1.
2.
LA BELLA SIGNORA!
Seduto
all'ombra di un eucaliptus, Bruno cerca di concentrarsi, ma non fa in tempo a
mettere per iscritto qualche nota che i bambini ritornano alla carica: «Papà,
papà, non possiamo trovare la palla che si è persa, perché lì ci sono molti
spini e noi siamo scalzi e ci facciamo male...». «Ma non siete buoni a nulla!
Vado io», risponde papà un po' scocciato. Ma non prima di usare una misura precauzionale.
Infatti fa sedere il piccolo Gianfranco sopra il mucchietto dei vestiti e delle
scarpe che i bambini si erano tolte perché quel giorno faceva molto caldo. E
per farlo stare tranquillo gli mette tra le mani il giornalino perché
guardi le figure. Isola intanto, invece di aiutare papà a cercare la palla,
vuole andare sopra la grotta a raccogliere un po' di fiori per la mamma. «Va
bene, stai attenta però a Gianfranco che è piccolo e potrebbe farsi male, e
non farlo andare vicino alla grotta». «Va bene, ci penso io», lo rassicura
Isola. Papà Bruno prende Carlo con sé e i due scendono la scarpata, ma la
palla non si trova. Per assicurarsi che il piccolo Gianfranco sia sempre al suo
posto, il papà ogni tanto lo chiama e dopo aver ottenuto risposta, scende
sempre più giù nella scarpata. La cosa si ripete per tre o quattro volte. Ma
quando dopo averlo chiamato non ottiene risposta, preoccupato, Bruno risale di
corsa la scarpata con Carlo. Chiama ancora, con voce sempre più forte: «Gianfranco,
Gianfranco, dove sei?», ma il piccolo non risponde più e non si trova più nel
luogo dove lo aveva lasciato. Sempre più preoccupato, lo cerca fra i cespugli e
le rocce, finché l'occhio gli scappa in direzione di una grotta e vi scorge
il piccolo inginocchiato sul limitare. «Isola, scendi giù!», grida Bruno.
Intanto si avvicina alla grotta: il bambino non solo è inginocchiato ma tiene
anche le manine come in atteggiamento di preghiera e guarda verso l'interno,
tutto sorridente... Sembra bisbigliare qualche cosa... Si avvicina di più al
piccolo e ode distintamente queste parole: «Bella Signora!... Bella Signora!...
Bella Signora!...». «Ripeteva queste parole come una preghiera, un canto, una
lode», ricorda testualmente il padre. «Ma che dici, Gianfranco?», gli grida
Bruno, «che hai?... che vedi?...». Ma il bimbo, attratto da qualcosa di
strano, non risponde, non si scuote, rimane in quell'atteggiamento e con un
sorriso incantevole ripete sempre le medesime parole. Giunge Isola con un
mazzolino di fiori in mano: «Che vuoi, papà?». Bruno, tra lo stizzito, il
meravigliato e lo spaventato, pensa che sia un gioco di bambini, dato che
nessuno in casa aveva insegnato al piccolo a pregare, non essendo stato neppure
battezzato. Così domanda ad Isola: «Ma gli hai insegnato tu questo gioco della
"Bella Signora"?». «No, papà, io non lo conosco 'sto gioco, non
ci ho mai giocato con Gianfranco». «E come mai dice: "Bella
Signora"?». «Non lo so, papà: forse qualcuno è entrato dentro la grotta».
Così dicendo, Isola scosta i fiori di ginestra che pendevano sull'entrata,
guarda dentro, poi si gira: «Papà, non c e nessuno!», e fa per andarsene,
quando improvvisamente si ferma, i fiori le cadono dalle mani e anche lei si
mette in ginocchio con le mani giunte, accanto al fratellino. Guarda verso
l'interno della grotta e come lui mormora rapita: «Bella Signora!... Bella
Signora!...». Papà Bruno, stizzito e sconcertato più che mai, non riesce a
spiegarsi il curioso e strano modo di fare dei due, che in ginocchio, incantati,
guardano verso l'interno della grotta, ripetendo sempre le stesse parole.
Comincia a sospettare che lo stiano prendendo in giro. Allora chiama Carlo che
stava ancora cercando la palla: «Carlo, vieni qui. Che fanno Isola e
Gianfranco?... Ma che è questo gioco?... Vi eravate messi d'accordo?... Senti,
Carlo, è tardi, io devo prepararmi per il discorso di domani, vai pure tu a
giocare, basta che non entriate in quella grotta...». Carlo guarda attonito il
papà e gli grida: «Papà, io 'sto gioco non lo so fare!...», e fa per
andarsene anche lui, quando si ferma di scatto, si gira verso la grotta, unisce
le due mani e si inginocchia vicino ad Isola. Anche lui fissa un punto dentro la
grotta e, affascinato, ripete le stesse parole degli altri due... Il papà
allora non ne può più e grida: «E no, eh?... Questo è troppo, a me non mi
prendete in giro. Basta, alzatevi!». Ma non succede niente. Nessuno dei tre lo
ascolta, nessuno si alza. Allora si accosta a Carlo e: «Carlo, alzati!». Ma
quello non si muove e continua a ripetere: «Bella Signora!...». Allora, con
uno dei soliti scatti d'ira, Bruno prende il bambino per le spalle e cerca di
smuoverlo, di rimetterlo in piedi, ma non ci riesce. «Era come di piombo, come
se pesasse quintali». E qui la collera comincia a lasciare posto alla paura.
Ci riprova, ma con lo stesso risultato. Trepidante, si avvicina alla bambina: «Isola,
alzati, e non fare come Carlo!». Ma Isola non risponde neppure. Allora cerca di
smuoverla, ma nemmeno con lei ci riesce... Guarda con terrore i visi estatici
dei figli, i loro occhi spalancati e lucenti e fa l'ultimo tentativo con il più
piccolo, pensando: "Questo riesco ad alzarlo". Ma anche lui pesa come
marmo, «come colonna di pietra incastrata per terra», e non riesce a
sollevarlo. Allora esclama: «Ma che cosa succede qui?... Ci sono delle streghe
nella grotta oppure qualche diavolo?...». E il suo livore contro la Chiesa
cattolica lo porta subito a pensare che sia qualche prete: "Non sarà
qualche prete che è entrato dentro la grotta e con l'ipnotismo mi ipnotizza i
bambini?". E grida: «Chiunque tu sia, anche un prete, vieni fuori!».
Silenzio assoluto. Allora Bruno entra deciso nella grotta con l'intenzione di
prendere a pugni lo strano essere (da militare si era distinto anche come un
buon pugile): «Chi c'è qua?», grida. Ma la grotta è assolutamente vuota.
Esce e prova ancora ad alzare i bambini con lo stesso risultato di prima. Allora
il pover'uomo in preda al panico sale sull'altura per cercare aiuto: «Aiuto,
aiuto, venitemi ad aiutare!». Ma non vede nessuno e nessuno deve averlo udito.
Ritorna concitato dai bambini che, ancora inginocchiati con le mani giunte,
continuano a dire: « Bella Signora!... Bella Signora!...». Si avvicina e
cerca di smuoverli... Li chiama: «Carlo, Isola, Gianfranco!...», ma i bambini
rimangono immobili. E qui Bruno comincia a piangere: «Che cosa sarà?... che
cosa è successo qui?...». E pieno di paura alza gli occhi e le mani al
cielo, gridando: «Dio salvaci tu!». Appena proferito questo grido d'aiuto,
Bruno vede uscire da dentro la grotta due mani candidissime, trasparenti, che
si avvicinano lentamente verso di lui, gli sfiorano gli occhi, facendo cadere
da essi come delle squame, come un velo che lo accecava... Sente male... ma poi,
all'improvviso i suoi occhi sono invasi da una luce tale che per qualche
istante tutto scompare dinanzi a lui, figli, grotta... e si sente leggero,
etereo, quasi che il suo spirito fosse stato liberato dalla materia. Nasce
dentro di lui una grande gioia, un qualcosa di completamente nuovo. In quello
stato di rapimento non ode più nemmeno i bambini ripetere la solita
esclamazione. Quando Bruno riprende a vedere dopo quel momento di accecamento
luminoso, nota che la grotta si illumina fino a scomparire, ingoiata da quella
luce... Si staglia soltanto un blocco di tufo e sopra questo, scalza, la
figura di una donna avvolta da un alone di luce dorata, dai tratti di una
bellezza celestiale, intraducibile in termini umani. I suoi capelli sono neri,
uniti sul capo e appena sporgenti, tanto quanto lo consente il manto di color
verde-prato che dal capo le scende lungo i fianchi fino ai piedi. Sotto il
manto, una veste candidissima, luminosa, cinta da una fascia rosa che scende a
due lembi, alla sua destra. La statura sembra essere media, il colore del viso
leggermente bruno, l'età apparente sui venticinque anni. Nella mano destra
regge appoggiato al petto un libro non tanto voluminoso, di colore cinerino,
mentre la mano sinistra è appoggiata sul libro stesso. Il volto della Bella
Signora trasluce un'espressione di benignità materna, soffusa di serena
mestizia. «Il mio primo impulso fu quello di parlare, di alzare un grido, ma
sentendomi quasi immobilizzato nelle mie facoltà, la voce mi moriva in gola»,
confiderà il veggente. Nel frattempo in tutta la grotta si era diffuso un soavissimo
profumo floreale. E Bruno commenta: «Anch'io mi ritrovai accanto alle mie
creature, in ginocchio, con le mani giunte». Riecheggiando la veggente di
Lourdes, Bernadette Soubirous, anche lui un giorno si lascerà sfuggire questa
affermazione: «Chi ha avuto l'eccezionale gioia di posare gli occhi sopra una
così celestiale bellezza, non può fare altro che desiderare la morte per poter
godere dì tanta beatitudine in eterno...».
3.
«SONO LA VERGINE DELLA RIVELAZIONE»
A
un tratto la Bella Signora incomincia a parlare, dando inizio a una lunga
rivelazione. Si presenta immediatamente: «Sono colei che sono nella Trinità divina... Sono la
Vergine della Rivelazione... Tu mi perseguiti, ora basta! Entra nell'ovile
santo, corte celeste in terra. Il giuramento di Dio è e rimane immutabile: i
nove venerdì del Sacro Cuore che tu facesti, amorevolmente spinto dalla tua
fedele sposa, prima di iniziare la via dell'errore, ti hanno salvato!».
Bruno
ricorda che la voce della Bella Signora era «così melodiosa, sembrava una
musica che entrava dentro gli orecchi; la sua bellezza nemmeno si può spiegare,
la luce, smagliante, qualcosa di straordinario, come se il sole fosse entrato
dentro la grotta». La conversazione è lunga; dura un'ora e venti minuti circa.
Gli argomenti toccati dalla Madonna sono molteplici. Alcuni riguardano
direttamente e personalmente il veggente. Altri riguardano la Chiesa intera, con
un particolare riferimento ai sacerdoti. Poi c'è un messaggio da consegnare
personalmente al papa. A un certo punto la Madonna muove un braccio, il sinistro,
e punta l'indice verso il basso..., indicando qualcosa ai suoi piedi... Bruno
segue con l'occhio il gesto e vede per terra un drappo nero, una veste talare da
prete e accanto una croce spezzata. «Ecco»,
spiega la
Vergine, «questo
è
il segno che la Chiesa soffrirà, sarà perseguitata, spezzata; questo e il
segno che i miei figli si spoglieranno... Tu, sii forte nella fede!...».
La celeste
visione non nasconde al veggente che lo attendono giorni di persecuzione e di
prove dolorose, ma che lei lo avrebbe difeso con la sua materna protezione. Poi
Bruno viene invitato a pregare molto e a far pregare, recitare il rosario
quotidiano. E specifica in particolare tre intenzioni: la conversione dei
peccatori, degli increduli e per l'unità dei cristiani. E gli rivela il
valore delle Ave Maria ripetute nel rosario: «Le Ave Maria che voi
dite con fede e con amore sono tante frecce d'oro che raggiungono il Cuore di
Gesù».
Gli fa una
bellissima promessa: «Io convertirò i più ostinati con prodigi che
opererò con questa terra di peccato». E per quanto riguarda uno dei suoi celesti privilegi
che il veggente combatteva e che ancora non era stato definito solennemente
dal Magistero della Chiesa (lo sarà tre anni dopo: il messaggio personale al
papa riguardava forse questa proclamazione?...), la Vergine, con semplicità e
chiarezza, gli toglie ogni dubbio: «Il mio corpo non poteva marcire e
non marci. Mio Figlio e gli angeli mi vennero a prendere al momento del mio
trapasso». Con
queste parole Maria si presentava anche come Assunta in Cielo in anima e corpo.
Ma occorreva dare al veggente la certezza che quella esperienza che stava vivendo
e che tanto avrebbe inciso nella sua vita non era una allucinazione o un
incantesimo, e tanto meno un inganno di Satana. Per questo gli dice: «Desidero
darti una sicura prova della divina realtà che stai vivendo perché tu possa
escludere ogni altra motivazione del tuo incontro, compresa quella del nemico
infernale, come molti ti vorranno far credere. E questo è il segno: dovrai
andare per le chiese e per le vie. Per le chiese al primo sacerdote che
incontrerai e per le strade a ogni sacerdote che incontrerai, tu dirai:
Padre, devo parlarle!. Se costui ti risponderà: "Ave Maria,
figliolo, cosa vuoi, pregalo di
fermarsi, perché è quello da me scelto. A lui manifesterai ciò che il cuore
ti dirà e ubbidiscilo; ti indicherà infatti un altro sacerdote con queste
parole: «Quello fa per il caso tuo"». Continuando,
la Madonna lo esorta a essere «prudente, ché la scienza
rinnegherà
Dio»,
quindi gli detta un messaggio segreto da consegnare personalmente alla «Santità
del Padre, supremo pastore della cristianità», accompagnato però da un
altro sacerdote che gli dirà: «Bruno, io mi sento legato a te». «Poi la
Madonna», riferisce il veggente, «mi parla di ciò che sta avvenendo nel
mondo, di quello che succederà nell'avvenire, come va la Chiesa, come va la
fede e che gli uomini non crederanno più... Tante cose che si stanno avverando
adesso... Ma molte cose si dovranno avverare...». E la celeste Signora lo
conforta: «Alcuni
a cui tu narrerai questa visione non ti crederanno, ma non lasciarti deprimere».
Al termine
dell'incontro, la Madonna fa un inchino e dice a Bruno: «Sono colei che sono nella Trinità
divina. Sono la Vergine della Rivelazione. Ecco, prima di andare via io ti
dico queste parole: la Rivelazione è la Parola di Dio, questa Rivelazione parla
di me. Ecco perché ho dato questo titolo: Vergine della Rivelazione».
Poi fa
alcuni passi, si gira ed entra dentro la parete della grotta. Termina allora
quella grande luce e si vede la Vergine che si allontana lentamente. La
direzione presa, andando via, è verso la basilica di S. Pietro. Carlo è il
primo a riaversi e grida: «Papà, si vede ancora il manto verde, il vestito
verde!», ed entrando di corsa nella grotta: «Io la vado a prendere!». Si
trova invece a sbattere contro la roccia e comincia a piangere, perché ha
urtato le mani contro di essa. Poi tutti riprendono i sensi. Per qualche
attimo rimangono sbalorditi e silenziosi. «Povero papà», ha scritto tempo
dopo Isola nel suo quaderno di ricordi; «quando la Madonna se ne è andata, era
pallido e noi stavamo attorno a lui a chiedergli: "Ma chi era quella
Bella Signora? Che ha detto?". Egli ci ha risposto: "La Madonna! Dopo
vi dirò tutto"». Ancora sotto shock, Bruno molto saggiamente domanda
separatamente ai bambini, cominciando da Isola: «Tu, cosa hai visto?». La
risposta corrisponde esattamente a ciò che ha visto lui. La stessa cosa
risponde Carlo. Il più piccolo, Gianfranco, non conoscendo ancora il nome dei
colori, dice soltanto che la Signora aveva un libro in mano per fare i compiti
e... masticava la gomma americana... Da questa espressione, Bruno si rende conto
che lui solo aveva inteso ciò che la Madonna aveva detto, e che i bambini
avevano avvertito soltanto il movimento delle labbra. Allora dice loro: «Beh,
facciamo una cosa: puliamo dentro la grotta perché quello che abbiamo visto
è qualcosa di grande... Però non lo so. Adesso stiamo zitti e puliamo dentro
la grotta». È sempre lui che racconta: «Si prendono tutte quelle porcherie e
si gettano dentro i cespugli di spine... ed ecco che la palla, andata nella
scarpata verso la strada dove si ferma l'autobus 223, improvvisamente riappare
dove noi avevamo pulito, dove c'erano tutte quelle porcherie di peccato. La
palla è lì, per terra. Io la prendo, la metto sopra quel taccuino dove io
avevo scritto i primi appunti, ma non ero riuscito a terminare ogni cosa. «All'improvviso,
tutta quella terra che noi abbiamo pulito, tutta quella polvere che abbiamo
innalzato, profumava. Che profumo! Tutta la grotta... Toccavi le pareti:
profumo; toccavi per terra: profumo; ti allontanavi: profumo. Insomma, ogni
cosa lì profumava. Io mi asciugavo gli occhi dalle lacrime che mi scendevano e
i bambini contenti, gridavano: "Abbiamo visto la Bella Signora!"».
«Beh!... come già vi ho detto, stiamo zitti, per ora non diciamo nulla!»,
ricorda il papà ai bambini. Poi si siede su un masso fuori dalla grotta e mette
per iscritto frettolosamente quanto gli è accaduto, fissa le sue prime impressioni
a caldo, ma terminerà a casa il lavoro completo. Ai bambini che lo stanno
guardando dice: «Vedete, papà vi ha sempre detto che dentro quel tabernacolo
cattolico non c'era Gesù, che era una bugia, un'invenzione dei preti; adesso
vi faccio vedere dove sta. Andiamo giù!». Tutti si rimettono i vestiti tolti
per il caldo e per giocare e si dirigono verso l'abbazia dei padri trappisti.
Ma prima di lasciare la grotta, Bruno toglie di tasca il suo temperino e con
quello incide sulla parete esterna queste parole: «In questa grotta, il 12
aprile 1947, la Vergine della Rivelazione è apparsa al protestante Bruno
Cornacchiola e ai suoi figli».
4.
QUELLAVE MARIA DI ISOLA
Il
gruppetto scende dalla collina degli eucaliptus ed entra nella chiesa
dell'abbazia. Tutti si mettono in ginocchio al primo banco che trovano a
destra. Dopo un momento di silenzio, il papà spiega ai bambini: «La Bella Signora
della grotta ci ha detto che qui c'è Gesù. Io prima vi insegnavo di non
credere a ciò e vi proibivo di pregare. Gesù sta là dentro, in quella casina.
Ora vi dico: preghiamo! Adoriamo il Signore!». Interviene Isola: «Papà, già
che dici che questa è la verità, che preghiera facciamo?». «Figlia mia,
non saprei...». «Diciamo un 'Ave Maria», riprende la piccola. «Guarda
che io l'Ave Maria non me la ricordo». «Ma io sì, papà!». «Come tu?
E chi te l'ha insegnata?». «Quando mi mandavi a scuola e mi facevi il
biglietto perché lo consegnassi alla maestra e fossi così esentata dall'ora di
catechismo, ebbene, la prima volta gliel'ho dato, ma poi non lo feci più
perché mi vergognavo, così sono rimasta sempre e allora ho imparato l'Ave
Maria». «Ebbene, dilla tu..., piano piano, così pure noi ti veniamo
appresso». Allora la bambina inizia: Ave Maria, piena di grazia... E gli
altri tre: Ave, Maria, piena di grazia... E così fino all'Amen finale.
Dopo di che escono e rifanno il tragitto verso casa. «Mi raccomando, bambini,
quando arriviamo a casa, non dite nulla, stiamo zitti, perché prima devo
pensarci sopra, devo trovare una cosa che quella Signora, la Bella Signora mi ha
detto!», dice Bruno ai figli. «Va bene, papà, va bene», promettono. Ma,
scendendo i gradini (perché abitavano nell'interrato) i bambini cominciano
a gridare ai loro amici e amichette: «Abbiamo visto la Bella Signora, abbiamo
visto la Bella Signora!». Tutti si affacciano, anche la moglie. Bruno,
sorpreso, cerca di rimediare: «Su, entriamo dentro... su, su, non è successo
niente», e chiude la porta. Di quei momenti il veggente annota: «Ero sempre
nervoso... In quel momento cercavo di stare più calmo possibile... Sono
sempre stato un tipo manesco, un tipo ribelle e questa volta dovevo ingoiare,
dovevo sopportare...». Ma lasciamo raccontare questa scena ad Isola che, in
tutta semplicità, scrisse nel suo quaderno: «Appena arrivammo a casa, mamma ci
venne incontro e, vedendo papà pallido e commosso, gli domandò: "Bruno,
che hai fatto? Che ti è successo?". Papà, quasi piangendo, disse a noi:
"Andate a letto!", e così mamma ci fece addormentare. Io però
fingevo di dormire e vidi papà che si avvicinava a mamma e le diceva:
"Abbiamo visto la Madonna, io ti chiedo perdono che ti ho fatto soffrire,
Jolanda. Sai dire il rosario?". E mia madre rispose: "Non lo ricordo
bene", e si inginocchiarono per pregare». Dopo questa descrizione della
figlia Isola, ascoltiamo quella del protagonista diretto: «Allora, siccome a
mia moglie ne ho fatte tante, perché la tradivo, facevo peccati, la
picchiavo, eccetera, pensate che l11 aprile, pur essendo protestante, non
gli si dice: Puoi fare questo, puoi fare quest'altro, questo è peccato, non
si dice: Ci sono i dieci comandamenti. Ebbene, quell'11 sera io non avevo
dormito a casa, ma avevo passato la notte, diciamo la verità, con l'amica
mia... La Vergine poi mi ha dato il pentimento. Allora, ricordando tutte queste
cose, mi inginocchio davanti a mia moglie, in cucina, i bambini stavano in
camera e inginocchiandomi io, lei pure si inginocchia: "Come?, tu ti
inginocchi davanti a me? Io mi sono sempre inginocchiata quando tu mi picchiavi,
per dire basta, ti chiedevo perdono di cose che io non avevo fatte"... «Allora
io dico: "Adesso ti chiedo perdono di quello che ho fatto, del male, di
tutto quello che ti ho fatto contro di te, fisicamente. Io ti chiedo perdono,
perché quello che hanno detto i bambini, adesso non diciamo niente, però
quello che hanno detto i bambini è vero... Io ti ho insegnato tante cose
cattive, ho parlato contro l'Eucaristia, contro la Madonna, contro il papa,
contro i sacerdoti e i sacramenti... Ora non so che cosa sia avvenuto..., mi sento
cambiato..."». Poi i due si sforzano di ricordare come si recita il rosario
(non lo avevano mai recitato) e giungono al mattino.
5.
LA PROMESSA SI AVVERA
Ma
da quel giorno la vita di Bruno divenne un'angoscia. Lo sbalordimento
causatogli dalla prodigiosa apparizione non accennava a diminuire e lo si
notava visibilmente scosso. Era tormentato nell'attesa che si realizzasse quel
segno promessogli dalla Vergine come conferma di tutto. Ora non era più
protestante, né intendeva mettere più piede nel loro «tempio» e tuttavia non
era ancora cattolico, mancandogli l'abiura e la confessione. Per di più, dato
che la Madonna gli aveva dato l'ordine di rivolgere la parola ai vari
sacerdoti che avrebbe incontrato, sia per strada, sia nella chiesa dove
sarebbe entrato, Bruno sul tram, a ogni sacerdote a cui faceva il biglietto
diceva: «Padre, devo parlarle». Se quello gli rispondeva: «Che vuoi? Dimmi
pure», Bruno gli rispondeva: «No no, ho sbagliato, non è lei... Scusi, sa».
Di fronte a questa risposta del bigliettaio, qualche prete rimaneva calmo e se
ne andava, ma qualcun altro ribatteva: «Chi vuole prendere in giro?». «Ma
guardi che non è una presa in giro: è una cosa che io sento!», cercava di
scusarsi Bruno. E questa continua attesa e relativa delusione, per non dire
frustrazione, aveva intaccato non solo il morale ma anche la salute del
veggente, a tal punto che con il passare dei giorni si sentiva sempre più
male e non andava più al lavoro. E la moglie a domandargli: «Ma che ti
succede? Stai dimagrendo!». Effettivamente Jolanda aveva notato che i
fazzoletti del marito erano pieni di sangue sputato, «dal dolore, dalla
sofferenza», spiegherà poi lo stesso Bruno, «perché venivano a casa i
"compagni" e mi dicevano: "Ma come, non vieni più a trovarci?
Come mai?"». Al che lui rispondeva: «Ho una cosa che... Verrò più tardi».
Anche il Pastore si faceva vedere: «Ma come? Non vieni più alla riunione? Come
mai, che cosa è successo?». Con pazienza, la solita risposta: «Lasciatemi
stare: sto riflettendo su qualche cosa che mi deve avvenire, sto aspettando».
Era una attesa snervante che non poteva non insinuare un sottile timore:
"E se non fosse stato vero? E se mi fossi sbagliato?". Ripensava però
al modo con cui si era verificato il fatto, ai bambini che anch'essi avevano
visto (anzi, prima di lui), al misterioso profumo avvertito da tutti... E poi il
cambiamento improvviso della sua vita...: ora riamava quella Chiesa che aveva
tradito e tanto combattuta, anzi, non l'aveva amata mai come adesso. Il suo
cuore, prima pieno di odio verso la Madonna, ora si inteneriva al ricordo dolcissimo
di colei che gli si era presentata come «Vergine della Rivelazione». E si
sentiva così misteriosamente attratto verso quella piccola grotta nel boschetto
delle Tre Fontane che, appena poteva, ritornava lassù. E lassù percepiva di
nuovo l'ondata del profumo misterioso che, in qualche modo, gli rinnovava la
dolcezza di quell'incontro con la Vergine. Una sera, qualche giorno dopo quel 12
aprile, si trovava in servizio proprio sull'autobus 223 che passa alle Tre
Fontane, vicino al bosco della grotta. Proprio in quel punto l'autobus si guasta
e resta immobile sulla strada. In attesa dei soccorsi, Bruno vorrebbe
approfittare per correre alla grotta, ma non può abbandonare il mezzo. Vede
alcune bambine, le avvicina: «Andate lassù, nella prima grotta: ci sono due
grossi sassi, andate a metterci i fiori, perché li è apparsa la Madonna! Su,
andate, bambine». Ma il conflitto interiore non accennava a placarsi, finché
un giorno la moglie, vedendolo in quello stato pietoso, gli domanda: «Ma
dimmi, che cosa c'è?». «Guarda», le risponde Bruno, «sono tanti giorni e
adesso siamo al 28 aprile. Dunque sono sedici giorni che io aspetto di
incontrare un sacerdote e non lo trovo». «Ma, sei stato in parrocchia? Può
darsi che lì lo troverai», lo consiglia la moglie, nella sua semplicità e
buonsenso. E Bruno: «No, in parrocchia non ci sono stato». «Ma vai, può
darsi che là troverai un sacerdote...». Sappiamo dal veggente stesso perché
non era andato prima in parrocchia. Era là infatti che ogni domenica ingaggiava
le sue battaglie religiose quando i fedeli uscivano da messa, tanto che i preti
lo cacciavano via e lo chiamavano il nemico numero uno della parrocchia. E così,
accogliendo il consiglio della moglie, un mattino presto, Bruno esce di casa,
traballando a causa del suo malessere, e si porta alla chiesa della sua
parrocchia, la chiesa di Ognissanti, sull'Appia Nuova. Si mette vicino alla
sacrestia e attende davanti a un grande crocifisso. Ormai all'estremo della
esasperazione, il pover'uomo si rivolge al crocifisso che ha di fronte: «Guarda
che se non incontro il prete, il primo che sbatto per terra sei tu e ti faccio a
pezzi, come ti ho fatto a pezzi prima», e attende. Ma c'era di peggio.
L'esasperazione e il deperimento psicofisico di Bruno erano giunti veramente al
limite estremo. Infatti prima di uscire di casa aveva preso una decisione
terribile. Era andato a scovare il famoso pugnale comperato a Toledo per
uccidere il papa, se lo era messo sotto la giacca e aveva detto alla moglie:
«Guarda, io vado: se non incontro il sacerdote, se io ritorno e mi vedi con il
pugnale in mano, stai pure sicura che muori tu, i bambini e poi mi uccido, perché
non ne posso più, perché non posso più vivere così». A dire il vero, quella
del suicidio era un'idea che era cominciata a farsi strada ogni giorno di più
nella sua mente. Talvolta si sentì spinto perfino a gettarsi sotto un tram...
Gli sembrava di essere più malvagio di quando faceva parte della setta dei
protestanti... Effettivamente stava per impazzire. Se non era ancora giunto a
questo, era perché qualche notte riusciva ad arrivare alla grotta a piangere e
a dire alla Vergine che gli venisse in aiuto. Accanto a quel crocifisso Bruno
attende. Passa un sacerdote: "Lo interrogo?", si domanda; Ma
qualcosa nel suo interno gli dice che non è quello. E si gira per non farsi
vedere. Passa un secondo...,la stessa cosa. Ed ecco che dalla sacrestia esce un
giovane sacerdote, piuttosto frettoloso, con la cotta... Bruno sente un
impulso interiore, come se fosse spinto verso di lui. Lo prende per la manica
della cotta e grida: «Padre, devo parlarle!». «Ave Maria, figliolo, cosa c'è?».
Sentendo quelle parole Bruno ha come un sussulto di gioia e dice: «Io aspettavo
queste parole che lei mi doveva dire: "Ave Maria, figliolo!". Ecco,
io sono protestante e vorrei farmi cattolico». «Guarda, vedi quel sacerdote
dentro la sacrestia?». «Sì, padre». «Vai da lui: quello fa al caso tuo».
Quel sacerdote è don Gilberto Carniel, il quale aveva già istruito altri
protestanti desiderosi di farsi cattolici. Bruno gli si accosta e gli dice: «Padre,
io devo dirle qualcosa che mi è successo...». E si inginocchia davanti a
quel sacerdote che qualche anno prima aveva brutalmente cacciato da casa sua
in occasione della benedizione pasquale. Don Gilberto ascolta tutto il racconto
e poi gli dice: «Adesso devi fare l'abiura e io ti devo preparare». E così il
sacerdote cominciò ad andare a casa sua per preparare lui e sua moglie. Bruno,
che ha visto realizzarsi in pieno le parole della Vergine, ora è tranquillo e
felicissimo. La prima conferma era stata data. Ora mancava la seconda. Vengono
fissate le date: il 7 maggio sarà il giorno dell'abiura e l'8 il rientro
ufficiale nella Chiesa cattolica, in parrocchia. Ma il martedì 6 maggio Bruno
fa di tutto per trovare il tempo per correre alla grotta a invocare l'aiuto
della Madonna e forse con il desiderio profondo di rivederla. Si sa, chi ha
visto la Madonna una volta, si strugge dal desiderio di vederla ancora... E una
nostalgia di cui non ci si libera più per tutta la vita. Giunto lassù, cade in
ginocchio nel ricordo e nella preghiera a colei che ventiquattro giorni prima si
era degnata di apparirgli. E il prodigio si rinnova. La grotta si illumina
di una luce abbagliante e nella luce appare la soave figura celestiale della
Madre di Dio. Non dice nulla. Lo guarda soltanto e gli sorride... E quel sorriso
è la prova più grande del suo compiacimento. Anche lei è contenta. Ogni
parola avrebbe rotto l'incanto di quel sorriso. E con il sorriso della Vergine
si trova la forza di compiere qualsiasi passo, in piena sicurezza, costi
quello che costi, e ogni timore scompare. Il giorno dopo, nella loro modesta
abitazione, Bruno e Jolanda Cornacchiola, confessati i propri peccati, abiurano.
Ecco come a distanza di anni il veggente ricorda quella data: «Il giorno 8,
proprio il giorno 8 maggio, c'era grande festa in parrocchia. Vi è pure padre
Rotondi a fare un discorso dentro la chiesa di Ognissanti e là, dopo che io e
mia moglie abbiamo firmato il giorno 7 la pergamena, entriamo finalmente nella
Chiesa io, mia moglie e i bambini. Isola fa la cresima perché era già stata
battezzata, l'aveva battezzata mia moglie quando io ero in Spagna. Carlo l'ha
battezzato di nascosto, ma Gianfranco che aveva quattro anni, riceve il
battesimo. Così entra dentro di noi la gioia che io aspettavo».
6.
IL SECONDO SEGNO
Bruno
Cornacchiola frequenta ormai abitualmente la chiesa di Ognissanti. Non tutti però
sanno del fatto che ha spinto l'ex protestante a ritornare alla Chiesa
cattolica, e quei pochi che ne sono a conoscenza sono molto prudenti nel
parlarne, per evitare chiacchiere inopportune e false interpretazioni. A uno di
questi, don Mario Sfoggia, Bruno si è particolarmente legato e così lo ha
messo al corrente dell'avvenimento prodigioso del 12 aprile e della nuova
apparizione del 6 maggio. Il sacerdote, benché giovane, è prudente. Si rende
conto che non sta a lui decidere se le cose sono vere o se si tratta di
allucinazioni. Mantiene il segreto e invita il veggente a pregare molto per
avere la grazia di perseverare nella nuova vita e per essere illuminato riguardo
ai segni promessi. Un giorno, 21 o 22 maggio, don Mario manifesta a Bruno il
desiderio di recarsi anche lui alla grotta: «Senti», gli dice, «io voglio
venire con te a recitare il rosario, in quel posto dove tu hai visto la Madonna».
«Va bene, ci andiamo il 23, sono libero». E l'invito viene esteso anche a un
giovane che frequenta le associazioni cattoliche della parrocchia, Luciano
Gatti, che però ignora il fatto della apparizione e il vero motivo di
quell'invito. Giunta l'ora dell'appuntamento, Luciano non si fa vedere e allora,
presi dall'impazienza, don Mario e Bruno partono senza aspettarlo. Giunti alla
grotta, i due si inginocchiano vicino al sasso dove la Madonna aveva
appoggiato i piedi e cominciano la recita del rosario. Il sacerdote, pur
rispondendo alle Ave Maria, guarda con attenzione l'amico per scrutarne
i sentimenti e qualsiasi espressione particolare affiorasse sul suo viso. E
venerdì, per cui recitano i «misteri dolorosi». Terminati i quali, don Mario
invita il veggente a recitare il rosario intero. Proposta accettata. Al secondo
«mistero gaudioso», la Visitazione di Maria a santa Elisabetta, don Mario
prega la Madonna nel suo cuore: «Visitateci, illuminateci! Che si sappia la
verità, che non siamo ingannati!». Ora è il sacerdote che intona le Ave
Maria. Bruno risponde regolarmente alle prime due del mistero della visitazione,
ma alla terza non risponde più! Allora don Mario vuole girare il capo verso
destra per vederlo meglio e rendersi conto perché non risponda più. Ma mentre
sta per farlo, viene investito come da una scarica elettrica che lo immobilizza,
rendendolo incapace di ogni minimo movimento... Il cuore è come se gli salisse
in gola, dandogli un senso di soffocamento... Sente Bruno che mormora: «Quant'è
bella!... Quant'è bella!... Ma è grigio, non è nero...». Don Mario, pur non
vedendo nulla, sente una presenza misteriosa. Poi confiderà: «La fisionomia
del veggente era calma, il portamento naturale e nessuna traccia si scorgeva in
lui di esaltazione o di malattia. Tutto indicava uno spirito lucido in un corpo
normale e sano. Qualche volta muoveva leggermente le labbra e dallinsieme si
comprendeva che un Essere misterioso lo rapiva. Ed ecco che
don Mario, che era rimasto come paralizzato, si sente scuotere: «Don Mario,
è rivenuta!». E Bruno che gli parla, pieno di gioia. Ora appare pallidissimo
e trasformato da un'intensa emozione. Gli racconta che durante la visione la
Madonna aveva posto le sue mani sul capo a tutti e due e poi se n'era andata,
lasciando un profumo intenso. Profumo che perdura e che percepisce anche don
Mario, che quasi incredulo dice: « Qui..., questo profumo ce l'hai messo tu».
Poi entra di nuovo nella grotta, esce fuori e odora Bruno..., ma Bruno non ha alcun
profumo addosso. In quel momento giunge Luciano Gatti, tutto ansimante, alla
ricerca dei suoi due compagni che erano partiti senza aspettarlo. Allora il
sacerdote gli dice: «Vai dentro alla grotta..., senti...: mi dici quello che
provi?». Il giovane entra nella grotta ed esclama immediatamente: «Che
profumo! Che avete messo qua, le bottigliette di profumo?». «No», grida don
Mario, «è apparsa la Madonna nella grotta!». Poi entusiasta, abbraccia Bruno
e gli dice: «Bruno, mi sento legato a te!». A queste parole il veggente ha
come un sussulto e pieno di gioia riabbraccia don Mario. Quelle parole
pronunciate dal sacerdote erano il segno che la Madonna gli aveva dato per
indicargli che sarebbe stato colui che lo avrebbe accompagnato dal papa per
consegnargli il messaggio. La Bella Signora aveva realizzato tutte le sue promesse
riguardo ai segnali. Probabilmente l'avere don Mario rivelato in quella occasione
a Luciano Gatti i fatti delle apparizioni, contribuì a innescare tutto un
processo di divulgazione, finché la notizia giunse anche alle orecchie dei
giornalisti e quindi in questura, nonché, come era ovvio, al vicariato di Roma.
7.
«ERA DE CICCIA!...»
In
quel venerdì 30
maggio,
Bruno dopo avere lavorato tutto il giorno si sentiva stanco, ma la grotta
continuava a esercitare su di lui un fascinoso e irresistibile richiamo.
Quella sera si sentiva particolarmente attratto, per cui vi si recò per
recitare il rosario. Entra nella grotta e comincia a pregare tutto solo. E la
Madonna gli appare facendosi precedere da quella sua luce abbagliante e
visibile nello stesso tempo. Questa volta gli affida un messaggio da portare: «Va
dalle mie dilette figlie, le Maestre Pie Filippine, e dì loro che preghino molto
per gli increduli e per lincredulità del loro rione».
Il veggente
vuole portare subito a termine l'ambasciata della Vergine ma non conosce
queste suore, non saprebbe proprio dove rintracciarle. Mentre scende, incontra
una donna alla quale domanda: «Ma che, c'è un convento di suore qui vicino?».
«C'è lì la scuola delle Maestre Pie», gli risponde la donna. In effetti, in
una di quelle case solitarie, proprio sul ciglio della strada, da trent'anni
si erano stabilite queste suore su invito di papa Benedetto XV, aprendo una
scuola per i figli dei contadini di quella zona suburbana. Bruno suona alla
porta..., ma nessuno risponde. Nonostante i ripetuti tentativi, la casa rimane
silenziosa e nessuno apre la porta. Le suore sono ancora sotto il terrore del
periodo di occupazione tedesca e del successivo movimento delle truppe
alleate, e non si avventurano più a rispondere né tanto meno ad aprire la
porta appena è calata la sera. Ora sono le 21. Bruno è costretto a rinunciare
per quella sera a trasmettere il messaggio alle religiose e se ne ritorna a
casa con l'animo inondato di grande gioia che trasfonde in famiglia: «Jolanda,
bambini, ho rivisto la Madonna!». La moglie piange di commozione e i bambini,
battendo le mani: «Papà, papà, riportaci alla grotta! La vogliamo rivedere
pure noi!». Ma un giorno, andando alla grotta, viene preso da un grande senso
di tristezza e di delusione. Da alcuni segni si rende conto che essa è tornata
a essere luogo di peccato. Amareggiato, Bruno scrive su un foglio questo appello
accorato e lo lascia nella grotta: «Non profanate questa grotta con il
peccato impuro! Chi fu creatura infelice nel mondo del peccato, rovesci le sue
pene ai piedi della Vergine della Rivelazione, confessi i suoi peccati e beva
a questa fonte di misericordia. È
Maria la dolce
madre di tutti i peccatori. Ecco che cosa ha fatto per me peccatore. Militante
nelle file di Satana nella setta protestante avventista, ero nemico della Chiesa
e della Vergine. Qui il 12 aprile a me e ai miei bambini è apparsa la Vergine
della Rivelazione, dicendomi di rientrare nella Chiesa cattolica, apostolica,
romana, con segni e rivelazioni che lei stessa mi ha manifestato. L'infinita
misericordia di Dio ha vinto questo nemico che ora ai suoi piedi implora perdono
e pietà. Amatela, Maria è la dolce madre nostra. Amate la Chiesa con i suoi
figli! Ella è il manto che ci copre nell'inferno che si scatena nel mondo.
Pregate molto e allontanate i vizi della carne. Pregate!». Appende questo
foglio a una pietra, all'ingresso della grotta. Non sappiamo quale possa essere
stato l'impatto suscitato da questo appello in coloro che si recarono alla
grotta per peccare. Di sicuro sappiamo però che quel foglio finì in seguito
sul tavolo del commissariato di polizia di S. Paolo. Ecco perché ne possediamo
il testo esatto. Il primo giornale che pubblicò la notizia dell'apparizione,
sia pure con un punto interrogativo, fu il Giornale dItalia nella sua
rubrica «Ultimissime», del 31 maggio dello stesso anno con titoli e
sottotitoli, a quattro colonne. L'articolo cominciava così: «Visione
miracolosa alle 3 Fontane? Un pastore protestante vede la Madonna e con la
famiglia si converte al cattolicesimo. Una grande folla di popolo, in devoto
pellegrinaggio sul luogo del miracolo». Leggendo
queste frasi, ci rendiamo conto ancora una volta della fantasia dei giornalisti
che, qualche volta, come in questo caso, diventa anticipazione. Infatti per
quella data non si poteva ancora parlare di «grande folla di popolo in devoto
pellegrinaggio», ma la cosa si verificherà in seguito. Le prime voci erano
state portate al giornale da un redattore de Il Popolo, il dottor Guido
Mari, che indicava il commissariato di S. Paolo come una buona fonte cui attingere
al riguardo. Un giornalista vi si precipitò ed ebbe la prima conferma del
fatto. Un brigadiere infatti aveva sequestrato il foglio manoscritto appeso
all'esterno della grotta e, dopo averne fatta una copia, aveva spedito l'originale
al commissariato di polizia di S. Paolo. Come succede in questi casi, il
commissariato provvide subito a fare rintracciare quel Bruno Cornacchiola autore
del foglio e lo convocò assieme ai suoi tre figli. L'interrogatorio dei bambini
si svolse a lungo e separatamente, perché al funzionario premeva, prima di
tutto, appurare se essi fossero stati influenzati dal padre nel dichiarare di
avere visto, uno alla volta, la Madonna. Ma, benché egli cercasse di confondere
e ingarbugliare la matassa, la risposta singola dei piccoli era sempre la
stessa, pronta e limpida. Ciascuno per conto suo aveva «veduto», prima
Gianfranco, poi Isola, quindi Carlo e per ultimo il papà, il quale dinanzi alla
visione celestiale, caduto in ginocchio, era rimasto in ascolto per oltre
un'ora. Verbalizzate queste dichiarazioni, il commissario minacciò severe
ammonizioni se Bruno avesse dichiarato il falso. Comunque dopo avere indagato il
più possibile, dovette convincersi che il veggente con i figli erano tutti almeno
in buona fede e sinceri. Inoltre, apparivano tutti sani di mente, per cui non
prese alcun provvedimento negativo, né tanto meno impedì loro di tornare
alla grotta. Anzi promise a Bruno che avrebbe mandato alla località Tre
Fontane due guardie per un quotidiano servizio di ordine. Il 10 di giugno, il Messaggero,
il più grande quotidiano di Roma, pubblicava un lungo articolo su due
colonne, adducendo numerosi elementi comprobanti l'impressione che il fatto
poteva essere autentico. In modi meno esatti si espressero altri giornali,
frammischiando, come sempre, verità con fantastiche elucubrazioni. L'effetto
di queste pubblicazioni fu quello di avviare l'affluenza della gente sul luogo
dell'apparizione. Alcune donne raccontavano alla grotta quanto avevano udito
dalla bocca stessa del «tranviere» con il quale si erano incontrate quando
egli veniva a pregare. Naturalmente il passaggio del racconto da una bocca
all'altra subiva alterazioni: chi ne aggiungeva del suo, chi ci ricamava
sopra a proprio gusto e piacimento, ma la sostanza non cambiava: si trattava
della visione di una Bella Signora, con tunica bianca, fascia rosa, manto verde,
un libro in mano, i capelli neri e un intenso profumo che alcuni asserivano
sprigionarsi tuttora dai frammenti del sasso dove la Vergine si era posata e che
erano stati portati a casa per devozione. Il 3 giugno fu posata su quel sasso,
nella grotta, una prima piccola statua in gesso della Madonna, a sostituire
tutta una collezione di immaginette di vari santi che una devozione poco
illuminata di qualcuno vi aveva collocato e che nulla aveva a che fare con
l'apparizione della Madonna. Poi fiori e candele ricoprirono quei sassi e la
grotta divenne luogo di raccoglimento e di preghiera. Vennero anche i primi
malati e si parlò delle prime guarigioni prodigiose. Dopo l'interrogatorio in
questura, Bruno e famiglia vennero chiamati anche dal vicariato di Roma. Prima
vengono sentiti i bambini, uno alla volta, in giorni diversi, poi la moglie e
alla fine il veggente principale. Gli dicono: «Abbiamo interrogato i bambini,
sua moglie; vediamo adesso quello che ci racconta lei». «Ma io non ho niente
da raccontare». «Ma noi l'abbiamo chiamata perché lei ci faccia conoscere i
fatti». «Ah, beh, allora qui è un altro discorso». Bruno espone l'accaduto,
al termine del quale gli viene chiesto: «Ma ha pensato se non fosse per caso
il demonio?». «Beh, me lo fate pensare voi, però se fosse il demonio ci
sarebbe da mettere in chiaro due cose». «Quali cose?». «Se è il demonio che
mi ha mandato a voi, le cose sono veramente due: se lui mi ha mandato a voi e
voi siete la verità, vuole dire allora che il demonio si è convertito. Se il
demonio non si è convertito e mi ha mandato da voi, vuole dire che voi siete
d'accordo con lui. Adesso tirate voi la linea e pensateci voi. Se siete nella
verità chiudete, se non siete nella verità state zitti, perché la verità è
quella che mi ha detto la Vergine, come vi ho spiegato, che ho visto, perché
la Vergine mi ha detto di ubbidire alla Chiesa». Dopo avere trascritto la
versione di Bruno Cornacchiola, registriamo ora quella di alcuni componenti
del vicariato. Ecco che cosa ricorda a distanza di anni mons. Giaquinta, uno
dei tre principali incaricati dell'interrogatorio: «Quando è avvenuta
l'apparizione alle Tre Fontane, a Roma si è prodotto subito un certo movimento
e allora noi - adesso non so, non ricordo se noi abbiamo avuto l'iniziativa
oppure il Santo Uffizio ce l'ha indicato - abbiamo chiamato Bruno Cornacchiola
che venisse in vicariato a parlare con noi, a parlarci di questo fatto di cui
ormai i giornali e la gente parlavano. E così abbiamo incontrato Bruno e i suoi
figli per me personalmente, devo distinguere le testimonianze di Bruno da
quella di Gianfranco (il piccolo di quattro anni). Bruno ha raccontato un po'
tutta la storia, che indubbiamente era molto interessante, molto accattivante,
soprattutto per il contrasto tra il prima e il dopo, il Bruno Cornacchiola prima
dell'apparizione e dopo l'apparizione. Però tutto questo poteva essere una
favola. Quando abbiamo incominciato a interrogare i bambini, ripeto, non
ricordo tanto quello che gli altri hanno detto ma quello che il bambino più
piccolo, di quattro anni, diceva. Intanto era un problema grosso l'interrogarlo.
Premetto che noi eravamo tre: mons. Mattioli che era il giudice, io promotore di
giustizia, giustamente detto l'avvocato del diavolo, e poi il cancelliere. Ma
l'interrogatorio di un bambino di quattro anni nelle forme richieste non si può
fare. E questo bambino infatti non ci stava: correva qua e là. La cosa più
ridicola era che mons. Mattioli, il giudice, un uomo ormai di una certa età,
mio superiore, gli correva appresso con le caramelle e così, dandogli le
caramelle, quando lui si fermava a prenderle per mangiarle, gli faceva qualche
domanda e quella che mi è rimasta più impressa e: "Prima che cosa hai
visto?" "Ho visto una donna". "E, come era questa
donna?". "Bella! "Ma, come noi?". "No, bella, più
bella!". Ecco, questo a me ha fatto molto pensare, perché un bambino di
quattro anni certe cose o le vive o non le dice, non se le può inventare.
Quindi il giudizio mio personale che io, sin da allora, diedi, era di credibilità
appunto, soprattutto per la testimonianza ingenua, infantile di quel bambino».
Interessantissima anche la deposizione di mons. Cecchi:
Io facevo il cancelliere, quindi dovevo scrivere tutto quello che veniva
detto dalle persone che venivano interrogate. Il presidente del tribunale
Mattioli dettava e io quindi scrivevo soltanto tutto quello che veniva appunto
detto nell'interrogazione. E fu interrogato Bruno Cornacchiola, nessuno
ricorda quante volte, ma certamente più di una volta, perché si volevano tutti
i particolari del caso e poi si era giunti a interrogare i bambini, e
interrogare i bambini era un po' un problemaccio, perché farli stare fermi,
farli rispondere a tono alle domande che si facevano, cercare di far capire
quello che noi volevamo sapere, qualche volta rispondevano un po' così, a
vanvera. Insomma: allora si insisteva fino a che i bambini fossero più
precisi nel riferire quanto avevano visto. C'era il bambino Gianfranco:
"Di' un po': ma com'era quella statua là?". Dice: "Ma, no, macché!
Era de ciccia!. Un'espressione così meravigliosa per dire: "Ma che
statua! Era proprio di carne ed ossa!". Questa definizione vuol dire che è
autentica apparizione».
8.
LA CONVERSIONE COSTA
Con
l'afflusso dei fedeli alla grotta iniziarono anche le reazioni contrarie,
specialmente da parte del clero. Un mattino, un cartello stampato, inchiodato di
notte all'ingresso della grotta stessa, invitava i fedeli a non prestare fede
ai fatti prima del giudizio dell'autorità ecclesiastica. Il parroco della
vicina parrocchia rurale della «Montagnola» veniva ogni giorno a osservare
l'afflusso dei fedeli alla grotta, ne allontanava suore, religiosi e sacerdoti e
toglieva zelantemente ogni volta i fiori che vi erano lasciati, affinché non
si creassero illusioni riguardo al famoso profumo «misterioso» che molti
asserivano di sentire e non si attribuisse a fenomeno soprannaturale quello che
avrebbe potuto essere la normale emanazione profumata di un fiore. Eppure alcuni
testimoni di provata oggettività lo sentirono più di una volta. Dicevano che
«il profumo era delizioso, piuttosto difficile a definirsi: tra il garofano e
la vaniglia». Altre volte è stato avvertito un odore di rose, o anche una
forte fragranza di gigli. Il 20 di agosto, festa di san Bernardo, devoto insigne
della Vergine e riformatore dei Trappisti, nonché abate della Trappa delle Tre
Fontane nel 1100, l'ondata di profumo fu particolarmente intensa e il 12
settembre, festa del santo Nome di Maria, parecchie centinaia di persone
poterono aspirare, a più riprese e per lungo tempo, l'insolito profumo.
Frattanto i giornali avevano dato più volte notizia di guarigioni miracolose,
avvenute con riferimento alla grotta o a qualcosa di essa, come terra o schegge
di roccia. Tali notizie avevano impressionato molto la popolazione, che sempre
più numerosa accorreva alle Tre Fontane, al punto che l'Azienda Tranviaria di
Roma fu costretta ad aumentare il numero delle corse in direzione del luogo
delle apparizioni. Bruno continuava il suo lavoro di tranviere, collaborava in
parrocchia e ora a tutti proclamava la grande misericordia di Dio e la
tenerezza materna di Maria. Quella «Chiesa» che egli aveva tanto combattuta
ora era per lui rifugio sicuro di salvezza ed egli si era messo tutto a sua
disposizione. Aveva subito messo in pratica le parole della Bella Signora: «Entra nell'ovile santo, corte
celeste in terra». Ora
anche lui faceva parte di quella corte celeste, anche se l'appartenervi gli
costava moltissimo. Non si cambia tutta una vita in un solo momento, quasi per
magia. E nella conversione, anche se essa è principalmente opera di Dio, non
può mancare la libera e sofferta adesione dell'uomo. Adesione illuminata e
confortata sempre dal confessore, come riconoscerà Bruno stesso: «La Vergine
non mi mandò dal dirigente del mio partito, né dal capo della setta
protestante, ma dal ministro di Dio, perché egli è il primo anello della
catena che lega la terra al Cielo». Non sarà certamente la visione celestiale
a rendergli facile il cammino. Anzi, a volte, proprio questa può acuire
ancora di più la lotta e scavare sempre di più il contrasto tra «l'uomo
vecchio» e «l'uomo nuovo» che sta nascendo. Viene consolato da un sogno
rivelatore. In una delle sue notti insonni, quando riesce finalmente ad
assopirsi, Bruno si trova su un sentiero aspro, ripido, che si restringe
sempre di più, man mano che si avvicina alla vetta illuminata da una luce
misteriosa. Ogni passo gli costa uno sforzo immane. Il sole batte in modo
implacabile. Madido di sudore, teme di non farcela. "Questa strada",
pensa nel sonno, "è veramente impossibile". Durante questa ascesa si
fanno udire voci suadenti e compassionevoli che lo invitano a fermarsi, a
rinunciare, a tornare indietro e a prendere un'altra strada vicina, più agevole
e spaziosa. Le parole di Gesù riguardo alle due strade in quel sogno si fanno
viva realtà. Ma con determinazione e costanza Bruno, sempre nel sogno,
continua nel cammino intrapreso fino a giungere alla vetta e allora viene
pervaso da una grande gioia. E qui il sogno svanisce. Il suo rapporto poi con la
Madonna, verso la quale prima nutriva fastidio e acredine, dopo averla vista a
faccia a faccia era cambiato immediatamente e totalmente. Lo prova il blocco
per gli appunti che aveva in mano quel pomeriggio vicino alla grotta: la prima
pagina contiene citazioni prese dalla Scrittura, interpretate in senso contrario
ai privilegi della Madonna, da Bruno indicata col semplice nome di Maria.
Questa pagina è bruscamente interrotta. Quella immediatamente seguente,
anch'essa scritta a matita, è riempita di brevi frasi o parole isolate scritte
subito dopo la visione, e il semplice nome di Maria della prima pagina è
sostituito da «la Vergine», «la Madonna», «la Madre di Dio», proprio i
termini che prima non voleva sentire. Il contrasto stridente tra le due pagine
è impressionante, segno evidente di un cambiamento di atteggiamento verso
la «Madre di Dio», espressione questa che poco tempo prima lo avrebbe mandato
in bestia solo all'udirla. Da aprile al 6 di giugno, secondo le confidenze di
Bruno a un giornalista, la Madonna gli era apparsa altre volte, ma non gli
aveva parlato: gli aveva soltanto sorriso. Il solito sorriso di Maria quando
vuole esprimere la propria gioia e la propria soddisfazione per il figlio che si
sta comportando bene, un figlio di cui lei ora va fiera... E gli sorride per
infondergli coraggio e sicurezza di fronte alle immancabili difficoltà,
incomprensioni e scoraggiamenti. Con quel sorriso impresso nel ricordo e nel
cuore si può continuare ad andare avanti. E proprio in quella data, Bruno si
domanda: "Chi sa se la Madonna vorrà lì una cappella o una chiesa?
Aspettiamo. Lei ci penserà. A me ha detto: Sii prudente con tutti!".
Effettivamente le cose di Dio, specialmente quelle di questo tipo, vanno gestite
sempre non solo con molta saggezza ma anche con molta prudenza, con tutti,
uomini di Chiesa compresi. E la Madonna lo sa benissimo. Per questo mette in
guardia il veggente, sempre in pericolo di lasciarsi trasportare
dall'entusiasmo e rovinare tutto. Ma il cammino di conversione è fatto anche di
ricordi del passato che diventano purificatori. E questi ricordi si affacciano
al veggente non solo nella sua memoria ma anche, e forse soprattutto, nelle
persone a cui ha fatto del male. E sono questi i ricordi più vivi e dal dolore
più cocente che la Madonna non gli risparmia. Perché la purificazione è
necessaria e diventa più intensa quanto più si è messi davanti alle
sofferenze vive procurate al nostro prossimo, che di esse sta portando ancora le
conseguenze. Perché il male fatto non si elimina nelle sue conseguenze con il
solo pentimento...: le conseguenze rimangono. Non si può compiere il male con
leggerezza, perché, messi in moto certi meccanismi, questi non sempre si
fermano con la nostra conversione... E la Madonna vuole che i suoi figli si
rendano conto di questa terribile realtà. Lo prova questo fatto della vita di
Bruno, di cui si è venuti a conoscenza. Un giorno, dopo la sua conversione,
viene invitato da una signorina del gruppo «Pro Sanctitate» a visitare un
sacerdote infermo. Egli accetta immediatamente, anche perché l'odio che prima
nutriva verso i sacerdoti ora gli si è mutato in venerazione e amore. Entrato
nella stanza, si trova davanti proprio una delle sue vittime. Infatti un giorno,
durante il servizio, avendo scorto un religioso che stava scendendo dal tram,
preso da un impeto di odio, gli aveva chiuso con forza la porta, facendolo cadere
malamente. In quella caduta il sacerdote si era fratturato un femore e aveva
dovuto essere portato d'urgenza all'ospedale. Ora se lo ritrova davanti, ridotto
in quello stato a causa del suo gesto. «Reverendo», gli dice, «ricorda ciò
che le avvenne quel giorno scendendo dal tram? Sono stato io a chiuderle
violentemente la porta in faccia prima del tempo, con lo scopo di farla cadere e
procurarle qualche malanno... Allora ero nemico dei preti, ora invece non più...
Le chiedo vivamente perdono». E gli fa da inserviente nella messa che l'infermo
celebra nella propria stanzetta.
9.
LINCONTRO CON IL PAPA
Ma
c'è un altro incontro e un altro ricordo, più bello questa volta. Ed è quello
con padre Bonaventura Mariani, quello che era dovuto andare a quel famoso
dibattito con gli «Avventisti del settimo giorno», organizzato dalla signora
Mancini, come abbiamo raccontato all'inizio. Due mesi circa dopo l'apparizione a
Bruno, padre Bonaventura, mentre sta passando nelle vicinanze del carcere
Mamertino, viene improvvisamente fermato da uno che gli dice con risolutezza: «Lei,
Padre, mi deve riconoscere!». Il religioso, sorpreso, non riesce a collegare.
Allora Bruno gli rinfresca la memoria: «Sì, Padre, io sono quel tranviere che
ebbe quel dibattito con lei nell'appartamento della signora Mancini in via
Merulana. Ricorda, Padre? Ho visto la Madonna, quanto sono felice! Ricorda?
Quelle donne mi dissero: "La Madonna ti salverà! Il rosario ti salverà!".
Ebbene, io voglio ritornare nell'appartamento della signora Mancini e voglio
confessare pubblicamente che veramente la Madonna mi ha salvato». E così
stabilirono un appuntamento. Ecco come descrive quell'incontro padre
Bonaventura: «Il giorno fissato andammo nell'appartamento della signora
Mancini, dove si erano adunate le donne e altre persone. Il Cornacchiola con
fermezza mostrò a tutti il rosario dicendo: "Confesso davanti a tutti che
la Madonna mi ha salvato! Mi sono convertito. Non sono più protestante.
Sono cattolico come voi. Rinnego tutto quello che ho detto contro la Chiesa e vi
chiedo perdono del male che vi posso avere fatto". «I presenti, tutti
ansiosi, chiedevano notizie sull'apparizione e Cornacchiola, con tanto amore,
calore e zelo, rispondeva. Così si chiuse quella vicenda che era nata da quel
dibattito. Da quel momento io e il Cornacchiola siamo diventati amici e i nostri
incontri sono stati molto frequenti... Non ho mai avuto dubbi sulla realtà e
verità dell'apparizione e sulla conversione di Bruno Cornacchiola e l'ho difeso
contro tutti. Prego la Vergine della Rivelazione che mi renda meno indegno della
sua amicizia e che lei non mi abbandoni nel momento del supremo passaggio
all'eternità. Vergine della Rivelazione, siimi sempre madre affettuosa».
Questa testimonianza di padre Bonaventura porta la data: Roma, 10.5.1983. Ma
raccontiamo anche un gustoso episodio di cui è protagonista una cagnetta.
Abbiamo notato infatti che in quasi tutte le apparizioni della Madonna, in un
modo o in un altro, entrano in scena anche gli animali. Ecco una breve
carrellata di ricordi. A Guadalupe, gli uccelli precedono l'arrivo della Vergine
con gorgheggi meravigliosi che incantano l'indio Juan Diego. A Fatima ci sono le
pecore che accompagnano i piccoli veggenti e che traggono vantaggio dalle loro
mortificazioni. Quella dei cani poi è la categoria di animali più rappresentata.
A La Salette c'è il bastardino Lulù che pur essendo cattivo e ringhiosetto,
durante l'apparizione se ne sta buono. A Lourdes c'è il cagnolino di quel buon
uomo Callet, la guardia campestre, che con quella sua mania di abbaiare in
continuazione avvisava i pellegrini che erano entrati furtivamente nello
steccato eretto davanti alla grotta, e così quelli uscivano prima che giungesse
il padrone, evitando il verbale e la multa, cosa che mandava in bestia il
commissario Jacomet, che non poteva soffrire neppure la vista di quel cagnolino.
Beauraing le suore minacciano i cinque piccoli veggenti di lasciare liberi i
due cani nel giardino se fossero tornati sul luogo delle apparizioni. In realtà
quei due cani non incutevano mai paura ai bambini e dalle fotografie pervenuteci
appaiono con un'espressione bonaria e amichevole. Sono fotografie di suore con i
veggenti e, come si sa, i cani non disdegnano mai di far parte dei gruppi di
famiglia, anzi sono i primi ad allinearsi in prima fila con i bambini. Neppure
a Ghiaie di Bonate poteva mancare il cane. Durante un'apparizione uno di questi
passa delicatamente vicino ad Adelaide e a Itala, incuriosito dal loro atteggiamento
immobile. Qui alle Tre Fontane, una sera Bruno trova la «sua» grotta occupata
da una coppia in atteggiamento indecoroso. Rattristato, si ritira in disparte,
ma ecco venirgli incontro una cagnetta di pelo rossiccio che gli fa grande
festa, lambendogli le mani. Poi, ringhiando in modo aggressivo, si lancia
contro i due nella grotta, costringendoli ad andarsene. Da quel giorno Lilla,
così la chiamarono, fu custode fedele di quel luogo sacro, conosciuta ed
accarezzata da migliaia di visitatori che apprezzavano il suo «servizio».
Anche nei mesi di caldo torrido, come luglio e agosto, la bestiola rimaneva
accucciata, incurante della cera che talvolta le gocciolava addosso dalle molte
candele accese. Di notte poi, faceva da guida ai visitatori, accompagnandoli
fino alla grotta. Cambiò sede solo quando si rese conto che il suo ufficio di
guardiana era diventato ormai superfluo. Accettò l'ospitalità di un
estimatore delle apparizioni e anch'essa mise su famiglia. In casa Cornacchiola
ora si respirava tutta un'altra aria. Mamma Jolanda era contenta, anche se,
nella sua ingenuità, si era creata da sola un'altra preoccupazione. Venuta
a conoscenza che due dei tre piccoli veggenti di Fatima erano morti poco tempo
dopo le apparizioni della Madonna, temeva che la stessa sorte potesse
ripetersi ai suoi bambini. Al che Bruno rispondeva: «Ma se così vuole la
Vergine, così sia, almeno sappiamo dove andranno beati!». Ma la Vergine della
Rivelazione concedeva anche consolazioni al suo portavoce che a caro prezzo
portava avanti il suo compito di testimonianza. Infatti il 21 ottobre, sempre
nella chiesa di Ognissanti, un altro suo compagno avventista, che si era
mostrato ferocissimo contro Bruno e lo aveva sostituito dopo che questi era
tornato alla Chiesa cattolica, ora, anch'egli genuflesso davanti all'altare
della Madonna, abiurava pubblicamente. Assisteva alla commovente cerimonia
come padrino lo stesso Bruno, che un tempo gli era stato maestro di errore, e
facevano corona altri protestanti convertiti. La domenica 23 novembre, nella
chiesa dell'abbazia delle Tre Fontane, anche la signora Elena Cornacchiola,
vedova Quilici, sorella di Bruno, faceva la sua pubblica abiura dal
protestantesimo. Da queste conversioni abbiamo l'impressione che la Madonna
consoli Bruno anzitutto col riparare al male spirituale che egli aveva fatto e
che gli sarebbe pesato troppo sulla coscienza. C'era ancora però da portare a
termine una consegna che la Madonna gli aveva affidato per il Santo Padre. L'occasione
si presenta quando don Sfoggia lo conduce da padre Lombardi e da padre
Rotondi, che avevano facile accesso al papa. Dopo aver ascoltato il racconto
della visione alle Tre Fontane, i due gesuiti ottengono dal papa un incontro
privato assieme a Bruno, che consegna al Pontefice personalmente il messaggio
avuto per lui dalla Madonna. E così tutti i segni promessi si erano avverati.
Ma in casa Cornacchiola c'era sempre un oggetto, anzi due, che costituivano
come una zona d'ombra in tanta luce: quel pugnale comprato a Toledo per uccidere
il papa e la Bibbia nella versione protestante. Il momento propizio venne
circa due anni dopo, precisamente il 9 dicembre 1949. In piazza S. Pietro si
svolgeva una imponente dimostrazione religiosa a cui prendevano parte quasi
trecentomila persone. Si faceva la chiusura della «Crociata della Bontà».
Nelle tre sere precedenti Pio XII aveva invitato i tranvieri romani,
accompagnati da padre Rotondi, loro cappellano, a recitare con lui il rosario
nella sua cappella privata. La recita è trasmessa in diretta da Radio Vaticana.
Tra la rappresentanza dei tranvieri ammessi nella cappella c'è anche Bruno
Cornacchiola, che al microfono legge la preghiera all'Immacolata. Ecco come lui
stesso descrive l'accaduto: «Tra i lavoratori cero anch'io, portavo con me
il pugnale e la Bibbia sulla quale stava scritto: "Questa sarà la morte
della Chiesa cattolica, col papa in testa". Volevo consegnare al Santo
Padre il pugnale e la Bibbia. Finito il rosario, il papa disse: "Qualcuno
di voi mi vuole parlare?". Io mi inginocchiai e dissi: "Santità, sono
io!". Gli altri lavoratori fecero largo per il passaggio del papa; egli
si chinò verso di me, mi pose la mano sulla spalla, avvicinò il suo volto al
mio e chiese: "Cosa c'è, figlio mio?". "Santità, qui c'è la
Bibbia protestante che interpretavo erroneamente e con la quale ho ucciso molte
anime". Piangendo, consegnai anche il pugnale sul quale stava scritto:
"Morte al papa", e sussurrai: "Chiedo perdono di avere osato
solo pensare a tanto. Avevo progettato di ucciderla con questo pugnale!"
«Il Santo Padre prese quegli oggetti, mi guardò, sorrise e osservò:
"Caro figlio, con ciò non avresti fatto altro che dare un nuovo martire
alla Chiesa, ma a Cristo una vittoria dell'amore". "Sì",
esclamai, "ma chiedo ancora perdono". "Figlio", soggiunse il
Santo Padre, "il migliore perdono è il pentimento". "Santità,
mi benedica!"». E Pio XII lo benedice. Nel 1956, il vicariato di Roma,
dopo avere acconsentito alla costruzione di una cappella sul luogo dell'apparizione
per il culto della Vergine della Rivelazione, ne affida la custodia ai padri
francescani minori conventuali, perché provvedano al servizio religioso. Il
culto alla Vergine della Rivelazione si diffuse rapidamente in tutto il mondo.
Sempre nel 1956, L'Osservatore Romano, in un articolo dove venivano
elencati i più celebri santuari mariani, mete di pellegrinaggio, definiti «cattedrali
della preghiera, feudi e capitali di Maria», vi aggiungeva anche la «piccola
grotta delle Tre Fontane».
10.
PERCHÉ ALLE TRE FONTANE?
In
ogni apparizione della Vergine, fra le tante domande che il popolo cristiano
si pone, fa sempre capolino anche quella del perché di quel luogo dove
l'avvenimento accade: «Perché proprio qui e non altrove? Ha questo posto
qualcosa di speciale o c'è qualche motivo per cui la Madonna lo ha scelto?».
Certamente ella non fa mai nulla per caso, non lascia niente all'improvvisazione
o al capriccio. Tutto e ogni aspetto dell'evento ha una sua precisa e profonda
motivazione. Spessissimo queste motivazioni ci sfuggono a prima vista, ma
poi, se si scava nel passato, nella storia, qualcuna di queste viene a galla e
ci appare sorprendente. Anche il Cielo ha la sua memoria e, magari dopo secoli,
questa memoria rinverdisce e assume nuove colorazioni. È interessante
rimarcare come la storia dell'umanità e dei luoghi dove avvengono particolari
fatti entri a far parte anche della strategia del Cielo. Da quando il Figlio
di Dio è entrato nel tempo, anche il tempo fa parte dello svolgersi del piano
di Dio, quel piano che noi chiamiamo «storia della salvezza». Maria
santissima, anche dopo la sua Assunzione al Cielo, è così vicina e coinvolta
nella vita dei suoi figli da fare propria la storia di ciascuno. La madre fa
sempre propria la «storia» dei figli. Ci domandiamo allora: cè qualcosa di
particolare in quel luogo delle Tre Fontane che abbia attirato le simpatie della
Regina del Cielo, per cui abbia stabilito di apparirvi? E poi, perché quella
località è denominata «Le Tre Fontane»? Secondo un'antica tradizione che
rimanda ai primi secoli del cristianesimo, confermata da documenti storici di
grande valore, il martirio dell'apostolo Paolo, avvenuto nel 67 dopo Cristo per
ordine dell'imperatore Nerone, sarebbe stato consumato nel luogo allora
denominato Aquae Salvìae, precisamente dove oggi sorge l'abbazia delle
Tre Fontane. La decapitazione dell'Apostolo, sempre secondo la tradizione,
avvenne sotto un pino, presso un cippo marmoreo, che ora si può vedere in un
angolo della chiesa stessa. Si dice che la testa dell'Apostolo, mozzata con un
deciso colpo di spada, abbia rimbalzato per terra tre volte e che a ogni balzo
sarebbe scaturita una sorgente di acqua. Il luogo fu subito venerato dai
cristiani, e su di esso venne edificato un tempio che racchiudeva tre tempietti
marmorei elevati sulle tre sorgenti prodigiose. Si dice anche che nella zona
venne trucidata una intera legione romana capitanata dal generale Zenone,
legione che prima del martirio fu condannata dall'imperatore Diocleziano a
costruire le grandiose terme che portano il suo nome e dai resti delle quali
Michelangelo trasse poi la splendida chiesa di S. Maria degli Angeli alle Terme,
risultando così, sia pure indirettamente, uno dei primi templi innalzati a
Maria santissima ad opera dei cristiani. Inoltre in questa abbazia visse per
qualche tempo san Bernardo di Chiaravalle, esimio innamorato e cantore di Maria.
E per tanti secoli quel luogo risuonò e risuona tuttora delle lodi e delle
invocazioni innalzate a Maria. E lei non dimentica. Ma l'aspetto più specifico
che probabilmente portò la Madonna a scegliere quella località dovette essere
il particolare riferimento a san Paolo, non solo per la sua conversione ma
anche per il suo amore alla Chiesa e alla sua opera di evangelizzazione. Infatti
ciò che accadde all'Apostolo sulla via per Damasco ha parecchi punti di contatto
con ciò che si verificò in questa apparizione della Vergine a Bruno
Cornacchiola. Saulo, chiamato poi Paolo, si convertì alle parole di Colui
che, dopo averlo gettato da cavallo e accecato con la sua luce abbagliante,
gli aveva detto: «Io sono colui che tu perseguiti!». Alle Tre Fontane la
Madonna dirà al veggente, rivestendolo della sua luce affettuosa: «Tu mi
perseguiti, ora basta!». E lo invita a entrare nella vera Chiesa che la
celeste Regina definisce «ovie santo, corte celeste in terra». E in
quel libro che lei tiene tra le sue mani e vicino al suo cuore, che è il libro
della Rivelazione, c'è una grande parte uscita dal cuore e dalla bocca dell'«apostolo
delle genti», inviato ad annunciare la verità al mondo pagano, e che i
protestanti, indebitamente, considerano loro patrono. E quanto ebbe a soffrire
Paolo per le divisioni che si erano venute a creare in quelle comunità
cristiane che egli aveva fondato lo si può capire dalle sue lettere: «Vi ho
scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato, fra molte
lacrime, però non per rattristarvi, ma per farvi conoscere l'affetto immenso
che ho per voi» (2Cor 2,4). Ci sembra di non sbagliare allora se interpretiamo
quello stringere al cuore quelle parole dell'Apostolo come se la Madonna
intendesse farle sue e ripeterle a ciascuno di noi. Perché ogni sua visita su
questa terra in modo visibile costituisce un richiamo alla vera fede e all'unità.
E con il suo pianto non vuole tanto rattristarci quanto farci conoscere
l'affetto immenso che nutre per tutti noi. L'unità fra i cristiani è uno dei
motivi della sua sollecitudine, e per essa invita a pregare. In pratica, ciò
che alle Tre Fontane la Madonna riproporrà è lo stesso messaggio che san Paolo
visse e annunciò nella sua vita di apostolo e che possiamo riassumere in tre
punti: 1. conversione dei peccatori, specialmente dalla loro immoralità (il
luogo dove Maria appare ne era teatro); 2. conversione degli increduli dal loro
ateismo e dal loro atteggiamento di indifferenza di fronte a Dio e alle realtà
soprannaturali; l'unità dei cristiani, cioè il vero ecumenismo, affinché si
adempia la preghiera e l'anelito di suo Figlio: si faccia un solo ovile sotto
la guida di un solo pastore. Il fatto poi che il luogo si trovi a Roma è di per
se stesso un richiamo a Pietro, alla roccia su cui è fondata la Chiesa, alla
garanzia di verità e di sicurezza della Rivelazione stessa. La Madonna
dimostra un particolare affetto e cura per il papa. Con questo vuole far capire
che è lui il pastore dell'«ovile santo» e che non cè vera Chiesa, nel
senso pieno del termine, se si prescinde dall'unione con lui. Bruno era
protestante, e la Madonna vuole illuminarlo subito su questo punto, al di
fuori del quale si continua a vagare e a cercare a tentoni, come ciechi. E dato
che parliamo di Roma e del papa, notiamo ancora che questa apparizione alle
Tre Fontane è molto «discreta», forse più discreta di altre. Probabilmente
perché Roma è la sede del papa, Maria nella sua delicatezza non vuole farlo
passare in secondo ordine o interferire nella sua missione di vicario di Cristo,
suo Figlio. La discrezione è sempre stata una sua caratteristica specifica,
in ogni circostanza, sia nella sua esistenza terrena sia ora in quella
celeste.