrente mese ad esprimersi in merito. Noi riteniamo che per valutare tale richiesta è come minimo necessaria una verifica seria e approfondita di ciò che è avvenuto in questi 25 anni di sfruttamento della zona mineraria. Invece, nè da parte del cementificio, nè, ancor più strano, da parte degli organi istituzionali, si è eseguito tale accertamento. E' forse perchè questo controllo metterebbe a nudo una realtà a dir poco drammatica e ben precise responsabilità? La concessione a suo tempo erogata non prevedeva che alla fine di ogni scavo venisse operato il ripristino ambientale della zona sfruttata? Il 99% del territorio scavato invece, è rimasto a cielo aperto e con baratri pericolosi per i cittadini, per i residenti, e per i lavoratori stessi del cantiere. Tali pendenze inoltre, largamente al di fuori delle regole di sicurezza, richiederebbero (secondo l'azienda) altri scavi per ridurre i piani inclinati, facendo avvicinare le ruspe ai centri abitati tanto da comprometterne la stabilità e favorire frane potenzialmente catastrofiche (per la cronaca, nel giugno scorso proprio 100 metri a monte degli scavi, un enorme masso si è staccato dalla collina e ha distrutto la strada che conduce a Purano sfiorandone le case). Rimane poi tutta da giustificare la scelta di iniziare nuovi cantieri prima di completare lo scavo di quelli già aperti: è questa forse un'abile strategia per rimandare nel tempo tutti i lavori di ripristino? E poi perchè si chiede un'area di concessione mineraria vastissima (gran parte del versante est della suggestiva Valle dei Progni) quando le zone di scavo sono di fatto limitate e ben circoscritte? Se negli anni sessanta tale richiesta poteva essere giustificata dalla necessità di ricercare le zone più vantaggiose per lo scavo, ora non è più così, poichè tali aree sono state da tempo individuate e mappate. E' forse per agire indisturbati, tracciando strade in lungo e in largo e intaccando senza regole il territorio al di fuori di ogni possibile controllo? Nell'ambito di tale strategia la Cementi Rossi mira (e lo ha dichiarato ufficialmente), ad aggredire il promontorio naturale di Marezzane, una incantevole collina che si affaccia sulla valle di Fumane, inserita in un comprensorio irripetibile (Valle dei Progni, Parco delle Cascate di Molina, Val Sorda) ai confini del Parco Regionale della Lessinia, e comprendente antichi nuclei architettonici di enorme valore storico, fra cui alcune case coloniche del 700, un lavatoio originale con propria sorgente e un'antica giassara in pietra della capienza di circa 400 metri cubi. Nei progetti della summenzionata ditta tale patrimonio verrebbe cancellato per sempre dalla Valpolicella. Senza la collina di Marezzane il cementificio dichiara di non avere più interesse all'attuazione del progetto di scavo: ma questo è in stridente contrasto con l'affermazione secondo cui vi sarà minerale da estrarre per più di vent'anni a venire negli attuali cantieri aperti. E allora perchè sacrificare Marezzane quando i posti di lavoro e la produzione sono salvi per un'altra generazione? Affrontiamo, in sintesi, alcuni altri aspetti della vicenda:
1) I ripristini, già costosi e difficili da realizzare, sono di fatto impossibili con le tecniche di scavo adottate finora dalla Cementi Rossi. Sono indispensabili chiari e dettagliati piani di scavo e di ripristino (non grottesche e virtuali ricostruzioni al computer); reali e sistematici controlli (mai fatti); garanzie di risarcimento (fideiussioni, assicurazioni ecc.) nel caso in cui, per scelte gestionali o esigenze di mercato, la Cementi Rossi chiudesse anzitempo lasciandoci il territorio devastato.
2) Le emissioni di polveri e di gas solforosi e incombusti da parte dei macchinari e dei veicoli adibiti al trasporto del materiale sono altamente tossici e potenzialmente cancerogeni. Inoltre nell'ambito di una futura normativa europea, tali so stanze potrebbero rendere non commerciabile il pregiato prodotto vitivinicolo della zona. L'inquinamento acustico causato dall'escavazione e dalla lavorazione del minerale comporta documentati danni all'udito, al sistema nervoso e all'apparato ormonale dei lavoratori e dei residenti. Il dissesto idrogeologico e le modificazioni climatiche conseguenti alla scomparsa di una collina possono innescare eventi difficilmente prevedibili ma tristemente presenti nella storia della nostra nazione.
3) I Comuni di Marano e di Fumane, in un'ottica tragicamente miope e fatalisticamente rassegnata al destino dei popoli comperati con le perline di vetro, stanno svendendo i gioielli del nostro territorio in cambio di pochi spiccioli e di qualche quintale di cemento. Tradiscono così il loro compito fondamentale che consiste nella tutela dei diritti dei loro cittadini.
4) Il potenziale naturalistico (flora, fauna e ambiente) della valle del progni è già notevolmente compromesso.
FERMATE IL DISASTRO. Lanciamo dunque un appello agli enti preposti al controllo, alle valutazioni e al rilascio di un giudizio (Amministrazioni comunali di Marano Valpolicella e di Fumane, Provincia di Verona, Regione Veneto, Sovrintendenza ai beni Ambientali e Architettonici di Verona, Corpo delle Miniere di Padova, Camera di Commercio, Parco della Lessinia) affinchè non si perda l'occasione di salvare un patrimonio unico e inestimabile.
Il WWF sezione di Verona Gruppo della Valpolicella
Verona, 17 Settembre 1999